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La
«giudeo-massoneria» non esiste?
A) La
tesi di «Massimo Introvigne»
(1)
Massimo Introvigne e J. Gordon Melton, hanno scritto un libretto
suggestivo (2) in cui cercano di sostenere che, in senso stretto,
non esiste un giudaismo ma vi sono diversi giudaismi (come non esiste
una massoneria ma diverse massonerie).
Quindi «ipotizzare una… unità d’intenti… [del giudaismo, o della
massoneria] appare, più che ‘complottistico’, ridicolo» (3).
Infatti - secondo i due autori - vi sono tre possibili identità
dell’ebraismo:
1) «identità religiosa»: fondata sulla religione ebraica, ma essa
presenta molte varianti teologiche e dottrinali, dunque non si può
parlare di un ebraismo religione;
2) «identità nazionale»: in quanto parte di una nazione con un
patrimonio comune di tradizione e di cultura, ma la grande varietà di
«ebraismi» mostra che si tratta di una «unità immaginata»;
3) «identità sionista»: legata a uno Stato specifico (Israele), ma i
padri fondatori del sionismo (Ben Gurion e Vladimir Jabotinsky) erano
molto divisi tra loro, e addirittura oggi (con Benny Morris, Tom Segev e
i nuovi storici israeliani, per non parlare di Ariel Toaff) ci si trova
in una fase di «post-sionismo» che rimette in questione la stessa
essenza del sionismo (4).
A queste tre diverse identità, corrispondono - sempre secondo Introvigne
e Gordon - tre diverse forme di anti-ebraismo:
a) L’«anti-giudaismo» (5): che si oppone teologicamente alla
religione giudaica, ma siccome non esiste - in senso stretto - una
religione ebraica, così l’anti-giudaismo teologico, esiste solo
nell’intelletto ed è un’allucinazione senza fondamento nella realtà;
b) L’«anti-semitismo»: che si oppone al popolo o nazione ebraica, spesso
nella sua variante biologica, facendone una «razza», però siccome il
popolo ebraico non ha unità di cultura e di tradizione (e tanto meno è
una razza), l’anti-semitismo non ha fondamento nella realtà è solo un
ente logico «deviato»;
c) L’«anti-sionismo»: che considera illegittimo e colonialista lo Stato
d’Israele; tuttavia siccome oggi siamo in fase post-sionista, anche
l’anti-sionismo non ha fondamento nella realtà, ma solo
nell’intelligenza malata d’alcuni ridicoli complottisti (6).
Nonostante tutto, seguitano i due studiosi, «continuano a circolare
teorie del complotto [antisemitismo e antimassonismo] in parte fondate
sui Protocolli dei Savi di Sion» (7).
Esse si ostinano a riproporre lo stereotipo di una grande congiura
ebraico-massonica.
Però, innanzitutto non vi è una massoneria, ma vi sono diverse
massonerie, quella anglo-americana (religiosa e non anticlericale) e
quella francese o latina (irreligiosa e anticlericale) (8).
In secondo luogo, gli ebrei che - secondo il complottismo - sarebbero
all’origine della massoneria, non sono stati sempre ammessi nella
massoneria, quindi non ne possono essere la fonte.
Ma, quello che è più grave «le ‘teorie del complotto’ cadono sempre
nello stesso errore: si riferiscono a ‘gli’ ebrei - e anche a ‘la’
massoneria - come se si trattasse di realtà unitarie» (9).
B) La
tesi cattolica
α) La sana ragione e il buon senso
Il fatto che vi siano varie correnti (teologiche o filosofiche)
nell’ebraismo è pacifico, ma ciò non vuol dire che la diversità
accidentale di scuole, distrugga l’unità sostanziale dell’ebraismo come
religione o tradizione, (popolo, e dopo il 1948, nazione).
Altrimenti anche il cristianesimo non esisterebbe più come una religione
o tradizione; infatti, vi sono state varie eresie (ad esempio il
protestantesimo), diversi scismi (per esempio, l’ortodossia), che si
sono separate dal corpo della Chiesa romana, fondata da Cristo su
Pietro.
Ma la Chiesa continua ad essere Una («Unam»), come recitiamo nel Credo;
è un articolo di fede, oltre che di buon senso.
Inoltre nella Chiesa cattolica stessa, vi sono delle scuole teologiche
assai diverse e in alcuni casi contrapposte (si pensi alla controversia
tra gesuiti e domenicani sul problema della conciliabilità tra «volontà
salvifica universale di Dio» e il «libero arbitrio dell’uomo».
La Chiesa ha dovuto proibire le dispute su tale argomento, nel 1681,
poiché fioccavano accuse reciproche d’eresia, tra i due ordini
riconosciuti dalla Chiesa stessa.
Il Papa ha lasciato libertà d’opinione, ed entrambi gli ordini o le
scuole teologiche, erano approvati dalla Santa Sede, come cattolici a
pieno titolo, con divieto assoluto di considerarne uno o l’altro fuori
dell’ortodossia).
Ora secondo il modo di procedere d’Introvigne e Gordon, non vi sarebbe
più un cristianesimo ed un cattolicesimo, ma vari cristianismi e
cattolicismi.
Inoltre, monsignor Henri Delassus, spiega che con la Rivoluzione
francese e l’Illuminismo, «dopo diciotto secoli di rigidità
monolitica nelle proprie teorie e pratiche religiose, Israele si divide,
sostanzialmente, in due tronconi: il giudaismo liberale e quello
ortodosso-tradizionalista. (…) Tuttavia non bisogna pensare -
erroneamente - che il primo, rinunciando alle credenze e pratiche
religiose dei suoi avi, rinneghi la propria razza ed abbandoni le
pretese di dominio su tutti i popoli della terra. Esso sostiene che la
trasformazione liberale del giudaismo è necessaria al compimento del suo
destino di dominatore (…). Quindi se gli ebrei talmudisti
(ortodossi-tradizionalisti) differiscono dai liberali, è soltanto sul
punto di sapere quale sia il miglior mezzo da impiegare, per conseguire
lo scopo di dominare il mondo. Il fine resta lo stesso per il giudaismo
liberale come per quello tradizionalista; cambiano solo i mezzi o la
tattica (…). I talmudisti continuano ad attendere un ‘messia-persona’,
in carne ed ossa, che li renderà padroni dell’universo. I liberali,
invece, asseriscono che il ‘messia’ è la Rivoluzione (…), la quale
distruggerà le patrie e le religioni; soprattutto quella cattolica, per
far regnare sul mondo l’israelitismo liberale ed umanitario (…).
Infiltrandosi nella Chiesa di Cristo, e facendovi penetrare l’idea che
tutte le religioni si equivalgono, sono sorelle ed amiche, fondate su
un’unica base ‘etica’ o ‘morale’ soggettiva che accomuna, lasciando da
parte i dogmi che dividono» (10).
Il prelato francese, spiega anche che il giudaismo liberale «conta
molto sull’istinto della razza, stimato indistruttibile, per il
compimento del destino d’Israele. (…) Esso quindi, oltrepassa
l’ortodossia religiosa, per lanciarsi nell’interconfessionalità, vista
come mezzo per ‘confondere’ tutte le religioni e preparare la via alla
Nuova Gerusalemme che rimpiazzerà le patrie e la Roma dei Papi»
(11).
Come si vede, il giudaismo mantiene l’unità di fine, varia solo quanto
ai mezzi.
Anzi proprio l’ebraismo liberale, che sembrerebbe - a prima vista – «dal
volto» più «umano», è quello più fortemente razziale e razzista, facendo
della stirpe la sostanza immutabile del giudaismo e della religione
soltanto un accidente, che può evolvere (liberamente e liberalmente) per
ottenere il fine prefisso.
Quindi, le distinzioni che Introvigne e Gordon, rilevano - giustamente -
nel giudaismo odierno, (come del resto ai tempi di Gesù, vi erano due
fazioni principali del giudaismo, quella dei farisei e quella dei
sadducei, che miravano entrambi alla di Lui distruzione fisica e morale,
pur essendo assai diverse tra sé), lungi dal dimostrare la sua
non-esitenza, ne provano la sua unità d’intenti, sotto numerosi
strumenti che concorrono (strategicamente e tatticamente) assieme, e
perciò più pericolosamente, proprio perché molteplici e apparentemente
diversi, alla guerra per il dominio universale, che oramai (vedi
Palestina, Iraq e Iran) - a prescindere dai «Protocolli» veri o falsi
che siano - è sotto gli occhi di tutti («contra factum non valet
argumentum»).
β) L’argomento d’autorità
Secondo Leone XIII, il genere umano si divide (misticamente o
spiritualmente) in due campi opposti e nemici.
«Sin dal momento del peccato d’Adamo…, il mondo si è diviso in due
campi nemici, i quali non cessano di combattersi, l’uno per la verità e
la virtù, l’altro per i loro contrari» («Humanum Genus», 1884).
Il Papa, continua e spiega che il primo accampamento è la Chiesa, mentre
il secondo è «il regno di satana, nel quale si trovano tutti coloro
che seguono gli esempi del diavolo e dei nostri progenitori»
(«ivi»).
Tale distinzione è classica (non è manichea dacché il male non è
assoluto o infinito, ma rappresenta una deficienza finita e limitata di
bene) e fa parte della tradizione cattolica; infatti già nel 354-430,
Sant’ Agostino ( «La Città di Dio», XIV, 28) - citato da Leone XIII -
parlava di «due amori, che hanno dato luogo a due città: quella
terrena che nasce dall’amor di sé spinto sino all’odio di Dio, e quella
celeste che nasce dal disprezzo di sé sino all’amor di Dio».
San Tommaso d’Aquino, nella Somma Teologica, spiega che «chi governa
deve condurre i suoi sudditi al proprio fine. Ora il fine del diavolo è
quello d’allontanare la creatura da Dio…, presentato sotto forma di
libertà» (S.T., III, q.8, a.7).
Ossia la tattica infernale e peccaminosa di satana è quella adottata dal
liberalismo, porre la libertà come assoluto e come fine ultimo dell’uomo
e non come mezzo utile per cogliere il fine che è il bene (buon uso
della libertà) e non il male (cattivo uso di essa).
Sempre secondo l’Aquinate, come i buoni formano il corpo mistico della
Chiesa, sotto il comando di Gesù; così i malvagi formano una «sorta» di
corpo mistico dell’inferno, sotto l’imperio di satana.
Tuttavia non vi è una somiglianza perfetta, tra queste due realtà, ma
solo un’analogia (poiché Cristo governa direttamente l’animo umano,
mentre il diavolo e l’Anticristo solo indirettamente), come quella che
vi è tra Papa e re (in quanto il Papa governa spiritualmente,
infallibilmente e divinamente assistito, mentre il re solo
temporalmente); infatti mentre Cristo influisce direttamente
sull’intelletto e la volontà dell’uomo, il diavolo non può agire
direttamente su queste facoltà spirituali, quindi governa i suoi solo
estrinsecamente o dall’esterno, tentandoli e portandoli al peccato sotto
apparenza di libertà (S.T., articolo citato).
Nell’articolo 8 della stessa parte e questione della Somma Teologica
l’Angelico specifica che «l’anticristo può essere chiamato il capo
dei malvagi, a causa della pienezza della sua malvagità, poiché sarà più
di tutti sotto l’influenza del diavolo e toccherà l’apice della malizia
e della rivolta contro Dio».
«Nell’Anticristo, sarà presente il capo di tutti i cattivi (il
diavolo), non per unione personale, né per in abitazione intima, perché
solo Dio Trino penetra l’anima (…), ma solamente per gli effetti della
sua malizia» (ad 1um).
Inoltre, «come il capo di Cristo è Dio e Cristo è egualmente capo
della Chiesa, (…) così l’Anticristo è membro del diavolo e tuttavia egli
stesso è capo dei cattivi [secondo una certa analogia]» (ad 2um).
Poiché «nell’Anticristo, il diavolo porterà a capo la propria
malizia, raggiungendo in lui (Anticristo) il perfetto compimento dei
suoi sforzi» (ad 3um).
Quindi, l’anticristo finale (diversamente dagli anticristi iniziali),
per San Tommaso che segue l’opinione comune dei Padri della Chiesa, come
poi anche per i Dottori ecclesiastici, è una persona fisica e non
un’epoca o un’istituzione, come ritengono alcuni esegeti modernizzanti o
liberali i quali si discostano - così - dalla Tradizione divina e
divino-apostolica della Chiesa; proprio come per il rabbinismo talmudico
(che si è allontanato dalla Chiesa di Dio nell’Antico e poi anche nel
Nuovo Testamento) il messia non è una persona ma un’idea o una realtà
morale.
Molto prima di San Tommaso e di Sant’Agostino i primi Padri apostolici
hanno insegnato - con buona pace d’Introvigne e Gordon - la stessa
dottrina.
La «Didachè» (90 dopo Cristo) parla di «due vie», ’«Epistola di Barnaba»
(98 dopo Cristo) racconta della «via della luce e di quella delle
tenebre, degli angeli e di satana», seguono
Sant’ Ippolito, nel III secolo («Sull’Anticristo», VI) e nel VI secolo
San Gregorio Magno («Moralia», XXXIV, 4).
Anzi si può risalire al Nuovo Testamento; nel Vangelo, Gesù ci parla di
«due padroni: o Dio o Mammona» (Matteo VI, 24), «la luce e le tenebre»
le incontriamo quasi ovunque nel Vangelo di Giovanni, le «porte
dell’inferno», contro la «Chiesa [di Cristo] fondata su Pietro»
(Matteo XVI, 18).
San Paolo oppone «Cristo a Belial», il «tempio di Dio e quello degli
idoli» (2^ Corinti VI, 14-18).
Addirittura tale opposizione la si trova all’inizio dell’Antico
Testamento; nella Genesi (III, 15) Dio rivela di aver posto «delle
inimicizie tra il serpente e La Madre di Gesù Cristo, tra la razza del
diavolo e quella di Cristo. Essa schiaccerà il capo del diavolo che, a
sua volta, tenterà di morsicare il suo tallone».
Come pure l’ultimo libro della Bibbia (riprendendo e ultimando proprio
il «proto-vangelo» della Genesi), l’Apocalisse conclude narrando la
lotta tra Dio e il maligno, i buoni e i malvagi, dall’inizio del mondo
«sino alla sua fine», dando un messaggio di speranza (come insegnano
unanimemente i Padri della Chiesa): in mezzo alle persecuzioni non
bisogna mai disanimarsi, Dio «alla fine» vince col bene il male, Cristo
vince l’Anticristo (12).
Molto bello è il commento che ne fanno Sant’ Ignazio da Loiola nella
contemplazione dei «Due stendardi» dei suoi «Esercizi spirituali», San
Louis-Marie Grignion de Montfort («Trattato della vera devozione alla
Vergine Maria», § 51, seguenti), Pio IX, nella definizione del Dogma
dell’Immacolata Concezione («Ineffabilis Deus», 1854).
Ma la tesi d’Introvigne e Gordon, si fonda direttamente e principalmente
sul fatto che non esiste «un» giudaismo (come religione, popolo o Stato)
e neppure «una» massoneria, ma diversi giudaismi e diverse massonerie.
Cerco di rispondere direttamente a tale tesi, fondandomi ancora sulla
Tradizione cattolica.
Genericamente:
E’ vero che «l’esercito del male» (in generale) è diviso, o che vi sono
molte forze, apparentemente, in opposizione tra loro, ma esse sono
realmente unite:
1) Quanto alla causa finale; infatti vi è un unico fine che perseguono,
non sempre scientemente,
i suppositi di satana (giudaismo, massoneria, islamismo, comunismo,
liberalismo, gnosticismo, esoterismo…): l’odio verso il vero Dio (Padre,
Figlio e Spirito Santo) e la sua Chiesa (cattolica, apostolica e
romana), ossia l’anti cattolicesimo (cospirazione contro la Chiesa o
contro-chiesa e complotto anti-cristiano).
2) Quanto alla causa efficiente del «regno di questo mondo» essa è
Lucifero o il diavolo che si rivoltò contro Dio gridando «non serviam» e
fu precipitato in inferno ove cospira «alla perdizione delle anime».
Egli è una specie di capo di un perverso corpo mistico che l’Apocalisse
(II, 9) chiama «sinagoga di satana».
Monsignor Pier Carlo Landucci nel suo Commento all’Apocalisse, scrive: «Avendo
respinto il Messia, (…) avevano perduto tutte le promesse
[dell’Antico Testamento], e la loro eredità era passata all’‘Israele
di Dio’ (Galati VI, 16), ossia al vero popolo di Dio che è la
cristianità (…) venendo ad essere ‘figli del diavolo’ (Giovanni
VIII, 44), così da costituire la ‘sinagoga di satana’ Apparisce netta
la contrapposizione tra la ‘sinagoga’, come espressione del giudaismo
nemico di Cristo, e la ‘Chiesa’, come espressione del cristianesimo (…).
Alla ‘sinagoga di satana’ si contrappone la ‘Chiesa’, ossia il popolo di
Dio che è la cristianità» (13).
3) Tale corpo di malvagi, i mondani o «i figli di questo secolo»,
formano la causa materiale del «regno di questo mondo» in opposizione al
«regno dei cieli».
4) L’essenza o causa formale dello «stendardo di Lucifero» è l’orgoglio,
ossia voler essere fine di se stesso, è l’essenza del peccato di
Lucifero e d’Adamo («eritis sicut dii»), non voler o dover dipendere da
Dio, l’auto-sufficienza naturalistica l’auto-divinazione esoteristica.
Specificatamente:
Rispondo all’obiezione secondo cui non esiste un ebraismo e una
massoneria, ma solo diversi ebraismi e massonerie.
ά) Il giudaismo (da parte ebraica)
Il professor Riccardo Calimani scrive che «Ebreo…, nella Bibbia è
[una parola] legata alla radice ‘avar’ che significa ‘passare’. Ebreo
è quindi colui che passa, che erra, che va da un Paese all’altro. La
definizione, però, può essere intesa anche in senso metaforico: (…) un
pensiero nomade che non si rassegna alla staticità, ma preferisce essere
dinamico, critico, senza fossilizzarsi. (…) Israelita significa… membro
del popolo che ha tenuto testa a Dio» (14).
Come si vede per il professor Calimani, esiste l’ebraismo (basti veder
il sottotitolo del suo libro: «L’ebraismo spiegato ai non ebrei»),
esiste un popolo ebraico, un pensiero ebraico. Eppure, egli è un
israelita e non un allucinato antisemita e complottista.
Anzi, l’insigne studioso d’ebraismo, continua: «Privi di una vera
gerarchia per oltre venti secoli, gli ebrei in genere hanno sviluppato
una mentalità aperta, antidogmatica, che si nutre di una critica
radicale e continua» (15).
Ecco definita l’unità (sostanziale sotto diversità accidentali) di
pensiero e tradizione culturale dell’ebraismo.
Il Calimani distingue, poi, accuratamente ebreo da non-ebreo «I
rabbini, nel Talmùd, arrivarono alla conclusione che non si era avuta
una sola Rivelazione di Dio, bensì due: la prima era stata fatta a
favore di tutta l’umanità, la seconda, destinata a Mosè sul Sinai, era
riservata al popolo di Israele» (16).
Come il giudaismo talmudico ritiene che vi siano due messia, uno per gli
ebrei e l’altro per i «gojim» (17).
Ecco la teoria della legge noachide, d’origine rabbinico-talmudica
(tanto cara anche alla massoneria che, almeno in questo, dovranno
concedere Introvigne e Gordon, dipende dal giudaismo talmudico),
riservata al solo popolo ebreo.
Quindi geneticamente o etnicamente vi è l’ebreo [figlio di una madre e
nipote di una nonna ebrea, «mater semper certa, pater numquam»] e gli
altri che sono «non-ebrei».
Inoltre Dio «piuttosto che come creatore del cielo e della terra,…
viene visto soprattutto come liberatore del suo popolo» (18).
Quindi Israele non solo è un popolo ma è il popolo di Dio e ciò che
caratterizza la Deità non è il fatto di essere l’Essere perfettissimo
creatore del mondo, personale e trascendente; ma il suo rapporto con il
popolo ebraico che «ha saputo tenere testa a Dio» (come ci
ricordava il Calimani, pagina 25), vale a dire che è un rapporto
paritetico e non di priorità e sudditanza.
Per quanto riguarda il Messia, «Il giudaismo - spiega il Calimani -
ha sempre considerato la redenzione come un evento che doveva prodursi
nella storia e realizzarsi in modo palese per il popolo ebraico.
L’arrivo del messia è il risultato di un processo di liberazione…
terrena» (19). Quindi, solo il popolo ebraico è redento, vale
a dire liberato e arricchito terrenamente, gli altri (i non ebrei) sono
relativi (e sudditi) ad Israele.
Il messia non è Cristo; infatti «in questo mondo flagellato dalle
guerre, dalle malattie e dalla fame, il messia non è sicuramente
arrivato» (20), il giudaismo rabbinico-talmudico d’oggi, la
pensa esattamente come quello che disputava, duemila anni fa, con Gesù e
che lo ha respinto proprio perché egli parlava del regno dei cieli
mentre esso voleva un regno temporale che gli avrebbe dato la libertà
dai romani e il dominio di questo mondo.
Il millenarismo medievale gioachimita, rientra perfettamente nei
parametri del pensiero talmudico di ieri come d’oggi.
Infatti, «l’aldilà è una questione secondaria, … non fondante»
(21).
Inoltre la fonte d’ogni rivoluzione - spiega il Calimani e non «i
fanatici dell’Apocalisse» - è il giudaismo; infatti «il pluralismo
delle idee, ritenuto una conquista del mondo contemporaneo, per gli
ebrei, cacciati in esilio…, è stato una vera manna (…) per descrivere la
sana anarchia degli odierni mondi (…) [c’è] il giudaismo [che è] una
sorta di jazz. Il giudaismo è per il significato quello che il jazz è
per il suono: c’è dentro spontaneità, ribellione, anarchia, capacità
d’interpretazione libera e individuale (…) [il giudaismo] è
improvvisazione, contraddizione, affrancamento, desiderio di forzare gli
schemi… di raggiungere i limiti, energia creatrice in grado di irradiare
vitalità (…), ‘il giudaismo non si è mai nutrito di metafisica’»
(22).
Egli ammette apertamente che ciò che si reputa essere una conquista
della modernità, il pluralismo, è invece un retaggio del pensiero
«nomade» e irrequieto del giudaismo, il pensiero giudaico è
anti-metafisico, poiché privilegia il divenire e misconosce l’essere
(ecco la grande differenza tra Antico Testamento (o giudaismo mosaico) e
il talmudismo (o giudaismo post-biblico); nel primo troneggia la
metafisica dell’Essere [Es. III, 14: «Ego sum qui sum»], Dio è l’Essere
stesso sussistente.
Mentre nel secondo primeggia il divenire, la contraddizione, la
dialettica, la rivolta, l’anarchia,
il libero esame, l’evoluzionismo creatore e vitalistico, ossia il
nichilismo o il nulla come lotta contro l’Essere o Dio.
«Il cristianesimo [secondo il Calimani] è una setta ebraica»
(23); tale opinione è stata ribadita recentemente dal rabbino capo
di Roma Riccardo Di Segni: «Il rapporto che [noi ebrei] abbiamo con
la Chiesa cattolica non è un rapporto tra pari, un cristiano cosciente
(…) non può fare a meno d’Israele. Per noi [ebrei], loro [i cristiani]
sono una deviazione… Per loro, l’incontro con l’ebraismo è fondamentale
(…) per noi [l’incontro con il cristianesimo] può essere deviante»
(24).
Per esser ebreo cosa occorre?
Il Calimani risponde candidamente: «E’ ebreo chi è figlio di madre
ebrea» (25).
Ecco cos’è l’ebraismo: «Il culto del sangue e del suolo», ossia un
popolo che ha una comunanza etnica (l’elemento necessario ed
essenziale), dalla quale deriva un modo di pensare e di vivere, ossia
una filosofia che può essere religiosa o meno (l’elemento secondario e
accidentale).
Quest’opinione, che potrebbe sembrare un po’ razzista, è confermata
dall’autorevole insegnamento di Elio Toaff rabbino capo (quando
scriveva) di Roma: «Gli ebrei - domanda Alain Elkann - sono un
popolo o una religione? Sono un popolo - risponde Toaff - che ha una
religione» (26).
Gli ebrei sono uniti non tanto dalla lingua e neppure dalla religione
poiché «non tutti gli ebrei sono religiosi…, ma il legame esiste in
quanto appartenenti al popolo ebraico» (27).
Per quanto riguarda Cristo e il cristianesimo Toaff continua: «L’epoca
messianica è proprio il contrario di quello che vuole il cristianesimo:
noi vogliamo riportare Dio in terra, e non l’uomo in cielo. Noi non
diamo il regno dei cieli agli uomini, ma vogliamo che Dio torni a
regnare in terra (…) La speranza dell’ebraismo è di arrivare a questa
grande religione universale, [tuttavia] la religione ebraica è per il
popolo ebraico e ‘basta’» (28).
La legge ebraica, secondo Toaff, «non parla mai dell’aldilà. (…) gli
atti, le opere hanno maggior valore della fede (…) se non c’è la fede e
l’individuo si comporta bene si salva ugualmente» (29).
Così pure il messia non è una persona ma un’idea o una forza.
La tesi del fariseismo che contraddiceva Gesù è ancora la base portante
del giudaismo odierno, basta esser figlio di madre ebrea (è una
questione di sangue, di razza o d’etnia «ad intra» o esotericamente;
mentre «ad extra» o essotericamente è meglio parlare di popolo) ed agire
esteriormente in conformità al pensiero talmudico o alle «tradizioni
giudaiche», il resto è secondario, ci si può credere o no tutto va bene.
Infine Robert M. Seltzer scrive, nella prestigiosa «Enciclopedia delle
religioni» diretta da Mircea Eliade che «gli ebrei sono, a buon
diritto, un popolo storico e un corpo sociale fondato e stabilito dalla
tradizione religiosa ebraica. (…) Che gli ebrei siano, nello stesso
tempo, un popolo e una comunità religiosa è documentato dal complesso
intrecciarsi di nazionalità e religione nel corso della storia ebraica.
(…) Il popolo ebraico era già una nazione prima che la sua religione
raggiungesse la sua forma matura, e la tradizione religiosa mantenne
integra l’identità del popolo, quando gli ebrei divennero una minoranza
in tutte le terre dove ebbero a risiedere (…) Secondo il giudaismo
rabbinico, gli ebrei sono i discendenti diretti, fisici, del resto
d’Israele pre-esilico (…) Secondo la legge rabbinica, fin dal II secolo
dopo Cristo, il figlio di una madre ebrea e di un padre gentile è ebreo,
ma il figliuolo di una madre gentile e di un padre ebreo è gentile»
(30).
Perciò, le autorità scientifiche e religiose del giudaismo attestano
inequivocabilmente che c’è un giudaismo religione, un giudaismo popolo e
una nazione finalmente ebraica.
β) Il complotto giudaico (da parte cattolica)
E’ divinamente rivelato - con buona pace d’Introvigne e Gordon - nel
Vangelo di Giovanni (IX, 22): «I giudei ‘cospiravano’ di espellere
dalla Sinagoga chiunque riconoscesse che Gesù era il Cristo».
Negli Atti (XXIII, 12-15) leggiamo che «alcuni giudei si riunirono e
‘congiurarono’ di non toccare cibo né bevande, sino a che non avessero
ucciso Paolo».
Il magistero autentico della Chiesa ha precisato che vi è «una vasta
cospirazione, tramata contro i re e gli imperi» (Pio VI, «Allocuzione al
Concistoro», 17 giugno 1753).
Inoltre, Pio VII insegna che «si è formata una congiura («conjuratio»)
contro il deposito della dottrina cristiana» («Diu satis», 15 maggio
1800).
Ancora Pio VII scrive che «nella folle speranza di distruggere la
Chiesa, la maggior parte dei nemici di Cristo si sono uniti in società
segrete e sette occulte, per aggregare, in tal modo, un maggior numero
d’adepti al loro ‘complotto’ » («Ecclesiam a Jesu Christo», 13 settembre
1821).
Infine Pio IX parla dei «figli di questo mondo che si sforzano… di
combattere, accanitamente, la Chiesa di Cristo… con criminali
‘complotti’…, in cui si riuniscono tutte le società segrete, uscite
dall’inferno per distruggere il regno di Dio dappertutto» («Qui
pluribus», 9 novembre 1846).
Quanto alla massoneria
La Chiesa nel Codice di Diritto canonico del 1917 (canone 2.335) parla,
in senso stretto, di «macchinazioni», e insegna che chi si iscrive a «la
setta massonica» incorre «ipso facto» nella scomunica riservata
«simpliciter» alla Santa Sede, senza far distinzioni di «massonerie»
(anglo-americane o franco-latine), anzi tale teoria di varie massonerie,
alle quali (se meno anticlericali) sarebbe stato lecito iscriversi è
stata esplicitamente respinta e condannata ufficialmente.
Infatti, il 20 aprile del 1949 il Sant’ Uffizio emanò una Dichiarazione
in cui si rispondeva ad un quesito del vescovo di Trento (che domandava
se fosse vero che un certo ramo della massoneria, non solo permetterebbe
ai suoi adepti di praticare liberamente la religione cattolica, ma
inculcherebbe la fedeltà ad essa), insegnando che «nulla è avvenuto
da poter far cambiare, in questa materia, le decisioni della Santa Sede
che perciò permangono sempre, nel loro valore, per qualsiasi forma di
massoneria».
Il Maestro dei Sacri Palazzi, padre Mariano Cordovani O.P.,
sull’Osservatore Romano (19 marzo 1950) scrisse un articolo («La Chiesa
e la Massoneria», pagina 1) in cui spiegava che «fra le cose che
risorgono e riprendono vigore…, c’è la massoneria con la sua ostilità
sempre rinnovata contro la Chiesa cattolica» smentendo la novità secondo
cui «la massoneria di un certo tipo non sia più in contrasto con la
Chiesa».
Anche la Conferenza Episcopale Tedesca, il 28 aprile del 1980 ha
promulgato una Dichiarazione circa l’appartenenza di cattolici alla
massoneria, in cui insegnava che essa «non è mutata nella sua essenza».
Per quanto riguarda le diverse correnti all’interno della massoneria, si
parla di una corrente di massoneria favorevole ad una «soggettiva»
visione e del cristianesimo, ma si ribadisce che essa non si colloca
fuori dall’ordinamento massonico fondamentale.
Anche se, il Codice di Diritto Canonico del 1983 (canone 1.374), non
nomina espressamente la massoneria e non rinnova la scomunica «ipso
facto» e riservata alla Santa Sede.
L’Osservatore Romano il 25 febbraio 1985 illustra il significato del
«Quesitum» della Congregazione per la dottrina della Fede del 26
novembre 1983 (in cui si riaffermava «il giudizio negativo immutato
della Chiesa nei riguardi d’associazioni massoniche»), asserendo che «il
cristianesimo e la massoneria sono essenzialmente inconciliabili».
Quindi, anche se non vi è più la scomunica, e se il «Quesitum» del 1983
parla di «associazioni massoniche» al plurale, nel 1985 si precisa che
la massoneria (al singolare) è inconciliabile con il cristianesimo.
Dunque, anche nell’attuale legislazione, addolcita, nei confronti della
setta segreta, si parla di una massoneria, e pur ammettendo l’esistenza
di «rami» in essa, si specifica che essi fanno parte della sostanza (o
dell’«albero») di un’unica massoneria, e perciò anche se non
esplicitamente anticristiani, il relativismo o soggettivismo loro
soggiacenti, si rendono anch’essi inconciliabili col cristianesimo.
Non voglio qui discutere sull’edulcorazione della scomunica, ma voglio
solo far notare che anche oggi si parla ufficialmente di massoneria al
singolare e se si ammette l’esistenza di varie correnti in essa, le si
vedono come vari rami di uno stesso albero.
Quindi, la tesi d’Introvigne e Gordon, cade (31).
D’altronde lo stesso Massimo Introvigne nel 1997 ha pubblicato per la
casa editrice Elledici (Leumann-Torino) un libretto intitolato «La
Massoneria» in cui parla de «la massoneria» come di «un metodo» (pagina
45), «de ore tuo te judico» [«serve nequam»(?)], dice Gesù nel Vangelo.
La
massoneria anglo-americana è diversa da quella latina?
Per terminare, il professor Plinio Correa De Oliveira in «Rivoluzione e
controrivoluzione», il testo base di formazione dei militanti di
«Alleanza Cattolica», di cui Introvigne fa parte, scritta in portoghese
nel 1959, tradotta da Giovanni Cantoni (reggente nazionale di «Alleanza
Cattolica») nel 1963, 1ª edizione Dell’Albero di Torino, seconda e terza
edizione nel 1972 e nel 1976, pubblicate da Cristianità di Piacenza (che
è la casa editrice di «Alleanza Cattolica»), scrive che la Rivoluzione
(con la «erre» maiuscola) è causata da «un’esplosione d’orgoglio e di
sensualità che ha ispirato, non diciamo un sistema, ma tutta una catena
di sistemi ideologici (…) la pseudo-riforma, la rivoluzione francese e
il comunismo» (pagina 25).
Inoltre la crisi dell’uomo contemporaneo oltre ad essere universale,
totale, dominante «è una. Non si tratta di un insieme di crisi»
(pagina 32).
Gli agenti della Rivoluzione sono «la massoneria e le altre forze
segrete (…) la setta madre, attorno alla quale si articolano tutte le
altre come semplici forze ausiliarie (…) è la massoneria»
(pagine 55-56) (32).
Introvigne, quindi, si trova in disaccordo con i suoi maestri e forse
anche con se stesso?
Mi sembra di poter concludere tranquillamente che la tesi del complotto
giudaico-massonico (del deicidio e dell’omicidio rituale) non è
«ridicola» (come asseriscono Introvigne e Gordon), ma divinamente
rivelata, insegnata dal magistero ecclesiastico, dai Padri e Dottori
della Chiesa, dai grandi autori controrivoluzionari del XVIII-XX secolo
e confermata storicamente.
Mentre la tesi d’Introvigne mi sembra non ridicola ma da far piangere,
come Gesù pianse su Gerusalemme, prevedendone l’apostasia e il castigo.
Tale tesi, infatti, nega - oggettivamente - ciò che Gesù ha rivelato e
la Chiesa ha insegnato (nel suo magistero, nei Padri e nei Dottori);
essa imbocca la stessa strada che presero i sadducei e i farisei al
tempo del Messia, essa è «la via larga e spaziosa» della gloria di
questo mondo, ma che «mena alla perdizione eterna».
Don Curzio Nitoglia
4
settembre 2008
1) Massimo Introvigne, vice reggente nazionale di «Alleanza
Cattolica» a partire dall’agosto 2008, «ha tenuto lezioni e coordinato
corsi… per il Critical Incidents Response Group dell’FBI e per esperti
di sicurezza israeliani» (Massimo Introvigne, «Hamas», Leumann-Torino,
Elledici, 2003, retrocopertina).
2) M. Introvigne-J. Gordon Melton, «L’ebraismo moderno», Leumann
(Torino), Elledici, 2004.
3) Ivi, pagina 219.
4) Ivi, pagine 213-214.
5)
Per quanto riguarda una esposizione esaustiva della posizione
tradizionale cattolica sul giudaismo religione, confronta l’articolo
dell’eminente teologo, professore emerito di ecclesiologia alla
Pontificia Università Lateranense, direttore della
rivista Divinitas
(Città del Vaticano), fondata da monsignor Antonio Piolanti, magnifico
rettore della Pontificia Università Lateranense, monsignor Brunero
Gheradini, «Sugli Ebrei: così serenamente», in Fides cattolica, Frigento
(AV), numero 1-2008,
pagine 245-278.
Su Divinitas, numero 2-2008, Città
del Vaticano, pagine 215-224, lo stesso B.Gherardini ha scritto un
ottimo articolo su «La vexata quaestio del deicidio». Basta studiare
serenamente gli argomenti portati dall’esimio teologo, per capire quanto
siano infondati quelli dei «sociologi» Introvigne e Melton.
6) M. Introvigne-G. Melton, ivi, pagine 215-216.
7) Ivi, pagina 219.
8) Ivi, pagina 220.
9) Ivi, pagina 223.
10) H. Delassus, «L’Américanisme et la Conjuration
antichrétienne», Lilla-Parigi, Desclée De Brouwer, 1899, pagine 52-57.
11) Ibidem, pagine 75-76.
12) Milano, Fabbri, 1967, pagina 26.
13) Milano, Fabbri, 1967, pagina 26.
14) R. Calimani, «Non è facile essere ebreo. L’ebraismo spiegato
ai non ebrei», Milano, Mondadori, 2004, pagina 25.
15) Ivi, pagina 31.
16) Ivi, pagina 49.
17) Confronta Yoseph Caro (rabbino di Ferrara) nella voce
«Messianismo: l’idea messianica nell’ebraismo post-biblico», in
Enciclopedia Italiana, Roma, 1929-1936, Istituto dell’Enciclopedia
Italiana, volume XXII, pagine 957-958.
18) R. Calimani, opera citata, pagine 55-56.
19) Ivi, pagina 68.
20) Ivi, pagina 69.
21) Ivi, pagina 72.
22) Ivi, pagina 76. Ciò basta a dimostrare che questo giudaismo è
nichilismo radicale. Infatti: «Senza il fondamento dell’Essere tutto
scivola nell’indifferenza radicale e si sprofonda nei gorghi del nulla;
la parola che non parte dal fondamento e non promette una salvezza non è
più neppure parola perché non dice nulla e non vuol dire nulla»
(Cornelio Fabro, «La trappola del compromesso storico. Da Togliatti a
Berlinguer», Roma, Logos, 1979, pagine 59-60).
23) Ivi, pagina 83.
24) Confronta Shalom, febbraio 2005, pagina VI.
25) R. Calimani, opera citata, pagina 151.
26) A. Elkann-E. Toaff, «Essere ebreo», Milano, Bompiani, 1994,
pagina 13.
27) Ivi, pagina 14.
28) Ivi, pagine 40 e 59.
29) Ivi, pagine 86-88.
30) R. M. Seltzer, voce «Popolo ebraico», in «Enciclopedia delle
religioni», diretta da Mircea Eliade, Milano, Jaca Book, 2003,
«L’ebraismo», volume VI, pagine 553 e 558.
31) Sul problema della massoneria si legga l’ottimo scritto del
docente di Diritto Canonico presso l’Università Lateranense, padre
Zbigniew Suchecki, «Padre Kolbe e la dottrina della Chiesa sulla
massoneria», in E. Calignano (a cura di), «San Massimiliano Kolbe e la
Nuova Evangelizzazione», Roma, Centro Internazionale Milizia
dell’Immacolata, 1999, pagine 73-130. Idem, «Chiesa e Massoneria», Città
del Vaticano, L.E.V., 2001. Si leggano pure: Mauro Colucci o.f.m., «San
Massimiliano Kolbe e laMassoneria», Esercitazione di Baccalaureato,
Istituto Teologico di Assisi, anno accademico 1993-1994. Ernesto
Piacentini, «Massimiliano Kolbe» in «dialogo inter-religioso»; Fidel
Gonzàlez Fernandez , «L’influsso delle ideologie coeve nel linguaggio e
nella strategia», in E. Calignano (a cura di) «Massimiliano Kolbe nel
suo tempo e oggi», Roma, Centro Internazionale Milizia dell’Immacolata,
2003, pagine 568-585 e 131-135.
E. Saunier (diretto da), «Enciclopédie de la Franc-Maçonnerie», Parigi,
La Pochothèque, 2000.
P. Siano, «Iniziazione, esoterismo e luciferismo nella Massoneria del
Grande Oriente d’Italia (GOI)» , in Fides Catholica, Frigento (AV),
numero 2-2007; numero 1-2008, pagina 98, nota 264, in cui confuta in
quanto «non corrisponde al vero» la risposta che Davide Maccantelli
(dirigente di «Alleanza Cattolica») ha rilasciato al massone Walter
Grandis in «Massoneria oggi», Rivista del GOI, numero 2, marzo-aprile
1995, Roma, pagina 48. Sempre lo stesso padre Paolo Siano su Immacolata
Mediatrix, Frigento (AV), numero 2-2007, pagina 228, note 18-19, confuta
il «minimismo» di Massimo Introvigne (vice reggente nazionale di
«Alleanza Cattolica») sul problema massonico. Tutti gli articoli di
padre Siano sulla massoneria sono seri, accurati, equilibrati e molto
ben documentati.
32) Cito l’edizione «Luci sull’Est», Roma, 1998.
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