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La crisi interna americana
●Obama
la scorsa settimana ha firmato il ‘National
Defense Authorization Act’
che, tra le altre cose, permette
ai militari di incarcerare a tempo indefinito dei cittadini
americani, di condurre dei rapimenti segreti su sospettati di
terrorismo – anche se cittadini americani su suolo americano – e di
ucciderli se queste persone sospette
sono ritenute costituire una minaccia per la sicurezza
nazionale. Il tutto senza processo, il tutto senza beneficiare di
alcuna garanzia costituzionale.
●Perchè
questo presidente all’inizio del 2011 abbia invocato la propria autorità
di uccidere un cittadino americano nello Yemen
– Paese
che di
fatto non aveva portato nessun atto terroristico contro gli
USA – che era
stato
solo sospettato di comportamenti sbagliati.
È così
che funziona l’America di oggi? Non ci sono più garanzie ed
equilibri fra poteri?.
*
Un
boomerang
●Il
Congresso, come abbiamo visto, ha approvato il ‘National Defense
Appropriations Act’, emendamento 1.031 incluso, emendamento che
permette la detenzione in carceri militari anche nel caso di
cittadini americani. L’emendamento è definito con parole così vaghe
che qualsiasi cittadino americano potrebbe essere trattenuto
senza il dovuto processo. La terminologia del pacchetto
legislativo può essere interpretata in un modo tale da
tranquillizzare il cittadino americano che si possa opporre
all’incarcerazione, ma la maggior parte della gente non si rende
conto di come stiano realmente le cose.
●I deputati
potrebbero aver appoggiato la legge pensando che i militari
arresteranno solo i membri attivi di Al-Qaeda, o forse, meno
ingenuamente, credendo che al massimo saranno oggetto di
arresto da parte dei militari solo delle figure di basso livello del
dissenso, o degli attivisti o dei contestatori
problematici. In ogni caso, si sono dimenticati qualcosa di
molto importante e decisivo: la storia dimostra che quelli che
sottoscrivono questo tipo di leggi, finiscono per esserne presto le
prime vittime. I nostri capi sembrano aver approvato la legge
pensando che saranno sempre quello che sono ora, in questa fase di
luci calanti dell’una volta splendente democrazia, questi capi
civili che vivono tranquilli e sicuri, ora, nella libertà e
comandano i militari. Dentro a questa campana di vetro, che stanno
per distruggere con le loro stesse mani, vivono nel bozzolo
protettivo dell’arroganza del potere, mettendo in pericolo con le
loro mani la loro stessa sicurezza ed ignorando la storia e le sue
leggi ineludibili.
●Benché il
Congresso sia abituato, anche in una debole democrazia, ad essere
quello che dirige e controlla i militari, nel momento in cui la
legge è stata approvata, c’è stato un ribaltamento dei ruoli di
potere: il Congresso non dirigerà più i militari né ne sarà a
capo, mentre i militari daranno le direttive e saranno a capo di
specifici leader del Congresso, come saranno a capo di
chiunque altro.
●Forse nel
Congresso americano presumono che saranno sempre gli altri ad
essere arrestati ed incarcerati in prigioni militari. Invece,
sfortunatamente, quando i militari ottengono il potere di
arrestare dei civili e di detenerli senza regolare accusa in
strutture militari, sono proprio i leader parlamentari a
dover fare per primi i conti con pressioni, minacce, arresti
ed anche violenza. È una regola che non ammette eccezioni.
Non si può nominare una sola Nazione che avendo dato ai militari il
potere di arrestare dei civili e detenerli in strutture militari non
abbia finito per ritorcere tale potere, quasi di colpo, contro i
membri della stessa classe dominante di quella Nazione.
●Quando il
Congresso dà ai militari il potere di arrestare ed incarcerare, ed
in tali società, quando un capo politico non piace ai generali, è
fisicamente in pericolo, o sotto la minaccia di arresto. E la cosa
va avanti in quegli Stati di Polizia – cioè in quelli dove vige
l’incarcerazione militare di civili – nel cui novero sta per entrare
l’America. Alcuni analisti dicono che in Italia dopo il
provabilissimo fallimento del governo Monti e la quasi inevitabile
catastrofe economico/finanziaria, si insedierà al potere uno Stato
di polizia per arrestare i disordini che scoppieranno come e più che
in Grecia.
●I congressisti
ed i senatori americani possono credere che il loro potere li
protegga dalle parole traditrici degli Emendamenti numero 1.031 e
1.032, ma la loro arroganza li sta solo ciecamente portando al
suicidio. Nel momento della firma dell’NDAA in legge, la storia ci
mostra che loro stessi ed i loro staff sono i primi ad esserne messi
in pericolo in quanto non diventano i padroni del grande e potente
esercito Usa ma ne diventano immediatamente i primi sottoposti e, se
la storia mai insegna qualcosa inevitabilmente sono proprio loro,
i firmatari, i primi bersagli
.
*
Si prepara l'attacco finale all’Iran?
●In un certo
senso, la tanto attesa guerra dell’America e di Israele
contro l’Iran
è già iniziata.
Non é il tipo di guerra che ci si aspettava (uno stile a
sorpresa da manuale israeliano e un
attacco lampo alle installazioni
nucleari iraniane, seguito da
un’intensa campagna di bombardamenti
aerei da parte degli Stati Uniti e
della Nato), bensì una guerra segreta dal
carattere tranquillo e inaspettato.
La guerra segreta, risultata
nell’aumento di velivoli
statunitensi radio-guidati nei cieli dell’Iran e
nell’incremento di esplosioni
sospette alle installazioni militari iraniane, è
stata associata a un’azione di
destabilizzazione di tutti gli alleati e amici
dell’Iran,
compresi Siria, Russia, Cina, Corea del Nord e
Venezuela.
●Tale strategia
d’attacco multi-fronte ha mandato un messaggio chiaro all’Iran, che
è minacciato a casa propria dai sabotaggi segreti e non può più
contare pienamente sui molti dei suoi alleati esteri, che devono
fare i conti con problemi interni causati da Stati Uniti e Israele.
Nonostante la Libia di Muammar
Gheddafi non fosse un alleato dell’Iran, l’ascesa al potere
di elementi filo-sauditi wahabiti e sunniti-salafiti a Tripoli e a
Bengasi aumenta la falange di Stati arabi che si oppone attivamente
al governo sciita di Teheran. Il successo della Fratellanza
Musulmana e dei partiti salafiti alle elezioni parlamentari in
Egitto è un ulteriore fattore di preoccupazione per l’Iran.
●Tuttavia, è la
potenziale perdita di potere del regime di Bashar al Assad in
Siria a rappresentare la peggiore incognita per l’Iran. La Siria è
stata l’alleato del mondo arabo più vicino all’Iran. Ai confini
dell’Iran e nelle aree marine adiacenti, i Paesi che ospitano le
forze militari americane (Kuwait, Arabia Saudita, Qatar, Bahrein,
Emirati Arabi Uniti, Oman, Turchia e Afghanistan) si stanno
preparando a un conflitto militare con l’Iran. Anche se
l’amministrazione Obama
ha proclamato la fine dell’occupazione militare degli Stati Uniti in
Iraq, alcune forze americane restano nel Paese, così come un gruppo
di organi di sicurezza privata paramilitare. L’Occidente si aspetta
che un tale indebolimento dell’Iran trasformi l’assalto militare
finale alla Nazione in un “gioco da ragazzi”.
*
Gli Usa abbisognano di una guerra globale
●Gli Stati
Uniti stanno perdendo il proprio status di superpotenza.
Il secolo del
dominio militare-politico globale e del primato economico degli
Stati sembra che stia giungendo al suo completamento. Gli Stati
Uniti hanno fallito nel loro tentativo uni-polare e, dissanguati dai
conflitti permanenti nel Medio Oriente, ora mancano delle risorse
necessarie a mantenere il comando globale. L’epicentro
dell’eventuale futuro conflitto dovrebbe essere localizzato nel
Medio Oriente e nell'Asia Centrale post-sovietica.
●I centri di
sviluppo economico stanno spostandosi dall’Occidente verso l’Asia.
Cina e India dovrebbero prepararsi a una corsa economica senza
precedenti. Cina e India, i due Paesi più popolati al mondo,
definiranno la direzione e il ritmo di sviluppo nel futuro, ma la
battaglia principale per il primato globale verrà giocata tra Stati
Uniti e Cina, e in ballo ci saranno il modello socioeconomico
post-industriale il sistema politico del XXI secolo.
●La domanda che
sorge in questo contesto è, “Come reagiranno gli Stati Uniti alla
transizione?”. Da parte degli Stati Uniti perdere il primato globale
è una cosa inaccettabile. Il collegamento tra leadership
globale e la prosperità del XXI secolo è un assioma per le élites
statunitensi, indipendentemente dai dettagli politici.
●Una guerra
vittoriosa di grosse dimensioni e combattuta possibilmente
con le armi convenzionali è l’unica opzione a disposizione degli
Stati Uniti per invertire il rapido collasso del suo ancora
insuperato status geo-politico.
●È fatto noto
che anche “rivoluzioni pilotate” (come quelle “arancioni” degli anni
Novanta in Russia o le “primavere arabe”) hanno una loro utilità e
che le tecnologie relative vengono costantemente impiegate dagli
Stati Uniti.
●Se
l’attuale dinamica geopolitica dovesse persistere, ci si può
aspettare un cambio di leadership globale entro il 2025, e
l'unica possibilità che gli Stati Uniti hanno a disposizione per
impedire questo processo è provocare una guerra allargata.
●Questo Paese,
che deve affrontare un’imminente perdita della leadership,
deve necessariamente colpire per primo, e Washington sta facendo
proprio questo negli ultimi 15 anni. Attaccando la Jugoslavia,
l’Afghanistan e l’Iraq, gli Stati Uniti hanno cercato di occuparsi
di problemi regionali o economici relativamente minori, ma un gioco
più allargato richiederebbe per forza un rivale più consistente. Gli
analisti militari ritengono che Iran, Siria e i gruppi sciiti non
arabi – come gli Hezbollah in Libano – hanno le maggiori opportunità
di venire colpiti nell’ambito di una nuova re-distribuzione globale.
●La
re-distribuzione è già in corso. La ‘Primavera araba’ provocata
e gestita da Washington ha creato le condizioni adatte per la
fusione del mondo musulmano in un unico califfato. Il piano degli
Stati Uniti è che questa nuova formazione possa aiutarli a
mantenere la propria presa sulle maggiori risorse energetiche
mondiali e a salvaguardare i propri interessi in Asia e in Africa. Non ci sono dubbi che lo sfidante degli Stati Uniti nella
composizione di questi accordi è la potenza sempre più forte della
Cina.
●Liberarsi
di Iran e Siria, che stanno intralciando il cammino verso il
dominio globale statunitense, sarà il prossimo passo di
Washington. I tentativi di mettere in difficoltà il regime iraniano,
provocando le rivolte civili all’interno del Paese, hanno
palesemente fallito e gli analisti militari ritengono possa essere
riproposto in Iran uno scenario di intervento simile a quelli
implementatati in Iraq e in Afghanistan.
●Le motivazioni
nascoste dietro a questo disegno erano di escludere Russia e Cina
dal Mediterraneo e dal Medio Oriente, di separare la Russia dal
Caucaso meridionale e dall'Asia Centrale e di scollegare la Cina dai
suoi più importanti fornitori di energia. La materializzazione del
progetto del Grande Medio Oriente rovinerebbe le prospettive di un
pacifico e solido sviluppo da parte della Russia, mentre il Caucaso
del sud controllato dagli Stati Uniti invierebbe onde d’urto verso
il Caucaso del nord. Le rivolte verrebbero provocate dalle forze del
fondamentalismo musulmano, e le regioni russe a prevalenza musulmana
sarebbero sicuramente colpite.
●Il cinese Jemin Jibao ha parlato
con la massima chiarezza quando ha scritto che gli Stati Uniti
sono diventati un parassita globale che stampa quantità
illimitate di dollari, che li esporta per pagarsi le proprie
importazioni per potersi comprare un ricco tenore di vita derubando
il resto del pianeta. Il primo ministro russo ha espresso simili
considerazioni durante la sua visita in Cina del 17 novembre 2011.
●Al momento
la Cina sta spingendo per limitare la sfera di circolazione del
dollaro. La quota della moneta statunitense presente nelle riserve
cinesi si sta restringendo e, nell’aprile del 2011, la ‘Banca
Centrale Cinese’ ha annunciato un piano per escludere il dollaro
dalle compensazioni internazionali. Il colpo inferto al dominio
valutario degli Stati Uniti non rimarrà senza risposta,
evidentemente.
●L'Iran
sta tentando allo stesso modo di ridurre la quota di dollari
che vengono utilizzati nelle transazioni: nel luglio 2011 ha aperto
una borsa petrolifera dove vengono accettati solo l’Euro e la valuta
iraniana.
Iran e Cina stanno trattando uno scambio di prodotti cinesi con il
petrolio iraniano che, tra l’altro, renderebbe possibile aggirare le
sanzioni imposte all'Iran. Un alto dirigente iraniano ha detto che
il volume di scambi del suo paese con la Cina dovrebbe raggiungere i
100 miliardi di dollari, e ciò renderebbe il piano di aggiramento
degli Stati Uniti assolutamente insignificante.
●Gli sforzi
degli Stati Uniti per minare la stabilità nel Medio Oriente possono
in parte essere attribuiti al fatto che la ricostruzione delle
infrastrutture devastate in tutta la regione renderebbe necessaria
una massiccia infusione di dollari, ri-vitalizzando così l’economia
statunitense. Nel 2012 la strategia degli Stati Uniti per la
conservazione della propria leadership globale punterà a
politiche basate sulla forza, mentre Washington sta anche pensando
alla svalutazione del dollaro tra le possibili soluzioni alla crisi.
Una guerra di primo livello potrebbe davvero servire allo scopo. Al termine, il vincitore sarebbe in grado di imporre le proprie
condizioni al resto del mondo.
●L'Iran potrà
riuscire, se ben appoggiato, a porre fine all'espansione universale
degli Stati Uniti?.
Chi vivrà vedrà! Quel che appare chiaro è l’avvicinarsi, a passi da
gigante, del ‘Potere Unico Mondiale’.
d. CURZIO NITOGLIA
11 gennaio 2012
http://www.doncurzionitoglia.com/crisi_usa_e_guerra_iran.htm
Cfr. J. D. Heyes.
Naturalnews, 7/I/2012.
Cfr. Naomi Wolf,
Naomiwolf.org.,
6/I/2012.
Cfr. Wayne Madsen, Strategic Culture.
Why The US Needs a Major War.
4/I/2012.
Cfr. Victor Burbaki, Strategic Culture.
Softening Up Iran for the Final
Attack, 30/12/2011.
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