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Prologo
●Giovedì 12 gennaio il
dottor Aldo Forbice, conduttore della rubrica radiofonica “Zapping”
del 1° Canale, ha risposto ad un radio-ascoltatore, il quale si
lamentava delle ultime grandi spese del Ministero della Difesa
italiano per l’acquisto di molti aerei da guerra, che le spese non
sono uno spreco perché l’Italia è a rischio di un bombardamento da
parte dell’Iran e quindi deve essere pronta a difendersi.
●La Siria difesa dall’Iran
e dalla Russia, attaccata dagli Usa e dalla Nato è il campo di
battaglia attuale. Ma se scoppiasse la battaglia in Siria, essa
accenderebbe la guerra allargata nel resto del mondo. L’Italia si
trova geograficamente vicina al teatro di battaglia e in mezzo ai
due colossi belligeranti. Essa potrebbe fornire alla Nato e agli Usa
le basi militari per rifornirsi e attaccare il Vicino/Medio/Estremo
Oriente. Nel qual caso si troverebbe ad essere nel mirino della
Russia, Iran e forse Cina. Le basi di Ghedi/Aviano (Brescia) e del
Monte Cavo (Rocca di Papa, Roma) contengono circa 80 testate
nucleari statunitensi, che potrebbero essere installate sui
bombardieri Usa, ma che potrebbero essere anche il bersaglio dei
missili a lunga gittata dell’Iran e a maggior ragione della Russia.
In Sardegna l’Aviazione militare italiana si addestra assieme a
quella israeliana. Ecco il perché della risposta del dr. Aldo
Forbice, che in un primo momento poteva sembrare esagerata.
Purtroppo siamo già in guerra o almeno molto vicini ad essa.
*
L’Italia militarmente
americanizzata
●Nonostante la riduzione degli armamenti e delle spese militari, il
governo degli Stati Uniti non ha assolutamente voglia di smobilitare
dall'Italia. Siamo troppo importanti geograficamente. «L'Italia
resta di importanza strategica, sia con la base di Aviano per le
operazioni della Nato, sia per il comando di area della Alleanza
Atlantica». E' quanto ha detto a ‘La Stampa’ Phillip Gordon,
assistente del Segretario di Stato Hillary Clinton, nel corso della
conferenza stampa per i corrispondenti esteri dei Foreign Press
Centers di Washington e New York, convocata per spiegare le
variazioni strategiche della difesa americana dopo le linee guida
tracciate dal presidente Barack Obama la settimana scorsa al
Pentagono. «Il ruolo assolutamente critico dell' Italia non è in
discussione», ha ribadito Gordon anche se non ha fornito alcun
dettaglio sul numero di militari americani che stazioneranno nel
nostro Paese quando le riduzioni pianificate per l'Europa saranno
implementate. «Il contributo della sede di Napoli e' stato
fondamentale per la missione in Libia, che non si sarebbe potuta
realizzare senza l'Italia», ha aggiunto.
●Ha fatto scalpore la
notizia resa nota dal Wall Street Journal della telefonata tra
Angela Merkel e il presidente Giorgio Napolitano, ma pochi ricordano
i contatti tra Napolitano e Barack Obama durante la messa a punto
del governo tecnico e dai quali sarebbero emersi i nomi dei ministri
di Esteri e Difesa: l`ambasciatore negli Stati Uniti, Giulio Terzi,
e il presidente del Comitato militare della Nato, l`ammiraglio
Giampaolo Di Paola. Uomini che garantiscono alla Casa Bianca
l`assoluta fedeltà dell`Italia. Sull`applicazione di nuove sanzioni
a Teheran, Terzi ha detto già un mese fa che "l`Italia sostiene con
piena convinzione il piano di sanzioni economiche annunciato
dall`Amministrazione americana". Monti ha dichiarato che l`Italia
sarebbe "pronta a partecipare a tutte le nuove sanzioni imposte
dall`Europa" nonostante l`Italia importi da Teheran il 13 per cento
del suo greggio (la Francia solo il tre).
●Il ministro Di Paola ha
blindato le missioni all`estero con uno stanziamento da 1,4 miliardi
di euro che coprirà il 2012 mettendole così al riparo da eventuali
crisi dell`esecutivo. Nessuna riduzione delle truppe in Afghanistan
e più soldati in Kosovo. Conti alla mano molto di più di quanto
possiamo permetterci, ma esattamente quello che vogliono da noi Nato
e America. Sul piano economico le "potenze occupanti euroamericane"
sembrano determinate a eliminare l`Italia dalla lista dei
concorrenti sui mercati internazionali e ad invaderla
finanziariamente e industrialmente.
*
Svendita dell’industria
italiana
●La manovra del governo
tutta tasse e zero sviluppo ci affosserà per anni tra recessione ed
elevata inflazione mentre il crollo in Borsa di grandi aziende
italiane ne facilita l`acquisto da parte dei gruppi stranieri. Lo
shopping al ribasso Italia è già cominciato. La settimana scorsa la
francese Edf ha acquisito l`81 per cento di Edison mentre Eads ha
comprato il 67 per cento dell`italiana Space Engineering
specializzata in tecnologie radar e telecomunicazioni.
L’Italia è pronta ad essere svenduta ed occupata economicamente.
*
La
flotta russa non rinuncia alla Siria
●Tuttavia l’arrivo delle navi da guerra russe al porto di Tartus in
Siria, conferma che Mosca non ha alcuna intenzione di abbandonare
Bashar Assad. La Lega araba non richiede aiuto Onu, critica il
regime ma anche le opposizioni. Una intera flotta russa è ormeggiata
da ieri nella base navale siriana di Tartus, in Siria. La flotta
comprende navi, sottomarini, jet ed elicotteri da combattimento. La
Russia dispone di una base navale al largo del porto di Tartus ed è
il principale fornitore di armi della Siria. Guidata dalla portaerei
“Admiral Kunetsov” la flotta rimarrà per sei giorni nelle acque
territoriali siriane e la sua presenza conferma che la linea di
Mosca verso il presidente siriano Bashar Assad non cambia. La Russia
sostiene che la crisi interna siriana vada risolta sulla base di un
compromesso politico tra il regime e le opposizioni e non attraverso
la caduta di Assad. Mosca teme inoltre che la perdita dell’alleato
siriano apra la strada all’inserimento statunitense in una regione
del Vicino oriente – dalla Siria all’Iran – dove da decenni mantiene
importanti relazioni politiche ed economiche. Anche per questa
ragione la Russia difficilmente darà il via libera in seno al
Consiglio di Sicurezza dell’Onu a quell’azione militare
internazionale (Nato), sul modello libico, che il Consiglio
nazionale siriano (Cns) – il quale racchiude parecchie delle forze
antiregime – e il cosiddetto Esercito libero siriano – formato da
militari disertori – invocano da tempo in modo aperto.
Purtroppo la guerra sembra essere quasi inevitabile.
*
Anche
il Venezuela è nel mirino
●Ci
sono attualmente due Paesi che attirano la maliziosa attenzione
dell'America: Iran e Venezuela, per puro caso padroni di immense
riserve petrolifere.
●I
preparativi per nuovi conflitti sono palesi e inoccultabili: si
inizia con la demonizzazione dei dirigenti detestati, che vengono
presentati all'opinione pubblica come figure dispotiche, quasi
mostruose; si prosegue con un’intesa campagna pubblicitaria di
stigmatizzazione dei governi nemici e dei popoli disubbidienti; poi
arrivano le condanne per presunte violazioni dei diritti umani o per
la complicità di questi leader e governi col terrorismo
internazionale o con narcotraffico, fino al momento in cui la ‘Cia’
o qualche squadrone speciale delle forze armate si incarica di
architettare un incidente che permetta di giustificare all'opinione
pubblica mondiale l'intervento degli Stati Uniti e dei suoi complici
per porre fine a tanta malvagità mediante un’aggressione bellica.
Aggressione, conviene ricordarlo, che non ha avuto niente a che fare
con l'esistenza di "armi di distruzione di massa” in Iraq o con
l'inverosimile complicità dell'antico alleato di Washington, Saddam
Hussein, con le malefatte presumibilmente compiute da un altro ex
alleato, Osama Bin Laden. L'obiettivo esclusivo di questa guerra,
come quella che si minaccia di iniziare contro l'Iran, fu quello di
impadronirsi del petrolio iracheno e di stabilire un controllo
territoriale diretto su una zona strategica, dato che per
l'approvvigionamento di greggio sarebbe stato meglio affidarsi
all'efficacia dissuasiva delle armi.
●Nei
tempi recenti è avvenuto in Iraq e poi in Libia. In questo momento
due Paesi che attirano la maliziosa attenzione dell'impero: Iran e
Venezuela, per puro caso padroni di immense riserve petrolifere.
●Ciò
non significa che la funesta storia dell'Iraq e della Libia debbano
necessariamente ripetersi, perché, come ha anche osservato Noam
Chomsky, 1°) Washington ha fatto l’impossibile per dispiegare un
"cordone sanitario" che isoli Teheran e Caracas, finora senza
successo. E 2°) Iran e Venezuela non sono Paesi distrutti da un
blocco pluriennale, o che si sono disarmati volontariamente, come
nel caso della Libia, sedotta dalle ipocrite dimostrazioni di
affetto di una nuova covata di imperialisti. Fortunatamente, né
l’Iran né il Venezuela si trovano in questa situazione. In ogni
caso, bisogna rimanere vigili.
*
Conclusione
●Non penso che Aldo
Forbice abbia parlato senza fondamento o cognizione di causa. Stando
così le cose la situazione sembra essere ancor più grave di quanto
pensassi. D’altronde la Madonna a Fatima ci aveva avvertito che se
l’umanità non si fosse convertita vi sarebbe stata una guerra più
terribile del secondo conflitto mondiale.
d. CURZIO NITOGLIA
16 gennaio 2012
http://www.doncurzionitoglia.com/italia_in_guerra.htm
Cfr. Stampa.it, 10 Gennaio 2012.
Cfr. Nena News,
09 Gennaio 2012.
Cfr. Atilio Boron, Los
“desaparecidos” del imperio, Rebelion.org 12/1/2012. Cfr.
“Why do we ignore the civilians killed
in American wars?”, The Washington Post, 5 dicembre 2011.
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