| USA, IRAQ, IRAN e GUERRA NUCLEARE | ||
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DON CURZIO NITOGLIA |
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FERDINANDO IMPOSIMATO, (il magistrato che si è occupato del caso Moro, dell’attentato a Giovanni Paolo II e dell’omicidio di Vittorio Bachelet da parte delle BR), ha scritto un interessantissimo libro (La grande menzogna. Il ruolo del Mossad, l’enigma del Niger-gate, la minaccia atomica dell’Iran, Roma, Koinè Nuove Edizioni, 2006). In esso, con documenti alla mano, senza eccedere in voli pindarici non provati di bassa lega “complottarda”, spiega la genesi degli attentati dell’11 settembre 2001, la guerra all’Iraq del 20 marzo 2003 e la probabilmente futura guerra (nucleare) all’Iràn, che scatenerà una catena di ritorsioni nucleari, capaci di sconvolgere la faccia della Terra.
Richard Perle è “un ebreo legato al Likud, partito di estrema destra israeliana” (p. 20) e specialmente con Benjamin Netanyahu, che ha scavalcato a destra anche Ariel Sharon, troppo moderato verso i palestinesi. Assieme a Michael Ledeen, egli dirige l’American Enterprise Institute “noto anche in Italia per i contatti con la P2” (p. 22).
Risponde affermativamente, asserendo inoltre che l’Iràn e la Siria sono i prossimi obiettivi dell’America.
Il 7 agosto 1998 “alcuni camion di esplosivo con kamikaze devastarono le ambasciate americane di Nairobi in Kenia e Dar Es Salam in Tanzania” (p. 100). Fino all’informazione ricevuta dall’FBI nell’agosto 2001 di “attacchi terroristici imminenti, su larga scala, contro obiettivi altamente visibili” (p. 103). Dunque, conclude il giudice,si conosceva, e si era già costatato sin dal 1993, la capacità operativa del terrorismo anche in terra americana; ma si è voluto lasciar fare, per attaccare guerra in MO, come a Pearl Halbour nel XX secolo contro il Giappone, e sulle coste di Cuba nel XIX secolo, contro la Spagna.
Dopo lo smacco subito in Iraq, l’America penserebbe di impiegare “armi nucleari di tipo nuovo,piccole bombe atomiche ad effetto territoriale limitato” (p. 32). Gorge W. Bush “si avvale di consiglieri preziosi, come Karl Rove, ebreo legato al Likud, e come Dick Cheney, che ha al suo fianco Lewis Libby, anche lui ebreo vicino a Bibi Netanyahu, capo del Likud. A decidere non è solo Bush, ma lui e il suo staff, che serve anche altri padroni (…) Bush, manovrato da Cheney e Rove, pedine di Netanyahu, intende dominare il mondo con la forza, a furia di guerre preventive, può coinvolgere anche l’Europa, a partire all’Iràn” (p. 35).
Inoltre lo scandalo dell’uranio che Saddam voleva comprare in Niger, per prepararsi la bomba atomica, risulta essere un falso, preparato nel 2000, da un ex agente dei servizi segreti italiani e poi rilanciato dall’Inghilterra. Esso ha costituito la famosa “canna fumante” per scatenare la guerra all’Iraq che non poteva esser tirato dentro l’11 settembre, poiché estraneo alla mentalità di Al Qaeda (cfr. pp. 41-54).Tuttavia, questa volta, la forza militare e nucleare iraniana è reale e “non può essere sottovalutata” (p. 82). Infatti “il potenziale militare dell’Iran è notevole. Teheran è in possesso di più di 500 missili balistici Sheab-1e Sheab-2 con una gittata da 300 a 500 km; e di un numero indeterminato di Shehab-3 che hanno una portata di 3000 km ed una carica esplosiva di 700 kg e sono in grado di raggiungere le città e le basi israeliane” (pp. 152-153).
Penso che sia certa la guerra, resta incerto solo chi attaccherà per primo: il blocco arabo anti-israeliano oppure il Sionismo-americanista? Purtroppo, uno dei due lo farà sicuramente, scatenando la reazione dell’altro, che porterà alla catastrofe nucleare mondiale. Imposimato ci ricorda che “l’Italia, secondo le dichiarazioni del generale James Jones al New York Times, sarebbe immediatamente coinvolta nel conflitto nucleare più di altri paesi. Essa, infatti, ospita da Aviano e a Ghedi, per conto della Nato, 90 armi atomiche di cui 50 in dotazione di aerei statunitensi e 40 di aerei italiani… L’Italia rappresenta, dunque,un obiettivo nucleare dei
nemici dell’America” (p. 135). Non posso dilungarmi oltre, chi volesse saperne di più e
leggere i riscontri e le prove, può studiare il libro citato, anche se non è
condivisibile in toto.
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