«Se vuoi far ridere Dio, raccontagli i “tuoi”
progetti sulla “tua” vita».
Nel 2006
è uscito un film co-prodotto da Usa e Messico, che ha vinto il “Festival
del Film di Toronto”, sotto la regia di
Alejandro Gomez Monteverde, intitolato “Bella. Una persona
può cambiare la tua vita per sempre”.
Lo si può acquistare in DVD in
lingua italiana presso “Multimedia San Paolo”. Invito tutti a
vederlo e a farlo vedere. È un film anti-abortista in positivo,
vale a dire: non mostra le brutture negative dell’aborto, ma la
bellezza e la gioia di evitarlo e dare alla luce una creatura umana. In
breve è un sì alla vita.
Testimonianza dell'attore
Eduardo
Verástegui:
“E' un film che celebra la vita,
che celebra i nostri valori, la nostra cultura, la nostra musica,
la nostra cucina e molto altro ancora”. L'attore rivela poi di
avere una speranza: “La gente nel vedere le pellicole da noi
prodotte alla Metanoiafilms – in questo caso 'Bella' – ne esce
ispirata, colma d'amore, di fede e speranza”.[…]“Dopo 10 anni di
carriera mi sono reso conto che mi mancava qualcosa, ma non sapevo
cosa fosse. Mi sentivo in un labirinto senza uscita; volevo usare
l'uscita di sicurezza ma non sapevo dove si trovasse, mi sentivo
vuoto”. In un’intervista rilasciata in spagnolo nel luglio dello
scorso anno all’Eternal Word Television Network, Verástegui ha
sottolineato che per lui è chiaro “lo scopo della mia vita, della
nostra vita. Non sono stato chiamato o non sono nato per essere un
attore, non sono stato creato per essere famoso, ricco, ingegnere,
medico, di successo. Sono stato chiamato ad essere santo”.
La
storia che viene narrata è la seguente: un giovane campione di foot
ball, di nome José, investe con la sua automobile, per distrazione
colpevole, una bambina e la uccide. Sconta 4 anni di carcere e uscitone
porta sempre dentro di sé il rimorso di coscienza di aver ucciso,
praeter intenzionalmente, una creatura innocente, che stava
attraversando la strada.
Per fortuna fa parte di una famiglia
“tradizionale” messicana, allegra, sana, lavoratrice e molto religiosa
(come da noi “occidentali” non ce ne è più), che lo aiuta a superare il
trauma. Il fratello maggiore, che i suoi genitori avevano adottato
quando pensavano di non poter avere figli, ha aperto un Ristorante molto
qualificato a New York, e José ne diventa lo “chef”.
Lavora nello
stesso ristorante una giovane donna di nome Nina, che ha perso il padre
a dodici anni ed ha dovuto aiutare da sola la madre caduta in
depressione per la dipartita del marito: è anch’essa vittima della vita,
non ha né Fede né Speranza. Rimane incinta e abbandonata e in più viene
licenziata dal Ristorante del fratello maggiore di José.
José, forte
della sua triste esperienza, ma risolta con l’aiuto della Fede e della
gioia di una sana famiglia accanto a lui, si impietosisce e dopo aver
fatto conoscere la giovane ragazza-madre a suo padre, sua madre e al
fratello minore, che si prepara serenamente e gioiosamente al
matrimonio, decide di adottarne la figliola. La giovane ragazza madre
ritrova la Fede, le Speranza e la Carità soprannaturale, dopo aver
evitato l’aborto e aver messo al mondo una creatura di Dio.
Il film è
molto ben recitato, e mostra ciò che manca all’occidente edonista e
individualista, come all’ovest ateo-materialista e collettivista per
poter affrontare serenamente la vita con tutti i suoi drammi: la Fede,
la Speranza e la gioia spirituale di una sana vita di famiglia, una
Speranza soprannaturale nella Provvidenza, il non pensare solo a sé, al
denaro, ai propri problemi ingigantendoli.
Il film è un ottimo antidoto
alla attuale società nichilistica, complicata e disperata, che sa
soltanto distruggere e non ha più la forza e il coraggio di credere,
sperare, costruire e amare (a fatti e non a parole) Dio e il prossimo.
Dimenticarsi un po’ di sé e pensare con Fiducia all’avvenire aiuta
tutti, mentre il voler pianificare la propria esistenza, come se tutto
dipendesse da noi, evitare ogni sofferenza, ogni intralcio è la via che
conduce alla disperazione e al fallimento.
La frase con cui inizia il
film è significativa e profonda: «Se vuoi far ridere Dio, raccontagli
i tuoi progetti sulla tua vita». In effetti, essa va sempre
diversamente da quanto abbiamo stabilito. Allora Fede, Speranza e
Carità ci aiutano a costruire qualcosa di limitato e finito, ma pur
sempre di positivo e ci impediscono di distruggere la vita nostra e
altrui, come la post-modernità ci insegna e quasi ci spinge a fare.
Soprattutto i giovani hanno bisogno di questi esempi, poiché sono i più
vulnerabili e le prede più facili del nulla che offre il mondo
contemporaneo. Tornare all’essenziale, al semplice, al vero e al
profondo: questo è il messaggio del film, che può essere riassunto dalla
seguente bellissima preghiera di san Francesco d’Assisi:
«Signore,
fa di me uno strumento della tua Pace. Dove è odio che io porti l’amore.
Dove è offesa che io porti il perdono. Dove è l’errore che io porti la
verità. Dove è tristezza che io porti la gioia. Dove è il dubbio che io
porti la Fede. Dove è la discordia che io porti l’unione. Dove è il
peccato che io porti la grazia. Dove son le tenebre che io porti la
Luce. Signore, fa che io non cerchi tanto di essere consolato, quanto di
consolare; di essere compreso, quanto di comprendere; di essere amato
quanto di amare. Poiché è dando che si riceve; perdonando si è
perdonati; ascoltando, si trova comprensione. Morendo a se stessi, si
resuscita a vita eterna» (Preghiera semplice).