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“Ecclesia edixit doctrinam
Thomae esse suam” (Benedetto XV, Enciclica Fausto appetente die,
1921).
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‘LE XXIV TESI DEL TOMISMO’ CONTENGONO
L’ESSENZA DELLA FILOSOFIA TOMISTICA
E METTONO IN GUARDIA CONTRO I PERICOLI DELLA
FALSA METAFISICA
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Prologo
●Il Magistero della Chiesa, con la Lettera
al Generale dei Francescani del 13 dicembre del 1885 di Leone XIII,
il quale in essa applica i princìpi dell’enciclica sulla rinascita
del tomismo Aeterni Patris (1879) al caso concreto dell’insegnamento
della dottrina tomistica anche presso tutti gli altri ordini
religiosi (con particolare riferimento ai figli di S. Francesco) e
al clero secolare, recita: «L’allontanarsi dalla dottrina del
Dottore Angelico è cosa contraria alla Nostra volontà, e, assieme, è
cosa piena di pericoli. […]. Coloro i quali desiderano di essere
veramente filosofi, e i religiosi sopra tutti ne hanno il dovere,
debbono collocare le basi e i fondamenti della loro dottrina in S.
Tommaso d’Aquino».
●Con la promulgazione del motu proprio
“Doctoris Angelici” del 29 giugno del 1914 San Pio X imponeva come
testo scolastico la Summa Theologiae di San Tommaso alle facoltà
teologiche, sotto pena d’invalidarne i gradi accademici. Papa Sarto
richiamava l’obbligo di insegnare i princìpi fondamentali e le tesi
più salienti del tomismo (“principia et pronuntiata majora”).
San Pio X incaricò
nell’inverno del 1914 il padre gesuita Guido Mattiussi di “precisare
il pensiero di S. Tommaso sulle questioni più gravi in materia
filosofica, e di condensarle in pochi enunciati chiari ed
inequivocabili”.
Partecipò al lavoro anche Mons. Giuseppe Biagioli, professore di
teologia dogmatica presso il Seminario di Fiesole.
Nell’estate del 1914 il card. Lorenzelli, Prefetto della ‘S.
Congregazione degli Studi’, presentò le XXIV Tesi compilate da
Mattiussi e Biagioli a San Pio X, che le approvò il 27 luglio del
1914. Benedetto XV impose a p. Mattiussi di scrivere su La Civiltà
Cattolica un ‘Commento delle XXIV Tesi’, che fu poi pubblicato a
Roma dall’Editrice Gregoriana nel 1917.
Il 7 marzo 1916 la ‘S. Congregazione degli
Studi’ a nome del papa Benedetto XV stabilì che “Tutte le XXIV Tesi
filosofiche esprimono la genuina dottrina di San Tommaso e son
proposte come sicure (tutae) norme direttive”.
Tuttavia «il Papa, pur insistendo “doversi proporre tutte le Tesi
della dottrina di san Tommaso quali sicure regole direttive”, non
imponeva il dovere di abbracciarle con assenso interno.
Evidentemente Benedetto XV non voleva dare alle XXIV Tesi un valore
dogmatico, ma un valore di alta importanza disciplinare […], come la
dottrina preferita dalla Chiesa».
Il Magistero ecclesiastico con papa Benedetto XV, il 7 marzo 1917,
decise che «le XXIV Tesi dovessero essere proposte come regole
sicure di direzione intellettuale. […] Nel 1917 il ‘CIC’ nel canone
1366 § 2 diceva: “Il metodo, i princìpi e la dottrina di S. Tommaso
devono esser seguiti santamente o con rispetto religioso”. Tra le
fonti indicate il ‘Codice’ addita il ‘Decreto di approvazione delle
XXIV Tesi’».
Sempre papa Giacomo Della Chiesa nell’Enciclica Fausto appetente die
(29 giugno 1921) insegna: «La Chiesa ha stabilito che la dottrina di
S. Tommaso è anche la sua propria dottrina (“Thomae doctrinam
Ecclesia suam propriam esse edixit”)». Pio XI nell’enciclica
Studiorum ducem (1923) ha ribadito e riconfermato l’insegnamento
delle encicliche di Leone XIII, S. Pio X e Benedetto XV. Per cui se
per un atto di estrema bontà la Chiesa permette o tollera che si
insegni lo scotismo e il suarezismo, è certo che la sua dottrina è
quella di S. Tommaso: “Ecclesia edixit doctrinam Thomae esse suam”
(Benedetto XV, Fausto appetente die, 1921).
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Il contenuto delle XXIV
Tesi del Tomismo
●La I delle Tesi insegna la distinzione
reale tra atto/potenza,
e così anche la III e la VI. La distinzione tra potenza/atto,
essenza/essere è una verità evidente e necessaria, che poggia sul
principio per sé noto di identità e non-contraddizione (potenza =
potenza, atto = atto, potenza ≠ atto). Negare esplicitamente questa
Tesi significa negare implicitamente anche il primo dei princìpi per
sé noti ed evidenti quoad omnes. «La potenza non è l’atto, per
quanto imperfetto si supponga (come hanno invece pensato Scoto e
Suarez). Se la potenza fosse atto imperfetto, non si distinguerebbe
realmente dall’atto. È questo l’indirizzo che prenderanno Scoto e
Suarez. […]. L’essenza finita o potenza non è il suo essere o atto,
ed è realmente distinta da esso. Dio solo, quale ‘Atto puro da ogni
potenza’, è il suo Essere, Egli è l’Ipsum Esse Subsistens. […]. La
potenza obbedienziale è passiva e non attiva, altrimenti sarebbe
nello stesso tempo naturale e soprannaturale. […]. Si spiega allora
come la ‘S. Congregazione degli Studi’ abbia dichiarato riguardo
alle XXIV Tesi: “siano proposte come regole sicure di direzione
intellettuale e dottrinale”».
●La IV Tesi insegna l’analogia (di
proporzionalità e di attribuzione) dell’essere contro l’univocità
insegnata da Scoto. La XVIII Tesi insegna che l’oggetto proprio
della conoscenza umana è la quidditas intelligibilis rei sensibilis;
l’essenza intelligibile della cosa sensibile,
mentre Scoto insegna che è l’essere comune o generico. Si vede così
che in molti punti essenziali della metafisica il Magistero
ecclesiastico raccomanda S. Tommaso e implicitamente si discosta da
Scoto e Suarez, il quale ha tentato una conciliazione o un sistema
sincretistico tra l’Aquinate e Scoto, il quale si allontana
diametralmente dall’Angelico.
●La XXIII Tesi tomistica insegna la
distinzione reale tra essenza ed essere
(riallacciandosi alla I, che distingue realmente potenza e atto) e
ne tira la conclusione che “in solo Deo essentia et esse sunt idem”.
Ora le creature sono composte realmente di essenza/potenza
ed essere/atto, esse sono sostanzialmente differenti dall’‘Atto
puro’ da ogni potenza, ‘Essere per sua essenza’, ossia Dio.
●La Ventiquattresima ed
ultima proposizione delle XXIV Tesi del Tomismo insegna: “Nessun
agente creato influisce nell’essere di qualsiasi effetto, se non in
forza di una mozione ricevuta dalla causa prima”. Vale a dire l’uomo
non può produrre un atto buono se prima non è stato mosso dalla
causa prima che è Dio. Essa è l’ultima conclusione della Prima delle
XXIV Tesi del Tomismo, la quale distingue potenza da atto e afferma
- contro la dottrina molinista sulla grazia e la salvezza
soprannaturale - che la potenza non passa all’atto da sé ma solo se
“pre-mossa” da un ente già in atto. Come pure la III e VI Tesi, che
insegnano la distinzione reale di essenza ed essere negli enti
creati. Mentre solo Dio è il suo stesso essere e agire, per cui
l’ente creato non può agire da se stesso poiché riceve l’essere e
l’agire ab alio ossia da Dio e deve essere creato, conservato
nell’essere e pre-mosso da Lui. Il tomismo non parla di “concorso
simultaneo”, di mozione alla pari o “parallela” tra Dio e l’uomo
(come invece fa il molinismo), ma di pre-mozione.
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Le conseguenze
dell’allontanamento dalla metafisica tomistica
●Allontanarsi dalla metafisica dell’essere
come actus ultimus omnium essentiarum comporta un grave pericolo di
conclusioni disastrose. «Il più piccolo errore intorno alle prime
nozioni di essere ecc., produce conseguenze incalcolabili, come
ricordava San Pio X, citando queste parole di S. Tommaso: “Parvus
error in principio, magnus est in fine”. Se si rigetta la prima
della XXIV Tesi, tutte le altre perdono il loro valore».
●Si capisce allora perché
San Pio X insegna nella Pascendi (8 settembre 1907) e nel Giuramento
anti-modernista Sacrorum Antistitum (1° settembre 1910): “Ammoniamo
i maestri di filosofia e teologia che facciano bene attenzione a
ciò: allontanarsi anche solo un po’ dall’Aquinate, specialmente in
metafisica, comporta un grave pericolo”.
●Il tomismo è la dottrina preferita dalla
Chiesa e S. Tommaso è il Dottore Comune o Ufficiale di Essa, ma la
Chiesa non impedisce che si insegnino altri sistemi filosofici non
esplicitamente eterodossi (lo scotismo e il suarezismo), anche se
mette in guardia dalle conclusioni pericolose che se ne possono
trarre: “Al di sopra di tutti gli infruttuosi esperimenti (di
apertura alla modernità) la Chiesa segue la sua strada e ci ricorda
via via quello che realmente ci aiuta a non allontanarcene. Questo
ha fatto approvando le XXIV Tesi. Se i problemi del momento (la
nouvelle théologie) si van facendo sempre più gravi, questa è una
ragione per ritornare a studiare e capire la vera dottrina di S.
Tommaso intorno all’essere, alla verità, al valore dei primi
princìpi dai quali si risale con certezza all’esistenza di Dio. […].
Si tratta dei princìpi direttivi del pensiero e della vita morale,
tanto più necessari quanto più le condizioni dell’esistenza umana si
fanno maggiormente difficili e richiedono certezze più ferme”.
d. CURZIO NITOGLIA
12 dicembre 2011
http://www.doncurzionitoglia.com/le_xxiv_tesi_del_tomismo.htm
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I migliori manuali di filosofia e teologia tomistica sono i
seguenti: Filosofia: Eduard Hugon, Cursus philosophiae
thomisticae 3 voll., Parigi; F. Maquart, Elementa philosophiae,
4 voll., Parigi; C. Boyer, Cursus philosophiae, 2 voll., Parigi;
N. Del Prado, De veritate fondamentali philosophiae christianae,
Friburgo; G. Mattiussi, Le XXIV Tesi della filosofia di S.
Tommaso, Roma; Battista Mondin, Filosofia sistematica, 6 voll.,
ESD, Bologna; Sofia Vanni Rovighi, Elementi di Filosofia, 3
voll., Brescia, La Scuola. Le “Edizioni Verbo Incarnato” di
Segni (Roma) stanno ristampando l’opera omnia di Cornelio Fabro,
quelle fondamentali sono: La nozione metafisica di
partecipazione, 1939; Partecipazione e causalità, 1961;
Introduzione all’ateismo moderno, 1964; L’uomo e il rischio di
Dio, 1967; Introduzione a S. Tommaso, 1983.
Teologia dogmatica: E.
Hugon, Tractatus dogmatici, 3 voll., Parigi; V. Zubizarreta,
Theologia dogmatico-scholastica, 4 voll., Bilbao; L. Ott,
Compendio di Teologia dogmatica, Marietti, Torino; B. Bartmann,
Manuale di Teologia dogmatica, 3 voll., Paoline; G. Casali,
Somma di Teologia dogmatica, Lucca; P. Parente-A. Piolanti-S.
Garofalo, Dizionario di Teologia dommatica, Roma, Studium, 1957.
Apologetica: R. Garrigou-Lagrange, De Revelatione, 2 voll.,
Roma; J. Salaverri, De Ecclesia Christi, Madrid; A. Lang,
Compendio di apologetica, Marietti, Torino. Teologia morale:
B.M. Merkelbach, Summa Theologiae moralis, 4 voll., Parigi; D.
Prümmer, Manuale theologiae moralis, 3 voll., Firburgo; F.
Roberti-P. Palazzini, Dizionario di Teologia morale, Roma,
Studium, 2 voll.; E. Jone, Compendio di Teologia morale,
Marietti, Torino. Teologia ascetica e mistica: Antonio Royo
Marin, Teologia della perfezione cristiana, Paoline, 1960; A.
Tanquerey, Compendio di teologia ascetica e mistica, Roma,
Desclée, 1928; R. Garrigou-Lagrange, Le tre età della vita
interiore, Roma-Monopoli, Edizioni Vivere in, 1988, 4 voll.
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