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“O
Signore, di cui i Santi Innocenti hanno confessato la lode, non
parlando, ma morendo, mortifica in noi ogni male dei vizi;
affinché
la Fede in Te, che è professata dalla nostra lingua, sia messa in
pratica anche dalla nostra buona condotta”
(Messale
Romano, Colletta della Messa dei Santi Innocenti, 28 dicembre).
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Avvertenza
Introduzione
per rendere accessibile a tutti quanto verrà scritto dalla Rivista
quindicinale “Sì
Sì No No”, del 15 gennaio 2012, e pubblicato
anticipatamente, il 28 dicembre 2011, per gentile concessione, su
vari blog circa il tema della Tradizione e del Magistero.
Il sito “chiesaepostconcilio”
lo ha già anche pubblicato, ma “in forma non ultimata.
La questione è di massima importanza, specialmente in questi giorni
in cui, anche in ambiente antimodernista, sono apparse pubblicazioni
inesatte (per eccesso o per difetto) su questi due temi. Spero che
questo breve sunto riesca a fare chiarezza e a rasserenare gli
animi.
*
Tradizione/Magistero
●Recentemente sono apparsi articoli e libri, che, per difendere la
Tradizione e la Chiesa, o hanno esagerato la portata del Magistero,
facendone un ‘Assoluto’ oppure lo hanno minimizzato e quasi
annichilito, negandone la funzione di ‘interpretare la Tradizione e
la S. Scrittura’. Onde evitare gli errori per eccesso (che
assolutizza il Magistero) e per difetto (che minimizza la sua
realtà) su questo argomento, riassumo quanto ha scritto in passato
e recentemente mons. Brunero Gherardini (cfr. Disputationes
Theologicae) e quanto si trova nei migliori manuali di
ecclesiologia, che verranno citati in nota.
●Occorre evitare la premessa erronea che fa del Magistero un
‘Assoluto’ e non un ‘ente creato’, un ‘Fine’ e non un ‘mezzo’, un
‘Soggetto indipendente’ (absolutus = sciolto) da tutto e da tutti.
Niente in questo mondo ha la qualità dell’Assoluto. La Chiesa non fa
eccezione, non la sua Tradizione, non il suo Magistero e neppure la
Gerarchia, Papa compreso. Solo Dio è l’unica realtà ultima o
assoluta, infinita ed increata.
●Sulla Tradizione la Chiesa esercita un ‘discernimento’ che
distingue l’autentico dal non autentico. Lo fa mediante uno
strumento che è il Magistero. Il Magistero è un ‘servizio’, ma è
anche un ‘compito’, un “munus”, appunto il “munus docendi”, che non
può né deve sovrapporsi alla Chiesa, dalla quale e per la quale esso
nasce ed opera. Dal punto di vista soggettivo, il Magistero coincide
con la Chiesa docente (Papa e Vescovi in unione col Papa). Dal punto
di vista operativo, il Magistero è lo strumento mediante il quale
viene svolta la funzione di proporre agli uomini la divina
Rivelazione con autorità.
●Troppo spesso, però, si fa di questo strumento un valore a Sé
(absolutus) e si fa appello ad esso per troncare sul nascere ogni
discussione, come se il Magistero fosse al di sopra della Chiesa e
come se davanti a sé non avesse la mole enorme della Tradizione da
accoglier interpretare e ritrasmettere nella sua integrità e
fedeltà, ossia come Dio l’ha trasmessa.
●Il
procedimento sbrigativo oggi invalso è più o meno il seguente:
Cristo promise agli Apostoli, e quindi ai loro successori, vale a
dire alla Chiesa docente, l’invio dello Spirito Santo e la sua
assistenza per un esercizio nella verità del “munus docendi” e
dunque l’errore è scongiurato in partenza, senza condizioni, le
quali invece sono richieste e definite dal Concilio Vaticano I, come
vedremo oltre. Un altro procedimento più che sbrigativo consiste nel
negare al Magistero ogni “munus docendi et interpretandi” le due
fonti della Rivelazione (Tradizione e S. Scrittura).
*
Il Magistero della Chiesa
●Il Magistero si divide in
Solenne e Ordinario. Quello Solenne si suddivide in Conciliare e
Pontificio; quello Ordinario in Universale o Papale.
●Magistero Solenne
Straordinario Conciliare è l’insegnamento di “tutti” (totalità
morale non matematica o assoluta) i Vescovi del mondo riuniti
fisicamente – in maniera non abituale o non permanente e non stabile
e quindi “stra-ordinaria” – in Concilio Ecumenico sotto il Papa.
●Magistero Solenne
Personale Pontificio: il Papa che in quanto Papa (o seduto sulla
cattedra di Pietro, “ex cathedra Petri”) definisce come divinamente
rivelata una dottrina riguardante la Fede e la Morale ed obbliga a
crederla come assolutamente necessaria alla salvezza.
●Il Magistero Ordinario si
divide in Universale o Pontificio. Innanzitutto Ordinario significa
che quanto al modo di esercizio è comune, non è solenne, non è
eccezionale o “extra-ordinario”, ma è solo normale, abituale, ossia
“ordinario”. Quindi non è l’insieme dei Vescovi riuniti
stra-ordinariamente in Concilio sotto il Papa, poiché il Concilio
Ecumenico è un avvenimento non ordinario, non abituale, non in
pianta stabile, ma eccezionale nel corso della storia della Chiesa
(Concilio di Trento, 1563; Concilio Vaticano I, 1870). Non è neppure
il Papa che definisce in maniera solenne o straordinaria una verità
di Fede, ma in quanto trasmette la Rivelazione, che è contenuta
nella Tradizione e nella Scrittura, in maniera non solenne. Ciò non
vuol dire che non sia Magistero vero, autentico, ufficiale, e,
persino infallibile se vuole adempiere alle condizioni per essere
assistito infallibilmente da Dio, ossia definire e obbligare a
credere, anche se in maniera comune, ordinaria o semplice quanto al
modo di insegnare. Esso in questo ultimo caso trasmette realmente il
Deposito della Rivelazione e in ciò non può errare, pur non
impiegando la pompa magna o la forma straordinaria e solenne in tale
trasmissione della Rivelazione.
●Magistero Ordinario
Universale: la trasmissione delle verità divinamente rivelate viene
fatta dai Vescovi sparsi fisicamente nel mondo ossia residenti nelle
loro Diocesi, ma in comunione col Papa e uniti intenzionalmente o in
accordo tra loro e con Lui nell’insegnare una verità.
●Magistero Ordinario
Papale: la trasmissione viene fatta dal Papa in quanto tale e in
maniera ordinaria. Inoltre il Papa è infallibile se da solo
definisce ed obbliga a credere ed anche se riprende, ripete ed
enuncia una Verità di Fede o Morale, costantemente e universalmente
tenuta da tutta la Chiesa (“quod sempre, ubique et ab omnibus
creditum est”).
●Il teologo tedesco Albert Lang spiega
bene che «non riveste neppure importanza essenziale il fatto che i
Vescovi esercitino il loro Magistero ‘in modo Ordinario e
Universale’, oppure esercitino il loro Magistero ‘in modo Solenne’
riuniti in un Concilio Ecumenico convocato dal Papa. In entrambi i
casi sono infallibili solo se, in accordo tra di loro e con il Papa,
annunziano una dottrina in modo definitivo e obbligatorio».
Ossia, per l’infallibilità il modo di insegnamento ordinario o
straordinario è secondario e accidentale; ciò che è principale o
sostanziale è la volontà di definire ed obbligare a credere una
verità di Fede e Morale, sia in maniera solenne sia in maniera
comune o ordinaria.
●Il Magistero è la ‘regola
prossima’ della Fede, mentre Scrittura e Tradizione sono la ‘regola
remota’. Infatti, è il Magistero della Chiesa che interpreta la
Rivelazione e propone a credere con obbligatorietà, ciò che è
contenuto in essa come oggetto di Fede, per la salvezza eterna.
*
I termini esatti della
questione
●Il ‘dogma’ è una verità rivelata da Dio e
contenuta nel Depositum Fidei: Tradizione e S. Scrittura (dogma
materiale) e poi proposta a credere come necessaria per la salvezza
eterna, quale divinamente rivelata o di Fede (dogma formale), dal
Magistero ecclesiastico con l’obbligo di credervi (Vaticano I, DB,
1800).
Pertanto chi nega o rifiuta l’assenso a una verità di Fede definita
dal Magistero è eretico e incorre ipso facto nella scomunica o
anatema.
●La ‘definizione dogmatica’ è la
dichiarazione obbligante della Chiesa su una verità rivelata e
proposta obbligatoriamente a credere ai fedeli. Tale definizione può
essere fatta sia dal Magistero ordinario (Papa che insegna in
maniera ordinaria o non solenne ‘quanto al modo’, ma obbligante
‘quanto alla sostanza’ a credere una verità come rivelata da Dio e
definita dalla Chiesa),
sia dal Magistero straordinario o solenne quanto al modo (una
dichiarazione solenne o ‘extra-ordinaria’ del Papa o del Concilio).
Tale definizione dogmatica si chiama pure dogma formale o verità di
Fede divino-cattolica o divino-definita. «Generalmente basta la
funzione del Magistero ordinario a costituire una verità di Fede
divino-cattolica, vedi Concilio Vaticano I, sess. III, c. 3, DB,
1792»
(P. Parente, Dizionario di teologia dommatica, Roma, Studium, 4°
ed., 1957, voce “Definizione dommatica”). Attenzione però, se il
Magistero ordinario può definire infallibilmente un dogma formale
non significa che esso sia sempre infallibile e che ogni suo
pronunciamento sia una definizione dommatica; lo è solo se il Papa
vuole definire una verità come di Fede rivelata ed obbligare a
crederla per la salvezza eterna. (Cfr. “Enciclopedia Cattolica”, IV,
col. 1792).
●‘L’infallibilità’
presuppone, infatti, da parte del Magistero la volontà di obbligare,
definire, proporre obbligatoriamente a credere come dogma una verità
contenuta nel Deposito della Rivelazione scritta o orale. Per cui il
Magistero è realmente la ‘regola prossima’ della Fede, mentre
Scrittura e Tradizione sono la ‘regola remota’. Infatti, è il
Magistero della Chiesa,
che interpreta la Rivelazione e propone a credere, con
obbligatorietà, ciò che è contenuto in essa come oggetto di Fede,
per la salvezza eterna.
●I ‘Luoghi Teologici’ sono
«la sede di tutti gli argomenti della ‘Scienza Sacra’ a partire dai
quali i teologi traggono le loro argomentazioni sia per dimostrare
una verità sia per confutare un errore» (Melchior Cano, De Locis
tehologicis, Roma, ed. T. Cucchi, 1900, Lib. 1, cap. 3). Monsignor
Antonio Piolanti scrive: «La Teologia è fondata su Verità rivelate,
le quali sono contenute nella Scrittura e nella Tradizione, la cui
interpretazione è affidata al vivo Magistero della Chiesa, il quale
a sua volta si manifesta attraverso le definizioni dei Concili, le
decisioni dei Papi, l’insegnamento comune dei Padri e dei Teologi
scolastici» (Dizionario di Teologia dommatica, Roma, Studium, IV
ed., 1957, p. 246). Perciò erra gravemente chi separa le definizioni
dei Concili e dei Papi dal Magistero e riduce, così, il Magistero ad
un accidente contingente, nato con la crisi neomodernista alla quale
Pio XII avrebbe risposto con l’Enciclica Humani generis (1950)
lanciando l’idea di Magistero come baluardo contro la nouvelle
théologie. No! il Magistero, come spiega Melchior Cano nei “Luoghi
teologici”, è “la voce del Pastore” e interpreta realmente la
Scrittura e la Tradizione, altrimenti basterebbero la sola Bibbia e
il solo Denzinger, mentre Cristo ha detto ai suoi Apostoli: “Andate
e insegnate a tutti i popoli” (Mt., XXVIII, 18). Quindi il mezzo
stabilito da Cristo per la diffusione della dottrina evangelica non
è la sola Scrittura o la sola Tradizione orale, ma il Magistero
vivo, cui Egli assicura (a certe condizioni) un’assistenza
(infallibile) sino alla fine del mondo. Il cardinal Pietro Parente
scrive che il Magistero è perciò: “il potere conferito da Cristo
alla sua Chiesa, in virtù del quale la Chiesa docente è costituita
unica depositaria e autentica interprete della Rivelazione divina.
[…]. Secondo la dottrina cattolica la S. Scrittura e la Tradizione
non sono che la fonte e la ‘regola remota’ della Fede, mentre la
‘regola prossima’ è il Magistero vivo della Chiesa” (Dizionario di
Teologia dommatica, cit., pp. 249-250).
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Tradizione, Assistenza
divina e Magistero
●Sia nella Scrittura che nei Padri il
concetto di Tradizione è sempre collegato 1°) all’Assistenza di Dio,
poiché, senza l’aiuto dello Spirito di Verità, la purezza
dell’insegnamento orale non potrebbe conservarsi senza mescolamento
di errori. Inoltre il concetto di Tradizione è inseparabile 2°) dal
Magistero che, pur non essendo la Tradizione stessa, è l’organo
tramite il quale essa viene tramandata; il senso pieno di Tradizione
lo si può avere solo a condizione di tenere uniti i due suoi aspetti
(passivo e attivo) di cui il secondo è assai importante, di modo che
una “tradizione” anche del I secolo, ma non attestata dal Magistero
della Chiesa non costituirebbe ‘vera’ Tradizione divino-apostolica,
al massimo avrebbe un valore di documentazione storica, ma non di
Fede divina. Tra Magistero e Tradizione vi è una certa distinzione
ma non è totale, ossia la Chiesa è come un Maestro (Magistero) che
contiene e trasmette la Scrittura (Bibbia) e la Tradizione
(Denzinger), ha un Libro di testo ufficiale (Bibbia + Denzinger) e
ne spiega il vero significato ai discenti; se un allievo non capisce
bene il significato del Libro può chiedere spiegazione al Maestro ed
egli lo illuminerà. Da tutto ciò risulta la parte essenziale e non
minimale o addirittura contingente che svolge il Magistero nel dare,
“tutti i giorni sino alla fine del mondo”, la retta interpretazione
soggettivo/formale del contenuto dommatico-morale della Tradizione,
avendone garantito ieri la veridicità del contenuto passivo o
oggettivo/materiale.
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Rapporto tra Tradizione e
Magistero
●La Tradizione assieme
alla Bibbia è una delle due “fonti” della divina Rivelazione
(Tradizione passiva e oggettiva). Essa è anche la “trasmissione”
(dal latino tradere, trasmettere) orale di tutte le verità rivelate
da Cristo agli Apostoli o suggerite loro dallo Spirito Santo e
giunte a noi mediante il Magistero sempre vivo della Chiesa,
assistita da Dio sino alla fine del mondo (Tradizione passiva e
oggettiva). La Tradizione assieme alla S. Scrittura è il “canale
contenitore (Tradizione passiva) e veicolo trasmettitore (Tradizione
attiva)” della Parola divinamente rivelata. Il Magistero
ecclesiastico è “l’organo” della Tradizione. Mentre gli “strumenti”
in cui si è conservata sono i Simboli di Fede, gli scritti dei
Padri, la Liturgia, la pratica della Chiesa, gli Atti dei martiri ed
i monumenti archeologici.
●Perciò la Tradizione si può considerare
sotto due aspetti: 1°) in senso attivo (soggettivo o formale), essa
è l’organo vivo o il soggetto (persone o istituzioni/Papa e Chiesa)
il quale funge da canale di trasmissione; 2°) in senso passivo
(oggettivo o materiale) è l’oggetto o deposito trasmesso (Dottrina e
Costumi).
●La Tradizione di cui ci
occupiamo in questo articolo è quella sacra o cristiana e non quella
profana. La Tradizione cristiana si divide in a) Tradizione divina
(insegnata direttamente da Cristo agli Apostoli); b) Tradizione
divino-apostolica (gli Apostoli non la ascoltarono dalla bocca di
Cristo, ma la ebbero per ispirazione dello Spirito Santo). Essa
consiste in quelle verità o precetti morali, disciplinari e
liturgici, i quali derivano direttamente da Cristo o dagli Apostoli,
in quanto promulgatori della Rivelazione, illuminati dallo Spirito
Santo, trasmesse agli uomini incorrotte sino alla fine del mondo:
esse sono oggetto di Fede divina.
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Esiste una Tradizione
“vivente”?
●I primi ‘Discepoli’ degli Apostoli
ricevettero in maniera diretta e immediata la Tradizione dalla bocca
dei Dodici, mentre i posteri la ricevono in maniere indiretta e
mediata, tramite l’insegnamento dei successori di Pietro (i Papi) e
degli Apostoli (i Vescovi) cum Petro et sub Petro. Il Magistero è
l’organo della trasmissione ininterrotta della medesima eredità
ricevuta dagli Apostoli da parte di Cristo o dello Spirito Santo.
Questa è la funzione del Magistero: mediare, interpretare e
attualizzare o trasmettere l’insegnamento divino, ma sempre
agganciandosi alla Tradizione ricevuta e quindi già trasmessa. Non
si tratta di far vivere una Fede nuova, ma di tramandare e far
ricevere o rivivere continuamente e nuovamente l’unica Fede
predicata da Cristo e dagli Apostoli, sino alla fine del mondo. Tale
funzione non contiene e non propone nessuna novità sostanziale, ma
solo ribadisce in maniera nuova e approfondita o esplicitata la
stessa verità contenuta nella Scrittura e nella Tradizione. Da
questa trasmissione della Fede è totalmente assente ogni ombra di
contraddizione tra verità antiche e nuove e lo sviluppo o
approfondimento deve avvenire “nello stesso senso e nello stesso
significato” (S. Vincenzo da Lerino, Commonitorium, XXIII). Solo in
tale senso si può parlare anche di Tradizione “viva”, non in quanto
“cangiante”, ma “omogeneamente crescente”.
Non vi è Tradizione, non sussiste verità cattolica dove si trova
contraddizione, contrarietà o concorrenza tra “nova et vetera”. Il
cardinal Pietro Parente su L’Osservatore Romano del 9-10 febbraio
1942 già scriveva: «c’è da deplorare […] la strana identificazione
della Tradizione (fonte della Rivelazione) col Magistero vivo della
Chiesa (custode ed interprete della divina Parola)». In breve vi è
una distinzione tra Tradizione e Magistero nel senso che il secondo
custodisce, spiega e propone a credere le verità contenute nella
Tradizione ed è molto pericoloso identificare la Tradizione col
Magistero vivente, perché si finisce col dare alla prima un
carattere intrinsecamente evolutivo o al contrario relativizzare
talmente il Magistero rispetto alla Tradizione sino a minimizzarlo o
quasi annichilarlo. Sono i due errori, per eccesso e per difetto,
che si riaffacciano oggi.
*
Riassumendo
●Quanto
ai rapporti tra Magistero e Tradizione, il Magistero custodisce,
spiega e interpreta la Parola di Dio scritta o orale. Quindi
Magistero e Tradizione non sono identici. Il Magistero non è fonte
di Rivelazione, la Scrittura e Tradizione sì. Perciò il Magistero
presuppone le due fonti della Rivelazione, le custodisce e le
spiega, onde in senso stretto non coincide con la Tradizione.
Tuttavia se si considera il Magistero nei suoi documenti o
oggettivamente, allora si può dire che in essi si ritrova la fonte o
luogo in cui vi è la Rivelazione.
●Il
Magistero è assistito da Dio. Tuttavia quest’assistenza non è
assoluta, ma limitata alla trasmissione della Rivelazione. Dunque,
lungi dal costituire la dottrina o la Verità, l’atto del Magistero
la conserva e la dichiara: il Magistero si definisce come tale in
dipendenza oggettiva dalla Rivelazione divina, di cui deve
assicurare la trasmissione e non deve “inventare” nuove dottrine
sostanzialmente diverse da quella Rivelata, che può essere
approfondita.
●L’assistenza è data al Papa perché egli possa preservare la Fede
della Chiesa. Se si perde di vista il giusto rapporto che fa
dipendere il Magistero dalla Tradizione oggettiva, il Dio rivelatore
rischia di passare in secondo piano a vantaggio del Magistero
custode ed interprete, il ‘Creatore’ cederebbe il passo alla
‘creatura’, il ‘Fine’ al ‘mezzo’, l’ “Assoluto” allo ‘strumento’. Ma
ciò è contraddittorio. Quindi ripugna, ossia è assolutamente
impossibile.
d. CURZIO NITOGLIA
30 dicembre 2011
http://www.doncurzionitoglia.com/introduzione_magistero.htm
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ANCHE:
IL MAGISTERO “LUOGO
TEOLOGICO”, da SìSìNoNo del 15 gennaio 2011
Brunero Gherardini, Tradidi quod et accepi. La Tradizione, vita
e giovinezza della Chiesa, Frigento, Casa Mariana Editrice,
2010; Id., Quaecumque dixero vobis. Parola di Dio e Tradizione a
confronto con la storia e la teologia, Torino, Lindau, 2011.
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