“La creatura spirituale nella sua essenza è totalmente
semplice, ma in essa resta una duplice composizione: di essenza
con essere e di sostanza con accidenti ”.
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●Sino ad ora abbiamo visto come ogni ente creato è composto di
materia e forma, potenza e atto, essenza ed essere, accidenti e
sostanza. In questa VII Tesi studiamo la creatura puramente
spirituale (l’angelo o Ministro di Dio), senza materia. In essa
perciò resta solo la composizione di potenza/ atto,
essenza/essere, sostanza e accidenti. Solo Dio è Atto puro da
ogni composizione di potenza, essenza/essere,
sostanza/accidenti. Egli è l’Essere stesso sussistente, la cui
essenza è l’Essere. L’angelo invece è composto di essenza che
riceve da Dio l’essere, come la potenza riceve l’atto, ma
nell’angelo l’essenza è semplice, non vi è composizione di
materia e forma, poiché è una forma pura da ogni materialità,
anche rarefatta, come insegna San Bonaventura. La natura
angelica in se stessa è semplice e senza commistione di materia.
Tuttavia è in potenza rispetto all’essere come atto ultimo;
infatti l’angelo è pur sempre una creatura che non è il suo
stesso essere, ma lo partecipa ab Alio ossia da Dio.
Quindi la composizione reale tra essenza ed essere si applica
anche all’angelo ed è la soluzione per dimostrare la sua piena e
perfetta spiritualità (essenza semplice, sine materia)
contro la composizione ilemorfica e nello stesso tempo la sua
dipendenza (distinzione tra essenza e essere) da Dio, il quale
solo è il suo stesso Essere. Solus Deus est suum Esse.
L’essenza angelica pur essendo in se stessa semplice è in
potenza rispetto a l’atto di essere.
●Quindi l’angelo non è il suo Fine ultimo, ma è una creatura
che, pur essendo priva di corpo e totalmente spirituale, dipende
da Dio ed è ordinata a Lui. Lucifero peccò volendo negare questa
subordinazione e dipendenza da Dio pensando di potere bastare a
se stesso e di essere il suo Fine ultimo. Parvus error in
principio fit magnus in fine.
●Essendo composto di sostanza e accidente l’angelo, non è
neppure il suo agire; anche se nell’angelo la sostanza permane
incorrotta poiché spirituale, l’accidente actio inizia e
finisce. Perciò l’operazione angelica (per esempio l’assistenza
del nostro angelo custode, l’essere inviati come messaggeri agli
uomini e il ritornare a Dio) è un accidente che è realmente
distinto dalla sostanza angelica e sussiste in essa (“id cui
competit inesse in alio tamquam in subiecto inhaesionis”).
Inoltre anche la facoltà spirituale (capacità di agire) angelica
che sta alla base di ogni operazione è realmente distinta dalla
sostanza e dall’azione dell’angelo. Infine l’angelo ha anche
l’accidente relazione (esse ad aliud/Ministro di Dio),
che lo mantiene in dipendenza rispetto a Dio.
●L’angelo perciò è la creatura più nobile poiché la sua essenza
in sé è incorruttibile ed immortale, in quanto non è composta di
materia e forma, tuttavia è in potenza quanto all’esse ut
actus ultimus, ossia dipende da Dio dal quale riceve
l’essere, è ordinato o in relazione (esse ad aliud) a Lui
e non è il proprio Fine ultimo, poiché l’agire angelico è
realmente distinto dalla sua sostanza. Poi vi è il mondo
corporale che conosce anche la composizione di materia e forma.
L’uomo ha un corpo corruttibile e mortale, ma una forma o anima
spirituale, che è incorruttibile e immortale. Più in basso vi
sono gli enti che hanno solo una forma sensibile (animali,
vegetali, minerali), la quale è corruttibile e mortale.
●Queste prime sette Tesi riassumono la metafisica tomistica e ci
provano in maniera apodittica la distinzione tra Dio e le
creature, la trascendenza assoluta di Dio e l’imperfezione o
composizione delle creature compreso l’angelo. Esse ci spingono
ad adorare Dio, vero unico Fine ultimo della nostra vita, e a
fare buon uso delle creature. Chi si allontana da queste e
quindi dalla metafisica tomistica (negando la distinzione reale
tra potenza/atto, essenza/essere, accidente/sostanza) non lo fa
senza “correre gravi pericoli”, come ha insegnato San Pio X, non
solo in filosofia ma anche, e di conseguenza, in teologia. Come
si vede la metafisica tomistica è la “via sicura per giungere
alla verità” (Benedetto XV) e il baluardo inespugnabile da
qualsiasi errore (“tolle Thomam et dissipabo Ecclesiam”).
Soprattutto oggi in tanta confusione dottrinale occorre
ritornare a San Tommaso e alla filosofia dell’essere come atto
ultimo di ogni essenza, per non essere risucchiati nel vortice
degli errori dogmatici e morali, che ammorbano il mondo intero,
non escluso l’ambiente ecclesiale.
d. CURZIO NITOGLIA
27 aprile 2012
http://www.doncurzionitoglia.com/7a_tesi_tomismo_commento.htm