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Lo scisma
anglicano
I
protestanti in Inghilterra, dopo lo scisma di Enrico VIII, erano
composti da una rete di famiglie diventate economicamente e
politicamente molto potenti. I due tratti distintivi della Cristianità
pre-riformistica erano stati: a) il primato dello spirituale
sul temporale, della Chiesa sullo Stato; b) l’opposizione
della Chiesa cattolica all’usura e alla “crematistica”.
Di conseguenza, la separazione del Regno dal Papato e il desiderio di
trarre profitto dall’usura diventarono uno dei principali incentivi alla
lotta rivoluzionaria anglicana contro l’egemonia della Chiesa nella
cultura europea. Infatti non si può chiamare religione in senso proprio
l’anglicanesimo, nato dalla lussuria del re Enrico VIII, dalla sete di
rivolta contro Pietro e dal desiderio di arricchirsi a spese dei beni
della Chiesa romana. Piuttosto esso è un concentrato delle tre
concupiscenze (sensualità, orgoglio ed avarizia) erette a
“contro-religione”. Questa rudimentale alleanza tra libertinismo
(libero divorzio), liberalismo (separatismo tra Stato e Chiesa),
ipercapitalismo (inteso come “crematistica” o arte di arricchirsi in
quanto fine, vedi nota n° 1) e rivoluzione fece la sua prima
comparsa in Inghilterra quando il Re, volendo divorziare dalla sua
legittima sposa, si separò dal Papa facendosi “papa” di se stesso e le
famiglie “nobiliari” si arricchirono, molto poco nobilmente, con i
profitti delle terre della Chiesa, diventando l’élite
conservatrice della Gran Bretagna, ove, come anche nel resto del mondo,
non sempre nobiltà è sinonimo di élite o “aristocrazia” e
viceversa.
Ebraismo
in Inghilterra
Gli
anglicani in materia economica si ispirarono agli ebrei (cfr.
M. Jones, The
revolutionary Jew, New York, 1991), che erano stati ufficialmente
espulsi dall’Inghilterra nel 1290 dopo l’omicidio rituale del piccolo
Richard da Norwitch.
Espulsioni di questo tipo solitamente riguardavano gli ebrei che
volevano continuare ad essere praticanti (soltanto 16.000 ebrei
abbandonarono l’Inghilterra nel 1290), mentre la maggioranza continuava
nel proprio precedente stile di vita da marrani sotto la maschera del
cristianesimo. Gli ebrei rimasti come marrani fornirono una rete
naturale e un sistema di sostegno per gli altri ebrei, che tornarono
segretamente in Inghilterra nel corso dei secoli successivi, a partire
da Oliviero Cromwell. Allora i tempi erano oramai maturi per un
allargamento sempre più vasto dell’influenza ebraica sulla cultura
inglese, dietro la maschera della fede “riformata” o anglicana. Il
cambiamento nella cultura inglese durante questo periodo e la
conseguente crescita della Gran Bretagna come nazione filo-semitica sono
stati notati da molti. Barbara Tuchman, storica statunitense, ha osservato che «l’Inghilterra
cambiò» nel corso del XVI secolo, anche se «non si può fissare
una data esatta [...] di quando il Dio di Abramo,
di Isacco e di Giacobbe è diventato il Dio inglese» (1) e «Gli
eroi del Vecchio Testamento sostituirono i Santi cattolici» (2).
La “sola
Scriptura” come grimaldello di giudaizzazione
La Tuchman
ritiene che la ragione principale della ebraizzazione dell’inghilterra
fu la traduzione more rabbinico da parte di William Tyndale della
Bibbia, che cominciò ad essere contrabbandata in Inghilterra nel 1526,
trasportata da mercanti ebrei sefarditi nei falsi fondi di botti di
vino. La traduzione di Tyndale della Bibbia – secondo Tuchman – fece
dell’Inghilterra una nazione giudaizzante, da allora fino al momento
dell’accordo Balfour (1917), che stabilì la presenza ebraica in
Palestina, perché ogni volta che la Bibbia viene strappata al suo
contesto diventa un «fermento rivoluzionario di straordinaria
violenza» (3). La “sola Scriptura” condusse
naturalmente alla giudaizzazione e la giudaizzazione condusse
naturalmente alla rivoluzione, come oggi la “sola Missa”
può condurre alla giudaizzazione del mondo cattolico ancora legato alla
Tradizione apostolica, specialmente se si accetta il “dogma” olocaustico
(secondo l’ottica modernistica dell’evoluzione eterogenea del dogma) e
ci si consegna alla finanza ebraica, il che equivale ad “affidare la
pecora al lupo”. È ciò che è già avvenuto (teologicamente) in ambiente
ecclesiale con la Dichiarazione Nostra aetate e (economicamente)
con lo “Ior” (la banca vaticana) consegnato negli anni Settanta-Ottanta
ai massoni e ai finanzieri ebrei, che hanno portato
la finanza vaticana
al collasso. Una volta che la Chiesa fu ripudiata come giudice
della Scrittura, la Scrittura non fu più letta secondo «lo
spirito», ma veniva letta, secondo «la lettera o la
carne», ossia nello stesso modo in cui la leggono gli ebrei:
come una prescrizione per stabilire il paradiso in terra e, infine, un
paravento per la bramosia, l’orgoglio e la sensualità. Il Vangelo
diventa «carnale» appena viene separato dalla Chiesa (“lo
spirito vivifica, la lettera uccide”, san Paolo), il che
significa che diventa una giustificazione per le violazioni della
castità o l’usura e le speculazioni finanziarie, di cui in Europa la
Svizzera è maestra assieme ad Amsterdam/Anversa mentre nel mondo lo sono
Londra e New York.
Cromwell
e il Puritanesimo
Questa
tendenza giudaizzante raggiunse la sua piena fioritura quando Oliviero
Cromwell divenne dittatore in Inghilterra perché, come la Tuchman
sostiene; «Con i Puritani arrivò un’invasione
dell’ebraismo trasmessa per mezzo dell’Antico Testamento»
(4). La Tuchman accenna anche al fatto che la Scrittura divenne un
pretesto per l’avidità quando afferma che i Puritani «seguivano
alla lettera l’Antico Testamento per la ragione che vi vedevano i
propri volti riflessi» (5). Inoltre il Puritanesimo
significò la fine della morale cristiana e l’importazione di «abitudini
ebraiche» (secondo Cunningham, come riportato dalla Tuchman,
«La tendenza generale del puritanesimo è stata quella
di scartare la morale cristiana e di mettere le abitudini ebraiche al
suo posto») (6). La naturale conseguenza
dell’importazione di «abitudini ebraiche» nella
vita inglese – un cambiamento che ha avuto luogo nel XVI secolo – fu
«una regressione della moralità sociale ad un livello
molto basso, manifestatasi in patria e all’estero»
(7). La prima manifestazione di questa morale regredita fu la
diffusione della povertà (in maniera parossistica soprattutto durante la
“Rivoluzione industriale” ottocentesca, la quale ha occasionato la
rivoluzione comunista sovietica), povertà che doveva diventare tipica
della vita inglese da allora in avanti, per secoli. «Dalla
metà del XVI secolo» conclude la Tuchman «è stato
possibile parlare di una rivoluzione, un movimento
politico internazionale, deciso a rovesciare la visione medievale
del mondo e sostituirla con qualcosa di nuovo» (8).
Dal talmudismo al
super-capitalismo
Quel «qualcosa
di nuovo» in Inghilterra significava la giustificazione
dell’avidità, della bramosia, dell’orgoglio e della sensualità,
giustificazione che in seguito sarebbe stata conosciuta come
super-capitalismo liberista ed avrebbe portato al potere dei
rivoluzionari tutti benestanti grazie al furto delle proprietà della
Chiesa (vedi Il Gattopardo di
Cesare Tommasi Di Lampedusa)
e decisi ad imitare gli ebrei sia in teologia che in economia.
Nessuno di questi progressi nella finanza avrebbe potuto essere
realizzato senza la collaborazione intenzionale degli ebrei, e questa
collaborazione avvenne in molti modi. Come gli ebrei, le famiglie
benestanti di cui sopra supportarono «le forze eretiche nella
religione e il liberalismo in politica» (9). In economia ciò
significava usura, un sistema che Lord Francis Bacon (+ 1626)
avrebbe difeso in modo esplicito in uno dei suoi saggi. L’Inghilterra
divenne una “seconda Giudea” non solo perché si leggeva la Bibbia
tradotta in inglese dai rabbini, ma soprattutto perché le famiglie più
importanti, i promotori della distribuzione capillare delle traduzioni
eretiche usavano la Bibbia – che ora tutti avevano il diritto di
interpretare a modo proprio – come una giustificazione per il
loro coinvolgimento nell’usura, nell’orgoglio e nella sensualità e
perché usarono i mezzi economici per consolidare il loro potere
politico. La libertà, in questo come in altri ambiti della vita,
implicava il diritto dei potenti di determinare ciò che era vero. Tutti
erano ora liberi di interpretare la Bibbia come meglio credevano. Se
tale interpretazione non corrispondeva agli interessi dei potenti, la
forza maggiore sarebbe diventata l’ultima ratio. Quando
difatti i dissidenti divennero più forti della “chiesa” di Stato, il
risultato fu la guerra civile; ma per ora questo riguardava il futuro
del Paese. Una volta reciso il legame ecclesiale che univa l’Inghilterra
e Roma, fu fatalmente indebolito anche quello che univa tra di loro gli
inglesi perché, una volta che l’Inghilterra smise di essere cattolica e
divenne una nazione “ideologica”, favorì gli stranieri (come
succede oggi nell’Europa di Maastricht) che sostenevano il nuovo governo
contro i nativi che – quasi sicuramente – si sarebbero opposti ad esso,
ma anche contro quelli che semplicemente non capivano chiaramente cosa
stesse accadendo. Sia i dissidenti che gli sprovveduti furono spazzati
via nella stessa marea straniera che favorì l'immigrato sul
nativo. Il protestante è stato, a questo proposito,
extracomunitario, straniero o apolide per eccellenza. Anche se era un
proto-puritano in Inghilterra, un ugonotto in Francia o un calvinista
nei Paesi Bassi, la sua segreta obbedienza andava all’oscura congiura
proveniente da Ginevra e non al suo Paese d’origine (come avviene
oggi con i sionisti che non vivono in Israele), i cui interessi furono
sempre manipolati a favore delle élites che presero il potere in
questi Paesi.
Lo
spirito protestantico e il super-capitalismo

L’Inghilterra era il Paese che avrebbe trasformato la finanza in un’arma
molto più potente di tutti gli eserciti di Filippo II di Spagna.
Rivoluzione, presso gli anabattisti di Münster, significava comunismo.
In Inghilterra, invece, voleva dire quello che sarebbe diventato noto
non come il “contrario del comunismo” (materialismo collettivista), ma
come un “comunismo di segno opposto”, ossia un materialismo
individualista anziché collettivista, in breve una “rivoluzione
conservatrice”, oggi promossa dai neoconservatori, cioè il
super-capitalismo liberista. Come Marx aveva giustamente compreso,
l’inizio del supercapitalismo era stato il furto, il furto, in questo
caso, delle proprietà della Chiesa. Il furto era continuato quando la
ricchezza della Chiesa fu messa al servizio del regno di Mammona, vale a
dire quando le famiglie inglesi, diventate ricche attraverso
l’accaparramento delle proprietà ecclesiastiche, decisero di concorrere
al monopolio ebraico sull’usura e di mettersi in affari. Proprio come è
successo nel Risorgimento italiano.
d. CURZIO NITOGLIA
30 dicembre 2010
http://www.doncurzionitoglia.com/giudeo_protestantesimo.htm
Note
1)
Barbara W. Tuchman,
Bible and Sword, NewYork, New York University Press, 1956, p. 54.
2)
Ivi.
3)
Jacques Maritain,
Three Reformers: Luther-Descartes, Rousseau, New York, Charles
Scribner’s Sons, [1925] 1937, p. 142 (tr. it., Tre riformatori:
Lutero, Cartesio, Rousseau, Brescia, Morcelliana, .1928).
4)
Barbara W. Tuchman, op.
cit., p. 79.
5)
Barbara W. Tuchman, op.
cit., p. 80.
6)
Barbara W. Tuchman, op.
cit., p. 82.
7)
Ivi.
8)
Ivi.
9)
William Thomas Walsh,
Philip II, New York: Sheed and Ward, 1937, p. 171.
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