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Il terrorismo attuale in Iran parte da lontano
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●Il recente
attentato terroristico che ha colpito la capitale iraniana,
uccidendo Mostafa
Ahmadi-Roshan scienziato in servizio presso il sito nucleare
di Natanz, si inserisce nell’ormai estenuante contenzioso sul
programma atomico della Repubblica Islamica dell’Iran. Modalità,
tecniche e tempi hanno immediatamente fatto pensare all’ennesima
operazione “undercover” orchestrata dai servizi d’intelligence
americani (Cia) o dai loro colleghi israeliani del Mossad.
●Ahmadi-Roshan, 32 anni, è stato assassinato da un commando in motocicletta che ha
fatto saltare per aria la sua auto. Con lui sono morti l’autista ed
un passante. Si tratta della quarta vittima eliminata in un anno con
la stessa metodologia. In tutti i precedenti attentati sono stati presi di mira
esponenti (tecnici o scienziati) del mondo scientifico locale
impegnati tutti nel programma atomico di Teheran.
●Le autorità
iraniane hanno immediatamente accusato Washington e Tel Aviv di
quest’ennesimo barbaro crimine. Come ha legittimamente scritto Massimo Fini “è
difficile dar loro torto. Del resto Mossad e Cia ci hanno abituato
ad azioni molto “disinvolte”, per così dire, che calpestano ogni legalità
internazionale e, a volte, la stessa sovranità di Paesi alleati.
●La Rivoluzione
Islamica dell’Iran è essenzialmente un movimento che mira al
recupero ed alla valorizzazione dell’idea-forza religiosa, ostile
tanto al blocco dell’Occidente capitalista americano/centrico
quanto al blocco dell’Oriente comunista sovietico.
●Il nuovo
terrorismo, che oggi colpisce l’Iran ed i suoi scienziati nucleari,
non è altro che l’evoluzione di una serie di programmi di lotta che
hanno a Washington ed a Tel Aviv i
principali
centri direttivi.
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Provocare l'Iran
perché “spari il primo colpo"?
●L’Iran è un
paese di quasi 80 milioni di persone. Costituisce un importante e
significativo potere militare ed economico regionale. Possiede il
dieci per cento delle riserve mondiali di petrolio e di gas, oltre
cinque volte quelle degli Stati Uniti d’America.
●La conquista
delle ricche risorse petrolifere iraniane è la forza trainante che
investe l’agenda militare americana. Il petrolio e il gas dell’Iran
sono il trofeo, non dichiarato, di una guerra a guida americana che,
negli ultimi nove anni, si trova sul tavolo di progettazione
operativa del Pentagono.
●Mentre gli
Stati Uniti sono sul piede di guerra, l’Iran è stato - per più di
dieci anni - attivo nello sviluppare le sue capacità militari,
nell’eventualità di un’aggressione promossa dagli Stati Uniti. Se
dovessero scoppiare le ostilità tra l’Iran e l’Alleanza militare
occidentale, questo potrebbe innescare una guerra regionale che
andrebbe ad estendersi dal Mediterraneo ai confini con la Cina e
che, potenzialmente, potrebbe condurre l’umanità nel dominio di uno
scenario da Terza Guerra Mondiale.
●Il governo
russo, in una recente dichiarazione, ha avvertito gli Stati Uniti e
la Nato che “se l’Iran dovesse essere trascinata in qualsiasi
situazione avversa dal punto di vista politico o militare,
questo costituirà una diretta minaccia alla nostra sicurezza
nazionale”. (Cfr. Michael Chussudovsky,
Global
Research,18
gennaio 2012).
●L’Iran è
l’obiettivo dei piani di guerra Usa-Israele-Nato. Sono stati messi
in campo avanzati sistemi d’arma. Forze speciali americane e alleate
e agenti dei servizi segreti sono già sul terreno all’interno
dell’Iran. Droni militari degli Stati Uniti sono impiegati in
attività di spionaggio e di ricognizione. Armi nucleari tattiche B61
“bunker buster” (distruggi bunker) sono candidate ad essere
utilizzate contro l’Iran come rappresaglia per il suo presunto
programma di armi nucleari. Ironia della sorte: nelle parole del
Ministro della Difesa americano Leon Panetta, l’Iran non
possiede un programma di armamenti nucleari: “Stanno cercando di
sviluppare un’arma nucleare? No!”.
●È avvenuto un
massiccio dispiegamento di truppe statunitensi, che sono state
inviate in Medio Oriente, per non parlare del ri-posizionamento
delle truppe Usa e alleate in precedenza di stanza in Afghanistan ed
Iraq. Novemila soldati statunitensi sono stati inviati in Israele
per partecipare a quella che viene descritta dalla stampa israeliana
come la più grande esercitazione bellica congiunta di difesa aerea
della storia israeliana. Le manovre, indicate con Austere
Challenge 12, sono previste per le prossime settimane. Il loro
scopo dichiarato “è quello di testare i molteplici sistemi di difesa
aerea israeliani e statunitensi, in particolare il sistema Arrow,
che Israele, nello specifico, ha sviluppato con il concorso
degli Stati Uniti per intercettare i missili iraniani.”(Cfr.
military.com,
5 gennaio 2012).
●In buona
sostanza, Israele è diventato l’avamposto militare degli Stati
Uniti. Le strutture di comando degli Stati Uniti e di Israele
vengono integrate con una stretta concertazione tra il Pentagono e
il Ministero della Difesa d’Israele. Un gran numero di truppe degli
Stati Uniti sarà di stanza in Israele, una volta che i piani di
guerra sono stati completati. L’assunzione di questo dispiegamento
militare è l’allestimento scenico di un attacco aereo congiunto
Usa-Israele contro l’Iran.
●Questa
settimana migliaia di soldati degli Stati Uniti hanno iniziato ad
arrivare in Israele. Molti sarebbero rimasti fino alla fine
dell’anno come parte dell’integrazione in approntamento fra esercito
degli Stati Uniti ed esercito di Israele in vista di un impegno
militare contro l’Iran e la sua possibile escalation in un
conflitto regionale. Essi saranno affiancati da una portaerei
statunitense. Gli aerei da combattimento dai suoi ponti condurranno
missioni in coordinazione con aerei dell’aviazione di Israele.
●Anche
Teheran sta camminando sul filo del rasoio. Vengono messe in scena
manovre militari a distanza ravvicinata per assicurare il popolo
iraniano che i suoi dirigenti sono pienamente preparati a difendere
il paese contro un attacco americano o israeliano e contro il suo
programma nucleare nazionale. Con questo stratagemma le forze di
terra, di mare e di aria dell’Iran sono mantenute costantemente
all’erta bellica, pronte a contrastare qualsiasi attacco di
sorpresa. (Cfr.
Debka,
13 gennaio 2012).
●I media
occidentali hanno a malapena menzionato questi dispiegamenti di
truppe. L’ultimo dispiegamento [delle truppe statunitensi in
Kuwait], che è stato annunciato senza eccessiva enfasi al pubblico,
aggiunge un numero straordinario di truppe in linea con l’arsenale
americano che ora sta circondando l’Iran letteralmente su tutti i
fronti. (Cfr.
Russia Today,
US stations
15,000 troops in Kuwait
13 gennaio 2012).
●La domanda
cruciale: il Pentagono, cercando di innescare deliberatamente uno
scontro militare nel Golfo Persico, è alla ricerca di ottenere un
pretesto e una giustificazione per scatenare una guerra totale
contro la Repubblica islamica dell’Iran? Gli strateghi militari
statunitensi ammettono che la Marina degli Stati Uniti si troverebbe
in una posizione di svantaggio rispetto alle forze iraniane nel
corridoio stretto dello Stretto di Ormuz.
●Nonostante
la sua potenza e la forza di impatto, la geografia opera
letteralmente contro il potere navale statunitense nello Stretto di
Ormuz e nel Golfo Persico. La relativa ristrettezza del Golfo
Persico lo rende simile a un canale, almeno in un contesto
strategico e militare. Metaforicamente parlando, le portaerei e le
navi da guerra degli Stati Uniti sono confinate in acque anguste o
sono chiuse all’interno di acque costiere del Golfo Persico. […]
Anche le simulazioni di guerra del Pentagono hanno dimostrato che
una guerra nel Golfo Persico contro l’Iran si dimostrerebbe un
disastro per gli Stati Uniti e per il suo esercito.
(Cfr. Mahdi Darius Nazemroaya,
The
Geo-Politics of the Strait of
Hormuz:
Could the U.S. Navy be defeated by Iran in the Persian
Gulf?,
Global Research, 8 gennaio
2012).
●L’amministrazione Obama
è disposta a sacrificare una o più navi della Quinta Flotta, con
conseguenti perdite massicce tra i soldati e i marinai, al fine di
raccogliere l’appoggio dell’opinione pubblica per una guerra contro
l’Iran per motivi di legittima difesa?
●Come
documentato da Richard Sanders,
la strategia di provocare un incidente pretesto per la guerra è
stata usata in tutta la storia militare degli Stati Uniti.
(Cfr.
How to Start a War: The American Use of War Pretext Incidents, Global Research, 9 gennaio 2012).
●Secondo il
professor Francis Boyle,
con riferimento alla prova di forza in corso nel Golfo Persico tra
la Marina degli Stati Uniti e l’Iran: Ancora una volta, mi sembra di
assistere a una situazione simile a quella del 1941, quando F. D. Roosevelt
sacrificò la Flotta del Pacifico e i suoi uomini a Pearl Harbor,
tranne le portaerei, con lo scopo di ottenere il coinvolgimento
degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale, nonostante il
fervente desiderio del popolo americano e del Congresso a rimanerne
fuori. (Cfr. Francis Boyle,
13 gennaio 2011, comunicazione all’autore via email).
●A prescindere
dall’“incidente” in cui il nemico è istigato a “tirare il primo
pugno”, vengono addotte “giustificazioni tematiche” per demonizzare
il nemico e giustificare un casus belli. Armi di distruzione
di massa e il cambio di regime nel caso dell’Iraq (2003), il
sostegno ad Al-Qaeda gli attentati terroristici dell’11 settembre
nel caso dell’Afghanistan (2001), il “cambio di regime” e la
“democratizzazione” come nei casi della Jugoslavia (1999) e della
Libia (2011).
●Queste, fra le
altre, le giustificazioni tematiche per scatenare una guerra contro
l’Iran: 1°). L’Iran è accusato di sviluppare un programma di
armi nucleari. 2°) L’Iran è uno “Stato canaglia”, che sfida
la “comunità internazionale” e costituisce una minaccia per il mondo
occidentale. 3°) L’Iran vuole “cancellare Israele dalla carta
geografica”. 4°) L’Iran è responsabile per il suo appoggio e
la complicità negli attacchi terroristici dell’11 settembre. 5°)
L’Iran è un paese autoritario e antidemocratico, quindi è
giustificabile un intervento di “Impegno e Responsabilità alla
Protezione” (R2P) al fine d’instaurare la democrazia.
●Se dovessero
essere lanciati attacchi aerei, l’Iran scatenerebbe ritorsioni con
attacchi missilistici diretti contro Israele e contro le strutture
militari statunitensi presenti nel Golfo Persico, nell’Iraq e in
Afghanistan. Quindi, la guerra potrebbe coinvolgere anche la Siria
(che è un alleato dell’Iran), la Palestina, il Libano e la
Giordania, con la partecipazione delle fanterie siriane così come
degli Hezbollah, che con efficacia hanno annullato Israele nella
invasione del Libano del 2006.
●Secondo
recenti sviluppi, l’Iran ha accresciuto le sue forniture militari
alla Siria e al Libano. A sua volta, la Russia ha una base navale
nel sud della Siria e accordi di cooperazione militare con la Siria
e l’Iran comportano la presenza di consiglieri militari russi.
●La
partecipazione di Russia e Cina a fianco dell’Iran è già di fatto
nella prospettiva di accordi di cooperazione prevalentemente
militare, e ciò è confermato dal trasferimento di sistemi d’arma e
della relativa tecnologia a favore dell’Iran, dalla presenza di
consiglieri militari russi, dalla formazione del personale, sia in
Iran che in Siria. Inoltre, l’Iran ha lo status di
osservatore nella ‘Sco’.
●Russia e Cina
sono pienamente consapevoli che una guerra contro l’Iran è un
trampolino di lancio verso una guerra più allargata. Entrambi i
paesi sono presi di mira dagli Stati Uniti e della Nato. La Russia è
minacciata sui suoi confini con l’Unione Europea, con armi di
distruzione di massa di Usa-Nato puntate contro le principali città
russe. Fatta eccezione della sua frontiera settentrionale, la Cina è
circondata da basi militari statunitensi, dalla penisola coreana al
Mar Cinese Meridionale. Sia la Cina che la Russia sono percepite da
Washington come una “minaccia globale”.
●L’obiettivo di
Washington è quello di stabilire il suo dominio militare sul mondo.
Mentre la “guerra al terrorismo” e il contenimento degli “Stati
canaglia” costituiscono ancora la giustificazione ufficiale e la
forza motrice degli Stati Uniti, Cina e Russia sono state
etichettate in documenti dell’esercito e della Sicurezza Nazionale
statunitensi come potenziali nemici.
(Cfr. Greg Jaffe,
Rumsfeld
details big military shift in new document, The Wall Street Journal, 11 marzo 2005).
●In che modo
Washington intende raggiungere il suo obiettivo di egemonia militare
globale? Attraverso la crescita vertiginosa delle spese per la
difesa e con la continua crescita dell’industria statunitense degli
armamenti, che richiedono una pesante compressione di tutte le
categorie di spesa pubblica.
●Reso effettivo
nel bel mezzo della più grave crisi economica della storia
americana, l’aumento continuo delle spese per la difesa alimenta
questa nuova corsa non dichiarata agli armamenti, in competizione
con la Cina e la Russia, con una massiccia quantità di dollari di
tasse incanalata verso gli appaltatori della difesa degli Stati
Uniti (Cfr. Michel Chossudovsky,
New Undeclared Arms Race: America's Agenda for Global Military
Domination,
Global Research, 17 marzo
2005).
●Questa
ideologia del “Big Dog”, un termine coniato dal Pentagono, è
una pre-condizione per la “Globalizzazione della Guerra”. Si tratta
di un programma diabolico per migliorare la macchina di morte
americana attraverso lo smantellamento dei programmi sociali e
l’impoverimento della gente negli Stati Uniti. (Cfr.
Greg Jaffe, Rumsfeld details big
military shift in new document, The Wall Street Journal,
11 marzo 2005).
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d. CURZIO NITOGLIA
24 gennaio 2012
http://www.doncurzionitoglia.com/iran_usa_faccia_faccia.htm
In Appendice:
La Stampa del 18
gennaio 2012

clicca sull'immagine e apri il PDF relativo a: Missione araba in
Siria
fonte del testo:
http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=18-01-2012&pdfIndex=27
Cfr.
dagobertobellucci,
17/01/2012.
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