IL BUONO IL CATTIVO IL PESSIMO GOVERNO

FILOSOFIA DELLA POLITICA

 

anno 2010 - pagine 192 - € 20

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GUIDA PER IL LETTORE

Le vicende della Convenzione Europea di Strasburgo che il 13 maggio 2002 ha approvato una risoluzione “integralistico-laicista”, la quale confina il cristianesimo nel privato e vorrebbe cancellare le radici del cattolicismo che ha contribuito, storicamente, a formare l’Europa, legittimano le pagine seguenti.

L’Europa, nel passato - anche nel medioevo che non è tutto e soltanto oro - ha avuto un rapporto di “amore-odio” con la Chiesa romana, ma pur sempre di confronto e certe volte anche di scontro.

Oggi si vorrebbe annichilare cancellare e mettere da parte il cristianesimo, come se non fosse mai esistito.

Verso la fine dei tempi - come insegna la teolgia della storia - l’Anticristo, riuscirà - tramite una persecuzione universale - grazie ad una potenza temporale unica e assoluta, a ridurre la Chiesa ad un pusillus grex, ma esso sarà distrutto dal soffio della bocca di Cristo.

I rapporti tra Stato e Chiesa sono stati di contrapposizione, poi di unione subordinata, poi di tolleranza, infine di separazione e di persecuzione; che caratterizzerà la fine dei tempi. Infatti l’ultima tappa storica dei rapporti Stato-Chiesa non sarà l’accomodamento ma la persecuzione più feroce (J. Pieper) ([1]).

Oggi però è possibile tornare ad un rapporto di collaborazione subordinata, altrimenti sarà la catastrofe. Tutto dipende da noi e soprattutto dalla Provvidenza di Dio, i cui disegni restano a noi velati.

Questo libro vuol rispondere al “laicismo-integralista” moderatamente aggressivo di Strasburgo, ritornando alle origini della cultura, dell’arte, dell’economia e della polìtica cristiana per mostrare al lettore il vero volto della Civiltà del Vangelo, scolpito dai Padri della Chiesa, dai teologi, dai canonisti e dai Papi e sfigurato dal cattolicesimo-liberale e democristiano, che ci presentano un neo-“vangelo” melenso, sdolcinato, neutro, orizzontale, filantropico e antropocentrico.

 

- La prima parte del libro  è prevalentemente storica e tratta dei rapporti tra Stato e Chiesa; essa a prima vista potrebbe sembrare anacronistica, obsoleta e sorpassata; ma non può essere così, perché la verità non muta nella sostanza ed è proprio nei periodi di crisi che occorre andare a cercare l’acqua alla fonte anche se essa è lontana. La concezione del rapporto potere spirituale-temporale è “antico-moderna”; antica poiché le sue radici affondano nel passato, moderna perché esse tengono in vita l’albero rigoglioso della Chiesa la quale insegna sempre la verità agli uomini del suo tempo, attingendo al tesoro prezioso della tradizione “nova et vetera”.

Questo libro non è fuori del tempo: “Christus heri, hodie et in saecula.” “Ego sum Dominus et non mutor”. Il mondo passa, i regni, i regimi, i partiti scompaiono e son tramontati, ma Dio e la sua Chiesa restano e permarranno in eterno. “Dio non muore” anche se oggi è impopolare e non va di moda, però la verità non evolve eterogeneamente.

Io accetto tutto Gesù Cristo, passato presente e futuro; non sono un utopista e cerco realisticamente (con l’aiuto della filosofia aristotelico-tomistica) di risolvere il problema del mondo attuale, ritornando alla fonte che è la filosofia perenne e quindi sempre attuale, pure se è antica (non vecchia): essa è il senso comune di ogni uomo di retta ragione elevato a scienza filosofica, specialmente da Aristotele e S. Tommaso d’Aquino, e durerà sino a che vi sarà l’uomo.

2+2=4, ieri, oggi e domani; sì=sì, no=no e il sì non è il no, ieri oggi e domani. Questa filosofia perenne è la fonte che ci può dissetare ancor oggi in un deserto di cultura, pensiero, arte e morale-politica.

Nel presente libro non mi rivolgo la globo intero (non sono per la globalizzazione forzata) ma all’ambiente geo-politico ove si è sviluppata ed estesa la Cristianità, proponendo come soluzione della crisi della modernità la lezione della storia antico-moderna circa i rapporti tra Stato e Chiesa, che può aprirci le porte di un futuro meno disumano di quel che viviamo oggi.

Apparentemente il discorso può sembrare anacronistico, ma invito il lettore a riflettere seriamente e senza passioni e pregiudizi sulla scorta dei grandi filosofi e teologi che cito, per giudicare se essi indichino o no una via da prendere (senza aver la presunzione di cambiare il mondo con un colpo di bacchetta magica), per rispondere alle contraddizioni lancinanti che avvolgono l’uomo moderno.

La via da prendere - tornando alle origini e guardando al futuro - è difficile ma non impraticabile, è ancora attuale proprio perché perenne.

Si può liberamente respingere il ritorno alle origini, ma attenzione, tertium non datur si corre liberamente verso il bàratro, non ci si illuda.

 

 


 

- La seconda parte riguarda le lezioni che la filosofia perenne può dare al mondo moderno e contemporaneo, essa è piuttosto dottrinale e studia l’attualità alla luce della verità immutabile della filosofia dell’essere, infatti noi siamo dei “nani sulle spalle di giganti”, solo a condizione di non distruggere le esperienze e la tradizione, che ci permettono di vedere più profondamente e lucidamente il futuro.

Questa seconda parte può sembrare a compartimenti stagni ma non è così, vi è un filo conduttore che lega un capitolo all’altro: il regno sociale di Cristo e la plenitudo potestatis.

Ho scelto gli argomenti che mi son parsi i più attuali e i più importanti (certamente ve ne sono anche altri, ma “chi troppo vuole nulla stringe”) che possono essere interpretati e risolti solo dalla metafisica tomistica.

La guerra può essere giusta e lecita (anche quella nucleare) e quindi anche la pena di morte e la tortura. La rappresaglia lo sarà a certe condizioni. Anche il tirannicidio  è contemplato dalla dottrina tradizionle, poiché l’origine del potere è Dio ma sono gli uomini che - come canale - lo fanno giungere al capo che hanno scelto. La forma di governo non è solo la democrazia; ma anche la monarchia e l’aristocrazia sono lecite. La questione sociale (capitale-lavoro) non è risolta né dal socialcomunismo né dal liberismo, ma dalla dottrina sociale della Chiesa. Il comunismo è “intrinsecamente perverso” (Pio XI) come pure l’eurocomunismo gramsciano e il cattocomunismo di Bloch e Rodano. Il nazismo era “naturalismo pagano” (Pio XI) e panteista; mentre il fascismo italiano - pur avendo realizzato negli “anni del consenso” il bene comune dell’Italia - ideologicamente è panstatismo o “statolatria pagana” (Pio XI) e ghibellina che si rifà a Dante, Machiavelli e Nietzsche.

Il liberalismo è un errore filosofico che fa della libertà (che è solo una facoltà o un mezzo) il fine assoluto. La democrazia-cristiana è nata dallo spurio connubio tra il liberalismo e il cattolicesimo e ci ha portati al culto della persona (Maritain). La missione storica della Francia è di essere il braccio armato della Chiesa disarmata, ma a partire da Filippo il Bello essa ha rinnegato la sua missione scivolando nel nazionalismo esagerato e gallicano che lo si ritrova in Maurras e nell’Action Française e in un certo tradizionalismo attuale.

La ideologia (più che filosofia) moderna - da Cartesio a Gentile - si proponeva di divinizzare l’uomo, di togliergli ogni limite, freno e l’oggettività; invece essa è sfociata nell’effetto contrario: la dissoluzione dell’uomo e la perdita della realtà. Questo è lo “scacco o il suicidio della modernità”, scavalcata e sopraffatta dall’ideologia postmoderna - che inizia con gli anni Sessanta, ed ha i suoi due pilastri fondamentali nel Concilio Vaticano II del 1962-65 e nella contestazione “studentesca” del 1968 - ora se la modernità è fallita occorre ripercorrere criticamente il cammino sbagliato di essa, all’incontrario e ritornare ai prìncipi della filosofia dell’essere, che la modernità pretendeva di rimpiazzare e la postmodernità ha cercato di distruggere.

Il traguardo dell’ideologia moderna - studiata per sommi capi nella seconda parte del libro - è la contraddizione del suo intento; quindi tutto il procedere ideologico della modernità è sbagliato, perché ha rifiutato la validità e la veracità delle facoltà conoscitive umane, l’essere come oggetto dell’intelletto dell’uomo, i prìncipi di identità e non-contraddizione, ed è caduta nello scetticismo, nel soggettivismo, nel sensismo radicale che a loro volta sono stati “uccisi”dal proprio figlio: il mondo post-moderno degli anni Sessanta, irrazionale, passionale, lùdico, animalesco, nichilista, belluino, nietzscheano e ferale il quale dissolve la realtà, l’oggettività dell’essere e infine l’uomo stesso, ridotto ad una larva imbottita di droga, alcol e disperazione.

In un certo senso il sogno di Nietzsche di uccidere Dio e la metafisica si è realizzato a partire dal Sessanta; ma è pur sempre un sogno e, se non si scivola nel coma irreversibile, se ne può uscir fuori, svegliandoci.

Difronte a tale assurdità non resta che ritornare “ad Thomam”.

La conclusione è che o si torna al realismo tomistico, all’armonia tra Stato e Chiesa oppure si corre verso il bàratro del caos anarco-iberal-comunista della contro-filosofia moderna e post-moderna


 


[1]) J. PIEPER,  Sulla fine del tempo, Morcelliana, Brescia, 1959. .Cfr. anche A. SOCCI, I nuovi perseguitati. Indagine sulla tolleranza anticristiana nel nuovo secolo del martirio, Casale Monferrato, Piemme, 2002.