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“O Signore, fammi
conoscere ciò che debbo fare e fammi portare a termine ciò che debbo
compiere”
(Colletta della VIII
Domenica dopo la Pentecoste).

Prologo
●Due scienziati
statunitensi Andrew Newbewrg (radiologo presso il ‘Dipartimento di
medicina nucleare’ dell’Università della Pensilvania) ed Eugene
d’Aquili (neurologo presso l’Università della Pensilvania) hanno
scritto e pubblicato in inglese nel 2001 un libro intitolato Dio nel
cervello. La prova biologica della Fede (tr. it., Milano, Mondadori,
2002) in cui dimostrano scientificamente, a partire da lunghi studi
sul cervello tramite i moderni scanner, che l’atto di Fede e la
pratica religiosa non sono prodotti dell’emotività in-conscia o del
sentimentalismo umano (come dice il modernismo) più o meno
patologico (come pensava Freud), ma si fondano sulla neuro-biologia,
ossia l’atto di Fede e la vita religiosa prendono inizio
dall’attività (fotografabile mediante scanner) dell’organo
cerebrale, vale a dire da un atto di ragione e di volontà, che sono
due facoltà spirituali dell’anima, le quali si servono del cervello
come organo fisico per aderire ed unirsi a Dio, conoscendolo ed
amandolo.
●Mentre per la dottrina
cattolica la Fede religiosa è un atto soprannaturale
dell’intelligenza e della volontà, che aderiscono alla verità
oggettiva rivelata da Dio, per Martin Lutero (+ 1546), al contrario,
essa è un ‘sentimento fiduciale’ o un sentimento puramente
soggettivo, che dissocia la coscienza e la conoscenza razionale dal
contenuto oggettivo della Fede e della religione. Il protestantesimo
e poi il modernismo rendono, così, la religione un sentimentalismo
soggettivistico ed irrazionale, totalmente indipendente da ogni
verità oggettiva e da qualsiasi adesione ragionevole a verità
rivelate e proposte a credere. Il sentimentalismo soggettivistico,
irrazionale e in-conscio diventa l’unico criterio e il fondamento
della religiosità, la quale viene scissa da ogni legame con la
divina Rivelazione, la Tradizione apostolica e la direzione del
Magistero ecclesiastico.
●La Scienza, però, viene
oggi a confermare la razionalità e libera volontarietà dell’atto di
Fede e di Carità soprannaturali, ossia della vita religiosa e
sconfessa implicitamente la concezione sentimentalistica,
irrazionale e sub-cosciente della religione.
*
I fatti scientificamente
accertati
●Il modernismo (Edouard Le Roy + 1954;
Auguste Sabatier + 1901) vede il fatto religioso principalmente come
un prodotto della ‘psiche’ dell’individuo, in cui il sentimento
erompente dalla sub-coscienza ha il predominio sulle funzioni
dell’intelletto e della volontà mosse dalla Grazia. Inoltre
l’oggetto del sentimento religioso non è Dio realmente esistente
come oggetto extramentale, personale e trascendente il mondo, ma è
una sorta di divinità vagamente sentita come immanente all’uomo,
frutto di un’esperienza religiosa. Già il filosofo americano William
James (+1910) nel suo libro Varieties of religious experience
(1902), che riprendeva le teorie della Critica della ragion pura
(1781) di Emmanuel Kant (+ 1804), affermava lo stesso concetto e ne
tirava la conclusione che non esiste una religione più vera
dell’altra, poiché tutte sono egualmente prodotte dall’in-conscio
umano. Egli ha ridotto così la religione a puro sentimento
soggettivo e irrazionale erompente dalla sub-coscienza, spalancando
le porte alla psicoanalisi freudiana, la quale ha finito per
rovinare oltre la Fede anche la Morale oggettiva naturale e
rivelata, mediante l’invenzione della nozione della ‘morale della
situazione’, che nega ogni valore oggettivo all’etica, per valutare
solamente il caso pratico e soggettivo, hic et nunc, e rende così
lecita ogni cosa, storicizzandola e relativizzandola. Tale dottrina
americanista e modernista ha la sua radice remota nel Luteranesimo,
che negava la virtù di Fede come assenso dell’intelletto, spinto
dalla volontà e mosso dalla Grazia attuale, per affermarne l’origine
soggettivistica nella fiducia di salvarsi anche se si vive in
peccato (“pecca fortiter, sed fortius crede”).
Il sentimentalismo o predominio dei sensi e del sentimento sulla
ragione e volontà dell’uomo già nel Luteranesimo (soggettivismo
teologico) è il principale se non l’unico fondamento della religione
ridotta ad una semplice esperienza psicologica soggettivistica di
una “divinità” vaga ed indefinita. Tale sentimentalismo o esperienza
psicologica soggettivistica della “religiosità” è definita da p.
Cornelio Fabro (+ 1999) “anarchia e smarrimento dello spirito umano,
ossia dell’intelletto e volontà, che s’avvia verso il panteismo o
l’ateismo”.
Il modernismo aggiunge al Luteranesimo aggravandolo l’errore del
sub-conscio,
quale substrato oscuro al di sotto della coscienza umana, nella
quale alberga un Io chiaro e cosciente, mentre nel sub-conscio si
troverebbe un Io sub-liminale
o in-cosciente, il quale produce intuizioni e sentimenti vaghi e
confusi, che prorompono prepotentemente nell’Io in-cosciente e vi
producono nuove aspirazioni sentimentaloidi ed in-consce, che
coincidono con l’esperienza religiosa. Quindi la vera Religione non
viene dall’assenso intellettuale e volontariamente libero, mosso
dalla Grazia, che aderisce alla S. Scrittura e alla Tradizione (le
due fonti della Rivelazione) sotto la guida del Magistero quale
organo interpretativo di esse, ma è un prodotto della sub-coscienza,
come l’uomo sarebbe l’ultimo prodotto discendente dalla scimmia, che
a sua volta ‘scende’ dall’albero...
●Ebbene, le recentissime indagini
scientifico-mediche smentiscono la teoria modernistica e confortano
quella cattolica tradizionale. Infatti i due scienziati succitati
hanno sperimentato, nei laboratori del ‘Policlinico dell’Università
della Pensilvania’, il procedere delle attività del cervello durante
la meditazione di alcune “cavie” umana (un buddista di nome Robert e
cinque suore francescane) «monitorando l’attività cerebrale di
Robert»
durante la sua meditazione. La “monitorazione” avviene tramite
«strumenti che registrano simultaneamente […] e rilevano alterazioni
specifiche nel flusso sanguigno e nell’attività elettrica del
cervello, […] nonché le variazioni della pressione sanguigna e della
frequenza cardiaca».
L’atto di Fede in Dio e la preghiera verso di Lui sottoposte alle
ricerche mediche (radiologiche e tomografiche)
dei due scienziati statunitensi li hanno condotti a constatare che
la vita spirituale è “reale” e non immaginaria o sentimentale, anzi
si può “analizzare e verificare con validi metodi scientifici”.
Gli scienziati spiegano: «radiografare è proprio ciò che facciamo.
[…]. Possiamo cercare di capire i meccanismi cerebrali che stanno
alla base della meditazione e farci un’idea chiara dell’incredibile
funzionamento dell’encefalo durante tale pratica».
L’accrescimento del flusso di sangue nel cervello, rivelato dalla
“spect”, è correlativo all’accrescimento dell’attività cerebrale di
quella specifica area dell’encefalo radiografata. Il risultato della
radiografia (tomografia o “spect” in specie) era la fotografia
dell’attività cerebrale prima della meditazione, la quale «mostrava
in molte zone del cervello […], una frenetica attività neurale. […].
Le immagini che fotografavano il picco della meditazione, invece,
[…] indicavano una forte diminuzione del livello di attività».
Cosa vuol dire tutto ciò per noi profani di scienza medica? Che
«l’aumento del flusso di sangue è associato ad un aumento
dell’attività cerebrale. […] E che più il soggetto concentra
l’attenzione mentre medita, più blocca gli imput verso l’area
cerebrale dell’orientamento».
Il fatto che l’area dell’orientamento del cervello ha meno dati da
elaborare o riceve meno imput e agisce di meno produce - secondo i
due scienziati - una sorta di avvicinamento del soggetto o della sua
anima fornita d’intelletto e volontà a Dio, ossia all’oggetto della
sua Fede e della sua preghiera.
Sant’Angela da Foligno descrive lo stato della meditazione come “un
congiungimento dell’anima a Dio, che stabilisce lo spirito nella
pace e lo libera dei mutamenti e preoccupazioni. L’anima nel culmine
della contemplazione ‘possiede’ Dio ed approda ad una gran pace del
cuore in cui è contenta di tutto” (Il libro dell’esperienza). Tale
unione con Dio e la pace che ne deriva producono un rilassamento
dell’attività neurologica, che i due scienziati hanno fotografato
con la “spect”. Quello che colpisce, benché i due siano inclini ad
una religiosità orientale e buddista, che è piuttosto una filosofia
tendente al panteismo, è che essi riconoscono – contro le idee
modernistiche e freudiane – che «l’unione con Dio non è prodotta da
pii desideri o ingannevoli illusioni. […]. L’esperienza mistica ci
pareva reale».
Infatti il modernismo sostiene che Dio e la religione sono effetto
del sentimento umano, mentre la psicanalisi freudiana vi vede
qualcosa di patologico ed isteroide. I due scienziati, invece,
affermano che la radiologia permette di fotografare “le capacità del
cervello di rendere reale […] un processo neurologico che trascende
l’esistenza materiale [e la sensibilità o il sentimento] e di
entrare in contatto con la parte più profonda di se stessi [l’anima]
in cui converge tutto quanto esiste [la Grazia santificante o Dio
presente nell’anima]”.
Nella preghiera l’intelletto e la volontà, che sono le due facoltà
spirituali e non-sensibili o organiche dell’anima razionale, si
servono dell’organo materiale cervello per conoscere ed amare Dio,
il quale è presente nelle anime che vivono in Grazia abituale. I
computer o tomografi riescono a fotografare l’attività del cervello,
il quale, durante la meditazione ossia la Fede pregata e il contatto
spirituale con Dio, rallenta la sua attività ed entra in uno stato
di quiete e di pace. Quindi la vita religiosa o spirituale (Fede in
Dio e contatto con Dio mediante l’orazione mentale) non è il
prodotto dell’in-conscio umano o del solo sentimento (come vogliono
i modernisti), ma è effetto di conoscenze razionali prodotte
dall’anima tramite le sue facoltà ultra-sensibili o spirituali
(intelletto e volontà), che si servono dei sensi e del cervello, il
quale coordina tutta l’attività della vita sensibile e della
conoscenza dei sensi esterni ed interni, dai quali l’intelletto
ottiene le ‘impressioni sensibili’ per ‘produrre l’idea universale’
(“nihil in intellectu, nisi prius non fuerit in sensu; nulla entra
nell’intelletto se prima non sia passato attraverso i sensi”).
L’intelletto tramite il cervello entra in contatto con la sua anima
e con Dio, che sono oggetti reali ed extra-mentali e non sono
affatto il prodotto del sub-conscio e del sentimento irrazionale
dell’uomo.
●Inoltre i due scienziati confutano,
implicitamente, la filosofia sensistica inglese, la quale ritiene
che la conoscenza umana sia eguale a quella sensibile degli animali
bruti. Essi asseriscono e provano scientificamente che il cervello
umano, benché non molto dissimile da quello degli animali superiori,
ha, però, delle funzioni conoscitive superiori, ossia l’intelligenza
che ci distingue dagli animali, i quali hanno solo la conoscenza
sensibile (interna ed esterna), ma non il raziocinio.
●Anche la volontà, come l’intelligenza, si
serve del cervello
per “puntare su un preciso obiettivo: per esempio leggere un libro
in un ristorante rumoroso”.
L’intelletto se ne serve per conoscere e capire, la volontà per
ordinare gli impulsi deputati ai movimenti volontari degli occhi,
della sensibilità, del linguaggio, del controllo dell’equilibrio
fisico.
Certamente il “cuore” resta il “simbolo” o l’immagine più
appropriata dell’amore, ma è il cervello, molto meno bello
simbolicamente e rappresentativamente, l’organo di cui si serve la
volontà per conoscere e per inviare i suoi ordini alle varie facoltà
e membra del corpo.
●“Il cervello ha creato la mente”
o il pensiero, come scrivono i due Autori? Non è esatto. Infatti “il
più perfetto (pensiero spirituale) non viene dal meno perfetto”
(cervello materiale). Qui occorre correggere la tesi dei due
scienziati con la sana filosofia tomistica sulla conoscenza umana.
L’anima è una sostanza, nella quale ineriscono due facoltà nobili
(accidenti “potenze attive”), che sono l’intelletto e la volontà.
Quindi l’anima tramite l’intelligenza pensa e poi giudica unendo due
idee ed infine con due giudizi, che hanno un termine in comune,
arriva al ragionamento. Ma l’idea non è innata nell’anima. Essa è
prodotta - da una parte - dall’influsso che esercita la conoscenza
sensibile esterna e interna sul cervello e - dall’altra -
dall’astrazione di un concetto intellettuale, immateriale ed
universale da parte dell’intelletto agente, a partire dall’immagine
sensibile, che ha impressionato il cervello o il senso conoscitivo.
Quindi il cervello non produce il pensiero, ma l’intelletto si serve
del cervello e dei sensi per produrre un concetto e mettendo assieme
più concetti giudica e poi assommando più giudizi ragiona.
Certamente l’intelletto e la volontà, facoltà nobili dell’anima
spirituale, non possono essere fotografate dal tomografo, ma la
differenza di attività, molto più perfetta nel cervello umano e
molto più ridotta nel cervello animale, fa dedurre che nell’uomo
oltre il cervello organico, simile a quello degli animali superiori,
vi è un qualcosa di più, che utilizzando uno strumento (cervello)
simile (tra animale e uomo) produce degli effetti superiori, non
spiegabili col solo organo cervello. La conoscenza razionale e la
libera scelta sono quindi riconducibili principalmente
all’intelletto e alla volontà e solo strumentalmente al cervello.
“Effectus non excedit causam; l’effetto non sorpassa la causa”. Ora
la conoscenza e il libero arbitrio (effetto) sorpassano la capacità
cerebrale (causa). Quindi oltre il cervello l’uomo ha qualcosa in
più che lo rende strumento materiale capace di attività conoscitiva
ed appetitiva sopra-sensibile.
●L’attività del cervello, di cui si serve
l’anima e l’intelligenza per conoscere, la si può controllare e
fotografare con la “spect”. Ora si constata allo scanner che durante
la meditazione ossia il rientrare in sé o nella propria anima e nel
mettere in relazione l’anima con Dio, il sistema nervoso
parasimpatico esercita un’attività inibitoria, che produce un
rilassamento nel cervello (e nell’anima), in cui «il corpo e la
mente provano un senso di oceanica serenità e beatitudine: nessun
pensiero, sentimento […] interferisce con la coscienza».
●In breve c’è una base neuro-biologica
della vita spirituale: “la Grazia presuppone la natura, non la
distrugge, ma la perfeziona” insegna S. Tommaso (S. Th., I, q. 1, a.
8, ad 2). Così scendere nella “cella interiore” (S. Caterina da
Siena, Dialogo della divina provvidenza) della propria anima e
prendere contatto, mediante l’intelletto aiutato dalla Fede e la
volontà aiutata dalla Carità, con Dio o la capacità che l’uomo ha -
con l’aiuto di Dio - di trascendersi e unirsi a Dio, che resta
sempre infinitamente distinto da lui e di cui si partecipa la vita
intima mediante il dono gratuito della Grazia santificante, fa parte
della natura umana, la quale però non ha le forze per arrivare
all’ordine soprannaturale. Tuttavia, quando Dio concede la sua
Grazia o dono gratuito all’uomo e lo eleva all’ordine
soprannaturale, avviene questa immersione del pensiero umano
nell’intimo della propria anima e la presa di contatto, che giunge
all’unione, senza confusione, con Dio; allora il cervello, se
passato allo scanner, mostra le immagini di un’attività assai
rilassata, pacifica, tranquilla, ordinata, che produce pace e
serenità nell’attività neurologica e nel corpo dell’uomo. Questo la
scienza lo ha fotografato.
Chi soffre di insonnia può guarire mediante la pratica dell’orazione
mentale affettiva, la quale non implica lo sforzo del raziocinio, ma
rilassa totalmente l’attività neurologica e libera la mente da ogni
pensiero che turba la quiete dell’animo e il sonno, il quale è come
una farfalla: se la vuoi afferrare vola via, ma se la lasci
appoggiare sul tuo braccio senza muoverti vi si possa e vi resta.
●La pratica della meditazione riesce a
diminuire tutti o quasi i pensieri che ci affannano, mette a tacere
la mente conscia
e ci affranca o libera dall’Ego ingombrante, che ci disturba più del
mondo e del demonio. I Padri della Chiesa insegnano che, se
riuscissimo a distruggere l’amor proprio disordinato, riusciremmo
anche a chiudere le porte dell’inferno. È sempre la volontà, buona o
cattiva, che ci salva o ci danna, non l’intelligenza.
●Mentre Freud (che era un cabalista e
talmudista più che uno scienziato medico)
ha insegnato che la religione produce le malattie somatiche
soprattutto nervose, ma non lo ha dimostrato scientificamente; la
scienza contemporanea dimostra, con esperimenti fotografati, che
«gli uomini e donne, i quali praticano la religione, avrebbero meno
ictus e meno malattie cardiache, una migliore funzione immunitaria e
una pressione arteriosa più bassa della popolazione nel suo
complesso. […]. La religione fa bene sia al corpo che all’anima».
Tutto sta a viverla seriamente, senza eccessi né difetti, i quali
(non la religione) producono scompensi. Attenzione agli eccessi
anche nella vita spirituale. “Ogni eccesso è un difetto”. Se si
prende la religione troppo di petto, in maniera ossessiva ed
eccessiva, come fece il giovane Martin Lutero, allora essa diventa
‘per eccesso di uso’ l’oppio dell’uomo. Ma “l’abuso non toglie
l’uso”. Quindi è bene vivere serenamente ed in maniera equilibrata
il rapporto dell’anima con Dio, tramite Fede, Speranza e Carità.
*
Conclusione
1°) La scienza medica
riesce a fotografare (con lo scanner) l’attività del cervello umano
durante la meditazione o la Fede pregata. 2°) L’attività del
cervello degli animali bruti anche più sviluppati (cani, gatti,
scimmie) risulta meno intensa di quella del cervello umano. Ciò vuol
dire che l’encefalo dell’uomo, molto simile in sé organicamente a
quello degli animali superiori, ha funzioni conoscitive superiori a
quelle dell’animale. Quindi il cervello umano è aiutato da facoltà
conoscitive e volitive razionali o sopra-sensibili. “L’effetto non
sorpassa la causa”. Ora la conoscenza e il libero arbitrio
sorpassano la capacità cerebrale. Quindi oltre il cervello l’uomo ha
qualcosa che lo rende strumento organico capace di attività
conoscitiva ed appetitiva sopra-sensibile. 3°) Anche la volontà come
l’intelletto si serve del cervello quale suo organo e non del cuore,
come ritenevano i filosofi antichi, anche se il simbolo del cuore
rappresenta l’amore meglio del cervello. Ciò mette in rilievo la
reciproca influenza nell’agire umano (conoscere ed amare)
dell’intelligenza e della volontà, che non vanno scisse e
contrapposte, ma distinte ed unite. 4°) L’intelletto e la volontà si
servono del cervello e dei sensi per conoscere e volere o comandare
mentre i sensi offrono all’intelletto la materia sensibile da cui
esso astrae le idee universali e spirituali. 5°) Lutero e il
modernismo kantiano col loro soggettivismo filosofico,
l’americanismo di James col suo sentimentalismo in-conscio vagamente
“religioso” e Freud con il sub-conscio psicanalitico sostengono che
l’Io (assoluto, sentimentale, incosciente o sub-cosciente) produce
sinteticamente, immagina o sente in-consciamente Dio, la Religione e
la Fede. Ma essi sono confutati dalle indagini radiologiche sul
cervello, organo materiale dell’intelletto e della volontà
razionali, superiori al sentimento e all’immaginazione. I sensi
organici non possono produrre una conoscenza e un appetito di
oggetti spirituali, per esempio la conoscenza e l’amore di Dio,
della propria anima, della Patria, dell’onore. Nessuno ha mai
incontrato, toccato, sentito, sperimentato tali oggetti. Quindi essi
sono in-organici. E siccome “l’effetto non può sorpassare la causa”
ovvero “il più perfetto non può venire dal meno perfetto”, significa
che l’attività razionale e libera dell’uomo non è l’effetto del solo
organo cervello, ma anche delle facoltà sopra-organiche che
chiamiamo intelletto e volontà.
●Riassumendo: “I sublimi
discorsi non fanno l’uomo santo, ma la vita virtuosa lo rende caro a
Dio. ‘Vanità delle vanità e tutto è vanità’ (Eccl., I, 2) ‘fuorché
l’amare Dio e servire a Lui solo’ (Deut., VI, 13)” (Imitazione di
Cristo, Libro I, cap. 1). “O Signore, fammi conoscere ciò che debbo
fare e dammi la forza di portare a termine ciò che debbo compiere”
(Colletta della VIII Domenica dopo la Pentecoste). “Fatti non foste
a viver come bruti, ma per seguir virtude e conoscenza” (Dante,
Inf., XXVI, 119-120). “Uomini siate e non pecore matte, sì che il
giudeo di voi tra voi non rida” (Dante, Par., V, 80).
d. CURZIO NITOGLIA
18 agosto 2011
http://www.doncurzionitoglia.com/dio_e_cervello_umano.htm
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