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V
Tesi del Tomismo: la sostanza e l'accidente
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“In
ogni creatura vi è composizione reale di sostanza e accidenti.
Questa composizione non sarebbe comprensibile se l’atto di essere
non fosse ricevuto in un’essenza realmente distinta da lui ”.
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●Sinora le Tesi del Tomismo hanno analizzato la prima e fondamentale
composizione cui è sottomesso ogni ente creato, vale a dire la
composizione e distinzione reale tra atto e potenza ed essere ed
essenza. L’ente però può essere diviso anche in accidente,
che ha bisogno di un soggetto cui inerire, e sostanza che fa
da soggetto all’accidente.
●La sostanza si definisce “id cui competit esse in se et non in alio
tamquam in subiecto inhaesionis” (ciò cui appartiene di essere
per sé e non è soggettata in altro). Per esempio il sasso, l’albero,
il cane, l’uomo, l’angelo non è soggettato in un altro ente, ma è in
sé e per sé (anche se riceve l’essere ab Alio, ossia è creato
da Dio). Invece gli accidenti (il calore, il colore, la grandezza …)
non sono in sé e per sé, ma sono soggettati nel sasso, nell’albero,
nell’uomo; perciò oltre ad essere ab Alio sono anche in
alio et non per se. Vi è un sasso caldo e uno freddo o lo stesso
sasso passa dal freddo (durante la notte) al caldo durante il
giorno, non vi è il calore in sé, la bianchezza in sé. Il calore,
se non avesse un sasso o un'altra sostanza cui inerire, non potrebbe
sussistere, perciò l’accidente si definisce “id cui competit
inesse in alio et non in se tamquam in subiecto inhaesionis”
(ciò cui appartiene inerire in un altro soggetto e non in se
stesso). Per cui la sostanza sta sotto (“sub-stat”)
l’accidente, il quale aderisce (“accidit” da “ad-cedere”)
alla sostanza; insomma l’accidente è un qualcosa di precario,
insussistente, cioè incapace di essere in sé e per sé e quindi deve
sopravvenire o inerire ad un altro ente più consistente che è la
sostanza, la quale fa da soggetto all’accidente. Tuttavia
l’accidente non è qualcosa di inutile, ma integra e perfeziona,
anche se solo accidentalmente e non essenzialmente, la sostanza (per
esempio l’accidente ‘medico’ o ‘padrone’ integra in maniera
secondaria la sostanza umana di Antonio, mentre l’anima dà l’essere
primo o sostanziale al suo corpo). La sostanza è un soggetto per se
sussistente (ma non a se, solo Dio è a Se ossia non
riceve l’essere da nessuno, ma è il suo stesso essere per sua
natura, invece la sostanza creata sussiste per sé come il sasso o
l’uomo, ma riceve l’essere ab Alio ossia da Dio).
●La sostanza fa da soggetto a 9 accidenti o “predicamenti” (sono le 10
“categorie”). Per ricordare tutti e nove gli accidenti vi è una
filastrocca in latino che aiuta a memorizzarli. “Arbor sex servos
calore refrigerat hustos, cras ruri stabo, sed tunicatus ero”
(un albero refrigera sei servi arsi dal calore, domani andrò in
campagna, ma sarò vestito).
Arbor
è la sostanza per se
sussistente, Sei la quantità, Servi è la
relazione (tra servo e padrone), Calore è la qualità
(caldo o freddo), Refrigerat è l’azione (di
rinfrescare), Hustos è la passio o il ricevere
e patire (la calura), Cras è il tempo, Ruri
il luogo, Stabo (essere in piedi) è il sito,
Tunicatus vestito con tunica.
●L’accidente si divide in: a) “accidente reale” o
predicamentale, (una delle 10 categorie o “predicamenti”); esso
inerisce fisicamente, realmente e ontologicamente alla sostanza (per
esempio la bianchezza al muro, il calore al sasso, il freddo
all’acqua, il peso all’uomo); in breve l’accidente predicamentale è
un modo reale di essere; b) “accidente logico” o predicabile,
è una maniera di predicare o attribuire un predicato ad un
soggetto, senza mutare la sua natura (per esempio se dico che
Giovanni è filosofo o medico non cambio la sua natura umana in
maniera sostanziale, ma solo accidentale: Giovanni resta sempre uomo
anche se non è filosofo o medico). I “predicabili” sono 5, dei quali
solo gli ultimi due sono accidenti: genere, specie, differenza
specifica, “proprio o accidente necessario” e “accidente
contingente”. Per esempio posso affermare che Antonio è animale
(genere), umano (specie), razionale (differenza specifica),
educabile (capacità di essere educato, di capire: è un accidente
proprio o necessario, che deriva necessariamente e direttamente
dall’essenza di Antonio, ma non è l’essenza, è solo una
proprietà o accidente necessariamente congiunto all’essenza),
alto o basso (accidente contingente, il quale può essere così
o colà senza apportare modifiche rilevanti: è del tutto contingente
alla sua natura se Antonio è alto o basso). Come si vede di questi 5
modi di attribuire un predicato ad un soggetto solo il “proprio” e
il “contingente” sono accidenti. Bisogna inoltre ben distinguere il
modo reale e fisico di essere (predicamento) dal modo logico di
asserire qualcosa di qualcuno (predicabile).
●L’esperienza ci fa constatare che vi è un soggetto il quale permane (il
sasso, l’albero, il cane, l’uomo, l’angelo) mentre vi sono dei
fenomeni che passano e mutano, dal caldo al freddo, da 5 a 6, da
servo a padrone, da oggi a domani, da seduto a in piedi …
L’esperienza conferma l’esistenza della sostanza e degli accidenti e
la loro distinzione reale.
●La negazione della distinzione tra sostanza e accidente segnerebbe la
fine della metafisica e la morte dell’intelligenza. Infatti la
metafisica studia l’essere e l’essenza che stanno sotto gli
accidenti o fenomeni sensibili. Senza sostanza tutto è fenomeno e si
cade nel sensismo o fenomenismo, che rappresenta la morte della
metafisica e dell’intelligenza, la quale legge dentro (“intus-legit”)
le apparenze o i fenomeni la loro sostanza ed essere. Se vi sono
solo fenomeni, non vi è posto per la metafisica (filosofia
dell’essere) e l’intelletto (che conosce l’essenza intelligibile
delle cose sensibili), basta la sensibilità, che contraddistingue la
vita e conoscenza puramente animale o sensibile. Invece se vi fosse
solo sostanza, essa sarebbe totalmente immobile e si negherebbe
l’evidenza del divenire delle cose attorno a noi e in noi stessi.
●L’ultima parte della V Tesi si rifà alla IV sulla distinzione reale tra
essenza ed essere in ogni ente creato. Se l’essenza coincidesse con
l’essere essa sarebbe completata ultimamente e assolutamente e non
potrebbe ricevere nessuna altra forma neppure accidentale. Invece
l’essenza è distinta dall’essere ed è in potenza rispetto ad esso,
sia come essere sostanziale o primo sia come essere accidentale o
aggiunto, il quale dà ulteriori perfezioni che attuano l’essenza in
maniera accidentale. L’accidente non attua la sostanza completa che
dice atto, ma l’essenza, che dice potenzialità. Infatti, mentre
l’essere sostanziale e l’essere accidentale sono ricevuti da un
soggetto comune che è l’essenza realmente distinta dall’essere
sostanziale e accidentale, se l’essenza fosse il suo stesso essere
come atto ultimo, ultima actualitas omnium essentiarum e
perfezione di ogni altra perfezione, non vi sarebbe nessuna forma e
mutazione accidentale: l’accidente verrebbe o assorbito nell’essere
sostanziale o negato ed ogni cambiamento sarebbe sostanziale, il che
è contrario all’evidenza dei fatti e “contro il fatto non vale
l’argomento”. Per esempio l’essenza umana riceve l’essere
sostanziale umano e dà luogo ad una persona e l’essere accidentale
di servo, padrone, dottore, alto, grasso ….
Invece come l’essenza sta all’essere così la sostanza sta
all’accidente che la perfeziona in maniera successiva, precaria, non
persistente, secondaria e accidentale.
●S. Tommaso riprende la definizione aristotelica di sostanza, ma
aggiunge, sorpassando lo Stagirita, che l’essere è distinto
realmente dall’essenza di un ente (S. Th., I, q. 3, a. 5, ad
1): l’essere è l’atto ultimo dell’essenza la quale è atto primo e
per rapporto all’essere dice potenza. L’essere è l’elemento
ultimamente determinante, che attuando l’essenza la fa esistere come
ente completo ed esistente in atto, il quale può essere modificato
solo accidentalmente essendo già compiuto sostanzialmente. L’ente
completo o sostanziale è un’essenza che ha ricevuto l’essere
sostanziale e l’essere accidentale.
●Se si nega la distinzione di accidente e sostanza, le conseguenze
finali sono catastrofiche. In filosofia: il fenomenismo, l’uomo
coinciderebbe con l’animale; in teologia: si negherebbe la
transustanziazione (passaggio dalla sostanza del pane alla sostanza
del Corpo di Cristo, mentre gli accidenti permangono immutati)
poiché non ci sarebbero più accidenti e sostanza nel pane e nel
vino consacrati e quindi vi sarebbe solo una ‘companazione’, come
voleva Lutero.
d. CURZIO NITOGLIA
13 aprile 2012
http://www.doncurzionitoglia.com/5a_tesi_tomismo_commento_xxiv.htm
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