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Dopo
l’articolo sull’Italia probabilmente già in guerra, come ha
annunziato Aldo Forbice a ‘Zapping’, mi sembra opportuno riportare
parte dell’intervista di Daniele Scalea a Giovanni Gaiani. Si
percepisce che un attacco economico contro l’Italia è stato lanciato
da Usa, Germania e Francia. Poi Gaiani, esperto di affari militari,
spiega come gli aerei che l’Italia sta acquistando servono sia per
offesa (come è successo in Jugoslavia e in Libia) che per difesa, ma
non spiega da chi dovremmo difenderci. Spero di poter avere maggiori
informazioni sull’argomento. Sarebbe opportuno che Daniele Scalea
giri la domanda a Giovanni Gaiani.
don
Curzio Nitoglia

Daniele Scalea intervista
Giovanni Gaiani
(geopolitica-rivista.org)
*
●Daniele Scalea: Dottor Gaiani, pare di capire che, a suo giudizio,
i paesi che avrebbero imposto questo “governo d’occupazione”
all’Italia sarebbero Francia, Germania e USA. È corretto?
Giovanni Gaiani:
Per essere precisi, ritengono che siano state Parigi e Berlino a
prendere la decisione. Washington si è limitata ad intervenire per
salvaguardare i propri interessi: Obama, in un colloquio telefonico
col presidente Napolitano, gli avrebbe suggerito i nomi cui affidare
i dicasteri della Difesa e degli Esteri (evidentemente più cari agli
USA), ossia rispettivamente quello del presidente del Comitato
militare della NATO ammiraglio Di Paola e dell’ambasciatore a
Washington Terzi di Sant’Agata. In sostanza, comunque, è avvenuto
ciò che è avvenuto in Grecia: è stato imposto un “governo”, che
rende conto a potentati esterni anziché al popolo.
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●Daniele Scalea:
Nei suoi interventi ha attirato l’attenzione su una questione
inspiegabilmente passata sotto silenzio dai media: la richiesta
dell’UE di abrogare le golden shares o quote e ben precisi poteri
decisionali che lo Stato italiano mantiene nelle aziende strategiche
privatizzate.
Giovanni Gaiani: È
paradossale che l’UE, in una situazione descritta come di piena
emergenza, non trovi di meglio da fare che occuparsi delle quote o
golden shares italiane. Tanto più che Francesi e Tedeschi hanno
meccanismi simili per proteggere le loro aziende strategiche. A
breve scade l’ultimatum lanciato dall’UE all’Italia: senza una legge
che sostituisca le golden shares e fornisca una protezione da
scalate esterne, il settore strategico italiano (Telecom,
Finmeccanica, ENI, Enel, ma anche le banche) sarà acquisito dagli
stranieri per due soldi, complici le cadute nelle contrattazioni
borsistiche. Facciamo qualche esempio. Le banche italiane hanno oggi
una capitalizzazione che supera di poco i 30 miliardi di euro, ma
gestiscono una quantità di denaro che è cinque volte superiore.
Eppure, acquistarle tutte assieme costerebbe meno che acquistare la
sola BNP Paribas. Finmeccanica ha una capitalizzazione di 2
miliardi, ma possiede beni immobili che da soli valgono 4 miliardi.
Francesi, Tedeschi, ma non solo, si preparano a comperare i pezzi
pregiati della nostra industria, e lo faranno anche per eliminare
dei rivali. In fondo, la guerra in Libia non è servita a togliere
interessi strategici all’Italia, e rimpiazzarla nel paese
nordafricano? Vi sono due modi per togliere di mezzo un rivale:
soffiargli i contratti, come in Libia, oppure comprarlo, farlo
passare sotto il proprio controllo, come rischia di succedere alle
aziende italiane. Il negoziato per alleggerire i termini del rientro
sul debito, chiesto dall’Italia all’UE, ci metterà di fronte ad un
ricatto: svendere in cambio le nostre industrie pregiate.
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●Daniele Scalea: Alcuni critici hanno tacciato il gabinetto
Monti d’essere un “governo dei banchieri”. Tuttavia, si è visto come
le banche italiane siano state discriminate dall’UE, che ha
richiesto una ricapitalizzazione in ragione dei titoli del Tesoro
italiano posseduto da queste banche, risparmiando invece gl’istituti
finanziari francesi e tedeschi pieni di “titoli tossici”. Insomma:
se anche le banche sono “vittime”, chi sono i “complici” interni di
questa “occupazione”? E se non ve ne sono, come ha potuto essere
imposto all’Italia un “governo d’occupazione”, come lo definisce
lei?
Giovanni Gaiani:
[...] Un
governo delle banche non deve esserlo necessariamente di quelle
italiane (che pure sono state favorite da numerosi provvedimenti).
La stessa ricapitalizzazione chiesta dall’UE può aiutare gli
stranieri ad entrare nelle banche italiane. Che sono particolarmente
appetibili perché contengono l’ingente risparmio delle famiglie
italiane.
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●Daniele Scalea:
Ma insomma, esistono settori “nazionali”, animati da senso dello
Stato e – perché no? – sano patriottismo, che potrebbero reagire a
tutto ciò?
Giovanni Gaiani:
L’unico modo per reagire è far mancare il sostegno al Governo in
Parlamento. Ma la politica non è in grado, perché non può fornire
un’alternativa e comunque è lieta che ad aumentare le tasse sia un
governo tecnico. Un “governo d’occupazione”, dico io, perché
favorisce i competitori dell’Italia. Sono davvero “straordinarie”,
come le ha definite la Merkel, le misure del gabinetto Monti:
infatti ci garantiranno recessione ed inflazione allo stesso tempo.
Togliere di mezzo una delle maggiori potenze economiche mondiali è
nell’interesse di parecchi paesi.
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●Daniele Scalea:
Dato che lei è prima di tutto un analista militare, veniamo ad una
scottante questione che è salita all’onore delle cronache, proprio
in rapporto alla politica d’austerità, negli ultimi giorni. Mi
riferisco alla polemica relativa all’oneroso acquisto dei caccia
multiruolo statunitensi “Joint Strike Fighter” F-35 da parte
dell’Italia. Al di là degli argomenti antimilitaristi, da un punto
di vista realista, quest’acquisizione conviene o non conviene?
Giovanni Gaiani: […].
All’Italia servono questi F-35? Servono se vogliamo continuare a
bombardare in giro per il mondo a fianco dei nostri alleati.
Quest’aereo sarà acquistato da altri paesi della NATO, e possederlo
renderà le nostre forze integrabili con quelle alleate. In ogni
caso, l’aereo è statunitense: noi abbiamo un ruolo di subfornitori,
e dunque deboli ricadute industriali. Acquistando l’F-35, rinunciamo
alla capacità di produrre da soli i nostri aerei, come con
l’Eurofighter, o come fanno i Francesi con il Rafale. Rinunciamo a
sviluppare la versione d’attacco al suolo dell’Eurofighter, su cui
invece investiranno i Tedeschi. Ciò ci condanna a lavorare su
prodotti nordamericani per molti anni a venire. I Francesi non
riescono ad esportare il loro Rafale: esaurite le commesse interne,
chiuderanno la catena di montaggio. Fra dieci anni in Occidente ci
sarà una sola catena di montaggio: quella degli USA. […].
L’Eurofighter Typhoon per la difesa e l’F-35 per l’attacco.
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●Daniele Scalea:
Nei suoi interventi ha ricordato che l’Italia ha una “sovranità
limitata” da molti decenni: potremmo dire dal 1943. La domanda che
mi pongo è: l’Italia può essere sovrana dentro la NATO? Ovvero
bisogna trovare una nuova configurazione strategica, quale può
essere una ristrutturazione dell’Alleanza Atlantica, o un trattato
di sicurezza collettiva pan-europeo, quale quello promosso dai Russi
negli ultimi anni?
Giovanni Gaiani: […].
Siamo sicuri che il Mediterraneo dominato dall’islamismo sia
nell’interesse europeo? Io credo di no. Invece può esserlo in quello
degli USA, che sono più lontani, al di là dell’oceano. Bisogna
rivalutare il ruolo italiano ed europeo rispetto ai nostri
interessi. Gli USA hanno giocato un ruolo tutto sommato
stabilizzatore fino a Bush, mentre ora ricoprono un ruolo
palesemente destabilizzatore. L’Italia stessa è stata destabilizzata
con la guerra di Libia. Berlusconi partecipò controvoglia
all’intervento, inizialmente decidendo che i velivoli italiani non
avrebbero lanciato bombe. Il venerdì di Pasqua Kerry, presidente
della Commissione esteri del Senato statunitense, giunse in Italia
per conferire privatamente con Berlusconi. La domenica successiva
Obama telefonò a Berlusconi. Il giorno dopo, anche l’Italia diede il
via ai bombardamenti. Questo significa avere sovranità limitata.
Sovranità che oggi è proprio azzerata. Bisogna riflettere sulle
alleanze. La Francia e la Gran Bretagna, in Libia, hanno fatto i
loro interessi. Parigi ha scelto di tenere la propria flotta fuori
dal controllo della NATO, perché alla testa di quest’ultima c’era un
ammiraglio italiano. Il mondo è cambiato, bisogna riconoscerlo e
guardare al nostro interesse nazionale. Oggi ci sono paesi pronti a
tutto per un contratto petrolifero. Quando Sarkozy decise
d’attaccare la Libia, gli aerei francesi sorvolarono l’Italia senza
nemmeno chiederci il permesso. Questi sono competitori, non alleati.
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●Daniele Scalea:
[…]. Ma lei, da esperto militare, saprà bene che non si possono
guardare solo le cifre. Certo, come PIL nominale l’Italia è anche
più forte della Turchia. Ma la Turchia ha una coesione morale, una
vitalità popolare, un entusiasmo che mancano all’Italia, un paese
declinante sotto molti punti di vista. Ecco perché ci servirebbe
un’alternativa all’UE, se non vogliamo più restarvi o se dovesse
crollare nostro malgrado. Dove trovarla? Forse proprio in un asse
mediterraneo con la Turchia, per gestire ed arrangiare
congiuntamente il nuovo volto del nostro mare?
Giovanni Gaiani: Non è
necessario uscire dall’Europa ma mettere in discussione questo tipo
d’Europa, puntando senza compromessi a garantire i nostri interessi
nazionali specie nell’area mediterranea. Non possiamo diventare un
lander sgangherato della Germania, o un “territorio d’Oltremare”
francese. Ci manca purtroppo una classe politica capace di decisioni
forti.
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●Daniele Scalea, Fonte:
www.geopolitica-rivista.org, Link:
http://www.geopolitica-rivista.org/15559/litalia-e-sottooccupazione-straniera-incontro-con-gianandrea-gaiani/,
12.01.2012 |