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“L’arrendevolezza dei
buoni aumenta l’audacia dei cattivi”
(Leone
XIII)
“Per restare liberi
dentro, giunti ad un certo punto dalla vita, bisogna prendere senza
esitazioni la via della prigione.
[…]. Non muoio neanche se mi ammazzano”
(G.
Guareschi)
Cerco l’uomo
● La modernità e post-modernità hanno
distrutto prima la Religione (l’Umanesimo ed il Rinascimento
col cabalismo e il neopaganesimo/ il Protestantesimo col
soggettivismo spirituale); poi la retta Ragione (il
Cartesianismo e l’Idealismo col relativismo e soggettivismo
filosofico); indi la Società civile (la Rivoluzione inglese,
americana e francese col Democratismo secondo cui l’Autorità
proviene dal basso); quindi la famiglia e la proprietà privata sulla
quale si regge la famiglia (il Comunismo materialista e
collettivistico); infine l’individuo stesso (Nichilismo
postmoderno coll’odio distruttore contro Dio e l’ente “creato a sua
immagine e somiglianza”, ossia l’uomo fornito d’intelletto e volontà
ed elevato gratuitamente all’ordine soprannaturale, che lo rende “Divinae
naturae consors”, II Petri). Pio XII nel 1953
ha detto che la
Rivolta contro Dio ha avuto un crescendo rossiniano: essa è iniziata
prima con “Cristo sì, Chiesa no; poi Dio sì, Cristo no; infine Dio è
morto”.
● Il Nichilismo filosofico
si è accanito contro ciò che rende uomo l’uomo: la ragione, la
libera volontà, la verità e la morale oggettiva; scatenando le
passioni e gli istinti disordinati che ogni uomo ha in sé, dopo il
peccato originale, ma che può educare e dirigere verso il bene, con
lo sforzo ascetico e la vita spirituale aiutati dalla Grazia divina.
La sovversione nichilistica si è servita della psicanalisi, delle
droghe, della moda, della musica, dei mezzi di comunicazione
(televisione e cinema), della stampa specialmente frivola,
scandalistica e “rosa”.
● Per cui oggi dopo mezzo
secolo di Rivoluzione nichilistica (‘Scuola
di Francoforte’ & ‘Strutturalismo
francese’) scoppiata in tutta la sua virulenza nel ‘Sessantotto’,
ma sorta già negli anni Venti in Germania e rifugiatasi negli anni
Trenta in Usa, per ritornare in Europa nel 1945. Il tarlo roditore
si è manifestato in tutta la sua forza convulsiva durante la
Rivoluzione religiosa per antonomasia (il Concilio Vaticano II,
1962-1965, “satanico nella sua essenza”, come la Rivoluzione
francese, della quale ha fatto suo il trinomio: “Libertà”,
applicato alla religione [“Dignitatis humanae”], “Fraternità”,
applicato al dialogo ecumenico [“Unitatis redintegratio”
e “Nostra aetate”], ed “Eguaglianza”,
applicato alla struttura stessa della Chiesa istituita da Gesù
monarchicamente su uno solo, Pietro, colla collegialità episcopale
[“Lumen gentium”]).
● In
questi ultimi anni una forma di “femminismo
virulento”, che non ha nulla di femminile e materno, si è
scagliata contro la donna in quanto madre e femmina e l’uomo in
quanto padre
e maschio, spinta dall’odio
contro-natura per la diversità dei sessi come Dio li ha
creati (“maschio e femmina Dio li creò”, Gen., I, 27).
Infatti oggi l’uomo «inteso come maschio [e padre] è debole, stanco,
demotivato, passivo, solo e triste».

‘Homo’ e ‘Vir’
● Il ‘Vir’ è
l’uomo (‘homo’)
o il maschio virtuoso (virtus), forte (la forza è una
Virtù spirituale e un Dono dello Spirito Santo, non si tratta di
pura forza fisica, muscolare o peggio ancora violenza). Il Vir
è l’uomo capace di rischiare, lottare contro l’ingiusto
aggressore o rivoltoso ed ospitare l’onesto pellegrino, il povero
indifeso. Egli ha una Fede, dei valori, che sono stati negati e
“distrutti” dalla modernità e post-modernità, ed agisce con impegno,
coraggio, determinazione, mancanza di rispetto umano per difenderli.
● Purtroppo dobbiamo constatare che la Rivoluzione religiosa
(Vaticano II) e quella
studentesca (Sessantotto) hanno conquistato (gramscianamente)
prima lo spirito, la mentalità o la cultura della Società
e poi anche l’egemonia o il potere politico ed hanno invertito o capovolto
completamente la mentalità e il modo di agire
anche del singolo individuo. Se ci si fa caso, pochi oggi (nel mondo moderno, che non ha
ancora contaminato quello arabo, il quale sta subendo l’ultimo
l’assalto del giudeo-americanismo, a partire dal 2001, che è
divenuto particolarmente parossistico nella primavera 2011) hanno
ancora un “ideale”, un “Credo”, una “Fede” o se li hanno non sono
disposti a combattere per essi. Manca l’uomo inteso come ‘Vir’,
la spina dorsale, la capacità di darsi, sacrificarsi, assumersi
delle responsabilità, affermare delle idee non
‘politicamente-corrette’. Si tira a campare, si preferisce vegetare
100 anni in un ospizio piuttosto che viverne 50 da vero uomo ossia ‘Vir’.
La vita non deve costare fatica. Ma ciò che costa nulla, vale
nulla. Ora “se un uomo non è disposto a rischiare per le sue
idee, o non valgono nulla le sue idee o non vale nulla lui”,
diceva Ezra Pound, il
quale ha rischiato per la guerra del sangue e della civiltà contro
l’oro ed è stato rinchiuso in un manicomio dai democraticissimi
americani, che utilizzano le stesse armi di Stalin per reprimere chi
la pensa da ‘Vir’. Tutto è tollerato tranne la coerenza, la
fedeltà, le idee chiare, la forza di volontà.

● Uno dei paradossi della
Società globalizzata, nata dal secondo conflitto mondiale, è l’odio
per la “Virtus” o “Fortezza”, che è una virtù o
capacità di agire moralmente bene, mentre si inneggia apertamente alla
‘violenza’ (“abusare della forza fisica in modo incontrollato
ed istintivo”, N. Zingarelli),
purché democraticamente compiuta, vedi ad esempio il bombardamento
della “Nato” sui libici civili innocenti, richiesto ed elogiato nel
luglio 2011 dal Presidente Giorgio Napolitano. Si veda anche ciò che
succede in Inghilterra questi primi giorni di agosto 2011, la
violenza scatenata (da giovani post-moderni, globalizzati) alla
quale solo pochi privati cittadini “virtuosi” hanno saputo
rispondere coraggiosamente e fisicamente con legittima difesa (“vim
vi, repellere licet; è lecito respingere la forza con la
forza”). Oramai la legittima difesa è scambiata per offesa e
l’arrendevolezza o viltà per virtù. A Torino (11 agosto 2011) un
gioielliere, che ha lottato corpo a corpo con due rapinatori, quando
questi hanno estratto un revolver, ha preso il suo ed ha fatto fuoco
su un malvivente, è stato stigmatizzato dai “media” per “eccesso” di
difesa e sarà interrogato dal magistrato, che quasi sicuramente lo
incriminerà. Questi comportamenti aggressivi e violenti ai quali non
si sa più - nella maggior parte dei casi - reagire “virilmente” (da
Vir, Virtus) ci fanno presagire un futuro prossimo
anche e soprattutto in Italia da guerra civile e globalizzata.
Leggendo Il cavallo rosso di Eugenio Corti si
apprende che nei Gulag sovietici quando un prigioniero mostrava
segni di indebolimento fisico e quindi incapacità di difesa, gli
altri prigionieri lo uccidevano per mangiarne le carni, tanta era la
loro fame e violenza. Ora, mi domando e dico, nella società attuale,
ove il nichilismo trionfa, non andiamo incontro ad una situazione
del genere, data anche la crisi economico-finanziaria che attanaglia
gli Usa, l’Europa e l’Asia e che forse ci porterà alla fame?
● Si assiste al fallimento della
globalizzazione, dell’integrazione, della mondializzazione
culturale/religiosa/etnica, che hanno generato scoppi di una
violenza inaudita. Si sta vivendo il fallimento del sistema
filosofico del liberismo economico o finanziario, che
promette il benessere in terra, con l’implosione delle borse, delle
banche, delle finanze americana, europea e asiatica. È la fine
del mondo moderno e post-moderno. Il nichilismo contemporaneo,
col suo irrazionalismo e sensismo passionale ed istintivo, ha
fagocitato la modernità, la distruzione di ogni logica, valore, e
persino dell’essere umano adoperato dalla cultura contemporanea e
post-moderna, ha oramai prodotto i suoi frutti: l’annichilamento di
ogni cosa, anche del “dio” «quat-“trino”», l’ultimo interesse
dell’uomo contemporaneo. Quando gli sarà tolto anche questo, cosa
succederà? È difficile saperlo nei minimi dettagli e con certezza,
ma è facilmente prevedibile a grandi linee: la “catastrofe”, quella
vera. Certamente il “grillo parlante” o il “profeta di sventura”
danno fastidio, ma se li si uccide, come fecero Pinocchio o i
Fratelli peggiori, si rischia di risvegliarsi con le “orecchie
d’asino” o con Gerusalemme distrutta.
Non bisogna
polemizzare
● La “polemica”
è la difesa energica e convinta della verità, che porta a confutare
l’errore. Oggi è obsoleta, fuori moda. Va di moda l’irenica,
ossia il mettere a tacere le differenze, il rilevamento degli
errori, per vivere in pace o “tirare a campare”. Il conflitto,
soprattutto filosofico/teologico è proibito. Si è disposti a cedere
tutto pur di evitare la “crociata”. Quando per evitare un conflitto
bisogna sacrificare ciò che è necessario, allora si preferisce
tacere (nel migliore dei casi) piuttosto che affermare verità
scomode, che potrebbero attirarci la persecuzione del “mondo”, ossia
dei “mondani”, che vivono contro le massime del Vangelo e secondo
quelle del fomes peccati e di satana.
● Il caso limite di questa
mentalità lo si è avuto con la “ri-scomunica”
di mons. Richard Williamson,
che aveva osato chiedere prove sullo sterminio pianificato, tramite
camere a gas, di sei milioni di ebrei, da parte del III Reich
germanico, prima di poter assentire alla vulgata sterminazionista.
Addirittura Benedetto XVI ha affermato e scritto che un Vescovo il
quale mette in dubbio la vulgata sterminazionista non può esercitare
l’episcopato. Lo stesso Benedetto XVI tace sui bombardamenti della
“Nato” contro i libici, nonostante l’Arcivescovo di Tripoli, mons.
Martinelli, li abbia denunciati pubblicamente come genocidio e
crimini di guerra e sia andato a Roma a riferirglielo personalmente.
Lo stesso Benedetto XVI, che si recato il 27 marzo del 2011 alla
“Fosse ardeatine”, non ha speso una parola, una preghiera per i 46
poliziotti alto-atesini e i pochi civili romani (tra cui un
dodicenne) uccisi proditoriamente da una bomba comunista nascosta
dentro un bidone della spazzatura il 23 marzo del 1944 a via
Rasella. Eppure guai a nominare mons. Williamson, è il male
assoluto: “ha bestemmiato, cosa ci manca per condannarlo? È reo di
morte!”, almeno civile ed ecclesiale se non fisica, siamo nella
Nuova Alleanza, perbacco! Tuttavia non si sa mai, poiché “l’Antica
Alleanza non è stata mai revocata” (Giovanni Paolo II, Magonza,
1981). Allora “occhio per occhio, dente per dente”? Sembrerebbe
proprio di sì.
● Purtroppo il panorama che offre di
sé anche il mondo cattolico
legato alla Tradizione, in questi ultimi anni, presenta una
certa apatia, sonnolenza, “menefreghismo”, “pentitismo”, ricerca del
“compromesso” ad ogni costo, incapacità di dire no all’errore o alla
mezza verità, di difendere con assertività ed energia la verità, in
breve l’infatuazione del dialogo per principio che aiuta a
conoscersi (come se per conoscere satana occorra dialogare con lui,
come fece Eva).
● Lo spirito del Cristianesimo devirilizzato o sine virtute senza fortezza sta invadendo anche il
mondo della Tradizione cattolica. Si cerca di presentare la Chiesa,
il Vangelo o Gesù Cristo come un’entità insicura, non forte, pronta
alla rinuncia della verità. Invece Gesù, il Vangelo e la Chiesa sono
venuti “per portare la spada”, non hanno dialogato con i Farisei, ma
li hanno chiamati “razza di vipere”, “sepolcri imbiancati”, che
hanno “per padre il diavolo”.
● Anche verso l’Autorità, cui
normalmente si deve obbedienza, non è dovuto il servilismo. Ce lo ha
insegnato Gesù stesso,
che, percosso dal servo del Sommo Sacerdote, gli ha detto: “Se ho
sbagliato mostrami dove è il mio errore, ma se ho detto la
verità, perché mi schiaffeggi?”. L’Autorità può anche punire, ma
a ragione non a torto e dimostrando l’errore per cui si è puniti. Se
punisce a torto, essa ha torto e chi è punito ha ragione. La
forza dell’Autorità viene dalla verità, dalla giustizia e dalla
vera carità soprannaturale.
San Paolo fatto colpire in bocca dal Sommo Sacerdote esclamò
contro di lui: “Dio colpirà te, sepolcro imbiancato! Tu siedi
[con Autorità] a giudicarmi [con giurisdizione] secondo la
Legge, ma contro la Legge [ingiustamente e falsamente]
comandi al tuo servo di colpirmi” (Atti, XXIII, 3). San
Paolo insegnava la verità e il Sommo Sacerdote lo fece colpire
proprio per questo, perché in lui, che pure era l’Autorità
sommamente sacerdotale, non c’era verità. San Paolo non contesta
che abbia Autorità, il sacerdote siede sulla cattedra di Mosè,
con giurisdizione, a giudicare secondo la Legge di cui è interprete,
ma l’Apostolo gli contesta l’uso dell’Autorità, che è
deficiente poiché fatto secondo la falsità e la malvagità e non
secondo il diritto e la verità. Così oggi. Se chi siede sulla
cattedra di Pietro colpisce senza dimostrare il perché oppure
addirittura errando, usa malamente della sua Autorità che è al
servizio della verità e della giustizia.
● Sono quaranta anni che
aspettiamo una risposta al “Breve Esame Critico del Novus Ordo
Missae”, presentato a Paolo VI dal Prefetto del S. Uffizio il
card. Alfredo Ottaviani
nel 1969, ma nessuna risposta è venuta, tranne sonori ceffoni a chi
avrebbe voluto celebrare la Messa romana non-riformata. Ebbene si
possono ricevere ceffoni, ma a torto e chi li dà o li fa dare, sarà
colpito da Dio, fosse anche il Sommo Sacerdote dell’Antico o del
Nuovo Testamento.
● Mons. Richard Williamson è
sbeffeggiato pubblicamente senza che nessuno lo difenda. Ora se è
sbeffeggiato a torto Dio colpirà chi lo sbeffeggia e chi lo fa
sbeffeggiare. “È terribile cadere nelle mani del Dio vivente!”,
ci ammonisce San Paolo. Tutti dovranno rendere conto a Dio anche dei
pensieri più nascosti, pure i sacerdoti e i Sommi Sacerdoti. Né ci
si può nascondere dietro il dito del principio malamente applicato
che “il bene del tutto è superiore al bene della parte”. Questa non
è ‘spiritualità sacerdotale’, ma ‘sadismo sacerdotale’
o ‘zelo untuosamente sacerdotale’ del sacerdozio dell’Antico
Patto, il quale in questo senso (“untuosamente”) non è ancora
stato del tutto abrogato quanto al modo non quanto alla
sostanza.
● Ma come la mettiamo con
la Prudenza? Ebbene la
Prudenza è una Virtù (proprio come la Fortezza), che ci fa capire
cosa è bene o male per noi hic et nunc, per farlo se è bene e
non farlo se è male. Quindi se so che una cosa è vera o buona e non
la dico o non la faccio non è Prudenza, ma errore, peccato,
pusillanimità. Il prudente è colui che sa cosa è vero e buono ed
agisce di conseguenza in maniera del tutto coerente e radicale. La
moderazione o peggio il moderatismo, il non esporsi, il non
rischiare, il non prendersi delle responsabilità e dei grattacapi è
viltà. Per esempio, mi domandano se è vero che Cristo è realmente
risorto, e rispondo che non sono uno storico o un esegeta, non sono
prudente ma renitente. Mi chiedono se la Rivoluzione francese,
inglese, sovietica, spagnola hanno prodotto migliaia e migliaia di
martiri e rispondo, per non urtare la sensibilità dell’uomo moderno,
che non sono uno storico, non sono prudente, ma renitente. Mi
chiedono se veramente c’è stato un piano di sterminio di sei milioni
di ebrei tramite camere a gas, pianificato nei minimi dettagli dal
III Reich, per odio antisemita ed un certo retaggio di teologia
cattolica della sostituzione ed io per non incorrere nell’odium
iramque Judaeorum dico che non sono uno storico, o addirittura
mi si impone di dire di sì per non essere perseguitato, ho il dovere
di dire la verità: “fornitemi le prove, l’onus probandi
spetta a voi!”, anche se ciò ci fa perdere l’Onlus incassandi.
Ora prove storiche, archivistiche, scientifiche, chimico-fisiche e
ingegneristiche non sono ancora state addotte, mentre ragionevoli
dubbi su tale neo-dogma olocaustico ve ne sono a milioni. La verità
non è ciò che piace o fa comodo, ma ciò che realmente è. La Prudenza
non è codardia, latitanza, mimetizzazione, ma significa fare il bene
e dire il vero che l’auriga virtutum ci ha fatto scorgere e
capire.
● C’è un comune denominatore che
domina la vita dell’uomo e del prete in crisi,
la mancanza di Virtus. Per piacere agli altri e al mondo
moderno ci si rende e ci si mostra remissivi, carini, bonaccioni,
gradevoli, arrendevoli, costantemente “sorridenti” da sembrare
deficienti, eccessivamente ottimisti, entusiasti e in perpetuo
Alleluia.
Attenzione la Fortezza presuppone la capacità di
riconoscere i propri limiti, la propria vulnerabilità di
creatura ferita dal peccato originale, il saper accettare la
possibilità di una sconfitta, la disposizione a cadere, ma a
rialzarsi con l’aiuto di Dio. Un campione di basket diceva: “nella
vita ho fallito molte volte, per questo alla fine ho vinto tutto”.
Tutto questo non è “super-uomismo”, è “virtù, che si perfeziona
nell’infermità” (San Paolo). Ma la vulnerabilità non deve renderci
timidi, pusillanimi, vili. Anzi essa ci deve predisporre al
sacrificio sino al martirio, a dare la nostra vita per Dio e per il
prossimo propter Deum. Tuttavia anche il martire davanti ai
leoni ha paura, ma la vince con l’aiuto di Dio per non rinnegare la
Fede. Gesù stesso al Getsemani volle aver paura sino a sudar sangue.
Però disse: “Padre non sia fatta la mia volontà, ma la tua” e prese
la sua Croce. Lo stesso Gesù ci ha insegnato a non nascondere il
talento che ci ha dato, ma a metterlo al servizio di Dio e del
prossimo, rischiando, esponendoci, schierandoci, parlando chiaro.
Rischiando si può sbagliare, ma se non si rischia mai per principio,
c’è la certezza di fallire.
Santa Giovanna d’Arco diceva che “Bisogna prima dar
battaglia, affinché Dio ci conceda la vittoria”.
San Paolo: “Sarà
incoronato solo chi ha combattuto lealmente”.
l proverbio popolare:
“Sono migliori le lacrime della sconfitta onorevole, che la vergogna
di essersi imboscati”.
Giovanni Guareschi ha scritto: “per restare liberi dentro,
giunti ad un certo punto, bisogna prendere senza esitazioni la via
della prigione” (Tutto don Camillo, Milano, Rizzoli,
1998).
Che Dio ci illumini e ci
dia la forza di portare a compimento quanto da Lui iniziato in noi.
d. CURZIO NITOGLIA
12 agosto 2011
http://www.doncurzionitoglia.com/esto_vir.htm
Note
Cfr. R. Marchesini,
Quello che gli uomini non dicono. La crisi della virilità,
Milano, Sugarco, 2011.
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