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Il falso misticismo
●Abbiamo già parlato della vera mistica
in questo sito (v. ***). Nel presente articolo ci resta da vedere
quale sia la sua contraffazione, ossia il falso misticismo.
Esso perverte soprattutto la vera nozione di stato passivo della
mistica. Tale stato consiste nella passività relativa
dell’uomo soltanto di fronte alla Grazia attuale e speciale
dello Spirito Santo (non ostacolarLo), ma non nella passività assoluta dell’uomo quanto all’agire spiritualmente,
spinto dal Paraclito, vivendo al massimo, soprannaturalmente
o eroicamente, le Virtù infuse e specialmente quelle teologali.
●L’ascetica
è costituita soprattutto dallo sforzo umano abituale, aiutato dalla
Grazia attuale ordinaria di Dio, per vivere nella Grazia
santificante, lottando contro il peccato mortale e facendo
un’orazione mentale soprattutto discorsiva (prima via “purgativa”
dei “principianti”); poi consiste nell’imitazione delle Virtù
di Cristo e nel fare un’orazione mentale soprattutto affettiva
(seconda via “illuminativa” dei “progredienti”) ed infine
nella mistica (terza via “unitiva” dei “perfetti”),
in cui l’anima è simile ad una barca a vela, che è fatta correre
(passività relativa) e non si rifiuta di correre (attività
eroica) sulle onde spinta dal soffio impetuoso dello Spirito Santo;
mentre nell’ascetica l’anima somiglia piuttosto alla barca a remi
con cui si naviga sulle acque con l’aiuto della Grazia attuale
ordinaria di Dio e colla cooperazione della forza delle braccia dei
navigatori, che vivono le Virtù infuse in maniera umana o non ancora
eroica. Perciò la vera mistica è caratterizzata da un’attività
eroica o sovrumana nell’esercizio delle Virtù infuse da parte
dell’uomo, il quale tuttavia è mosso soprattutto dallo Spirito
santo, al quale non deve resistere o porre ostacoli di cattiva
volontà. Invece il falso misticismo parla di passività totale
anche nell’agire, il che porta al Quietismo, ossia al non
“far assolutamente nulla”. Ma Gesù nel Vangelo ci ha detto: “Non chi dice ‘Padre Padre’ entrerà nel Regno di Dio, ma colui che
fa la sua volontà”. Insomma “chi vuol far l’angelo, finisce per
diventare una bestia”. Infatti “la Fede senza le buone opere è
morta” (san Giacomo).
Il Quietismo
●È una tendenza pseudo-mistica, che ripone la perfezione nella
contemplazione passiva, in cui l’anima rinunzia alla sua libera
attività anche nella pratica delle Virtù, al controllo della
sensualità e delle passioni, sino al punto di conciliare il più
basso sensualismo con l’adesione “misticoide” a Dio. Il
Quietismo disprezza l’ascetica. In Spagna si diffuse sin dal
Cinquecento con la sètta degli Alumbrados (Illuminati), in
Francia con François Fénelon (+ 1715) e Madame Jeanne Marie Guyon (+
1717), “un’esaltata che al misticismo contemplativo univa il
misticismo sensuale, con la teoria della passività dell’anima nelle
tentazioni e nei peccati di lussuria”,
in Italia per opera di Miguel Molinos.
●Il pervertimento della passività o non-resistenza dell’uomo alla
Grazia speciale del Paraclito, estesa anche alla pratica delle
Virtù e alla lotta contro il male è l’essenza della falsa
mistica. Nei primi secoli della Chiesa il Montanismo
cadde in eccessi perniciosi dal punto di vista dommatico, ascetico e
morale. Nel medioevo i
Beguardi
e le Beguine conobbero
consimili deviazioni e disordini. Nell’epoca moderna dal Quietismo procede l’Americanismo
ossia il Modernismo ascetico.
Il Quietismo ha conosciuto varie forme: quella più radicale e quella
moderata o semiquietista.
Quietismo radicale
●Ha origine con Miguel Molinos,
nato in Spagna nel 1640, ma vissuto soprattutto a Roma, ove
disseminò i suoi errori mediante le sue opere principali La guida
spirituale e L’orazione di quiete, condannate da Innocenzo XI
(Costituzione Coelestis Pastor, 19 novembre 1687, DB
1221-1288). Secondo Molinos la vita cristiana e la perfezione
o mistica consiste nell’assoluta passività dell’anima umana,
la quale è dispensata anche dal resistere alle tentazioni; il suo
motto precorre quello del liberismo economico: “Laissez faire”,
così trasposto nella religione: “Lasciamo fare a Dio”, e
toccherà l’apice nel
liberalismo o modernismo ascetico chiamato da Leone XIII Americanismo. Secondo
Molinos vi è una sola via, che è quella mistica o dei perfetti, alla
quale ci si arriva da sé, con le proprie forze. Onde per lui la vita
spirituale s’inizia con la via unitiva, che per la Chiesa è la terza
ed ultima e alla quale si giunge dopo una lunga vita ascetica (prima
e seconda via, degli incipienti e dei progredenti) e vi si entra per
un dono gratuito di Dio, che attua tramite la Grazia transeunte
speciale dello Spirito Santo i sette Doni del Paraclito. In questa
via puramente e assolutamente passiva, secondo Molinos, si
vive costantemente e abitualmente nella contemplazione
infusa, la quale, invece, per la dottrina cattolica è concessa da
Dio solo in atti di contemplazione, che durano poco tempo.
Siccome la contemplazione è perpetua, per Molinos, l’anima è dispensata da tutti gli atti espliciti di Virtù, dalla
resistenza alle tentazioni e dalla mortificazione. Si giunge quindi,
immancabilmente, a dei disordini morali, poiché l’uomo ferito dal
peccato originale mantiene sempre in sé sino alla morte il fomes
peccati, che è la tendenza al male, cui deve resistere
negativamente non facendo il male e positivamente ponendo
atti di Virtù. Invece per il Quietismo il misticoide è talmente
perfetto da non poter più peccare e quindi non deve curarsi delle
tentazioni cui è sicuro di non dare mai il consenso della volontà,
presumendo di essere confermato in Grazia, anche se compie
esteriormente atti oggettivamente immorali.
●L’antichissima dottrina cabalistica dell’anti-nomismo, o
santificazione contro la Legge morale (“nomè”) tramite il
peccato, è stata ripresa dal movimento moderno chassidico
prima elitario (v.
Sabbatai Tzevi +1666,
Jacob Frank +1791) e poi dallo chassidismo
contemporaneo di massa (v.
Martin Buber +1965, Emmanuel Levinas +1995), dopo essere
stata rinnovata da Martin
Lutero col suo “pecca fortiter sed fortius crede” e
dal Modernismo Ascetico
o Americanismo,
condannato da Leone XIII
(Testem benevolentiae, 1889), ma oggi rinato con virulenza
parossistica soprattutto col
Neo-modernismo o
Sentimentalismo religioso tanto in voga nei “movimenti” o
“cammini” pseudo-cattolici (Neo-catecumenali,
Comunione e Liberazione, Rinnovamento dello Spirito, Carismatismo e
Pentecostalismo).
●Il Molinosismo ritiene che
l’oggetto principale della contemplazione è Dio e non Gesù Cristo,
che, essendo vero Dio e vero uomo, sembra meno perfetto
e non degno dei quietisti, che sarebbero ‘più che perfetti’. Essi
parlano di ‘Cuore di Dio’, ma non del S. Cuore di Gesù,
poiché quest’ultimo è troppo materiale mentre il primo è
unicamente l’Amore puramente spirituale, misericordioso e
“tutto-fare”, il quale dispenserebbe il “perfetto” o l’iniziato da
ogni azione buona e da ogni resistenza al peccato.
Quietismo moderato
●Il Quietismo di Molinos fu ripreso e temperato, per sfuggire le
condanne della Chiesa, da
Madame Jeanne Marie Guyon, padre P. Lacombe e François Fénelon, il
quale sistematizzò e addolcì da certi eccessi la pietà
sentimentalistica e fantasiosa dell’amor puro o disinteressato
della signora Guyon nel suo libro Maximes des Saints del
1697. In esso Fénelon sosteneva che la perfezione consiste nello
stato abituale di puro amore di Dio, disinteressato o senza la
Speranza del Paradiso. Inoltre si può essere persuasi nella parte
superiore dell’anima (intelletto) di essere riprovati da Dio ed accettare pienamente (volontà) tale stato di dannazione,
offrendo a Dio il sacrificio della propria felicità eterna. Infine
l’anima perfetta deve essere indifferente alla pratica delle
Virtù ed all’Umanità di Gesù Cristo. Tali proposizioni furono
condannate nel 1699 da
Innocenzo XII (DB 1327-1349) poiché sostanzialmente identiche
a quelle di Molinos anche se espresse, quanto al modo, in maniera
meno radicale o più moderata.
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Spiritualità
orientaleggiante
●Qual è la differenza tra la spiritualità e la meditazione cattolica ed
i “metodi” estremo orientali di “concentrazione”?
La spiritualità cristiana si fonda sulla Fede in un Dio personale e
trascendente, Creatore dell’uomo, il quale Lo prega come Padre
divino, Lo conosce e Lo ama soprannaturalmente, mediante le Virtù
infuse di Fede, Speranza e Carità. Per la Grazia santificante Dio
abita realmente e fisicamente nell’anima del giusto. Onde la vita
spirituale è conoscenza ed amore reciproco, altruistico e di
convivenza tra Dio e l’uomo. Tuttavia Dio è sempre infinitamente
distinto dall’uomo, il quale partecipa della vita intima divina in
maniera finita e limitata o creaturale. Vi è unione, ma non
confusione tra Dio e uomo, che cercherà di conformare la sua
volontà a quella di Dio.
●La filosofia estremo-orientale (induista e buddista)
è tendenzialmente panteista ed esoterica o gnosticheggiante, perché identifica l’uomo e la “divinità”. Non concepisce Dio
come Persona trascendente il mondo, infinito, immutabile,
determinato, Atto puro, Creatore, ma come un “Tutto immanente al
mondo” (induismo) o un “Silenzio o Vuoto universale” (buddismo), che
non trascende il mondo, ma s’identifica con esso; più che di Dio si
tratta di una “vaga divinità” indeterminata,
indifferenziata, anonima ed identificata al mondo, che è assorbito
in essa.
●La “preghiera” o meglio la “concentrazione” orientale induista o
buddista (che non è una religione, la quale unisce l’uomo a Dio, ma
una filosofia immanentistica, naturalistica e panteistica) non è una
conoscenza amorosa tra l’uomo e Dio, che sfocia in un colloquio
vicendevole “come un Amico parla all’amico” (Sant’Ignazio da
Loyola), ma è piuttosto un ripiegamento dell’uomo su se stesso,
poiché la “concentrazione” orientale non conosce un Essere
distinto dall’uomo e quindi il pensiero umano deve concentrarsi su
se stesso, coincidente con la “divinità”, concepita come un
“Grande Sé indifferenziato ed impersonale”.
●Nelle filosofie misteriche ed esoteriche dell’estremo oriente non c’è
spazio per una conoscenza amorosa di Dio, in quanto non c’è un Dio
distinto dall’uomo; non c’è un colloquio tra uomo e Dio, ma un
soliloquio dell’«uomo-“dio”» con se stesso o un’immersione
dell’uomo nel Tutto impersonale ed indeterminato. ●Il fine della
concentrazione orientale è far prendere coscienza all’uomo di
non essere una creatura di Dio, ma una Totalità di identità con
la “divinità”. Perciò, concentrandosi l’uomo deve giungere a
concepirsi come impersonale e come un amalgama tra mondo, “divinità”
e se stesso personalmente inesistente, ossia una particella del
Tutto indeterminato. L’annullamento della coscienza della propria
personalità, individualità (essere indiviso in sé e distinto da ogni
altro) e la coscienza dell’unità con il Tutto o ‘Sé indeterminato’ è
il fine ultimo della concentrazione e della filosofia orientale. Il
fatto di conoscersi come “individuo”, io, persona è una illusione (“maya”)
che l’uomo deve perdere tramite la concentrazione, che lo libera
così dalla sofferenza (“nirvana”, stato d’indifferenza o
liberazione), la quale è la coscienza della realtà oggettiva, che
spesso ostacola i desideri dell’iniziato.
●La preghiera cristiana ci fa prendere coscienza di questa difficoltà e
coll’aiuto di Dio ci ottiene la forza di accettarla e sormontarla;
mentre la “concentrazione” o “sdoppiamento” orientale ci fa perdere
la nozione della realtà oggettiva e ci illude di non essere
“illusi”, ossia di essere una parte del Tutto.
●Un’altra grande differenza tra preghiera cristiana e “concentrazione”
orientale è che i metodi orientali sono tecniche puramente umane
e naturali di natura psicologica atte a far dimenticare all’uomo
la sua individualità e i suoi problemi, portandolo allo stato
d’indifferenza o felicità nella propria identificazione col Tutto
“dio-mondo”. L’esoterismo è la base e il fondamento della
concentrazione orientale: esso è una conoscenza naturale (gnosis)
che “salva”, libera o perfeziona l’uomo facendolo giungere alla
coscienza della propria identità col «mondo-“divinità”». La
Religione cristiana, invece, è la Rivelazione divina alla quale si
aderisce per il dono soprannaturale e gratuito della Grazia e della
Fede e si vive tramite la preghiera o orazione mentale, con
l’ausilio della Grazia divina o soprannaturale. Tra le due vi è una
differenza qualitativa infinita, la stessa che intercorre tra la
natura e la sopra-natura.
●Lo yoga è una delle forme più conosciute di “concentrazione”.
Essa deriva dalla filosofia orientale induista, mentre lo zen
da quella buddista.
Tutte e due sono immanentistiche e panteistiche. Sono una sorta di
“rito religioso”. Tuttavia è importante sapere che le posizioni
assunte dal corpo dello yogin (colui che pratica lo yoga) non sono forme ginniche di rilassamento muscolare, ma sono
dottrine speculativo-pratiche che servono ad aiutare
l’iniziato a giungere a dimenticare di avere un corpo, di essere
un individuo distinto da tutti gli altri. Occorre muoversi e
respirare il meno possibile, intervallando il più a lungo possibile
l’inspirazione e l’espirazione, sempre per permettere alla coscienza
dello yogin di liberarsi dall’impaccio del corpo, che
è essenzialmente malvagio, come tutto ciò che è corporeo o materiale
(qui vede chiaramente l’influsso reciproco tra cabala, manicheismo,
gnosticismo, catarismo e filosofie orientali, che ha influenzato non
poco anche la filosofia europea antica in Platone e moderna
soprattutto in Cartesio e Schopenhauer). Quindi lo yogin deve
astrarre i suoi sensi da ogni oggetto esterno e concentrarli solo su
se stesso o il suo pensiero (v. il “pensiero pensato” di Giovanni
Gentile). Qui l’iniziato arriva a conoscere direttamente ossia a
intuire senza mediazione dei sensi e del ragionamento, come se fosse
un angelo, l’essenza di tutte le cose (vedi l’ontologismo di
Malebranche, Gioberti e Rosmini).
Infine si arriva all’identificazione del soggetto con l’oggetto (v.
l’idealismo classico tedesco) per annullare la coscienza
dell’oggetto extramentale e rendere il soggetto un oggetto di
concentrazione. Il soggetto che coincide coll’oggetto sospende
in tal modo ogni desiderio di cose esterne ed è liberato o
illuminato. L’individuo umano è dissolto come una goccia che cade
in un grande oceano (v. Nichilismo filosofico post-moderno di
Nietzsche, Freud, Scuola di Francoforte e Strutturalismo francese).
●Tutti i metodi di “concentrazione” delle filosofie misteriche
orientali, sin dall’inizio, tendono a portare l’iniziato ad
annullare la coscienza della sua identità di individuo umano,
distinto dagli altri, dal mondo e da Dio. I metodi o le tecniche
sono una parte integrante della teoria o filosofia immanentistica e
panteistica orientale che vuole distruggere nell’uomo la
coscienza razionale del proprio io, della propria personalità ed
individualità sino al suo assorbimento nel Tutto impersonale o nel
Vuoto indeterminato.
Conclusione
1°) La vera mistica dice
passività o non-resistenza solo relativamente alla mozione
speciale dello Spirito Santo e non quanto all’azione umana, spinta
dal Paraclito in maniera eroica o sovrumana.
2°) Il falso misticismo,
invece, dice passività totale (ossia “non far nulla”)
anche nel non vivere le Virtù, nel non resistere al male morale.
3°) La conseguenza del falso
misticismo, che è corruzione dell’unione trasformante con Dio (“corruptio
optimi pessima”), comporta la distruzione della retta ragione,
della Fede soprannaturale, della Morale oggettiva e dell’obbedienza
alla Gerarchia ecclesiastica, come Cristo l’ha voluta. In breve
comporta la fine della vera Religione (“si fieri potest”) e
dell’uomo animale razionale e libero.
4°) La falsa mistica ha
inquinato tutte le epoche della storia della Chiesa: l’antichità
col Montanismo, il medioevo coi Beguardi, la prima parte della
modernità con Lutero e il Quietismo, la seconda parte della
modernità col modernismo americanista e la post-modernità con il
neomodernismo postconciliare dei movimenti o cammini, i quali
vengono oggi approvati dai vertici ecclesiali, mentre sino
agli anni Cinquanta del XX secolo ogni deviazione era condannata
ed arginata. Questo è il problema e il dramma dell’ora presente, che
solamente l’onnipotenza e la giustizia di Dio potrà risolvere,
avendo sinora l’uomo moderno e contemporaneo resistito alla sua
misericordia.
5°) L’influsso del giudaismo cabalistico si è fatto sentire pesantemente durante il Concilio
Vaticano II (v. Nostra aetate, 1965) e nel post-concilio
tramite l’attrattiva provata da Karol Woytjla (+ 2005) e Joseph
Ratzinger per Martin Buber (+ 1965) ed Emmanuel Lévinas (+ 1995), i
quali hanno reso la cabala esoterica elitaria ebraica un fenomeno di
massa servendosi del movimento chassidico, come Freud ha reso il
talmudismo un fenomeno di massa tramite la psicanalisi.
6°) La “religiosità”
induista e buddista dell’estremo oriente più che una
Religione positiva (che unisce l’uomo a Dio, religio da
religare) è una filosofia esoterica e gnostica,
immanentista e perlomeno tendenzialmente panteista. Per essa non
esiste un Dio (“qui fastidiosos divites dimisit inanes”)
distinto dal mondo e trascendente e quindi non sussiste una
Religione, ma una vaga divinità impersonale ed indeterminata, che fa
un tutt’uno col mondo e coll’uomo e perciò è una conoscenza
misterica, segreta, elitaria, gnostica ed esoterica, che allontana
Dio dall’uomo (“chi si esalta sarà umiliato, chi si umilia sarà
innalzato”).
7°) I “metodi di
concentrazione” estremo-orientali non hanno nulla a che vedere
con la “preghiera” o orazione mentale (meditazione e
contemplazione) cristiana. Infatti mentre la preghiera è una
conoscenza amorosa di Dio da parte dell’uomo, che porta alla unione
o a vivere assieme, pur restando distinti (Dio è infinitamente
superiore rispetto ad ogni creatura, anche angelica); la “concentrazione”
orientale (yoga o zen) parte dal falso presupposto
filosofico che l’uomo non è un individuo distinto dagli altri, dal
mondo e da Dio; ma uomo, divinità e mondo formano un “Tutto” o un
“Vuoto indeterminato”. Tale falsa filosofia si serve dello yoga o zen per convincere l’illuminato che egli è una parte
del “Tutto” o “una goccia d’acqua che si perde nell’Oceano della
divinità”.
8°) Le conseguenze morali della filosofia panteistica estremo-orientale sono disastrose e
conducono al nichilismo filosofico, che soprattutto dal parossismo
del Sessantotto sta distruggendo l’uomo contemporaneo nella ragione,
nella morale e persino nel suo stesso essere. Infatti, se l’uomo è
“una goccia che si perde nell’Oceano” egli è una particella di un ‘Tutto’,
che poi è un ‘Vuoto’ indeterminato e potenziale, ossia un ‘non-essere’
in perpetuo divenire. Perciò l’uomo, il mondo e la divinità non sono
o non esistono, ma divengono continuamente senza mai giungere
all’atto.
9°)
Bisogna scegliere: o la retta filosofia, la vera Religione e la
preghiera rivolta a Dio creatore, oppure l’assurdo filosofico
dell’immanentismo panteistico, la falsa religiosità
panteistica e la concentrazione illusionistica, che rende il
soggetto oggetto, come il “mago Silvan”, che estrae il coniglio dal
cilindro e rende gli spettatori un rebus acronimo del “co-ni-glio”. Tertium non datur. Parafrasando Guénon: “Perditio ex
oriente!”
d. Curzio Nitoglia
25 agosto 2011
http://www.doncurzionitoglia.com/falso_misticismo_e_vera_mistica.htm
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