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Prologo

● Quando scoppiarono le rivolte nord-africane ed arabe (Tunisia ed
Egitto), si poteva arguire che fossero “non totalmente spontanee”,
ma pilotate dall’alto. Poi si arrivò alla Libia e tutto fu più
chiaro. La Nato dietro richiesta degli Usa (e questa mossa da
Israele) aveva fatto aggredire, bombardare ed aveva rovinato il
Paese più ricco e ordinato (ma non senza difetti ed abusi)
dell’Africa, precipitandolo in un caos molto più grave della sua
situazione anteriore, come era avvenuto nel 2003-2005 nell’Iraq.
Dalla Libia la rivolta si estese alla Siria, che fa un tutt’uno con
la Palestina ed il Libano, in vista dell’aggressione all’unica
potenza (l’Iran), che in Medio Oriente possa ‘contrastare’, in un
certo qual modo, lo strapotere e la prepotenza dello Stato
d’Israele. Il termine del processo storico delle rivolte arabe è
illuminante e spiega molte cose: il riassetto del Medio Oriente con
un Israele quasi onnipotente e un mondo arabo frazionato o
balcanizzato. Tuttavia per giungere alla meta occorre abbattere
l’ultimo ostacolo che è l’Iran.
● La
domanda che ci si poneva allora: “si arriverà ad una guerra contro
l’Iran?”, la quale dovrebbe comportare quasi sicuramente un attacco
atomico contro le sue centrali nucleari, che sono state scavate
sotto i 90 metri, mentre le bombe convenzionali non oltrepassano i
20 metri, si è fatta sempre più impellente e ad essa hanno risposto
in maniera positiva Israele (Netanyahu, Barak e Peres) ed una parte
degli Usa (Clinton e Obama), anche se in modo meno drastico o
cruento.
● Mi
sembra, perciò, doveroso affrontare il problema e cercare di capirlo
meglio (“mala praevisa minus feriunt”), non dico perfettamente e
totalmente, alla luce di quanto hanno scritto su questo tema sia la
stampa ‘politicamente corretta’, la quale oramai non può negare
l’evidenza, sia gli analisti che ‘cantano fuori dal coro’, ma in
maniera assai più intonata della prima.
*
I
PARTE
*
La
Cina e l’Iran
● Il
21 novembre, America, Regno Unito, Canada e Francia hanno annunciato
maggiori sanzioni contro l’Iran.
● Il
23 novembre il portavoce del ministero degli Esteri cinese, ha
detto, in una conferenza stampa tenutasi a Beijing, che la Cina è
contraria alle sanzioni unilaterali contro l’Iran.
● Il
23 novembre, il ministro degli Esteri cinese ha espresso contrarietà
alle sanzioni unilaterali contro l’Iran. Xia Ming un docente di
politica della City University of New York afferma: “Cina ed Iran
dovranno fronteggiare delle grosse sfide portate loro dall’Occidente
in politica, economia e cultura. Perciò, queste due nazioni hanno
una sorta d’interesse comune a darsi sostegno reciproco. Dunque
vedremo un grande coordinamento fra Cina ed Iran, con una grande
cooperazione nei settori dell’energia, dell’armamento, e così via”.
● Israele e Washington hanno detto che, nel caso in cui questi altri
sforzi risultassero inefficaci, non sarebbe da escludere la
possibilità di ricorrere all’azione militare. Il Generale Zhang
Zhaozhong – professore della Chinese National Defence University –
ha dichiarato che la Cina non esiterà a proteggere l’Iran, anche con
una Terza Guerra Mondiale
ed ha specificato che il non esitare ad ingaggiare una Terza Guerra
Mondiale dipenderebbe solo da necessità di politica interna.
*
II PARTE
*
La Russia e l’Iran
● Mosca è pronta a dislocare sistemi missilistici “Iskander”
nell’enclave baltica di Kaliningrad, se la Nato insisterà nel voler
dispiegare – stavolta contro l’Iran – lo scudo anti-missile che da
anni preme per installare ai confini dell’ex Unione Sovietica. Si
riaccendono i toni di guerra attorno allo scenario sempre più
instabile che minaccia il Medio Oriente, dove Israele ha annunciato
un possibile attacco nucleare a Teheran: la reazione missilistica
dell’Iran potrebbe coinvolgere forze Usa nel Golfo o nel
Mediterraneo, con conseguenze apocalittiche.
● La
situazione è seria, avverte Mikhail Gorbaciov. La
Russia ormai teme il
rischio di un conflitto nucleare:
«Non appena Teheran dovesse raggiungere la possibilità teorica di
costruire armi atomiche, sarebbe sicuramente bombardata da Israele,
forse anche con testate nucleari: Mosca preferirebbe che Teheran non
si doti di bombe atomiche, ma non può tollerare il rischio di una
minaccia nucleare occidentale ai suoi confini». La situazione
potrebbe letteralmente diventare esplosiva: nessuno sa dove si
abbatterebbe la reazione dell’Iran, se fosse colpito, ma è evidente
che obiettivi americani e occidentali, sono alla portata dei missili
iraniani, anche in Europa e persino in Italia.
● Un
attacco israeliano scatenerebbe uno scenario molto pericoloso. A
quel punto, coi propri confini “circondati” dallo scudo anti-missile
americano, la Russia rischierebbe di essere travolta dall’emergenza
e, di fatto, assediata. L’avvertimento del presidente Dmitrij
Medvedev, pronto a dispiegare i missili “Iskander” a Kaliningrad nel
cuore del sistema difensivo orientale della
Nato, è una mossa tattica: una forma
estrema di pressione per indurre Washington a frenare Israele, dopo
che dell’attacco contro l’Iran ha ormai parlato apertamente persino
lo stesso Shimon Peres.
● Riguardo
la decisione di Washington
e del Pentagono di spingere Mosca contro l’angolo con quello che è,
eufemisticamente chiamato, Difesa Anti-missili Balistici (BMD). Il
23 novembre, il presidente russo Dmitrij Medvedev, ha detto al
mondo, in termini chiari, che la Russia, per difendere se stessa e
non solo l’Iran, è pronta a dispiegare i suoi missili al confine con
l’Unione europea, tra Polonia e Lituania, e possibilmente a sud,
vicino a Georgia e Turchia, membro della Nato, per contrastare
l’avanzato processo di costruzione dello scudo di difesa
missilistica statunitense: “La Federazione russa implementerà a
ovest e a sud del paese, moderni sistemi d’arma che potrebbero
essere utilizzate per distruggere la componente europea della difesa
missilistica degli Stati Uniti”, ha annunciato alla televisione
russa. “Uno di questi passi potrebbe essere il dispiegamento di
sistemi missilistici Iskander a Kaliningrad”.
Questi sono sistemi missilistici balistici di teatro. L’ultima
versione dell’Iskander, l’Iskander-K, i cui dettagli rimangono top
secret, avrebbe una gittata di 2000 km e trasporterebbe missili da
crociera con una precisione sul bersaglio di 7 metri o meno.
Medvedev ha dichiarato di aver ordinato al ministero della difesa
russo di avviare “immediatamente” il sistema radar di Kaliningrad,
che avvertendo di attacchi missilistici imminenti, pone in stato di
prontezza al combattimento. Ha chiesto di estendere i bersagli presi
di mira dalle forze strategiche missilistiche nucleari russe e il
ri-allestimento dell’arsenale nucleare della Russia con nuove
testate, in grado di perforare lo scudo difensivo Usa/Nato, da
rendere operative in sei anni, entro il 2018. Medvedev ha anche
minacciato di far abbandonare alla Russia il nuovo Trattato di
riduzione dei missili Start, se gli Stati Uniti continuano come
annunciato.
● Se
l’Occidente
alle prese con la più
grave crisi della sua storia decide di presidiare a mano armata le
risorse strategiche che fanno gola alla Cina
e continua a premere sull’Iran anche
attraverso la Siria, stavolta è Mosca (oltre la Cina) a mettersi di
traverso.
*
III PARTE
*
L’enigma della Turchia
● La
Siria è sul punto di esplodere. L’attuale strategia turca rischia di
non essere capita se non viene letta alla luce della sua tattica del
"non pestare i piedi", che ha funzionato benissimo in passato per
seppellire ogni divergenza con Siria, Iran e Libano ed aprire nuovi
mercati finanziari agli esportatori turchi. L’economia della Turchia
è cresciuta l'anno scorso quasi alla stessa velocità di quella
cinese. Questo prima che la situazione politica in Libia, Siria e
Egitto scoppiasse, costringendo il primo ministro turco Recep Tayyip
Erdogan a prendere posizione. La Turchia invitò dapprima Ozni
Mubarak a cedere il passo, poi confermò il supporto all'esercito
egiziano.
● La
Turchia abbandonò anche se con riluttanza, come causa persa, M.
Gheddafi, un vecchio amico con cui Ankara aveva in piedi affari per
23 miliardi di dollari. L'atteggiamento di Erdogan nei confronti
della Siria è stato simile: è convinto che la famiglia Assad debba
levare le tende e lasciare il posto a una democrazia in stile turco,
ossia intrisa dei valori islamici di welfare e giustizia sociale.
● La
Siria è a un passo dal precipitare nella guerra civile. Potrebbe
esserci bisogno di un intervento stabilizzatore per tirare il Paese
fuori dai guai e rimetterlo insieme. Il conflitto siriano è un
rompicapo. È iniziato un anno fa con l'ingresso nel Paese di gruppi
d'insurrezione dal vicino Libano. Erano stati armati, riforniti e
addestrati dalla CIA, dall'MI6 inglese e dal Mossad e finanziati con
i soldi della monarchia saudita e del Congresso degli Stati Uniti,
che già negli anni '80 decise di stanziare fondi per il
sovvertimento del regime di Assad a causa dell'ostilità di questi
verso Israele, e del suo supporto ai Palestinesi. Un intervento Nato
in Sira (come quello libico) sarebbe necessariamente respinto dal
Libano, dalla Palestina e soprattutto dall’Iran dietro il quale ci
sono Russia e Cina. In breve sarebbe la catastrofe.
● È
pur vero che molte città della Siria sono già “insorte”, anche se
non le principali, e che la stampa ‘politicamente corretta’ fa
continua opera di disinformazione sui fatti realmente accaduti in
Siria in funzione anti-Assad. Per esempio a Damasco, Latakia e
Aleppo la rivolta non è arrivata, ma l'economia cittadina è
sull'orlo del collasso. La Siria è frammentata anche da un punto di
vista etnico-religioso. Parte della maggioranza sunnita ,
soprattutto l'alta borghesia, sostiene ancora Assad, al contrario di
quel che dicono i media occidentali. Lo stesso vale per la minoranza
cristiana, che ammonta al 10% della popolazione. Come il regime di
Saddam Hussein, anche quello di Assad ha protetto i cristiani
presenti sul territorio nazionale dagli attacchi dei fanatici, che
ritengono i cristiani dei traditori filo-occidentali e degli
idolatri.
● Ma
In Siria ci sono cecchini “sconosciuti” che stanno prendendo di mira
i civili siriani e l’esercito siriano, al fine di causare caos e
conflitti interni. Le comunità cristiana in Siria è anch’essa presa
di mira da gruppi di “sconosciuti”. E’ molto probabile che gli
aggressori siano una coalizione di forze di Stati Uniti, Francia,
Giordania, Israele, Turchia e Arabia che collaborano con alcuni
siriani al suo interno.
● Il
nuovo capo della Chiesa siro-cattolica maronita di Antiochia, la più
grande delle autonome Chiese orientali cattoliche, ha espresso i
suoi timori circa una epurazione dei cristiani arabi dal Levante e
dal Medio Oriente. Il Patriarca Mar Beshara Boutros al-Rahi e molti
altri leader cristiani in Libano e Siria, hanno paura dell’avvento
dei Fratelli Musulmani in Siria. Come l’Iraq, gruppi misteriosi
stanno attaccando le comunità cristiane in Siria. I leader della
Chiesa cristiana ortodossa orientale, tra cui il patriarca ortodosso
di Gerusalemme Est, hanno tutti espresso pubblicamente le loro gravi
preoccupazioni. A parte gli arabi cristiani, questi timori sono
condivisi anche dalla comunità assira e armena, che sono per lo più
cristiane. Il patriarca maronita Sheikh al-Rahi è stato recentemente
a Parigi, dove ha incontrato il presidente Nicolas Sarkozy. È stato
riferito che il patriarca maronita e Sarkozy avevano disaccordi
circa la Siria, cosa che ha spinto Sarkozy a dire che il regime
siriano crollerà. La posizione del patriarca al-Rahi era che la
Siria deve essere lasciata sola e permetterle la riforma. Il
patriarca maronita ha anche detto a Sarkozy, che Israele doveva
essere trattata come una minaccia, se la Francia vuole
legittimamente che Hezbollah disarmi. A causa della sua posizione in
Francia, al-Rahi è stato immediatamente ringraziato dai leader
religiosi cristiani e musulmani della Repubblica araba siriana, che
lo hanno visitato in Libano. Hezbollah e i suoi alleati politici in
Libano, che comprende la maggior parte dei parlamentari cristiani
nel parlamento libanese, ha anche lodato il Patriarca maronita, che
poi ha fatto un tour nel Sud del Libano. Sheikh al-Rahi è ora
politicamente attaccato dall’Alleanza del 14 Marzo di Hariri, a
causa della sua posizione su Hezbollah e il suo rifiuto a sostenere
il rovesciamento del regime siriano. Una conferenza di figure
cristiane è in realtà programmata da Hariri per opporsi al patriarca
al-Rahi e alla posizione della Chiesa maronita. Dal momento che
al-Rahi ha annunciato la sua posizione, il Partito Tahrir di Hariri,
che è attivo sia in Libano che in Siria, ha iniziato a bersagliarlo
con le critiche. E’ anche stato riportato che alti funzionari
statunitensi hanno anche cancellato i loro incontri con il patriarca
maronita, come segno del loro disappunto circa le sue posizioni su
Hezbollah e la Siria.
● Non
è un caso che i cristiani egiziani siano stati attaccati nello
stesso momento del Referendum nel Sud Sudan e prima della crisi in
Libia. Né è un caso che i cristiani iracheni, una delle più antiche
comunità cristiane del mondo, siano costretti all’esilio, lasciando
le loro terre ancestrali in Iraq. In coincidenza con l’esodo dei
cristiani iracheni, avvenuto sotto gli occhi attenti degli Stati
Uniti e delle forze militari britanniche, i quartieri di Baghdad
divennero settari mentre musulmani sciiti e sunniti furono costretti
dagli squadroni della violenza e della morte a formare enclave
settarie. Tutto questo è legato alla riconfigurazione della regione
medio orientale come parte di un obiettivo più ampio a favore di
Israele. Sembra un paradosso ma le “guerre di liberazione” mosse
dall’occidente contro l’Iraq, la Libia, l’Egitto (e la Siria) hanno
portato al potere gli islamisti radicali ed hanno abbattuto regimi
forti ma “laici” che garantivano la libertà di culto ai cristiani.
● Un
esodo cristiano è in programma per il Medio Oriente per volontà di
Washington, Tel Aviv e Bruxelles. E’ stato riferito che a Sheikh
al-Rahi (il Patriarca maronita) è stato detto a Parigi, dal
presidente Nicolas Sarkozy, che le comunità cristiane del Levante e
del Medio Oriente possono stabilirsi nell’Unione europea. Questa non
è un’offerta generosa. E’ uno schiaffo in faccia dalle stesse
potenze che hanno deliberatamente creato le condizioni per sradicare
le antiche comunità cristiane del Medio Oriente. Lo scopo sembra
essere il reinsediamento delle comunità cristiane al di fuori della
regione o a delimitarle in enclavi. Entrambe le cose potrebbero
essere degli obiettivi.
● La
Siria è un alleato di vecchia data dell'Iran. Le potenze occidentali
e Israele smaniano di mandare in pezzi il Paese in modo da inferire
un duro colpo non solo all'Iran, ma anche agli altri alleati della
Siria, Hezbollah in Libano e Hamas in Palestina.
Cosa
altrettanto importante, se la Siria dovesse collassare, le Alture
del Golan, territorio di importanza strategica annesso da Israele
nel 1967, resterebbero tranquillamente in mano israeliana. Assieme
alle principali risorse di acqua sorgiva della zona. Una Siria
frammentata sarebbe una catastrofe per il Medio Oriente. Ma Stati
Uniti, Francia, Israele e Gran Bretagna sono così accecati dalle
loro smanie anti-iraniane accese da Israele, che sono pronti a
passare sopra alla Siria per arrivare al Grande Nemico persiano,
nonostante i chiari avvertimenti di Cina e Russia di non farlo. Il
che equivarrebbe a dar fuoco alla casa per sbarazzarsi dei topi.
*
Conclusione
● Mi sembra molto probabile che si vada
verso una catastrofe apocalittica da un punto di vista bellico. Se,
inoltre, si guarda spassionatamente lo stato del mondo intero, da un
punto di vista economico-finanziario,
il traguardo verso il quale sta correndo mi pare lo stesso. L’enorme
crisi, o “fallimento” (“default”) in cui versano le economie europea
e statunitense apre lo scenario ad una epoca storica simile a quella
che conobbe l’Europa durante le invasioni barbariche.
● A partire da certi
princìpi (nichilismo filosofico) non si può giungere che a certe
conclusioni (suicidio intellettuale, morale e spirituale). Il 2011 è
il termine del 1968. Il mondo intero è un “ammalato terminale”
entrato in coma l’11 settembre 2001. La forza o “l’ostacolo”
(“Katèkon”) che dovrebbe trattenere le forze annichilatrici si è
“conformato, aggiornato, omologato” al mondo e al suo Principe.
Anche in ambiente cattolico tradizionale si nota un’arrendevolezza,
un’apatia se non una smania di novità e di apertura al mondo, che
desta stupore.
● Tuttavia non bisogna
dimenticare che non è la sola ragione a spiegare il significato,
l’origine ed il fine della storia umana, ma è soprattutto
la Rivelazione
divina che ce ne disvela il senso. Per quanto riguarda la fine del
tempo, secondo padre Cornelio Fabro «potrebbe venire quando una
politica irresponsabile scatenasse nel mondo le tremende forze delle
armi moderne. Perciò noi oggi viviamo già in un’atmosfera di attesa
escatologica che svuota le filosofie di tutte le vane pretese di
risolvere l’eternità nel tempo».
● Il cristianesimo non
concepisce la storia né come una decadenza continua, poiché osserva
il progredire, non sempre costante, dell’uomo nel corso dei secoli;
né quella di un progresso infinito mediante evoluzione costante e
creatrice, poiché afferma che la storia tende al suo fine con alti e
bassi, come ad un termine finito, solo oltre il quale si entra
nell’eternità infinita.
● «Quanto durerà il tempo?
- si chiede Etienne Gilson - Nessuno lo sa; ma tutti sanno che si
sta rappresentando il penultimo atto del suo dramma. Più in là, è la
spaventosa peripezia del regno dell’Anticristo. Come
la Passione di Cristo è
una tenebra tra due luci, l’ultimo assalto del male contro il bene
terminerà con una disfatta».
● Monsignor Ugo Lattanzi ricapitola: «Dal
momento che lo splendore della Parusia di Cristo, che appartiene
alla realtà escatologica, annienterà l’Anticristo, il quale
appartiene al terzo atto della seconda èra, deduciamo logicamente
che la seconda èra è e deve essere considerata come èra
escatologica, nel senso che essa non sarà seguita altro che
dall’epilogo della Storia».
● Cosa fare? Prepariamoci
ad affrontare una situazione veramente pericolosa e catastrofica.
Come? Non con le sole nostre forze, ma con la speranza nell’aiuto di
Dio, promessoci ultimamente dalla Madonna a Fatima nel 1917, assieme
all’avvertimento di un immane castigo se il mondo non si fosse
ravveduto e purtroppo non solo non si è ravveduto ma è precipitato
molto più in basso.
d. CURZIO NITOGLIA
9 dicembre 2011
http://www.doncurzionitoglia.com/da_siria_a_iran.htm
Cfr. New World Reporter,
29 novembre 2011.
David M. Herszenhorn, Russia Elevates Warning About US
Missile-Defense Plan in Europe, The New York Times, 23 novembre
2011.
Cfr. libreidee, 30 novembre 2011.
Cfr. Global Research, 26 novembre
2011. Mahdi Darius Nazemroaya scrittore di Ottawa,
Canada, sociologo e ricercatore associato presso il “Centro per
la Ricerca sulla Globalizzazione” (CRG), Montreal.
Cfr. Turkey as Confused as We Are by Syria,
29.novembre.2011.
In Italia, ad esempio, il primo ministro Mario Monti è
Presidente europeo della Commissione
Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista
fondato nel 1973 da David Rockefeller membro del comitato
direttivo del Gruppo Bilderberg. Dal 2005 è International
Advisor per Goldman Sachs. una
delle più potenti banche d’affari ebraiche del mondo, quella che
ha messo in ginocchio
la Grecia e che ora,
magicamente, ha piazzato la sua pedina in Italia. I suoi
predecessori e i successori sono: Romano Prodi, da consulente
Goldman Sachs a Presidente del Consiglio in Italia Mario Draghi,
da Vicepresidente Goldman Sachs a Governatore della Banca
d’Italia. Massimo Tononi, dalla Goldman Sachs di Londra a
sottosegretario all’Economia nel governo Prodi del 2006. Gianni
Letta, membro dell’Advisory Board di Goldman Sachs è nominato
sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo
Berlusconi (2008). “Sopra la banca la
Patria campa, sotto la banca la Patria crepa”. Cfr
www.terrasantalibera.com
C. Fabro, La storiografia nel pensiero cristiano, in “Grande
Antologia Filosofica”, Milano, Marzorati, 1989, vol. V, pag.
340.
E. Gilson, Lo spirito della filosofia medievale, Brescia,
Morcelliana, 1969, III ed., pag. 479.
U. Lattanzi, La visione biblica della storia, in «Somma del
Cristianesimo» a cura di R. Spiazzi, ed. Paoline, Roma, 1958,
vol. I, pag. 785.
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