|

● La Stampa di Torino del 5
novembre 2011 titola: «Per Israele si avvicina l’opzione militare
contro l’Iran. Il governo israeliano si sente pronto a fare una
guerra all’Iran». Era quello che si prevedeva quando erano iniziate
le cosiddette “rivoluzioni arabe”. Essendo partite dalla Tunisia per
giungere all’Egitto, poi alla Libia ed infine alla Siria si poteva
dedurre che il passaggio finale sarebbe stato l’Iran. Ma tale
passaggio è estremamente pericoloso. Infatti segnerebbe un salto di
qualità: si dovrebbe bombardare con “mini” bombe atomiche l’Iran,
poiché la più potente bomba convenzionale non arriva a 20 metri di
profondità e l’Iran potrebbe rispondere con armi chimiche assai
sofisticate a lunga gittata (3/4. 000 km). Il Libano sicuramente, la
Turchia quasi certamente, la Russia e la Cina molto probabilmente
entrerebbero nella lizza e la guerra diverrebbe mondiale e nucleare.
Queste non sono le esternazioni di un “profeta di sventura” o di un
“complottista”, ma del Presidente dello Stato d’Israele Shimon
Peres, che le ha rilasciate il 4 novembre al Canale 2 della TV
israeliana e sono state riportate dal Jerusalem Post. La giornalista
che lo intervistava – racconta La Stampa – ha affermato che «Peres
sembrava molto preoccupato, al pari dell’ex capo del Mossad Meir
Dagan secondo il quale Israele compirebbe un passo stupido se
attaccasse l’Iran. […]. Nell’intervista Peres ha insistito che la
questione iraniana non riguarda solo Israele, bensì il mondo intero.
[…]. Nell’ultima settimana il quotidiano Yediot Ahronot ha scritto a
più riprese che il premier Benyamin Netanyahu e il ministro della
difesa Ehud Barak danno l’impressione di aver già optato per
un’operazione militare nei confronti dell’Iran». Come si vede, la
questione è seria e ben fondata.
● Secondo il quotidiano
britannico The Guardian del 2 novembre 2011 la strada per Teheran
passa per Damasco: si cercherebbe di rovesciare il regime siriano,
come è stato fatto ultimamente in Libia, per poi passare all’osso
più duro: l’Iran. Allora però il mondo si troverebbe in stato di
guerra. Infatti attualmente vi sono almeno quattro zone belliche:
l’Afghanistan/Pakistan, l’Iraq, nord-Africa, Palestina/Libano/Siria.
Con l’estensione all’Iran vi sarebbe una quasi globalizzazione dello
stato bellico e militare: Vicino/Medio-Oriente ed Asia Centrale.
Infatti molto probabilmente sia la Turchia che la Russia e la Cina
non potrebbero non essere coinvolte, data la vicinanza geografica.
● Il 28 ottobre il maggior
quotidiano israeliano Yedioth Ahronot ha scritto che in Israele si
starebbero delineando tre partiti riguardo alla politica verso
l’Iran: il primo esclude l’opzione bellica per timore di una
massiccia risposta missilistica dal Libano e dall’Iran; il secondo
vorrebbe una specie di rivoluzione “primaverile” araba anche in
Iran; il terzo guidato da Netanyahu e Barak spinge per l’attacco
preventivo (cfr.
www.repubblica.it, 4 novembre 2011).
● Il 6 novembre La Stampa
ha scritto di una recente esercitazione militare di 14 aerei
israeliani in Sardegna in cooperazione con l’aviazione italiana e
l’ha letta in una futura prospettiva anti-iraniana. Lo stesso giorno
La Repubblica ha riportato le preoccupazioni della Francia in caso
di attacco preventivo contro l’Iran. Secondo il ministro Alain Juppè
l’opzione militare creerebbe una situazione “totalmente
destabilizzante” e potrebbe “causare un disastro” ed ha concluso:
“dobbiamo fare il possibile per evitare l’irreparabile”.
● Gian Micalessin ha
scritto su Il Giornale del 7 novembre che in una montagna a 80 km
dal villaggio di Qom le Compagnie di trivellazione iraniane
avrebbero scavato un bunker nella roccia sino a 90 metri di
profondità, ove si starebbe arricchendo il nucleare iraniano al
sicuro da qualsiasi incursione missilistica fatta con armi
convenzionali, che non superano i 20 metri di profondità. Micalessin
cita il quotidiano inglese Daily Telegraph, il quale ha scritto che
Euhud Barak – il ministro della difesa israeliana – si è detto molto
preoccupato, poiché “la più potente bomba convenzionale non arriva a
20 metri di profondità”. Micalessin conclude: “a quel punto,
insomma, l’unica arma in grado di fermare l’atomica iraniana sarebbe
un’altra atomica”, dopo quella lanciata su Hiroshima nel 1945.
● Il Corriere della Sera
dell’8 novembre riporta che secondo L’Agenzia Atomica Internazionale
(Aiea) “Teheran è oramai vicina alla Bomba atomica”. L’Iran si
sarebbe fatto aiutare da scienziati della Russia, del Pakistan e del
nordCorea. Gli Usa propongono nuove e più aspre sanzioni economiche
contro l’Iran. La Russia e la Cina sono contrarie mentre Israele
preme per un attacco armato, anche se una buona parte
dell’intelligence e dell’esercito israeliano non è d’accordo.
● L’Unità del medesimo
giorno dedica un’ampia intervista a Rouzbeh Parsi, un esule iraniano
a Parigi, esperto di strategia militare. Il perito iraniano
asserisce che vi è un reale pericolo di passare dalle parole o
minacce di guerra da parte di Netanyahu ai fatti bellici reali e
concreti. Anche Barak Obama potrebbe cambiare politica e passare
dalle pressioni diplomatiche ad un appoggio dell’intervento bellico
israeliano. Secondo lui i segni prossimi di guerra sarebbero: 1°)
una strategia economica americana volta a demolire gli affari
iraniani all’estero; 2°) la dislocazione di cacciabombardieri nella
base di Diego Garcia; 3°) il blocco navale che equivarrebbe ad una
vera e propria dichiarazione di guerra.
● Oramai è questione di
giorni per vedere quale piega prenderanno gli eventi, se si
insisterà con l’embargo economico oppure se si passerà subito al
bombardamento atomico. A noi non resta che aspettare e sperare.
d. CURZIO NITOGLIA
12 novembre 2011
http://www.doncurzionitoglia.com/attacco_a_iran_parte_1.htm
|