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Prologo
● Monsignor
Brunero Gherardini ha dato alle stampe la sua ultima fatica:
La Cattolica. Lineamenti d’ecclesiologia agostiniana (Torino,
Lindau, 2011).
Essa riassume la sua attività sia di professore di ecclesiologia
alla Lateranense dal 1968 e sia di Autore degli studi recenti
sul problema spinoso dei rapporti tra Tradizione e Concilio Vaticano
II.
●
S. Agostino
e S. Tommaso sono i
maestri preferiti dell’Autore. Egli nel suo ultimo volume espone
l’insegnamento eccesiologico di S. Agostino (+ 430), il quale di
fronte al pericolo di frattura e frantumazione, che correva la
Chiesa nel suo tempo (donatismo e pelagianesimo), riuscì a “trovare
la quadra” tornando alla dottrina di sempre o alla Tradizione
apostolica e mostrando come gli errori e le divisioni contemporanei
non minano l’unità della Chiesa. Oggi ci si trova in una situazione
analoga ove la “Una, Santa, Cattolica e Apostolica” si trova
sbattuta dai flutti del mare in tempesta della modernità e
post-modernità filosofica, che ha prodotto il modernismo e
neo-modernismo teologici, i quali si sono infiltrati nelle menti di
molti uomini di Chiesa tanto da far sembrare che Essa stia per
soccombere e frantumarsi, si fieri potest.
● Mons. Gherardini risponde al problema dell’ora
presente con lo stesso metodo di S. Agostino: il ritorno alla
Tradizione apostolica, quale garanzia di unità, continuità, vita e
giovinezza della Chiesa sempre Santa nella sua sostanza malgrado gli
uomini (buoni e malvagi) che la compongono. Quindi il rimedio alla
crisi che attraversano i cattolici oggi e gli uomini di Chiesa (non
la Chiesa in sé, che è divina e non muta) va affrontata e risolta
col ritorno alla Tradizione quale ce la fa conoscere S. Agostino.
● Quando (nel 1600 a. C. circa) i figli di Giacobbe
erano nell’indigenza e per poter sopravvivere dovettero recarsi in
Egitto, ove era vice re il loro fratello Giuseppe (che avevano
tentato di uccidere), si diceva tra la gente affamata: “Ite ad
Joseph” per ottenere cibo e sostentamento. Oggi si può dire,
coll’Autore, “Ite ad Augustinum”, per sormontare la carestia
che attanaglia le anime, ben più brutta di quella che attanagliava i
corpi all’epoca di Giacobbe.
Cristo
Capo principale della Chiesa e il Papa suo Vicario in terra
● La ‘prima Sede’ è un elemento costitutivo
essenziale della Chiesa. Il Papa assicura la vita, l’unità,
l’apostolicità e la cattolicità della Chiesa, che è stata voluta e
fondata da Cristo su Pietro e i suoi successori sino alla fine del
mondo. Su Pietro la Chiesa trova la roccia su cui si fonda e che non
la fa crollare.
Quindi coloro che non riconoscono in Pietro e nei Papi la roccia
inespugnabile non riconoscono la Chiesa.
● L’Ipponate prosegue: “Petrus petra, petra Ecclesia”;
insomma la Chiesa ha per fondamento Pietro, che è il Vicario di
Cristo su questa terra. Gesù è il capo principale e invisibile
mentre Pietro è il Capo secondario, subordinato e visibile della
Chiesa. Quindi, Pietro, anche se roccia subordinata a Cristo e suo
prolungamento storico su questa terra, nella catena ininterrotta di
suoi successori impersona e sintetizza la Chiesa. Perciò “ubi
Petrus, ibi Ecclesia” e “sine Petro, nulla Ecclesia”.
Sempre S. Agostino scrive: “Ergo in Petri nomine figurata est
Ecclesia”
e ancora: “Sic Petrus ab hac petra appellatus, personam Ecclesiae
figuraret”.
Ma, come spiega S. Paolo
“Petra autem erat Christus” (1 Cor., X, 4). Quindi la
Pietra, che secondariamente è Pietro, principalmente è Cristo. S.
Agostino, con uno dei suoi giochi di parole, spiega: «Non dictum
est illi “Tu es petra”, sed “Tu es Petrus”.
Petra autem erat Christus;
quem confessus Simon, dictus est Petrus».
● La Cattedra da cui insegna, governa e santifica
Pietro è stata istituita da Cristo per confermare la Fede dei
credenti e per garantire l’unità, la santità, la cattolicità e
l’apostolicità della Chiesa. Pietro e Roma hanno una preminenza su
ogni Apostolo e Vescovo, in quanto sono secondariamente “la pietra
[principale] che è Cristo”. L’unità, con le altre tre note, e la
visibilità della Chiesa si personificano in Pietro. Pietro è la
sintesi della Chiesa stessa. Quindi senza Pietro o Papa non sussiste
la Chiesa, che è in comunione con Cristo tramite il Primo e il
Principe degli Apostoli.
Per cui tutto ciò che avviene fuori della catena di Pietro e dei
suoi successori è fuori dell’apostolicità formale della Chiesa
ed evidenzia lo staccarsi dei rami secchi dal tronco vitale della
Chiesa di Cristo. I rami secchi non hanno la vita che è Cristo “Ego
sum Vita…” e sono gli eretici e gli scismatici formali, ai quali
manca la linfa vitale della pianta che è la Chiesa, ossia Pietro e
Cristo.
I Vescovi sono ‘pastori’ dei fedeli o ‘agnelli’, ma ‘pecorelle’
sotto Pietro, il ‘Principe dei pastori’, alla scuola dell’unico
Maestro, “Via, Verità e Vita”, che è Cristo.
● L’apostolicità è, nella crisi che l’ambiente
ecclesiale sta vivendo, la nota più utile e importante per capire
cosa succede e porre rimedio a tanto male. Senza Apostoli non
sussiste la Chiesa di Cristo, poiché Gesù stesso l’ha fondata su di
loro. Ma senza il Principe degli Apostoli, senza Pietro, che è la
‘pietra’ secondaria e subordinata a Cristo, gli Apostoli sono
slegati da Cristo. È allora assolutamente necessaria la presenza del
Papa e dei Vescovi in atto o in essere e non solo in potenza o in
fieri. Infatti, se la Chiesa fosse in potenza o in divenire,
non sarebbe con Cristo tutti i giorni dal calvario sino alla fine
del mondo, ma lo sarebbe ad intervalli, certe volte in atto o in
essere e certe altre solo in potenza o in fieri. Ma il
fieri non è l’essere. Quindi il Papa e i Vescovi in fieri
non sono la Chiesa esistente in atto, ma la “Chiesa cosmica” che
diviene, come il “Cristo cosmico” di Teilhard. Il Papato o la Chiesa
materialiter sono la “Chiesa cosmica”, che si evolve
continuamente e passa dalla potenza all’atto. Invece Cristo ha
fondato una Chiesa sul Papato in atto d’essere e non in divenire
perpetuo o a intermittenza: Pietro e gli Apostoli erano Papa e
Vescovi in atto e formalmente, non in potenza, in fieri o
materialmente. La Chiesa poggia sull’essere, sull’atto e la forma,
non sul divenire, la potenza e la materialità. Come la sana
filosofia si fonda sull’essere e non sul divenire. La filosofia
dell’essere è la filosofia perenne e sana, mentre la filosofia del
divenire è la filosofia falsa o sofistica della modernità. Così la
Chiesa o il Papato materiale o in divenire è un Papato concepito
dalla mente di un uomo, fosse anche un grandissimo teologo (che non
è Cristo in terra né il Magistero ecclesiastico), ma non è la Chiesa
voluta da Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.
● Se i “gerarchi” ecclesiali e spirituali sono i
successori formali di Cristo, di Pietro e degli Apostoli, sono
la Chiesa di Cristo come Cristo l’ha voluta; altrimenti sono una
“emergenza”, un’“escrescenza”, una “protuberanza” o un
prodotto dell’intelletto (cometa dialettica hegeliana) in uno
stato di “emergenza”, il quale potrebbe giustificare una soluzione
“emergente” o “protuberante” in divenire, ma non stabile e non
fondata sull’immutabilità dell’essere. Tale prodotto dell’intelletto
umano è essenzialmente diverso dalla Chiesa di Cristo. Il reale
stato di emergenza o necessità in cui ci troviamo non ci autorizza a
cambiare l’essenza della Chiesa, quale Cristo l’ha voluta e fondata,
idealizzandone una in fieri o in potenza o materiale, che non
è (est, da esse) ma diviene (fit da fieri).
La Chiesa è stata, è e sarà in atto; non in divenire, proprio come
Cristo è hodie, heri et in saecula, “semper idem” e
non “semper in fieri”. La successione apostolica vera è
quella formale, alimentata dalla sua radice, che è la ‘Pietra’,
Cristo, e il suo Vicario in terra, ‘Pietro’. S. Agostino insegna che
una semplice successione materiale, non unita formalmente con la sua
radice, sarebbe sterile.
Come un tralcio che parte da rami recisi e secchi non è vivo e
fruttuoso, così una successione apostolica solamente materiale è
morta e mortifera. È una “successione” o “protuberanza” storica,
cronologica, materiale, fisica, ma non apostolica, viva e
vivificante.
Rapporti tra Stato e Chiesa
● Al capitolo VII del suo libro mons.
Gherardini tratta dell’origine divina del potere civile.
Secondo S. Agostino
il governante o Principe deve amministrare la res publica
con un’attività volta al bene comune, ossia per far conseguire ai
cittadini il bene morale e far loro evitare il male. L’origine
remota – come rivela S. Paolo
(Rom., XIII, 1) – del potere è divina. Il governo, quindi, è
buono se rispetta la sua natura, ossia la Causa efficiente da cui
trae l’Autorità, che è Dio, e la sua Causa finale, che è il bene
comune temporale subordinato a quello morale o spirituale.
Altrimenti, se non riconosce Dio come sua Causa efficiente e non ha
di mira il vivere virtuosamente (naturale e soprannaturale) il
governo è cattivo, anzi è paragonabile ad “una banda di ladroni”.
● Il buon governante deve, secondo S. Agostino e tutti
i Padri greci e latini, mettersi al servizio del bene e deve
promuovere socialmente o assieme alla Società civile o Stato la
Religione divina.
L’obbedienza all’Autorità civile, tuttavia, è condizionata al di lei
mantenersi nella finalità morale (vivere virtuoso) e nella
dipendenza da Dio (causalità efficiente). Altrimenti, l’Autorità
diventa tirannia ed è lecito resisterle a certe determinate
condizioni (specialmente quella di non rendere la situazione
posteriore peggiore di quella anteriore).
● Secondo l’Ipponate il governante cristiano non solo
deve provvedere alla pace interna ed esterna della Società civile,
ma anche a quella spirituale, cioè lo Stato deve favorire la Chiesa
nella sua missione di espandere il Regno di Dio in tutto il mondo.
Certamente la Chiesa e lo Stato non possono costringere a fare il
bene, che non sarebbe più libero e meritorio, ma debbono proibire di
fare il male.
Anzi, per difendere la Fede, è lecito chiedere anche l’intervento di
chi porta la spada. Infatti se il Principe deve punire i crimini
civili, perché mai gli si dovrebbe impedire di reprimere anche i
crimini spirituali (l’eresia e lo scisma)? Siccome l’eresia e lo
scisma sono un male, anzi il massimo dei mali, chi porta la spada
non può non servirsene per reprimerli.
● S. Agostino confuta con 1000 anni di anticipo
l’obiezione dei catto-liberali secondo i quali l’uomo, come singolo
individuo, è religioso, ma, come cittadino facente parte di uno
Stato, deve essere neutrale in materia religiosa (cfr. Concilio
Vaticano II, Dichiarazione Dignitatis humanae, sulla “Libertà
religiosa”, 7 dicembre 1965). L’Ipponate infatti afferma che il
Principe serve Dio in due modi: come uomo vivendo la Fede informata
dalla Carità e come Governante facendo leggi conformi a quella
divino-naturale, facendole rispettare e punendo i loro trasgressori.
Conclusione
1°)
Se - in
matematica - si toglie il ‘numero 1°’, cadono tutti gli altri
numeri. Così - in teologia - se si toglie la ‘prima Sede’ la
Chiesa non ha più fondamento. Ma questo è un assurdo, reso
impossibile dalle promesse di Gesù alla sua Chiesa.
2°) ‘Pietro’
o Cefa significa ‘Pietra’: “Petra autem erat Christus”
(1 Cor., X, 4). La Chiesa coincide con e si fonda su Cristo,
suo Capo invisibile, e con/su Pietro, suo Capo visibile: Ubi
Petrus ibi Ecclesia.
3°) Pietro e Cristo sono Persone in
atto, non in divenire. Altrimenti avremmo, oltre il “Cristo cosmico”
di Teilhard de Chardin, il “Papa cosmico” e la “Chiesa cosmica”.
4°) La Chiesa ha fatto sua la filosofia e teologia dell’essere
stabilmente immutabile ed ha ripudiato quella del divenire in
continuo cambiamento o in “moto perpetuo”. La Tesi del Papato in
divenire è contraria allo spirito della sana ragione, della retta
teologia e al “sentire cum Ecclesia”: “Stat
Beata Trinitas dum volvitur
orbis”.
5°) Lo Stato deve essere subordinato alla Chiesa
come il corpo all’anima, la materia alla forma, la potenza all’atto,
il divenire all’essere. S. Agostino - assieme a tutti i Padri
ecclesiastici - ha insegnato la dottrina della cooperazione
gerarchica tra Stato e Chiesa. Mons. Gherardini ha compendiato nel
suo ultimo volume questi princìpi sulla Chiesa in sé ed in rapporto
alla Societas o Polis. La Chiesa “non può non fare
politica” (San Pio X), che non è partitica ma è la virtù di
Prudenza applicata alla Società civile, essendo l’uomo un
“animale sociale per natura” (Aristotele
e S. Tommaso).
d. CURZIO NITOGLIA
3 agosto 2011
http://www.doncurzionitoglia.com/chiesa_cattolica_e_s_agostino.htm
Gli altri suoi libri più recenti sul problema ecclesiologico in
relazione alla tematica del Concilio Vaticano II in “continuità”
o in rottura con la Tradizione apostolica sono:
Brunero Gherardini,
Concilio Ecumenico Vaticano II. Un discorso da fare,
Frigento, Casa Mariana Editrice, 2009;
Id., Tradidi quod et accepi. La Tradizione, vita e
giovinezza della Chiesa, Frigento, Casa Mariana Editrice,
2010; Id.,Concilio
Vaticano II. Il discorso mancato, Torino, Lindau, 2011;
Id., Quaecumque
dixero vobis. Parola di Dio e Tradizione a confronto con la
storia e la teologia, Torino, Lindau, 2011.
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