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Avanproposito
● Prima
del Vaticano II la distinzione e contrapposizione tra Cristianesimo e
Giudaismo talmudico o post-biblico era pacifica.
Purtroppo la distinzione non solo pian piano si è affievolita
(con Giovanni XXIII) ma
è stata ribaltata con Nostra aetate e
dall’insegnamento di Giovanni
Paolo II e Benedetto
XVI. Cosi che dalla distinzione si è passati alla
confusione e alla omologazione dottrinale e teologica
degli opposti (Cristo e anti-cristi).
● Tuttavia restava un passo ulteriore da compiere. L’illustrazione
di questo secondo livello è il cuore del presente articolo.
Le dichiarazioni del rabbinato e dell’alto clero sono di una gravità
inaudita, ma sono reali e bisogna prenderne atto. Dopo la
livellazione dottrinale oramai compiuta, bisognava giungere a
quella pratica: specialmente politica (1948, Stato d’Israele
/ 1993, suo riconoscimento da parte del Vaticano) ed
economico-finanziaria (crisi del Dollaro e dell’Euro). A partire dal
2001 sino al 2011 abbiamo assistito al costante e progressivo
innalzamento (quasi mascherato e non esplicitamente sbandierato)
della “Torre di Babele” del ‘Nuovo Ordine Mondiale’ con una
‘Repubblica Universale’ (Usa/Israele) e un ‘Tempio Universale’
(Assisi I-III, 1986-2001). Proprio in questi ultimi mesi si parla
apertamente ed esplicitamente di una seconda fase dell’azione
congiunta ebraico-cristiana (non più dei soli colloqui),
che deve preludere ad un Nuovo Ordine Mondiale economico/politico,
il tutto alla luce della shoah e di Nostra aetate, che sono
correlative come padre e figlio. Porgo al lettore le seguenti
considerazioni con la speranza che i cristiani aprano gli occhi e
non cadano vittime della globalizzazione religiosa e
economico/politica, la quale è la peggior tirannia, mascherata da
“democrazia”, che si possa immaginare.
● L’articolo che segue è un commento di questa seconda fase, partendo da
Orwel e giungendo a Benson per mostrare come dalla shoah e Nostra
aetate si sia arrivati oramai alla ultima fase di realizzazione
economico-finanziaria del Nuovo Ordine Mondiale voluto dai rabbini e
dagli ecclesiastici neomodernisti.
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IL COMPIMENTO DELLA GLOBALIZZAZIONE:
2011 SECONDA FASE ‘MONDIALISTA’DELLA SVOLTA
GIUDEO-CRISTIANIZZANTE
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Globalizzazione
finanziaria liberista o la ‘Repubblica universale’

● Giovanni Paolo II nel Discorso al
Corpo diplomatico del 24 febbraio 1980 aveva iniziato a gettare
esplicitamente le basi della costruzione del Nuovo Ordine Mondiale
dicendo: “Giustizia e sviluppo vanno per mano con la pace. Sono
parti essenziali di un Nuovo Ordine Mondiale ancora da edificare.
Sono una strada che conduce verso un futuro di felicità e di
dignità umana”.
● Benedetto XVI nella sua enciclica Caritas in
veritate n. 67 (200*) ha iniziato a mettere in pratica il disegno
pubblico del suo predecessore. Infatti ha scritto: “Per il governo
dell’economia mondiale, per risanare le economie colpite dalla
crisi, […] urge la presenza di una vera Autorità Politica
Mondiale”.
● Il 24 ottobre del 2011 il Documento del
Pontificio Consiglio Giustizia e Pace a nome di Benedetto XVI ha
auspicato la creazione di una Banca Centrale Mondiale scrivendo:
“Esistono le condizioni per il definitivo superamento di un ordine
internazionale nel quale gli Stati sentono la necessità della
cooperazione. […]. Certo, questa trasformazione si farà al prezzo
di un trasferimento graduale ed equilibrato di una parte delle
attribuzioni nazionali ad un’Autorità Mondiale”.
● Il 13 dicembre 2011 l’Agenzia Sir ha riportato
che il rabbino capo delle ‘Congregazioni Ebraiche Unite’ del
Commonwealth Jonathan Saks la sera precedente (12 dicembre) era
stato ricevuto in privato da Benedetto XVI e poi in pubblico
presso l’Università Gregoriana ha esposto il piano concreto di una
nuova forma di partenariato tra cristiani ed ebrei per “un’etica
economica fondata sulle radici ebraico-cristiane”. In breve egli
ha preso atto che la prima svolta ebraico-cristiana ha avuto luogo
durante il Concilio Vaticano II e il primo post-concilio, ma essa
era solo una svolta teologica; ora si tratta di operare una nuova
e definitiva svolta pratica, politico-finanziaria simile a quella
che hanno messo in atto i “leader politici d’Europa per cercare di
salvare l’euro”. Il rabbino ha detto che dopo il Vaticano II è
giunta l’ora di “iniziare un nuovo capitolo nelle relazioni
ebraico-cristiane”. Dalle relazioni teologiche “faccia a faccia”
occorre passare alle relazioni pratiche politico-finanziare
“fianco a fianco”. Egli ha auspicato, rifacendosi a Benedetto XVI,
che ebrei e cristiani possano essere “assieme” una “minoranza
creativa” di un Nuovo Ordine Mondiale contro le forze radicalmente
e aggressivamente secolarizzanti.
● Come si vede (“contro il fatto non vale
l’argomento”) siamo in piena seconda fase o all’inizio della
realizzazione del mondialismo. Dove ci porterà questa seconda
tappa? Solo Dio lo sa con certezza. Tuttavia si può ricorrere a
qualche autore, che aveva studiato e previsto il problema. Uno
(Orwell) l’ho citato all’inizio, un altro (Benson) lo cito adesso. |
Dalla shoah al
mondialismo realizzato
G.
H. Benson, Il
padrone del mondo: «siamo quasi perduti e ci
stiamo dirigendo verso una catastrofe alla quale dobbiamo essere
preparati […] finché non tornerà il Signore» (Milano, Jaca Book,
2008, p. 12).
*
Premessa
● Scrivo il presente articolo, riprendendo – in parte – argomenti già
trattati in questo stesso sito, per evidenziare la gravità,
oramai “terminale”, della situazione in cui ci troviamo a vivere da
circa un anno (rivolte arabe, crisi del dollaro e dell’euro
assommate, affrontamento di Usa/Israele e Russia/Cina/Iran nella
regione della Siria, Palestina e Libano).
● La situazione può essere definita apocalittica a partire da
quanto recentemente è stato detto – come citerò in basso – sia da
autorità rabbiniche che da autorità ecclesiali.
*
1946 UNA ‘PREDIZIONE’ DELLA
GLOBALIZZAZIONE: ORWELL “1984”
Prologo
● George Orwell,
nel 1946 inizia la stesura del suo ultimo romanzo “1984” che
avrebbe voluto intitolare “L’ultimo uomo in Europa”; lo
finisce poco prima di morire a Londra il 21 gennaio del 1950. Egli
ha intuito che la società si stava avviando verso una
omologazione e omogeneizzazione mondialista e globalizzante. I
tratti che per Orwell caratterizzano la società mondialista del
futuro “1984” sono il totalitarismo, la perdita della memoria
storica, la falsificazione di ogni traccia storica, la perdita del
contatto col reale, la corruzione del linguaggio tramite barbarismi
e neologismi di pessimo gusto, l’annullamento della identità
dell’individuo, che si perde nella società universale. Tuttavia
resta un ultimo uomo libero, che però verrà annientato dal
potere anonimo del “Nuovo Ordine Mondiale” e dalla massificazione
totalitarista.
La prima edizione italiana del suo romanzo risale al 1950 a cura della
Mondadori di Milano e l’ultima è del 2009 sempre a cura della
Mondatori ed è questa che cito nel presente articolo.
La globalizzazione
collettivista
La prima figura del romanzo è quella del “Grande Fratello”, che
si trova affissa in forma di gigantografia in ogni parte del mondo e
scruta coi suoi occhi che si muovono tutti i movimenti dei
cittadini. La figura è accompagnata dalla scritta “Il Grande
Fratello vi guarda” (p. 5). Inoltre in ogni casa vi è una specie
di teleschermo che spia ogni movimento, ogni respiro dei suoi
abitanti. Nulla sfugge al potere centrale del “Grande Fratello”, il
quale si serve di una “psicopolizia” per perseguire
soprattutto i reati di opinione anche non espressi
esplicitamente, ma intuiti tramite lo schermo onnipresente e dalle
“spie” che occupano quasi ogni spazio del “nuovo mondo”(p. 6). La
filosofia della società globalizzata è un inno alla guerra continua,
alla schiavitù e alla ignoranza, contro la pace, la libertà e la
fortezza d’animo (p. 9). Tuttavia il personaggio principale del
romanzo, Winston Smith,
o “l’unico uomo libero in Europa”, inizia a scrivere un
diario, che lo porterà a prendere coscienza della sua realtà
individuale, intelligente e libera. Tutto ciò lo condurrà alla
persecuzione e alla distruzione da parte del Partito, che vuol
schiacciare ogni uomo intelligente, libero e responsabile dei suoi
atti, che voglia mantenere un granello di personalità umana per
renderlo un automa agli ordini del Partito (p. 10). Il mondo è
diviso, ancora per poco, in tre immensi super-Stati: l’Oceania (Stati Uniti e Impero Britannico), l’Eurasia (Europa e
Russia) e l’Estasia (Cina e India). L’Oceania, con capitale
Londra, è governata dal “Grande Fratello” secondo i principi del
socialismo inglese (“Socing”, nella neo-lingua), per il quale
tutto è apparentemente permesso, nulla è esplicitamente proibito,
tranne pensare col proprio cervello. Il “Grande Fratello” è
presentato come una sorta di nuovo “Salvatore” (p. 19), ma malvagio,
che fa pensare vagamente all’Anticristo di Benson, del quale, però,
non ha nessuno dei tratti umanitaristici. La caratteristica dei
personaggi del “nuovo mondo” globalizzato è la «stupidità
sconfortante, l’entusiasmo imbecille, la cieca obbedienza al
Partito» (p. 25). Solo così essi possono vivere indisturbati in un
mondo tanto piatto e contraddittorio, che non ha di mira la salvezza
eterna nell’aldilà, ma unicamente l’instaurazione di un regno
messianico terreno e materiale nell’aldiquà. Cercare di pensare
e di voler essere liberi e responsabili delle proprie azioni umane è
considerato uno “psicoreato”, punibile prima con la tortura
psicologica atta ad annientare la coscienza personale e poi con la
morte fisica (p. 37). Winston Smith avendo iniziato a scrivere un
diario personale è già un uomo morto psicologicamente e,
fisicamente, prossima preda della “psicopolizia”. La
propaganda del Partito è volta a sconfiggere la memoria individuale
per controllare la realtà e indurre l’uomo ad una sorta di “bipensiero”:
credere fermamente di dire la verità, mentre pronuncia le menzogne
più artefatte, ritenere valide due affermazioni che si contraddicono
e si annullano a vicenda, fare uso sofistico della logica contro la
logica, negare la morale proprio nell’atto stesso di affermarla (p.
38). Il passato, la storia non solo sono stati modificati, ma
distrutti completamente. La “menzogna di Ulisse” è costante e
continua, senza termine. L’unico spazio in cui ci si può rifugiare è la propria memoria, la quale però è messa a dura prova dagli
schermi onnipresenti attraverso i quali il “Grande Fratello” osserva
ogni minimo gesto che possa riflettere un pensiero autonomo: il
minimo guizzo negli occhi è un “voltoreato” e come tale può
essere fatale (p. 39). L’importante è non pensare, essere “persone al di sotto di ogni sospetto” poiché al di sotto della natura
umana, intelligente e libera. Questo è l’unico modo di poter
continuare a vivere nella “Repubblica universale”. Per distruggere
le capacità intellettive dell’uomo il Partito ha inventato una “neolingua”
ridotta all’osso, che aiuta a non avere opinioni proprie le quali
erano veicolate, invece, dall’ “archeolingua” troppo ricca di
sfumature e quindi psicologicamente e socialmente pericolosa.
L’ortodossia del Partito significa non pensare, non aver bisogno di
pensare, ossia totale inconsapevolezza ed ebetudo mentis (p.
57): “Chi capisce troppe cose, parla con troppa chiarezza, non piace
al Partito e un giorno sparirà” (p. 57). L’ortodossia di Partito
impone mancanza assoluta di autocoscienza; quindi è meglio non
leggere e tacere. In mezzo a un mondo di lobotomizzati, Winston è
attanagliato da qualche dubbio sporadico: “possibile che solo io
abbia la memoria? Non è questo l’inizio della pazzia?”. In
effetti in un mondo anormale, in un mondo al contrario o sottosopra,
il normale è un pazzo, un pericolo da eliminare. Tuttavia Winston
riesce ad uscire da questo atroce dubbio in quanto “non lo disturba
il pensiero di essere pazzo o eccentrico in tale mondo appiattito,
sarebbe più orribile non esserlo, non poter avere opinioni
personali: poter ancora pensare che 2 + 2 = 4 anche se il Partito
dice che fa 5 oppure 3” (p. 85). Il senso comune, il buon senso
costituiscono la grande eresia, non bisogna credere ai propri
occhi, alle proprie orecchie, né all’evidenza, ma solo alla voce del
“Partito” o del “Grande Fratello”: “Bisogna difendere tutto ciò che
è ovvio, sciocco” (p. 86). Persino la predilezione per una certa
solitudine, fare due passi da soli, è pericoloso, è segno di “vitimprop”
(vita in proprio, in “archeolingua”), ossia di individualismo,
eccentricità, senso della realtà (p. 87). Infatti la “neolingua”,
che veicola il “bipensiero”, deve aiutare a negare “ogni
realtà oggettiva”; l’incapacità di comprendere aiuta a vivere in
tranquillità col Partito e la mancanza della più pallida idea di
cosa sia l’ortodossia aiuta a mantenersi perfettamente ortodossi
ossia acefali; la perdita del senso della realtà è propedeutica
all’accettazione pacifica della enormità di quanto viene chiesto dal
“Grande Fratello”, per non entrare in conflitto con la propria
coscienza è necessaria l’incapacità di comprendonio: guai a porsi
domande, a chiedere spiegazioni! (p. 163). Alla fine Winston è
scoperto dalla “psicopolizia”: egli è “l’ultimo uomo” (p.
277) che ha cercato di ragionare e volere liberamente e
razionalmente, quindi va liquidato. “Tu sei fuori dalla storia, non
esisti” gli dice il capo della “psicopolizia”, che, dopo
averlo “psicotorturato”, lo annienta “vaporizzandolo”
affinché di lui non resti nessuna traccia, nessun ricordo, nessuna
memoria. La “psicopolizia” non vuole far martiri, vuole
annichilare l’uomo libero.
‘INIZIO’ DELLA
GLOBALIZZAZIONE: LA PRIMA SVOLTA ‘TEOLOGICA’ “GIUDAICO-CRISTIANA” DEL
1965
La globalizzazione
religiosa o il ‘Tempio universale’
● Prima del Vaticano II la distinzione e contrapposizione tra
Cristianesimo (che crede nella divinità di Gesù e nella SS. Trinità)
e Giudaismo talmudico o post-biblico (che nega la divinità di Cristo
e la Trinità) era pacifica. Tanto per rifarci ai Documenti pontifici
più recenti, nell’Atto di Consacrazione al S. Cuore di Gesù
scritto da Leone XIII
(1900) e reso, per ordine di
Pio XI, obbligatorio nella Festa di Cristo Re (1925), da
parte dei sacerdoti si legge: “Siate Re di tutti quelli che sono
ancora avvolti nelle tenebre dell’idolatria o dell’islamismo […].
Riguardate con occhio di misericordia i figli di quel popolo che
un giorno fu il prediletto: scenda anche sopra
di loro […] il
Sangue già sopra di essi invocato”. Questa preghiera era letta
nella Chiesa universale sino al 1962. D’altro canto Pio XI nell’enciclica Mit brennender Sorge del 1937 ha scritto: “Il Verbo avrebbe
preso carne da un popolo che poi Lo avrebbe confitto in croce”.
Questa era la dottrina comune della Chiesa, contenuta nelle fonti
della Rivelazione (Tradizione e Scrittura) ed insegnata
costantemente dal Magistero pontificio (v. Le Bolle dei Papi sul
giudaismo in questo stesso sito). Purtroppo la distinzione non
solo pian piano si è affievolita (con Giovanni XXIII,
1958-1963), ma è stata ribaltata con Nostra aetate di Paolo VI (1965) e dall’insegnamento di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Così che
dalla distinzione si è passati alla confusione e alla omologazione
dottrinale e teologica degli opposti (Cristo e anti-cristi).

● Tuttavia restava un passo ulteriore da compiere e lo vedremo per
esteso nella seconda parte dell’articolo. Dopo la livellazione
dottrinale oramai compiuta, bisognava giungere a quella
pratica (“vale più la pratica che la grammatica”): specialmente
politica (Stato d’Israele, 1948-1993), economico-finanziaria (crisi
del Dollaro e dell’Euro). A partire dal 2001 sino al 2011 abbiamo
assistito al costante e progressivo innalzamento (quasi mascherato e
non esplicitamente sbandierato) della “Torre di Babele” del ‘Nuovo
Ordine Mondiale’ con una ‘Repubblica Universale’ (Usa/Israele) e un
‘Tempio Universale’ (Assisi I-III, 1986-2001). Proprio in questi
ultimi mesi si parla apertamente ed esplicitamente di una seconda
fase dell’azione (non più dei colloqui) ebraico-cristiana, che
deve preludere ad un Nuovo Ordine Mondiale economico/politico, il
tutto alla luce della shoah e di Nostra aetate, che sono
correlative come padre e figlio.
● Il 26 gennaio 2011 su Avvenire (il quotidiano della “Conferenza
Episcopale Italiana”), è apparso un articolo della professoressa
israelita Anna Foa
intitolato “Nel dopoguerra la vera svolta nella teologia” in
cui si legge: «Non vi è dubbio che il mutamento dei rapporti tra
Chiesa ed ebraismo verificatosi con il Concilio Vaticano II e con la
dichiarazione Nostra aetate abbia avuto le sue radici nel
trauma della shoah. […]. Nostra aetate fu una svolta
radicale, […] che aprì la strada ad una vera e propria
rivisitazione teologica del rapporto con l’ebraismo, destinata
ad approfondirsi […], introducendo l’idea, per dirla con Giovanni
Paolo II nella sua visita in sinagoga del 1986, che la religione
ebraica non fosse “estrinseca” ma in un certo qual modo “intrinseca”
alla religione cristiana. La presa di coscienza determinata dallo
sterminio di sei milioni di ebrei aveva così modificato in
profondità non solo i rapporti tra ebrei e cristiani, ma le basi
teologiche stesse su cui tali rapporti si fondavano» (p. 26).
● Sempre sul medesimo quotidiano, lo stesso giorno e nella stessa pagina,
un articolo del Priore di Bose
Enzo Bianchi “Intorno al Concilio la convergenza tra le
Fedi” ci spiega che «la svolta storica cui abbiamo
assistito in questi ultimi cinquanta anni, svolta cui non è stata
certo estranea la tragedia del “male assoluto”» è talmente
epocale che «nessun cristiano potrà più invocare l’ignoranza a
propria scusante: ciascuno è e sarà responsabile in prima persona
di una conferma o di una contraddizione a questa svolta».
● Il povero mons. Richard
Williamson (paragonabile al personaggio principale del
romanzo di Orwell, Winston
Smith, definito “l’unico uomo libero in Europa”) ne aveva già
fatto l’esperienza (“torturato” dalla “clero-polizia”) per
aver osato opinare, nell’ottobre del 2008, che la “tragedia del male
assoluto” non gode di tutte quelle prove storico-scientifiche di cui
avrebbe bisogno per imporsi come super-dogma, il quale non
ammette ignoranza e che non è lecito né contraddire né
ignorare.
● Inoltre Bianchi continua: «Giovanni Paolo II […], il 17 novembre 1980 a
Magonza pronuncia una formula inedita, anzi contraddittoria a
diciannove secoli di esegesi e teologia cristiana, in cui gli
ebrei sono definiti “il popolo di Dio dell’Antica Alleanza che non è
stata mai revocata”. […]. Si può notare la novità e l’audacia
rispetto a tutto il magistero ecclesiastico precedente. […]. La
teologia della sostituzione è così abbandonata per sempre». L’ermeneutica
della rottura trova così spazio sulle pagine del quotidiano
dell’Episcopato Italiano, il cui Primate è il Papa, che, però,
sostiene, ma non dimostra,
l’ermeneutica della continuità.
*
UNA VECCHIA PREVEGGENTE
DESCRIZIONE DI CIÒ CHE POTREBBE AVVENIRE
Il Regno dell’Anticristo
● Robert Hugh Benson ha scritto nel 1907 “Il
padrone del mondo”, che è stato tradotto e pubblicato in
italiano per la prima volta nel 1921 a Firenze. Nel 1987 grazie
all’interessamento del card.
Giacomo Biffi è stato riedito dalla Jaca Book di Milano con
tre edizioni (1997, 2008) e sedici ristampe. Benson, con uno stile
davvero ammirevole, riprende il tema svolto da san Pio X nella sua prima enciclica E supremi apostolatus
cathedra del 1904, nella quale papa Sarto osservava che i mali i
quali circondano il mondo e la Chiesa sono talmente gravi da far
pensare che l’Anticristo sia già presente.
Gli orrori del mondialismo
● Benson prevede che attorno agli anni Venti-Trenta la massoneria
acquisterà un potere sempre più vasto in Europa come nelle Americhe
e nell’Oriente così da poter unificare tutto il mondo attorno al
1989 (anno in cui è “crollato” effettivamente il muro di
Berlino) e appianare la venuta all’Anticristo finale. I mali che
portano a tale sciagura sono elencati da Benson con precisione e
lucidità: critica storica e unicamente filologica della
Bibbia non più considerata un Testo sacro, divinamente ispirato e
fornito dunque di inerranza; sentimentalismo religioso e
liberalismo, che sotto apparenza di “pensiero
indipendente” rendono invece gli uomini realmente schiavi
della mentalità comune e delle passioni; la nascita del
modernismo (p. 7). Nel mondo degli anni Trenta sarebbero rimasti
solo tre tipi di religione: il cattolicesimo, l’umanitarismo
filantropico liberal-massonico e le religioni esoteriche estremo
orientali. Le ultime due forme sono accomunate dalla tendenza al
panteismo antropocentrico e si trovano in totale opposizione col
cattolicesimo, che è teocentrico e crede in un Dio personale e
trascendente il mondo (p. 10). Il cattolicesimo decade sempre più,
il mondo non lo vuol più ascoltare, capire ed accettare e lo
abbandona, inebriato dal delirio di onnipotenza datogli dal
panteismo antropolatrico e dal “culto dell’Uomo” (p. 11). La
religiosità vincente dal Venti sino al 1989 è una sorta di
umanitarismo filantropico: privo del vero soprannaturale,
«subisce l’influenza della massoneria: l’uomo è Dio» (p. 11). La
psicologia ha preso il posto del puro e semplice materialismo
marxista e cerca di rimpiazzare la spiritualità del cattolicesimo
con un surrogato psicanalitico immanentistico (p. 12).
L’Autore esclama: «siamo quasi perduti e ci stiamo dirigendo
verso una catastrofe alla quale dobbiamo essere preparati […]
finché non tornerà il Signore» (p. 12). Ma purtroppo oggi i
profeti dell’ottimismo irrealistico ed esagerato, che hanno
condannato “i profeti di sventura”, non vogliono sentire la voce di
Benson che, quale nuovo Laocoonte, metteva in guardia i cattolici
dal modernismo quale “cavallo di Troia” introdotto dall’inimicus
homo nella Città di Dio. Egli ammette realisticamente che nel
mondo cattolico vi è del male, ma anche del bene, vi sono conventi
dissoluti, ma anche osservanti e vicini al Signore (p. 12). Non è
uno di quei farisei manichei che vedono tutto e solo bene da una
parte e tutto e solo male dall’altra. Benché il Cristianesimo sia la
vera religione divinamente rivelata, non tutti i cristiani le sono
fedeli, anzi. Ma anche l’umanitarismo, che promette ipocritamente
pace e cessazione di “guerre di religione”, ha i suoi eccessi, i
quali superano anche quelli dei peggiori cristiani. A pagina 13
Benson prevede già nel 1907 il “Parlamento europeo”, il quale
segna la fine del sano patriottismo e tramite la democrazia-sociale
fonda l’anti-chiesa-cattolica. Egli ci mette in guardia anche contro
l’apparente perfezione dello sviluppo tecnico, che, se disordinato e
distolto dal Fine ultimo, nasconde molte trappole che insidieranno
la fede dei cristiani (p. 16).
● L’Anticristo finale di Benson si presenta sotto le apparenze di solidarismo, di pacifismo agguerrito contro la
religione cristiana, che sarebbe “portatrice di spada e non di
pace”, di umanitarismo naturalista, che abolisce la pena di
morte e istituisce il “Ministero dell’eutanasia”, essendo la morte
non più l’inizio della vita eterna, ma il ritorno dell’individuo nel
“Tutto” (p. 36), che rimpiazza la spiritualità con la psicologia. Il
tutto nel quadro del mondialismo più radicale: «l’unità
impersonale, l’annullamento dell’individuo, della famiglia, della
nazione nel mondo» (p. 25). L’uomo è tutto, è “Dio”; non esiste un
Dio trascendente, ma egli è immanente al mondo e solo la
cooperazione solidale di tutti gli uomini può evolvere continuamente
in meglio (p. 26).
La persecuzione fisica
● Questa contro-chiesa naturalista e pacifista scatena ben presto
una cruenta persecuzione contro il cristianesimo, che ha già
perso molti consensi a favore dell’umanitarismo. Benson ci descrive
allora il “Corpo mistico nell’agonia”, proprio come Gesù Cristo, e
l’Uomo che grida alla Chiesa: “ha salvato gli altri, non può salvare
se stessa?” (p. 48). Neppure dal Cielo scende, in quei momenti
tragici, una parola a rincuorare i fedeli perseguitati e
martirizzati. La massoneria e il democraticismo, più
che il comunismo oramai sorpassato dal liberismo, sono la
forza occulta che manovra la religione dell’Uomo e la persecuzione
della Chiesa di Dio (p. 51). Lo stato dell’umanità nel “Nuovo Ordine
Mondiale” viene descritto da Benson come una “copia molto simile ai
gironi superiori dell’Inferno” (p. 123). Frattanto Roma (p. 211) è
distrutta da un bombardamento comandato dall’Anticristo, il Papa e
quasi tutti i cardinali muoiono e il nuovo Papa si rifugia a
Nazareth, ove continua con soli 12 cardinali la sua missione di
governare la Chiesa con Vescovi, sacerdoti e fedeli sparsi in tutto
il mondo e pronti al martirio, che possono pregare e celebrare i
sacramenti solo in privato, sotto pena di morte. A pagina 170 Benson
ci descrive il “nuovo culto” imposto dalla massoneria e
dall’Anticristo alla nuova Umanità, che ama i piaceri, le ricchezze
e gli onori, al contrario del cristianesimo che insegna ad amare la
croce, la povertà e l’umiltà. Tale “nuovo culto” è una parodia o un surrogato della Messa cattolica, è il culto dell’Uomo, che ha
bisogno di un certo cerimoniale per professare la ‘Religione
dell’Avvenire’, lo ‘spirito del mondo’, spogliato da ogni idea del
soprannaturale e della grazia santificante. Come non pensare al
Novus Ordo Missae, il nuovo culto della religione
antropocentrica del Vaticano II? È impressionante vedere come 100
anni prima di ciò che stiamo vivendo sia a livello politico che
religioso, Benson avesse già intuito quasi tutto e quasi nei minimi
dettagli. Uno dei personaggi del romanzo di Benson (la signora Mabel) si accorge che
la nuova fede pacifista e umanitarista non è migliore
dell’intransigenza cristiana, anzi forse è carica di maggior odio e
crudeltà di quelli manifestati da alcuni o molti cristiani nel corso
dei secoli (p. 220). Come credere che «quella belva selvaggia, col
sangue [dei cristiani martirizzati] che usciva dalle sue unghie
assetate di violenza, fosse l’Umanità novella? Cioè quello che lei
chiamava il suo “Dio”?» (p. 231). Benson distingue bene il
Cristianesimo dai cristiani, che non tutti e non sempre hanno
vissuto secondo lo spirito di Cristo ed hanno offerto
all’Umanitarismo la scusa per sostituire il Cristianesimo
identificato con i cattivi e falsi cristiani (clero e laicato).
*
CONCLUSIONE

L’Americanismo
anticristiano
● Monsignor Henri Delassus
ha scritto un intero libro sull’americanismo (L’Américanisme et
la Conjuration antichrétienne, Lilla-Parigi, Desclée De Brouwer,
1899), nel quale il prelato francese spiega che, tra tutti i
soggetti inquietanti del mondo attuale, l’America del nord non è dei
minori. Infatti, ciò che la caratterizza è “l’audacia nelle imprese
industriali e commerciali ed anche nei rapporti internazionali,
calpestando essa tutte le leggi della civiltà cattolico-romana” (p.
1). Purtroppo, tramite l’americanismo, gli Stati Uniti spingono la
loro audacia anche nelle questioni religiose. Il termine
‘cattolicesimo americano’ o americanismo (condannato da Leone XIII nella
Lettera Testem benevolentiae del 1895) non è l’etichetta di
uno scisma o di un’eresia, esso è “un’insieme di tendenze dottrinali
e pratiche, che hanno sede in America e che di lì si spargono nel
mondo cristiano e specialmente in Europa” (p. 3). L’aspetto più
preoccupante dell’americanismo è quello dei “suoi rapporti con le
speranze e i progetti del giudaismo, specialmente con le tendenze
anticristiane delle leggi del mondo moderno e della società
americana, che aspira a possedere il monopolio del pensiero
rivoluzionario” (p. 7). Infatti, “esiste una congiura anticristiana
che lavora, tramite rivoluzioni e guerre, ad indebolire e, se fosse
possibile, ad annichilire, le nazioni cattoliche, per dare
l’egemonia a quelle protestanti, come l’America, la Germania e la
Gran Bretagna” (nota n°1, p. 7). Uno degli “elementi distintivi
della ‘Missione americana’ è il ritorno all’unità di tutte le
religioni, tramite la distruzione delle barriere e delle
differenze, giungendo ad un Congresso della tolleranza
internazionale delle religioni, per lottare unite contro l’ateismo”
(p. 124). L’indifferentismo o tolleranza per principio, cui tende
l’americanismo, consiste nell’equiparare “tutte le religioni, come
egualmente buone” (p. 85); “La cospirazione anticattolica penetra
dappertutto, per distruggere – se fosse possibile – la Chiesa ed
innalzare al suo posto l’israelitismo liberale e umanitario” (p.
89); “Tale cospirazione è diventata universale” (p. 90); “Tra
spirito ebraico e americanista c’è un punto di contatto nei principi
del 1789” (p. 91); “La presunzione o confidenza eccessiva in se
stessi è la caratteristica specifica dell’americanismo e gli ebrei
sperano di farne uscire l’israelitismo liberale e filantropico” (pp.
92-93), cioè la neo-religiosità dell’èra nuova. Monsignor Henri
Delassus (p. 94) spiega che il Magistero della Chiesa ha condannato
tutti i falsi principii sui quali si fonda lo spirito americanista:
i diritti dell’uomo (condannati da Pio VI); la libertà
assoluta della persona umana, la libertà di pensiero, di
stampa, di coscienza e di religione (da Gregorio XVI e Pio IX), il separatismo tra Stato e Chiesa (da Leone XIII). Invece per
gli americanisti occorre basarsi sul “liberalismo largo o
latitudinarista e sulla tolleranza dommatica ad oltranza, evitando
di parlare di tutto ciò che potrebbe dispiacere ai protestanti e
alle altre religioni” (p. 97); per la Chiesa di Roma “il
cattolicesimo è la vera religione, mentre per gli americanisti è
solo una religione tra tante” (p. 100). Purtroppo l’ideale
americanista (circa cinquanta/settanta anni dopo la condanna di Leone XIII) si è
realizzato, inizialmente e in maniera latente, nel Concilio Vaticano
II e poi, apertamente, ad Assisi nel 1986/2011. Infatti - scriveva
già mons. Delassus - “gli americanisti dicono che le idee americane
sono quelle che Dio vuole per tutti i popoli del nostro tempo.
Ebraismo e americanismo credono di aver ricevuto una ‘Missione
divina’. Purtroppo l’influenza dell’America con il suo spirito di
libertà assoluta, si estende sempre di più tra le nazioni, di modo
che l’America dominerà le altre nazioni” (pp. 187-188); l’America
sembra essere la “Nazione dell’Avvenire” (p. 190). Tuttavia –
commenta il prelato – “se tale avvenire sarà quello dello sviluppo
industriale e commerciale, sociale e politico, secondo i principi
del 1789, ossia il progresso materiale e l'indipendenza assoluta
dell'uomo da ogni autorità, anche divina; l’èra che vedremo sarà la
più disastrosa mai conosciuta. In essa l’America distruggerà le
tradizioni nazionali europee, per fonderle nell’unità o pax
americana” (pp. 191-192). La base, o il minimo denominatore
comune, di tale mistura di religioni, popoli, culture, è un
moralismo sentimentale o “una vaga morale” (p. 192) soggettiva
ed autonoma come voleva Kant, “indipendente dal dogma, ove ognuno è
libero d’interpretarla a modo suo” (p. 130). Essa si è realizzata
oggi, tramite l’unione tra ‘teo-(o neo)-conservatori’ americanisti e
cristianisti, con il sionismo ed elementi conservatori-liberali del
cattolicesimo, che si uniscono per difendere la vita, l’embrione,
contro il materialismo ateo (cosa buona in sé), ma a discapito della
specificità della purezza del dogma (il che è inaccettabile), della
tradizione culturale di ogni nazione e delle differemze etniche (le
quali, se non vanno esagerate con la teoria della difesa della
‘razza pura’, che non esiste; non debbono neppure essere distrutte
con l’offesa della razza in senso lato o del popolo, che ha una sua
peculiarità di lingua, cultura, mentalità e religione). “Il
movimento neo-cristiano o americanista, tende a liberarsi dal
dogma per fondarsi sulla bellezza dell’etica” (p. 60), “a
rimpiazzare la fede con una cultura o sensibilità morale
indipendente, in una vaga religiosità superiore a tutte le altre
religioni positive” (p. 76). Secondo la dottrina cattolica, invece,
“la fede senza le opere è morta” (s. Giacomo), e “senza la fede non
si può piacere a Dio” (s. Paolo). Quindi non bisogna disprezzare la
morale, ma neppure ridurre la religione alla sola moralità, senza
tener più conto dell’integrità dogmatica.
● Monsignor Delassuss si spiega ancor meglio scrivendo che “Vi è
un’intesa tra Ebraismo e Americanismo, per sostituire la religione
cattolica con questa ‘Chiesa ecumenista o mondialista’,
questa ‘religione democratica’, di cui l’Alleanza Israelita
Universale prepara l’avvento” (p. 193). L’americanismo è lo
strumento del giudaismo liberale e filantropico-umanitario, il quale
ha rimpiazzato la ‘fede’ del giudaismo ortodosso (in un Messia
personale e militante, che avrebbe ridato ad Israele il dominio sul
mondo) con la ‘credenza umana’ dell’ebraismo liberale (in un ‘messia
idea’, ossia il mondo moderno, nato dall’Umanesimo, Protestantesimo
e Illuminismo rivoluzionario, inglese, americano e francese, che
farà cadere il mondo nel relativismo e nell’irenismo, i quali
eroderanno il Credo cattolico e quel che resta ancora della
Cristianità europea), “per condurre l’umanità, dolcemente, verso la
Nuova Gerusalemme” (p. 195). Lo spirito del ‘Mondo Nuovo’ o
dell’americanismo, è caratterizzato (secodo il Delassus) dai
princìpi dell’89, che sono “l’indipendenza dell’uomo da ogni potere
umano e anche divino” (p. 196), vale a dire i diritti (o il culto)
dell’uomo e lo spodestamento di Dio e della sua Chiesa.
L’americanismo ha un duplice aspetto: politico e religioso.
- a) Politicamente: È caratterizzato da un certo cosmopolitismo,
che porta al mondialismo ed alla globalizzazione, le quali
infiltrandosi in ogni nazione la corrompono per dominarla. Tale
‘Repubblica universale’ è il sogno dell’Alleanza Israelita
Universale, “centro, focolaio e vincolo della congiura
anticristiana, alla quale l’americanismo porta un appoggio
considerevole” (p.15). Il giudaismo talmudico si basa sulla
lettura materiale (più che letterale) delle profezie del Vecchio
Testamento. Delassus scrive: “Leggete queste profezie nel
significato materiale-terreno e vi troverete la risposta
all’enigma, la spiegazione dell’attività febbrile giudaica, il
sogno dell’ebraismo. Esso si crede, ancor oggi, il popolo
destinato da Dio a dominare, materialmente e temporalmente, su
tutte le nazioni tramite la finanza, le banche, la stampa e i
mezzi di comunicazione [o di distruzione] di massa” (pp. 20-21).
Il punto d’incontro tra giudaismo e americanismo va ricercato nei
principii rivoluzionari del 1789, e particolarmente in due tesi:
“1°) che tutte le nazioni rinuncino all’amor di Patria e si
confondano in una ‘Repubblica universale’; 2°) che gli uomini
rinuncino, egualmente, ad ogni particolarità religiosa, per
confondersi in una stessa vaga religiosità o ‘Tempio univerale’ ”
(p. 25). Questi ideali sono portati avanti dall’Alleanza
Israelitica Universale, fondata nel 1860 dall’ebreo Adolfo
Crémieux, gran-maestro del Grande Oriente di Francia. L’A.I.U.
“non era soltanto un’internazionale ebraica, essa mirava più in
alto: essere un’associazione aperta a tutti gli uomini, senza
distinzione di nazionalità, né di religione, sotto l’alta
direzione d’Israele. Essa vuol penetrare in tutte le religioni,
come è già penetrata in tutti i paesi e far cadere le barriere,
che separano ciò che un giorno dovrà essere unito in una comune
indifferenza” (pp. 26-27). Il prelato s’interroga: “Cosa significa
penetrare in una religione? Soprattutto introdurvi le proprie
idee. Il giudaismo cerca d’infiltrare le sue idee nella Chiesa
cattolica? Sì, i suoi rappresentanti lo asseriscono” (p. 28). Le
forze politiche di cui si serve il giudaismo liberale e
filantropico (o massonico) sono: a) la democrazia, b) la libertà
come valore assoluto, c) il cambiamento radicale (cfr., p. 153).
Questo cambiamento radicale riguarda anche la vita spirituale,
prefiggendosi il primato dell’azione sulla contemplazione;
l’esaltazione dell’iniziativa individuale (propria del liberismo
puritano americano), con un’eccessiva fiducia in se stessi (cfr.,
pp. 154-155); il Benessere fisico e corporale (diverso dal
benessere comune temporale), come “trasfigurazione del corpo” (p.
159); il “sensismo empirista, come radicale antimetafisica ed
anticristianesimo” (p. 161). Il prelato costata che oramai i nuovi
cristiani americanisti, assieme agli ebrei liberali e umanitari,
“aspirano ad un Messia che non è Gesù Cristo, neppure il messia
militante e personale dell’ebraismo ortodosso, ma un’idea di
benessere materiale e corporale che renderà l’uomo felice e ricco
su questa terra” (pp. 164-165). Tale Benessere (con la maiuscola),
consiste non nel possedere il necessario o il conveniente, ma nel
“superfluo” (p. 166). I fedeli di questa nuova religiosità non
vanno contrariati, bisogna dar loro sempre ragione, seguire la
corrente, dir loro ciò che piace ed appaga i sensi (cfr., p. 167).
- b) Dal punto di vista religioso: L’americanismo si serve
dell’esoterismo, del massonismo e dell’ecumenismo, per infiltrare
la religione cattolica e – se fosse possibile – distruggerla. “La
massoneria ha le stesse pretese e le esprime con le stesse parole”
(p. 29). Il giudaismo liberale è ancora più chiaro, quando dice
che bisogna tendere verso “una nuova Gerusalemme, la quale deve
sostituire Roma. La stirpe ebraica vuole stabilire il suo regno
sul mondo intero, nell’ordine temporale e in quello spirituale”
(p. 30). Anche l’americanismo si serve delle società segrete per
ottenere i suoi scopi (cfr., p. 31), per rovinare le Patrie e la
Religione. La nuova “Repubblica universale sarà governata dal
popolo ebraico, unica vera genìa cosmopolita, apolide ed
universale” (p. 33) ed infine, “dall’Anticristo, supremo dittatore
divenuto l’unica deità di questo nuovo mondo” (p. 42). Gli Stati
Uniti hanno il triste “privilegio di distruggere le tradizioni e
le specificità nazionali e religiose europee, per fonderle
nell’unità americana” (p. 44). L’americanismo vuol sostituire la
‘polemica’ (polemikòs = attinente alla lotta e alla disputa
dottrinale) con la ‘irenica’, (eirenikòs = che riguarda la pace o
meglio il pacifismo, la tolleranza e la conciliazione ad
oltranza). L’americanismo è “assolutamente convinto, che gli Stati
Uniti sono predestinati a produrre uno stato sociale, superiore a
quello che si è vissuto sino ad ora” (p. 130). Un altro caposaldo
dell’americanismo è l’evoluzionismo religioso (cfr., pp. 101-108),
secondo cui il dogma evolve o cambia radicalmente,
sostanzialmente, in maniera eterogenea e non omogenea; ossia si
passa da una verità ad un’altra, anche diversa, secondo il bisogno
e le esigenze dei tempi (cfr., p. 109), dacché la verità non è più
la ‘conformità del pensiero alla realtà’, ma ‘l’adeguarsi del
pensiero ai bisogni dei tempi e delle necessità dell’uomo moderno’
(Herbert Spencer). L’altro pilastro su cui si basa l’americanismo
è l’ecumenismo. Monsignor Delassus (p. 133) ci informa che a
Chicago, tra l’11 e il 28 settembre del 1893 (circa ottanta/cento
anni avanti il Concilio Vaticano II e l’incontro ecumenico di
Assisi nel 1986), si svolse un Congresso o Concilio ecumenista di
tutte le religioni (tranne la cattolica). In tale conciliabolo si
stabilì che “la Chiesa cattolica dovesse fare le concessioni più
generose verso le altre religioni” (p. 134); naturalmente Roma
condannò. Tuttavia, non si può non notare come nel 1962-1965, tali
idee americaniste siano penetrate anche in ambiente cattolico
durante il Concilio Vaticano II. Si sarebbe voluto, già nel 1893,
“riunire i preti e i ministri dei culti più diversi, per
associarli in una preghiera comune” (p. 147), naturalmente senza
cadere (non si sa come) nell’indifferentismo (proprio come ad
Assisi nel 1986/2011). Tale congresso di Chicago è definito dal
Delassus “vero concilio ecumenico dei tempi nuovi” (p. 148). Le
analogie con il Vaticano II sono, purtroppo, oggettive ed
impressionanti.

*
● Il Delassus, concludendo il suo studio, definisce l’americanismo con
poche ma efficaci espressioni: “Compromesso con
l’incredulità, concessioni all’errore, mutilazione del
dogma, attenuazione del soprannaturale e faciloneria di
ogni specie” (p. 226).
● Egli propone quindi il rimedio a
tanto male: “Evitare lo scoraggiamento, come
attitudine di coloro che sanno e conoscono la realtà, ma non hanno
il coraggio di reagire [è il male che paralizza molti
cattolici oggi]. (…) Dunque mai incrociare le mani, rinunciando alla
lotta; anzi occorre impiegarle per la preghiera, la penitenza e
l’azione culturale e dottrinale con conseguenze pratiche (…).
Occorre essere circospetti per non prestare, neppure
involontariamente, aiuto al giudeo-americanismo. Quindi, non
predicare il Benessere come fine ultimo, il successo in questo
mondo, la trasfigurazione del corpo umano, la preoccupazione
disordinata degli interessi umani, l’abolizione delle barriere tra
religioni e culture, la cessazione della polemica per sostituirle
l’irenica, l’annacquamento del dogma a favore di una moralità
soggettiva, la conciliazione tra lo spirito di Cristo e quello del
mondo” (pp. 262-265).
d. CURZIO NITOGLIA
20 dicembre 2011
http://www.doncurzionitoglia.com/fase_2_giudeo_cristianesimo.htm
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