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COS’È LA CÀBALA?
La Storia umana è
composta sostanzialmente da due correnti di pensiero cui
tutte le altre sono riconducibili come mutazioni accidentali.
La prima è la Tradizione cattolica, rivelata da Dio ad Adamo ai
Patriarchi ed a Mosè, conservata e tramandata dall'antica Sinagoga
mosaica, (vera Chiesa di Dio nell'Antico Testamento), non pervertita
dai Rabbini e dai Farisei. La seconda è la càbala falsa e spuria o
gnosi, che trae origine dalla Tradizione cattolica, essa fu
pervertita in seguito dalla malizia dell'uomo tentato da Lucifero;
il “Non serviam” e l'“Eritis sicut dii” costituiscono
infatti il cuore della gnosi o càbala spuria.

la Tradizione
cattolica si fonda sull'essere, su ciò che è immutabile,
sull'atto. La càbala spuria invece, si basa sul divenire, sul
mutamento, sull'evoluzione e sul mito del progresso all'infinito:
Dio perciò non è, ma si fa o diviene. Da qui nasce l'opposizione “per
diametrum” di due modi di vita: quello cattolico, che è
contemplativo, per cui l'uomo mediante l'intelletto e la volontà
cerca di conoscere ed amare Dio, e quello cabalistico-gnostico, che
è soprattutto magico, pratico e tecnico. Il mondo odierno, quasi
completamente cabalizzato, ha reso l'uomo schiavo e “meccanico”,
soltanto intento ad agire, a fare, ad affannarsi per produrre, e del
tutto incapace di contemplare con amore l'Atto puro. Con la càbala
spuria (rabbinico-farisaica) la creatura (come già Lucifero) ha la
presunzione di farsi eguale a Dio con il proprio sforzo e
mediante una tecnica o “conoscenza” (gnosis). Non è Dio che
salva gratuitamente, per sua pura misericordia, ma è l'uomo che è il
perfezionamento e il punto omega verso il quale “dio” tende
panteisticamente. La càbala spuria si basa sulle tre concupiscenze:
l'amore disordinato dei piaceri sensibili, dei beni perituri e
materiali, e di se stessi. la Tradizione cattolica invece si fonda
sullo spirito dei Consigli evangelici: amore della sofferenza,
distacco dai beni di questo mondo e disprezzo di se stessi
accettando i propri limiti, per essere sollevati da Dio a
partecipare della sua vita intima e divina in maniera finita, quale
conviene ad una creatura, mediante la grazia santificante che è “semen
gloriae et incohatio vitae aeternae” (s. Tommaso d’Aquino). S.
Agostino ci insegna che “La Città di Satana è formata da coloro che
amano se stessi fino a disprezzare Dio; la Città di Dio al contrario
da coloro che per amor di Dio disprezzano se stessi”.
La Tradizione
cattolica e la ‘contro-tradizione’ cabalistica
Dio, tramite la
Rivelazione, ha trasmesso all'umanità, fin dal primo uomo, la Verità
sui misteri della sua vita intima (cf. Somma Teologica,
II-II, q. 2, a. 7). Però la Rivelazione orale primordiale comunicata
da Dio ad Adamo fu deformata e falsificata dalla ribellione e dalla
malizia dell'uomo. «Purtroppo dalla tradizione orale giudaica (...),
sotto l'istigazione dello spirito del male, prese origine una
tradizione spuria, quella gnostico cabalistica (...). Si parte da un
“dio” indeterminato... contenente in sé i contrari (...male e
bene...) che diviene mondo ed uomo. L'uomo, nella concezione
gnostico-cabalistica, sarebbe il culmine del processo emanativo
dell'universo» (J. Meinvielle,
Influsso dello gnosticismo ebraico in ambiente cristiano,
Sacra Fraternitas Aurigarum, Roma 1988, p. 14). Per la Tradizione
vera (cattolica), l'uomo, con un atto di Fede o di sicuro assenso
dell'intelletto all'insegnamento di Dio, può conoscere i misteri che
Dio ha voluto rivelare, mentre, per la falsa tradizione
gnostico-cabalistica, l'uomo non si conforma e non aderisce alla
realtà ma la elabora e mondo e “dio” sono la stessa
cosa (il Panteismo).
Definizione della
càbala
La càbala è una
scienza “acroamatica” o esoterica, aggettivo che qualifica ogni
scienza segreta presso gli antichi, che s'insegnava ai soli
iniziati. L'aggettivo opposto è essoterico o exoterico: al di fuori,
pubblico, non segreto. L'aggettivo “acroamatico” o esoterico designa
perciò ogni scienza misteriosa che bisogna spiegare a viva
voce e che non si può imparare sui libri.
Tradizione cattolica e
càbala spuria a confronto
Don Julio Meinvielle a pag.
28 del suo libro Influsso ebraico in ambiente cristiano, Roma
1988, riproduce uno specchietto che riporto qui sotto, in cui mette
a confronto, le due tradizioni: quella vera e quella falsa.
tradizione cattolica:
a)
Esistenza di un Dio personale, intelligente e libero, trascendente
il mondo.
b)
Dio, causa l'esistenza dell'uomo e del mondo, senza nulla
presupporre.
c)
Dio offre all'uomo la “divinizzazione”, dandogli, per grazia, un
destino che supera tutte le esigenze proprie dell'essere creato e
creabile.
d)
L'uomo - perduta la sua primitiva “divinizzazione” - può
ricuperarla aderendo a Gesù Cristo, Dio fatto uomo, il quale, in
virtù della sua passione, morte e resurrezione gli restituisce la
grazia divina.
e)
Gesù Cristo ha istituito nella Chiesa, il suo corpo mistico, un
mezzo di salvezza dell'uomo, il quale, di per sé, viene
all'esistenza nello stato di creatura e, ormai, di peccato,
incline alla rovina.
càbala spuria:
a)
Immanenza e risoluzione di Dio nel mondo. Ateismo o
panteismo che divinizza il mondo o fa del mondo l'apparenza
della stessa divinità.
b)
Il mondo e l'uomo sono emanazioni della sostanza della divinità.
c)
L'uomo è divino in forza della propria natura. L'uomo è Dio.
d)
L'uomo trae la propria divinità da se stesso, ma Gesù Cristo può
indicargliene la strada. L'uomo è gnostico di per sé. Gesù
Cristo, primo gnostico, è un paradigma della glorificazione
dell'uomo.
e)
L'uomo si salva da solo consegnandosi alla libera autonomia della
sua realtà interiore, che è divina. Non ha bisogno della Chiesa,
ancor meno di una Chiesa contrapposta al peccato e alla sua
organizzazione mondana».
Anche Vittorio Messori nel
suo libro Pensare la storia, ed. Paoline, Milano 1992, alle
pagine 174-175, ci propone uno specchietto, tratto dallo scrittore Umberto Eco, che sarà
interessante esaminare: «Qualcuno ha detto... che la storia
dell'Occidente è la storia dei tentativi della mentalità gnostica di
contrastare il cristianesimo o di inquinarlo dall'interno. (...)
Diamo dunque lo “specchietto” preparato da Umberto Eco...
Modello generale:
Cristianesimo: conquista i popoli. Gnosticismo:
conquista le élites.
Cr.:
è pubblico. Gn.: è segreto.
Cr.:
promette progresso. Gn.: promette ritorno alle origini.
Cr.:
è pensiero storico. Gn.: è pensiero antistorico.
Cr.:
il tempo fa parte della Redenzione. Gn.: il tempo è un
errore della creazione.
Cr.:
è religioso, ma sopporta la laicizzazione. Gn.: può
presentarsi come laico, ma è ineliminabilmente religioso.
Dio e il mondo:
Cr.: Dio è unità e non contraddizione. Gn.:
Dualismo.
Cr.:
Dio è diverso dall'uomo. Gn.: unità di Dio e dell'uomo.
Cr.:
Dio ama il mondo. Gn.: Dio odia il mondo.
Cr.:
benché inconoscibile, Dio è in qualche modo razionalmente
comprensibile. Gn.: Dio è inconoscibile, la ragione
non può conoscerlo ma solo l'illuminazione mistica e il mito o il
simbolo.
Cr.:
il mondo è buono. Gn.: il mondo è cattivo.
Cr.:
Gesù si incarna, la carne risorgerà. Gn.: la carne va
disprezzata.
Il Male:
Cr.: il Male è un accidente della creazione. Gn.:
il Male è parte di Dio e del mondo.
Cr.:
il Male è un accidente della libertà umana. Gn.: l'uomo
non è responsabile del Male.
Cr.:
bisogna rifuggire dal Male. Gn.: bisogna conoscere il Male,
praticarlo per vincerlo.
Conoscenza:
Cr.: la storia come Redenzione. Gn.: la storia come
progressiva caduta.
Cr.:
la redenzione è nel futuro. Gn.: la verità è ineffabile.
Cr.:
la verità è pubblica. Gn.: la verità è segreta.
Cr.: Aut-aut, tertium non
datur. Gn.: i
contrari sono veri.
Cr.:
teologia come discorso razionale. Gn.: teologia come
racconto mitico.
Salvezza:
Cr.: possiamo liberarci dal peccato e chiunque lo può fare.
Gn.: solo gli eletti si liberano dal peccato.
Cr.:
la salvezza non richiede una conoscenza difficile. Tutti possono
capire l'essenziale per salvarsi. Gn.: solo pochi possono
raggiungere la salvezza. Salvezza è iniziazione, conoscenza
difficile.
Cr.:
i poveri di spirito si salvano, anche gli schiavi. Gn.:
solo i migliori si salvano.
Cr.:
la teologia rende esplicito il lume naturale posseduto da ogni
uomo. Gn.: la salvezza è un segreto riservato a pochi.
Cr.:
spirito missionario della Chiesa. Gn.: spirito settario
della gnosi.
Cr.:
salvezza è tornare a Dio. Gn.: salvezza è ridiventare
Dio».
Il tentativo della
càbala pervertita di distruggere il Cristianesimo
Due sono gli errori fondamentali su cui si
fonda la càbala spuria e pervertita: 1°) Dio ha
un'esistenza indeterminata tra l'essere e il non essere, tra il
bene e il male. 2°) Dio si realizza soltanto nell'universo
e nell'uomo, i quali, essendo un'emanazione necessaria di Dio,
lo completano e lo perfezionano. Perciò l'uomo è divino (culto
dell'Uomo). La càbala che è la perversione della Rivelazione data da
Dio al popolo eletto, cerca di pervertire anche il cristianesimo
appena nato. «Vi sono giudei che cercano di distruggere il
cristianesimo dall'esterno, perseguitando Cristo e i cristiani;
altri dall'interno, corrompendolo [si fieri potest] con la
càbala. Quest'ultimo tentativo produce il fenomeno dello
“Gnosticismo cristiano”. Come tentarono di distruggere il messaggio
mosaico della Rivelazione divina, così tenteranno di distruggere
anche il cristianesimo» (J.
Meinvielle, op. cit., p. 101). Per distruggere il
cristianesimo bisognava svuotarlo dall'interno: è l'opera degli
gnostici. “Lo Gnosticismo è l'intento di rendere giudaico o
cabalistico il cristianesimo” (op. cit. p. 102). Lo
Gnosticismo cristiano, come pure quello giudaico si caratterizza per
alcuni dei seguenti errori: monismo e dualismo. Nello
Gnosticismo cristiano come nella càbala, vi è un monismo di fondo.
Ogni sostanza materiale o spirituale, buona o cattiva, emana da un
principio unico, il Tutto (“Pleroma” per gli gnostici, “En sof”
per i cabalisti). La dottrina cattolica condanna tale monismo
panteista in quanto essa confessa la distinzione reale tra l'essere
di Dio (increato) e l'essere della creatura (finito)
([i]).
Però assieme a tale monismo panteista, troviamo anche un certo
dualismo, in quanto la materia è considerata cattiva. La malvagità
della materia deriva da un unico principio che racchiude in sé il
regno del bene e del male (càbala), oppure da due “dèi”, uno buono e
uno cattivo (Manicheismo). “Fallito il tentativo di giudaizzare o
cabalizzare il cristianesimo alla radice e nella sua natura,
lasciando soltanto l'apparenza di esso, non mancarono dei giudei per
un compito più ridotto, come è quello di attaccare qualche dogma. Da
qui le varie eresie trinitarie e cristologiche che si susseguono a
partire dall'arianesimo” (J.
Meinvielle, op. cit., p. 123).
Epilogo
Per riassumere il tutto, la càbala
racchiude quattro idee fondamentali:
1) Dio coincide col
nulla, esce dal nulla;
2) questo nulla si muta nel mondo e
nell'uomo;
3) il male è in Dio;
4) il vertice di Dio,
perfettamente ultimato, è l'Uomo con la “U” maiuscola (cf. G. Scholem, Le
grandi correnti della mistica ebraica, Il Melangolo, Genova
1990, pp. 15 - 51).
Per la dottrina cattolica Dio è un Essere
personale e trascendente che, liberamente e per sua pura bontà, crea
dal nulla tutto l'universo. Secondo la càbala invece Dio, uscendo
dall'indeterminato o dal nulla, evolve sino a diventare l'Uomo che è
“dio” realizzato ed ultimato. Bisogna specificare che tale
evoluzione è ascendente per gli gnostici moderni (Hegel,
Teilhard), vale a dire tende sempre al meglio; mentre era
discendente per gli antichi che vedevano l'emanazione del mondo
da Dio (panteismo-acosmista) come una degradazione di Dio fino al
limite estremo di creatura materiale. «Ricordiamo... le grandi tesi
del pensiero gnosticheggiante. La prima e fondamentale è questa: il
mondo, e l'uomo nel mondo, sono il frutto di una caduta, ...
l'intera realtà in cui ci troviamo è una realtà d'esilio. A questa
prima affermazione ne segue una seconda che ne rappresenta un
curioso rovesciamento. È vero che il mondo è malato... tuttavia la
salvezza c'è già perché, nonostante la frattura incolmabile, esiste
qualcuno, lo gnostico, l'eletto, che è in grado di colmarla. Lo
gnostico infatti è... della stessa sostanza del mondo divino, e come
tale capace in forza della sua originaria divinità di redimersi. Per
ritornare al... mondo perfetto dal quale ci siamo allontanati, è
necessario, però, valersi di determinati strumenti. (...) Esiste una
tecnica per ritornare nel Paradiso e questo significa che si esclude
che ci siano aspetti della realtà che non siano in nostro potere e
che perciò si debba aver bisogno di una 'grazia'... per accedere al
mondo divino» (E. Samek
Lodovici, Metamorfosi della gnosi, Ares, Milano, 1991,
pp. 8 - 9). «Attraversano la storia umana solo due forme
fondamentali del pensiero e della vita: quella cattolica e quella
gnostica. (...) La dialettica che agita il mondo (...) è tra la
Chiesa e la Sinagoga [farisaica]. Cristo vince la Sinagoga. L'èra
dei martiri dei primi secoli del cristianesimo, quando la Sinagoga
aizzava il mondo pagano perché si avventasse contro i cristiani, è
servita ad irrigare la semente cristiana, che vigorosa splende con
la Chiesa dei Padri e dei Dottori, tanto al di sopra della Sinagoga,
ristrettasi oramai alla vita dei ghetti. Ma nell'era moderna la
Sinagoga si vendica di tale emarginazione e la càbala penetra nella
cristianità e la secolarizza. Attualmente ci troviamo di fronte a
quest’ultimo fenomeno. con la tattica dell'“amicizia” e del
“dialogo giudeo-cristiano”, la sinagoga sta prevalendo sulla Chiesa.
(...) La Storia riunisce nel suo seno, in un'alleanza misteriosa,
queste due forze che potranno risolversi solo in una prospettiva
escatologica. Nel tempo, gli uomini (e con essi la Storia) sono
mossi e da Dio e da Satana, e da Cristo e dall'Anticristo, e dalla
Chiesa e dalla Sinagoga (...). Quest'intreccio è presente in ogni
individuo, sia santo sia peccatore. Ogni atto libero di ciascun
uomo, in definitiva cerca Cristo o l'Anticristo. (...) Il
progressismo... vuole racchiudere nella storia il giudizio sulla
storia: il mondo cammina verso una città felice, verso una terza età
di felicità e pace!... (...) La teologia della Storia di S.
Agostino e di S. Tommaso, invece, ha visto chiaro che, dopo
l'Avvento di Cristo, non accadrà altro che possa modificare il corso
ordinario degli eventi. (...) Non c'è bisogno di molta sagacia per
vedere che da cinque secoli il mondo sta progredendo nel conformarsi
alla tradizione cabalistica. il mondo dell'Anticristo avanza
velocemente. tutto concorre all' unificazione totalitaria del
“figlio della perdizione”. Ecco il successo del progressismo: il
cristianesimo si sta secolarizzando o ateizzando. Come si
debbano adempiere, in questa “età càbalistica” le promesse
dell'aiuto dello spirito divino alla chiesa e come si debba
verificare il “Portae inferi non praevalebunt”... è troppo
superiore alla mente umana. La Chiesa iniziò la sua storia come un
seme minuscolo che poi diventò albero frondoso; ebbene essa può
anche ridurre la sua espansione e restringersi ad una realtà molto
modesta. Sappiamo che il “mysterium iniquitatis” è già
all'opera; ma non conosciamo i limiti del suo potere. Tuttavia non è
difficile ammettere che la “Chiesa della pubblicità” che si fregia
del nome cattolico possa essere vinta dal nemico e mutarsi in Chiesa
gnostica. È possibile che si abbiano due Chiese: la “Chiesa della
pubblicità”, magnificata dalla propaganda (con vescovi, sacerdoti e
teologi pubblicizzati...; la “Chiesa del silenzio”... con sacerdoti
e vescovi fedeli... sparsi come “pusillus grex” per tutta la
terra. (...) Il Signore ha detto: “Quando verrà il Figlio
dell'uomo, troverà Egli la Fede sulla terra?”. S. Paolo chiama
Apostasia universale questa defezione della Fede, che coinciderà con
la manifestazione dell'“uomo dell'iniquità, del figlio della
perdizione”. Apostasia universale appare la secolarizzazione o
ateizzazione totale della vita pubblica e privata che è in corso nel
mondo attuale. L'unica alternativa all'Anticristo sarà Cristo:
Cristo lo annullerà “con il soffio della sua bocca” e così
compirà l'atto finale di liberazione della Storia. ma non è promessa
la salvezza delle masse. cristo salverà, invece, la sua chiesa, “pusillus
grex”...» (J. Meinvielle,
op. cit., pagg. 349 - 353). ([ii]). San Pio X nel
“Giuramento anti-modernista” o ‘motu proprio’ Sacrorum Antistitum
del 1° settembre 1910 ha definito il modernismo come “setta
segreta” (“clandestinum foedus”). Lo stesso carattere di
segretezza o nascondimento che caratterizza la càbala, lo ritroviamo
nel modernismo classico condannato da S. Pio X nel 1907-1910 e nel
neo-modernismo condannato nel 1950 da Po XII. Vediamo di scoprire le
sue tracce.
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Note
[i])
«Gli gnostici... rovesciano... il modo di percepire (e il
contenuto) di uno dei concetti più fondamentali del mondo
classico, quello di limite.
Questo concetto infatti passa da una valutazione
positiva (limite è ciò che mi attua, ...) ad una valutazione
negativa (limite è ciò che... mi costringe e che per ciò stesso mi
soffoca) » (E. Samek
lodovici, Metamorfosi della gnosi, ed. Ares, Milano
1991, p. 106). La conseguenza del rifiuto del limite sarà l'odio
di ogni morale ed etica, «...un disprezzo profondo per il
diritto... per la legge morale in particolare. Un disprezzo dal
quale deriva di fatto per lo gnostico un dualismo sociologico tra
i credenti: da una parte coloro, gli illuminati, che possono
compiere indenni ogni esperienza, anche quelle aberranti,
dall'altra, gli altri uomini, che sono tenuti ad una regola di
vita precisa...» (op. cit. pagg. 9 - 10).
[ii]) Jean David Zunner,
Adumbratio Cabbalae Christianae, Francoforte sul Meno, edit.
J. Ph. André, 1684, tr. it., Sebastiani, Milano, 1975.
Johannes Reuchlin,
De arte cabalistica, edit. Thomas Anshelm, Pforzeim, 1504,
tr. it., Opus Libri, Firenze, 1995.
LA CÀBALA ANIMA
DEL MODERNISMO
Il Concilio Vaticano
II e la càbala
● Gaudium et spes n°
12 recita: «tutte le cose che esistono su questa terra sono ordinate
e finalizzate all’uomo come al loro centro e fine», si
potrebbe intendere questa pericope in maniera ortodossa, qualora
tutte le cose inanimate, vegetali ed animali fossero ordinate
all’uomo e questi a Dio, ma Gaudium et spes n° 24 specifica
che «L’uomo su questa terra è la sola creatura che Dio ha voluto
per se stessa (propter seipsam)». Questo errore va letto
alla luce del pancristismo teilhardiano di Gaudium et spes n°
22: «per il fatto stesso che il Verbo si è incarnato ha unito a
Sé ogni uomo». Come si vede la filosofia della càbala esoterica
la si ritrova in pieno in GS 12, 22 e 24
Paolo VI
● Durante “l’omelia nella 9a Sessione
del Concilio Vaticano II”, il 7 dicembre del 1965, Papa Montini giunse a
proclamare: «la religione del Dio che si è fatto uomo s’è incontrata
con la religione (perché tale è) dell’uomo che si fa Dio.
Cosa è avvenuto? Uno scontro, una lotta, un anatema? Tale poteva
essere; ma non è avvenuto. […]. Una simpatia immensa verso
ogni uomo ha pervaso tutto il Concilio. Dategli merito
almeno in questo, voi umanisti moderni, che rifiutate le
verità, le quali trascendono la natura delle cose terrestri, e
riconoscete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, più di tutti,
abbiamo il culto dell’uomo».
Paolo VI chiama a “dar merito” a “tutto il Concilio” di
questa “religione [cabalistica esoterica] dell’uomo che si fa Dio”
con le sole sue forze e senza il dono gratuito della grazia
santificante gli “umanisti moderni”, cioè gli atei i quali
“rifiutano le verità” di Fede soprannaturale, che trascendono
l’umana ragione. Ma se “tutto il Concilio”, e non la sua
interpretazione azzardata o il suo ‘spirito’, può e deve piacere
agli atei, cabalisti o panteisti, non può piacere ai cristiani, che
credono alle verità soprannaturali rivelate da Dio e distinguono la
creatura dal Creatore. Come si evince da ciò che ha detto Paolo VI,
è il testo stesso del Concilio che è in rottura con la Fede
cattolica e come tale non può essere accettato. Il cuore del
“problema dell’ora presente” è propriamente la velleità di
conciliare l’inconciliabile: teocentrismo e antropocentrismo, Messa
romana e ‘Novus Ordo Missae’, Tradizione divino-apostolica e càbala
come cuore del Vaticano II.
Enchiridion Vaticanum. Documento del
Concilio Vaticano II. Testo ufficiale e traduzione italiana,
Bologna, Edizioni Dehoniane
Bologna, 9a ed., 1971, Discorsi e messaggi, pp.
[282-283].
Giovanni Paolo II
● Karol
Wojtyla nel 1976 da cardinale, predicando un ritiro
spirituale a Paolo VI e ai suoi collaboratori, pubblicato in
italiano sotto il titolo Segno di contraddizione. Meditazioni,
(Milano, Gribaudi, 1977), inizia la meditazione “Cristo svela
pienamente l’uomo all’uomo” (cap. XII, pp. 114-122) con
Gaudium et spes n.° 22 e asserisce: «il testo conciliare,
applicando a sua volta la categoria del mistero all’uomo,
spiega il carattere antropologico o perfino
antropocentrico della Rivelazione offerta agli uomini in Cristo.
Questa Rivelazione è concentrata sull’uomo […]. Il Figlio di
Dio, attraverso la sua Incarnazione, si è unito ad ogni uomo,
è diventato - come Uomo - uno di noi. […]. Ecco i punti centrali
ai quali si potrebbe ridurre l’insegnamento conciliare sull’uomo e
sul suo mistero» (pp. 115-116). In breve questo è il succo
concentrato dei testi del Vaticano II: culto dell’uomo, panteismo
e antropocentrismo idolatrico, in breve la càbala segreta. Non
lo dico io, ma Karol Wojtyla, alla luce di Paolo VI e del Concilio
pastorale da lui ultimato, ossia gli interpreti ‘autentici’ del
Vaticano II. Inoltre Giovanni
Paolo II afferma nella sua prima enciclica (del 1979) ‘Redemptor
hominis’ n° 9: «Dio in Lui [Cristo] si avvicina ad ogni uomo
dandogli il tre volte Santo Spirito di Verità» ed ancora ‘Redemptor
hominis’ n° 11: «La dignità che ogni uomo ha raggiunto in
Cristo: è questa la dignità dell’adozione divina». Sempre in ‘Redemptor
hominis’ n° 13: «non si tratta dell’uomo astratto, ma reale
concreto storico, si tratta di ciascun uomo, perché […]
con ognuno Cristo si è unito per sempre […]. l’uomo – senza
eccezione alcuna – è stato redento da Cristo, perché, con l’uomo –
ciascun uomo senza eccezione alcuna – Cristo è in qualche modo
unito, anche quando l’uomo non è di ciò consapevole […]
mistero [della redenzione] del quale diventa partecipe ciascuno
dei quattro miliardi di uomini viventi sul nostro pianeta,
dal momento in cui viene concepito sotto il cuore della madre».
Nella sua seconda enciclica (del 1980) “Dives in misericordia”
n.° 1 Giovanni Paolo II afferma: «Mentre le varie correnti del
pensiero umano nel passato e nel presente sono state e continuano ad
essere propense a dividere e persino a contrapporre il teocentrismo
con l’antropocentrismo, la Chiesa [conciliare, ndr] […] cerca di
congiungerli […] in maniera organica e profonda. E questo è uno
dei punti fondamentali, e forse il più importante, del magistero
dell’ultimo Concilio». Nella sua terza enciclica (del 1986)
Giovanni Paolo II in ‘Dominum et vivificantem’ n° 50 scrive:
«Et Verbum caro factum est. Il verbo si è unito ad ogni carne
[creatura], specialmente all’uomo, questa è la portata cosmica
della redenzione. Dio è immanente al mondo e lo vivifica dal di
dentro. […] l’Incarnazione del Figlio di Dio significa
l’assunzione all’unità con Dio, non solo della natura umana ma in
essa, in un certo senso, di tutto ciò che è carne: di… tutto il
mondo visibile e materiale […]. il Generato prima di ogni
creatura, incarnandosi… si unisce, in qualche modo con l’intera
realtà dell’uomo […] ed in essa con ogni carne, con tutta la
creazione». Tutta l’essenza della càbala spuria ed esoterica
racchiusa nel pensiero di Karol Wojtyla.
Benedetto XVIe il
B’nai B’rith
Il 12 maggio 2011
Benedetto XVI ha ricevuto una delegazione del B’nai B’rith
(la massoneria ebraica). Nel discorso che ha pronunciato ha espresso
il desiderio di «dare la comune testimonianza del nostro profondo
credere che ogni uomo è […] dotato di una inviolabile dignità
[…] e promuovere i diritti inalienabili della persona umana».
Ora la dottrina cattolica insegna che la dignità o valore dell’uomo
è radicata nella sua natura razionale, fatta per conoscere il vero e
amare il bene. La persona è “degna” solo se conosce il vero e
rifiuta il falso, ama il bene ed evita il male. Se invece aderisce
all’errore e fa il male perde la dignità prossima di persona
razionale e libera, la quale non è “inalienabile”, pur mantenendo
solo la dignità remota o radicale della natura umana. (S.
Th., I, q. 29, a. 3; II-II, q. 64, a. 2, ad 3; III, q. 2, a. 2;
In I Sent., dist. 25, q. 1, a. 1, ad 7; De
pot., q. 9, a. 2; Quodl., lib. II, a. 9; De ente et
essentia, q. 8; Johannes a Sancto Thoma, Cursus philosophicus, tomo
III, pp. 105-108; Cajetanus, In III, q. 4, a. 2; Bañez, In I, q.
3, concl. 4; E. Hugon,
Cursus philosophiae thomisticae, III vol., Questione 1, aa.
4-6; Leone XIII, Immortale Dei, 1° novembre 1885). Questa
dignità assoluta e inalienabile della persona umana è il culto
dell’Uomo proprio della càbala e dell’esoterismo massonico e
modernistico.
Cos’è il B’nai
B’rith
Emmanuel Ratier
ci presenta uno studio molto interessante sul “B'naï B’rith”
(1). Su questo argomento non era stato scritto ancora nulla di così
completo, dettagliato e nello stesso tempo ben documentato. Era
infatti molto difficile poter parlare del “B’naï B’rith”, poiché
riguardo a quest’associazione non si trovava nulla, di “esposto al
pubblico”. Nulla, neppure alla Biblioteca Nazionale di Parigi,
tranne tre modesti fascicoli del 1932. Tuttavia, secondo l'“Encyclopedia
Judaica” (1970), il “B’naï B’rith” costituisce “la più antica e
la più numerosa organizzazione giudaica di mutuo soccorso,
organizzata in logge ed in capitoli in 45 nazioni. Il numero totale
dei membri è di circa 500.000…”. Strano che un'associazione così
importante, fondata negli Usa nel 1843, non abbia mai pubblicato
nulla su di sé… Se si consulta la collezione delle riviste, che per
legge devono essere esposte in quattro esemplari alla Biblioteca
Nazionale ogni volta che appaiono, si constata che il “B'naï B’rith”
non ha mai effettuato tale deposito, pur essendone obbligato per
legge. Malgrado questa precauzione, l'Autore dello studio presentato
dal Ratier, ha potuto consultare una certa parte delle pubblicazioni
del “B'naï B’rith” americano ed europeo.
Fondazione
Il 13 ottobre 1843 il
“B’naï B’rith” fu fondato al Caffè Sinsheimer, nel quartiere di Wall
Street, a New York. Allora fu chiamato “Bundes-Brueder” (che
significa “Lega dei fratelli”), nome tedesco a causa dell'origine
dei fondatori ebrei-tedeschi, che parlavano soltanto il tedesco o
l'yiddish. Il “B’naï B’rith” è pertanto una delle più antiche
associazioni americane ancora esistenti. Il fondatore, Henry Jones,
cercò dei co-fondatori reclutandoli presso la Sinagoga, di cui era
uno dei principali responsabili. Il “B’naï B’rith” stesso riconosce
inoltre che almeno quattro dei suoi fondatori erano massoni
(2).
L'Ordine del “B’naï B’rith”, per libera scelta dei fondatori, era
riservato ai soli ebrei.
I fondatori volevano
creare un Ordine che avrebbe dovuto essere il mezzo per unire gli
ebrei d'America ed “illuminare” così “come un faro il mondo intero”.
Un mese dopo la creazione dell’Ordine, si decise che la sede sarebbe
stata a New York; il locale scelto per fondare la prima Loggia di
New York, non fu una sala della Sinagoga, ma il tempio massonico
situato all'angolo di Oliver Street e Henry Street, proprio per
mostrare la sua origine massonica. I fondatori decisero di cambiare
nome all'associazione, stimando che un Ordine ebraico dovesse avere
un nome ebraico. Conservarono così le iniziali B. B., ma cambiarono
il nome dell'Ordine, che da “Bundes-Brueder” (Lega dei
Fratelli) divenne “B’naï B’rith” (Figli dell'Alleanza). Il motto
dell'Ordine era: “Benevolenza, Amore fraterno ed Armonia”. Si scelse
perciò come simbolo dell'Ordine la “menorah”, il candeliere a sette
bracci, che simboleggia appunto la luce.
L'influenza attuale
del Bnaï B’rith
Negli Usa le campagne
presidenziali passano inevitabilmente attraverso le assemblee del
“B’naï B’rith”, dove i candidati, sia democratici che repubblicani,
vengono a porgere i loro messaggi di sostegno ad Israele. Per
esempio nel 1953 il vice presidente Richard Nixon fu il principale
oratore politico al banchetto della Convenzione, ed il presidente
Dwight Eisenhower inviò un caloroso messaggio d'incoraggiamento alla
Loggia. Eisenhower prese poi parte al banchetto per il 40°
anniversario dell'A. D. L. (Anti-Diffamation League of
“B’naï B’rith”), il “braccio armato” del “B’naï B’rith”. Mentre
nel 1963, per i 50 anni dell'A. D. L., l’invitato d'onore fu
il presidente John Kennedy. Alcuni mesi più tardi anche il nuovo
presidente Lyndon Johnson fu invitato dall'Ordine. Per finire, il
presidente del “B’naï B’rith”, Label Katz, incontrò in udienza
privata Giovanni XXIII nel gennaio 1960. Tramite Jules Isaac (membro
del “B’naï B’rith”) l'Ordine ha giocato un ruolo di primo piano
nella preparazione del documento Nostra aetate del Concilio
Vaticano II.
il B'naï B'rith e la
massoneria
Oggi i membri del “B’naï
B’rith” cercano di non parlare del loro legame con la Massoneria, ma
abbiamo già visto come almeno quattro dei fondatori del “B’naï
B’rith” erano massoni, che si riunivano in templi massonici. Ratier
esamina a questo scopo ciò che autori o riviste massoniche o
filomassoniche scrivono del “B’naï B’rith”: Daniel Ligou, il “Dictionnaire
de la franc-maçonnerie” (1932), l'“Almanach maçonnique de
l'Europe”, Jean-Pierre
Bayard, la rivista “Globe”, secondo cui il “B’naï
B’rith” è “il ramo ebraico della Massoneria”
(3), Daniel Beresniak, la “Guide
de la vie juive en France”, che parla, a proposito del “B’naï
B’rith” di “Massoneria colorata di Giudaismo”
(4), ed infine “Tribune
Juive” secondo cui essi (“B’naï B’rith”) progettano di creare un
tipo di “obbedienza massonica riservata ai soli ebrei”
(5). Da
qualche decennio tuttavia, i dirigenti del “B’naï B’rith” stanno
cercando di non far trasparire la specificità massonica del loro
Ordine.
La regola del
segreto
Ufficialmente il “B’naï
B’rith” avrebbe dovuto abbandonare la regola del segreto nel 1920,
ma ancora nel 1936 Paul Goldman, presidente della prima Loggia di
Londra, parlava, in un articolo che ne tratteggiava la storia, del
segreto o silenzio sulle attività della Loggia.
Il Ratier spiega inoltre
come vi siano nel “B’naï B’rith” delle “riunioni aperte” cui possono
assistere anche i profani, e le “vere riunioni”, chiuse o segrete,
riservate ai soli fratelli.
Il cardinale del
B'naï B'rith
Il 16 novembre 1991, il
card. Albert Decourtray, Arcivescovo di Lione e Primate di Francia,
riceveva il Premio internazionale dell'azione umanitaria del
distretto XIX (Europa) del “B’naï B’rith” (6). Nel discorso
pronunciato per la consegna della medaglia ricordo a Decourtray,
Marc Aron, presidente del “B’naï B’rith” francese, fece
un’allusione molto interessante circa l’evoluzione delle relazioni
tra gli ebrei e il Vaticano: “Poi venne Jules Isaac, un “B’naï
B’rith”; il suo incontro con Giovanni XXIII è la punta dell'iceberg;
il Vaticano II, Nostra aetate, le direttive conciliari
per lo sradicamento di ogni concetto antigiudaico nella catechesi e
nella liturgia...” (7).
Il cardinale
Augustin Bea
L'attitudine filo-ebraica
del cardinale Augustin Bea gli valse l'accusa di essere un agente
segreto del “B’naï B’rith”. Qualcuno, come ha riassunto Léon de Poncins, ha
accusato Bea di essere d'origine ebrea, si sarebbe chiamato, Béja, o
Béhar, ed avrebbe agito nel Concilio come agente segreto del “B'naï
B'rith” (8). Ma non ci sono prove serie di ciò fino ad ora.
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Note
(1)
E. Ratier, Mystères et secrets du B’nai B’rith, ed.
Facta, Paris 1993, tr. it. CLS, Verrua Savoia, (TO), 1996.
(2)
E. Ratier, op. cit., pag. 22.
(3) E. Ratier, op. cit., pag.
58.
(4) E. Ratier, op. cit., pag.
59.
(5)
Ib. , pag. 59.
(6)
Ib., op. cit., pagg. 112-113; 371-381.
(7)
Ib., op. cit., pagg. 114; 371-375.
(8)
Ib., op. cit., pag. 125.
Massoneria e
neo-modernismo
Sappiamo che la radice remota della
massoneria è la càbala spuria. Don Ignazio. Andereggen, ha
trattato il tema dell’influsso del massone Jacob Böhme e di Hegel su
Balthasar, che è stato uno degli ispiratori del Vaticano II e ha
esercitato una notevole influenza sull’ala “conservatrice” del
post-concilio, specialmente su Ratzinger. Nel numero (2/2009) di “Fides
Catholica ” p. Paolo Siano
dedica un lungo e profondo articolo (Alcune note su Concilio e
post-concilio tra storia, ermeneutica e Massoneria, pp. 317-382)
al suddetto tema. Egli parla degli incontri tra massoni ed
ecclesiastici, specialmente durante il Concilio e l’epoca di Paolo
VI, morto il quale si ha un freno a tale dialogo simpatizzante e
favorito da papa Montini, specialmente grazie all’intervento della
Conferenza Episcopale Tedesca, che nel 1980 ribadì la totale
inconciliabilità tra massoneria e cristianesimo, tesi ripresa dal
card. J. Ratzinger in quanto prefetto della Congregazione per
Dottrina della Fede nel 1983 e da L’Osservatore Romano nel
febbraio 1985. Padre Paolo Siano non esita a parlare di “complotti”
nel descrivere ciò che avvenne durante il Vaticano II.
Egli cita Paul Sabatier (+ 1928), un protestante liberale, che
presentò un S. Francesco liberale e modernizzato, il quale era «un
agente di contatto tra i vari esponenti del modernismo italiano e
straniero. Sabatier ammise di servirsi della sua biografia su S.
Francesco per distruggere il senso di obbedienza ecclesiale […].
Tutto ciò viene attestato da don Lorenzo Bedeschi
difensore post-conciliare del modernismo e della massoneria (Le
false “messe nere”, in “Rivista Massonica”, 2/febbraio 1970,
Roma, Soc. Erasmo, pp. 87-89».
Poi l’Autore cita il Fogazzaro il quale «mette in bocca a certi suoi
personaggi il concetto di “Massoneria cattolica”, ovvero un
progetto di rete occulta di propaganda […] del modernismo
[…], ovvero l’assunzione della filosofia immanentistica e agnostica
[…]. Dopo l’enciclica antimodernista Pascendi, i massoni
italiani esprimono solidarietà ai modernisti scomunicati; in effetti
quello dei modernisti è un cattolicesimo, accettabile per i massoni».
Michael Novak, il campione dei teo-conservatori italiani, nel 1966
scriveva che il Vaticano II aveva vendicato la corrente
sotterranea (delle società segrete), censurate assieme ai suoi
filosofi e teologi da oltre un secolo dal Magistero.
Infine, p. Siano termina con una carrellata di citazioni sul come i
massoni interpretano il Concilio. La conclusione dell’articolo è
questa: «Il Concilio per i massoni è stato indubbiamente
un’occasione da non perdere […] per mettere fine all’anti-massonismo
della gerarchia ecclesiastica. […]. È indubbio che tra i
partecipanti vi erano Padri conciliari permeati […] della mentalità
neo-modernista».
Massoneria e “Novus
Ordo Missae”
Nel giugno del 1992 il n°
6 del mensile “30 Giorni”, si poteva leggere un articolo
intitolato: «La Massoneria e l’applicazione della Riforma
liturgica». Il sottotitolo: «“Scristianizzare mediante la
confusione dei riti e delle lingue” è l’ordine contenuto in una
lettera che il Grand’Oriente avrebbe indirizzato a monsignor
Bugnini, principale artefice della Riforma. È autentica? I
risultai pratici, […], sembrano confermare l’esistenza di un
progetto. Se fosse falsa, sarebbe segno che il pensiero
massonico è mentalità dominante tra i cattolici. Senza che neppure
se ne accorgano». All’interno del mensile un “Dossier liturgia”
di 16 pagine a cura di Andrea Tornelli, ora affermato giornalista de
“Il Giornale” e vicino all’Opus Dei, s’interroga: «il
latino è scomparso in soli cinque anni dalla Chiesa. Com’è stato
possibile?». Tornielli parte “in quarta” e afferma, a pagina 41,
«Una Babele cercata». Ossia la confusione delle lingue
liturgiche, dopo la soppressione pratica anche se non teorica
del latino, è stata voluta e cercata scientemente e deliberatamente.
Non è stato un ‘incidente di percorso’, o una ‘crisi di crescita’,
come si è soliti dire in linguaggio curiale post-conciliare.
L’Articolista constata che se de jure il Concilio Vaticano II
con la “Sacrosantum Concilium” non aveva abrogato il latino,
anche se aveva lasciata la libertà alle conferenze episcopali di
introdurre nel rito della Messa e negli uffici liturgici la lingua
vernacolare, de facto «nel giro di appena cinque anni dalla
fine del Concilio [1965], il latino era di fatto scomparso
dai libri liturgici per essere interamente soppiantato dalle lingue
nazionali» (p. 43) e quindi si chiedeva «Come si è arrivati a
“de-latinizzare” interamente prima il Messale e poi il Breviario dei
preti?» (ivi). A questo punto Tornelli risponde citando la famosa
lettera che il 14 luglio del 1964 il Gran Maestro della Massoneria
del Grand’Oriente d’Italia avrebbe inviato a monsignor Annibale
Bugnini, chiamato in codice, “Buan” in cui si invita
«a diffondere la s-cristianizzazione mediante la confusione dei
riti e delle lingue. […]. La Babele linguistica e
ritualistica sarà la nostra vittoria, come l’unità linguistica e
di rito è stata la forza della Chiesa. […]. Il tutto deve avvenire
entro un decennio» (p. 43). Il “fratello Buan” ovvero Annibale
Bugnini ha, o avrebbe, risposto il 2 luglio del 1967. L’Articolista
si chiede se le lettere siano autentiche, cosa difficile da
dimostrare poiché scritte a macchina e fotocopiate da una “talpa”
vaticana che «le avrebbe poi fatte avere ad alcuni Vescovi e
Cardinali amici, tra cui l’Arcivescovo di Genova Giuseppe Siri e il
Prefetto della Segnatura apostolica Dino Staffa». Se si da credito
alle lettere, conclude Andrea Tornelli, «sarebbe esistito un vero e
proprio “progetto” di erosione all’interno della dottrina e della
liturgia della Chiesa cattolica, ma potrebbe trattarsi di falsi.
[…]. Comunque i risultati ottenuti dalle riforme di Bugnini
concordano pienamente con l’intento che vi è espresso» (p. 44).
Vale a dire ammesso e non concesso che le lettere siano un falso,
esse sono veridiche, poiché l’effetto che si prefiggevano si
è avverato. “Dai loro frutti li riconoscerete” ci insegna il
Vangelo. Qualcuno ha detto che monsignor Bugnini fu allontanato da
Roma nel 1975 ed inviato come pro-Nunzio apostolico a Theran in Iran
da Paolo VI (+ 1978), ove rimase sino alla sua morte avvenuta il 3
luglio 1982, poiché preoccupato e irritato della sua presunta
affiliazione massonica. Quello che è certo è il fatto che Paolo VI
non ha voluto mai ascoltare le suppliche di chi gli chiedeva
l’abrogazione della Riforma liturgica di “Bugnini”? (cardinali
Alfredo Ottaviani e Antonio Bacci nelle “Lettera di presentazione”
al “Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae”, 1969) o
almeno di “lasciar fare anche l’esperienza della Tradizione”
(monsignor Marcel Lefebvre, 1976) e neppure al suo amico Jean
Guitton che gli esponeva, nei loro colloqui, le sue perplessità
sulla Riforma liturgica (Il mio amico Paolo VI). Quindi,
ammesso e non concesso che il principale autore della Riforma sia
stato Bugnini e non Montini, Lercaro e Doepfener, è certo che essa è
stata accettata e difesa “con le unghie e con i denti” da Paolo VI,
il quale riteneva abrogata la Messa tridentina dalla promulgazione
del Nuovo Rito. Il grande pregio, assieme alle ambiguità delle
affermazioni sul “rito straordinario e ordinario”, del Motu
proprio “Summorum Pontificum cura” del 7 luglio 2007 di
Benedetto XVI è quello di aver riconosciuto, che la Messa detta
di San Pio V non è mai stata abrogata e non poteva esserlo,
poiché “la liturgia è la Fede pregata” e il potere è stato
consegnato a Pietro per edificare la Fede e non per abrogarla o
mutarla.
La càbala e i
teologi neomodernisti
Don Julio Meinvielle nella
“seconda parte” del libro succitato dedica il “Capitolo XII” al tema
de “La càbala all’interno della Chiesa” (ed. II, 1995, pp.
133-200). Egli scrive: «all’interno della Chiesa romana è in
gestazione una nuova religione, sostanzialmente diversa da quella di
Cristo, con caratteri gnostici e cabalistici, contro la quale si
erge la divina promessa “Portae inferi non praevalebunt”» (p.
133). L’Autore scruta il pensiero dei vari periti conciliari e trova
nel loro pensiero chiarissime tracce di filosofia cabalistica e
gnostica. Meinvielle si occupa di Rahner da pagina 134 a 147; poi di
Schillebeeckhx da p. 148° pagina 160; di Hans Küng da pagina 161 a
170 ove riprende la confutazione dello gnosticismo cabalistico dei
“cristiani anonimi” di Karl Rahner; Maritain, Chenu e Congar vengono
affrontati a pagina 184 sino a 186 ove si tratta di Giovanni
Battista Metz. Infine al § 21° del “Capitolo XIII” Meinvielle
affronta la questione dl Catechismo olandese (pp. 218-221), ritorna
sullo gnosticismo di Rahner (pp. 221-228) e conclude con Teilhard de
Chardin (pp. 228-237), il padre della nouvelle théologie. La
conclusione è la sostanziale rassomiglianza tra progressismo
cristiano o neo-modernismo e gnosticismo cabalistico, tra filosofia
della setta segreta massonica e quella del modernismo “cloaca che
raccoglie tutte le eresie” (S. Pio X, Pascendi, 8 settembre
1907) e “setta segreta” (S. Pio X, Sacrorum Antistitum, 1°
settembre 1910).
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