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“Nulla oltre l’uomo,
nulla al di fuori dell’uomo, nulla senza l’uomo. Questo è il
parossismo del liberalismo, che si chiama modernismo”
(Louis Billot).
I) IL LIBERALISMO
Il cardinal
Louis Billot ha
confutato in maniera concisa e acutissima sia il liberalismo (De
Ecclesia Christi. Tomo II, De abitudine Ecclesiae ad civilem
Societatem, III ed., Roma, Gregoriana, 1929, Questione VIII,
De errore liberalismi et variis ejus formis, pp. 21-63) che il
suo figlio il modernismo (De Virtutibus infusis, Roma,
Gregoriana, 1928. De obiecto Fidei, pp. 264-272).
Il principio
liberale
Per quanto riguarda il
liberalismo Billot spiega che esso è la dottrina la quale vuole
emancipare o “liberare” l’uomo da Dio, dalla sua Legge, dalla
sua Rivelazione e dalla sua Chiesa, sia individualmente che
socialmente. Per ottenere questo scopo esso pone la libertà come
fine e bene sommo, ossia rimpiazza Dio con la “libertà”.
I)
tale principio in sé
considerato (la libertà è il fine dell’uomo), secondo Billot,
è:
●assurdo,
infatti la libertà non può essere un fine e tanto meno il
fine ultimo e il sommo bene, poiché essa è una potenza o capacità di
agire liberamente. Ora l’azione o operazione consiste nel tendere
verso il fine. Quindi la libertà è strumento o mezzo atto a cogliere
il fine e non è il fine. Ma se si prende la libertà come mezzo atto
ad agire liberamente bene e a cogliere il fine (o liberamente male e
a mancare il fine) si distrugge la nozione stessa di liberalismo, il
quale è una assurdità o contraddizione nei termini, in quanto pone
la libertà come fine e non come mezzo.
●Innaturale,
infatti pretende che tutto debba essere ordinato
alla libertà individuale. Ma l’individualismo è contro la natura
stessa dell’uomo, il quale è fatto per vivere assieme ad altri ossia
è “animale socievole” (cfr. S.
Tommaso D’Aquino, De regimine principum, lib. I, cap.
1). Il colmo è che il liberalismo il quale si richiama sempre alla
natura (essendo una conseguenza del naturalismo rinascimentale) erra
contro la natura dell’uomo.
●Chimerico,
poiché non corrisponde alla realtà: scambia il mezzo per il
fine e snatura l’uomo rendendolo un puro individuo autistico. La
Conclusione cui spesso giunge il liberalismo è l’esatto contrario di
ciò che ha posto al punto di partenza: la distruzione della libertà
individuale, poiché è foriero di sistemi socio-politico democratisti
nei quali il numero e la massa tiranneggia sull’individuo e sulla
minoranza.
II)
Il Principio Liberale
Applicato Alle Cose Umane conduce:
●all’anarchia, in
quanto distrugge la natura sociale dell’uomo e quindi la famiglia
(tramite il divorzio, l’aborto e le unioni libere) e
conseguentemente lo Stato, che è l’unione di più famiglie; oppure
all’assolutismo delle oligarchie finanziarie, in quanto se
l’individuo - specialmente il più debole e povero - è privato di
ogni aiuto dei corpi intermedi (corporazioni) e dello Stato, sarà
tiranneggiato dai poteri forti, dall’alta finanza apolide, dalle
oligarchie economiche (cfr.
Pio XI, Quadragesimo anno, 1931).
III)
Il Principio Liberale
Applicato Alla Religione conduce almeno implicitamente
all’ateismo, poiché Dio limita la “libertà” umana intesa come fine
ultimo e quindi bisogna negare la Sua esistenza per rendere
veramente libero l’uomo.
I tre diversi gradi
di liberalismo
●Liberalismo
Assoluto, che nega l’esistenza di Dio, dell’ordine
soprannaturale e della Chiesa come una vera Religione fondata da
Dio. Esso porta al materialismo, all’ateismo e all’irreligiosità.
●Liberalismo
Moderato, che non nega Dio e la Chiesa, ma vuole la completa
separazione tra Stato e Religione. Dio è un Re che regna ma non
governa e lascia che l’uomo prenda praticamente il suo posto di
governante, accontentandosi – come dicono i deisti – di esistere
senza essere provvido. Dal deismo, si passa al panteismo in quanto
Dio e l’uomo praticamente fanno una sola cosa, poiché è l’uomo che
governa al posto di Dio. Ma il panteismo è un ateismo mascherato da
una menzogna. Ora se l’ipocrisia panteistica cede e lascia il campo
alla sincerità si giunge all’ateismo nichilistico: Dio non esiste e
deve essere cancellato dalla costituzione e legislazione degli
Stati. Inoltre il liberalismo è una forma di manicheismo o di
dualismo assurdo. Infatti se considera che esiste un solo Principio
e un solo Fine per l’uomo: esso è Dio ed allora il liberalismo cade
a pezzi; oppure è lo Stato ed allora si ritorna al liberalismo
assoluto, ateo e materialista. Se invece si considera l’uomo,
allora, o si ammette che egli ha una sola anima, una sola
intelligenza e volontà e quindi vi è cooperazione e subordinazione
tra Stato e Religione, come tra corpo e anima, ed eccoci nuovamente
nel cattolicesimo. Oppure l’uomo ha due anime e allora vi è un “dio”
delle cose temporali e un “dio” delle cose spirituali (manicheismo).
Ma ciò è assurdo, poiché Dio è infinito e non può ammettere la
coesistenza di un altro infinito; inoltre tale dottrina fa dell’uomo
uno schizofrenico: un solo uomo con due personalità, una atea e una
religiosa. Infine equivarrebbe a mettere in un carro due motori o
due cavalli, di cui uno va a nord e uno a sud. Ebbene il carro si
spezzerebbe. Se invece i due motori (Stato e Chiesa) vanno nella
stessa direzione (Dio) allora essi debbono cooperare in maniera
subordinata (come i due motori di un aereo).
●Il
cattolicesimo-liberale, che vorrebbe coniugare cattolicesimo
con liberalismo, ossia sottomissione a Dio e liberazione da Dio.
Esso è “la contraddizione stessa sussistente”. La separazione tra
Stato e Chiesa non è presentata dai catto-liberali come una
verità di diritto, ma come una convenienza di fatto. Ora
anche ciò è contraddittorio. Infatti i princìpi sono regole teoriche
che guidano l’azione pratica e come tali vanno applicati in
concreto, invece i catto-liberali li accettano, o dicono di
accettarli, come puri principi speculativi, ma non vogliono metterli
in pratica, poiché non utili o sconvenienti di fatto. Questa
contraddizione evidente porta i catto-liberali ad ammettere di
diritto le Virtù e i Comandamenti, ma al rifiuto pratico di viverle,
poiché non convenienti. Ecco come l’immoralità di diritto e non per
fragilità è entrata in ambiente cattolico ed ecclesiale, della quale
constatiamo i tristissimi esempi odierni che sono i frutti del
liberalismo e del modernismo e non solamente del peccato originale.
Tale incoerenza co-essenziale al cattolicesimo liberale lo porta
immancabilmente ad ogni sorta di compromesso per poter sopravvivere.
La sua natura è quella di “negoziare, colloquiare”. Ma la sua
sconfitta è sicura, poiché le contraddizioni generano le rivoluzioni
e queste lo spargimento di sangue.
Il trinomio liberale “Libertà, fraternità e uguaglianza” della
Rivoluzione francese è la sintesi di tale spirito contraddittorio.
Infatti l’assoluta libertà individualistica del liberalismo
uccide l’uguaglianza sostanziale (che non esclude le
disuguaglianze accidentali) degli uomini creati da Dio e ordinati a
Dio, in quanto il liberalismo vuole liberare l’uomo da Dio. Inoltre
la libertà assoluta uccide la vera fraternità che è l’amore
reciproco di benevolenza tra gli uomini, tutti sostanzialmente figli
di Dio e fratelli tra loro e la rimpiazza con la libera
concorrenza poiché il liberalismo vuole eliminare ogni
dipendenza da Dio e quindi la figliolanza da parte dell’uomo, la
paternità da parte di Dio e la fratellanza degli uomini tra loro.
II) IL MODERNISMO
Modernismo dogmatico
Il liberalismo condannato
da Gregorio XVI (Mirari
vos, 1832), da Pio IX
(Quanta cura e Syllabus, 1864), da
Leone XIII (Immortale
Dei, 1885; Libertas, 1888; Testem benevolentiae,
1889) si è trasformato - passando tramite l’americanismo - in
modernismo dogmatico condannato da
S. Pio X (Lamentabili,
1907; Pascendi, 1907; Sacrorum Antistitum, 1910) e
sociale, condannato con il ‘motu proprio’ su L’azione popolare
cristiana (1903) e la Lettera apostolica Notre charge
apostolique (1910).
Il cardinal
Louis Billot ha
riassunto la dottrina magisteriale (cfr. De Virtutibus infusis,
Roma, Gregoriana, 1928. De obiecto Fidei, pp. 264-272) ed
ha definito il modernismo come uno sviluppo dell’assoluta libertà
individuale proprio del liberalismo, in individualismo e
soggettivismo dogmatico proprio del modernismo. Il modernismo è
lo stadio finale e parossistico degli errori filosofici e teologici
naturalistici e liberali, chiamato da S. Pio X “la cloaca che
raccoglie tutte le eresie” (Pascendi, 1907). I modernisti
vorrebbero trasformare, rimanendo nella Chiesa, la sostanza del
cattolicesimo, mantenendone solo le apparenze o gli accidenti, in un
cristianesimo a-dogmatico per ingannare i fedeli e l’autorità
ecclesiastica.
Billot insiste soprattutto
sul concetto di esperienza o sentimento religioso del
modernismo e spiega che ciò che fecero i positivisti in filosofia:
rinunzia a conoscere le sostanze, la natura e l’essere delle cose
per osservare solo le esperienze e i fenomeni; il modernismo
lo ha fatto in teologia: non c’è più un dogma oggettivo e reale, non
c’è una verità extramentale, ma solo il soggetto o l’individuo
assoluto, che produce dei fenomeni, i quali debbono essere osservati
e sperimentati: ecco l’esperienza religiosa o il sentimentalismo
teologico, che fa di Dio il prodotto delle esigenze del
subconscio e del sentimento religioso dell’individuo. Per cui la
religione e il nuovo cristianesimo modernistico sono solo
un’esperienza sentimentalistica del prodotto “religioso”
dell’inconscio dell’uomo.
Nulla oltre l’uomo,
nulla al di fuori dell’uomo, nulla senza l’uomo.
Questo è il parossismo del liberalismo che si chiama modernismo. Il
culto dell’Uomo, proclamato non dai laicisti e dagli anticlericali,
ma dagli uomini di Chiesa, e questa è la seconda caratteristica del
modernismo, come “setta segreta” o “clandestinum foedus” (S.
Pio X, Sacrorum Antistitum, 1° settembre 1910), che
lavora dentro la Chiesa occultamente a cambiare la
sostanza della dottrina cattolica per lasciarne solo le apparenze.
Per il modernismo il cattolicesimo nei tempi moderni non può
sopravvivere se non sposa i princìpi della filosofia moderna:
soggettivismo, relativismo, immanentismo. Quindi per salvare la
Chiesa bisogna aggiornarla. La modernità non sopporta più l’idea di
un Dio personale e trascendente il mondo, perciò bisogna sostituirla
con il concetto di Dio immanente al mondo e far coincidere il
teocentrismo coll’antropocentrismo,
distruggendo la sostanza del primo e mantenendone solo la parola a
tutto vantaggio del secondo. Ecco il risultato e la conclusione
coerentemente radicale del liberalismo: Dio è solo un’idea, una
parola dell’individuo o del soggetto libero, che per affermare la
propria assolta libertà elimina l’oggettività reale di Dio e lo crea
quale frutto del pensiero dell’uomo.
Modernismo sociale
●San Pio X
nel “motu proprio”
Sull’azione popolare cristiana (18 dicembre 1903) riprende e
condensa in una specie di “sillabo” di 19 proposizioni la dottrina
sociale cattolica espressa da
Leone XIII nell’encicliche Quod Apostolici muneris,
1878; Rerum novarum, 1891; Graves de communi re, 1901
e nell’Istruzione della ‘S. Congregazione degli Affari Ecclesiastici
Straordinari’ (27 gennaio 1902), che condannavano il liberismo
economico e il socialismo. Il § 1° insegna che la Società civile
è composta da membri ineguali, come sono ineguali le membra del
corpo umano (cfr. Quod Apostolici muneris). Il § 2° afferma
che l’eguaglianza sostanziale tra gli uomini riguarda solo la loro
natura di creature di Dio (cfr. Quod Apostolici muneris). Il
§ 3° espone che Dio ha stabilito che nella Società civile vi siano
disuguaglianze accidentali: governanti e sudditi, padroni e operai,
ricchi e poveri, dotti e ignoranti, che debbono aiutarsi a vicenda (Quod
Apostolici). I § 4° e 6°, riprendono la soluzione della
questione sociale proposta dalla Rerum novarum, ricordando la
liceità del diritto di proprietà. Il § 7° raccomanda agli operai di
lavorare onestamente e non danneggiare la proprietà del padrone. Il
§ 8° rammenta al padrone che “frodare la giusta mercede agli operai
è un peccato che grida vendetta in Cielo”. Il § 12° affronta la
questione della “democrazia cristiana” già trattata da Leone XIII
nell’enciclica Graves de communi re (1901) e ribadisce che La
“democrazia cristiana” è solo l’“azione popolare cristiana”, che ha
per base la fede e la Morale cattoliche e non deve assolutamente
formare un partito politico, ma deve svolgere un’azione caritativa e
benefica nei confronti del popolo indigente e deve dipendere
dall’autorità ecclesiastica.
Infine i § 18 e 19 riprendono la ‘Istruzione della S. Congregazione
per gli Affari esteri Straordinari’ che sprona tutti i cristiani a
fare ogni sforzo per far regnare tra loro concordia e armonia,
evitando i rimproveri e le critiche reciproche. Quando vi sono
motivi di divergenza occorre ricorrere al vescovo affinché giudichi
e corregga e non pubblicare attacchi personali tra cristiani sui
giornali. Inoltre non bisogna mai ispirare sentimenti di odio di
classe a chicchessia.
●Nel 1910
San Pio X condanna il
Sillon o democrazia sociale francese nella Lettera apostolica
Notre charge apostolique come vero e proprio “modernismo
sociale”. Il Papa costata la trasposizione in campo sociale e
politico dei vecchi errori del liberalismo classico, del liberismo
economico, dell’americanismo e dei nuovi e più radicali errori del
modernismo dogmatico. Il modernismo sociale è una forma di
democratismo politico di stampo rousseauiano, che vorrebbe fare
del Vangelo un’ideologia messianica terrena e rivoluzionaria,
la quale poi ha portato alla ‘teologia della liberazione’. Esso
traspone l’immanentismo dal campo filosofico a quello politico e fa
dell’autorità un prodotto della massa, che viene dal basso e non
dall’Alto.
Conclusione
L’homo faber fortunae
suae dell’Umanesimo, che ha voluto rimpiazzare la Provvidenza di
Dio ha prodotto il naturalismo o il culto della natura senza la
Grazia del rinascimento. Il soggettivismo religioso di
Lutero, quello filosofico di Cartesio e quello
socio-politico di Rousseau hanno preparato la modernità,
caratterizzata dall’individualismo, dal relativismo,
dall’immanentismo e dall’idealismo kantiano-hegeliano. Oggi la
libertà individuale assoluta è diventata, agli occhi della
maggior parte degli uomini comuni e non solo dei filosofi, il
proprio fine ultimo e il proprio “dio”. L’uomo non vive più in
famiglia, in società, ma è diventato un animale solivago e
computerizzato in relazione virtuale ‘internetica’ e non reale e
sociale, una rotella di un ingranaggio che è l’assolutismo
sinarchico mondialista che lo schiaccia nel gran Leviatano della
globalizzazione. La separazione tra Stato e Chiesa è stata
sancita dalla Dichiarazione Dignitatis humanae del Concilio
Vaticano II e calata in pratica dal nuovo Concordato tra Vaticano e
Italia del ** 1984, definito da Giovanni Paolo II “ideale” (v.
L’Osservatore Romano, *, *, 1984). Le nuove generazioni
postconciliari sono state dis-educate alla vaga religiosità
sentimentalistica o “esperienza religiosa”
protestantico-liberale-modernista. Il Culto dell’Uomo è stato
affermato a chiare lettere da Gaudium et spes, Paolo VI e da
Giovanni Paolo II spinto sino all’antropocentrismo panteistico in
cui l’Io pensante produce l’idea di “Dio” (vedi nota n. 2).
Da un punto di vista
sociale si è scivolati verso il modernismo politico
moderatamente progressista e liberale, specialmente in Italia,
con la “Democrazia Cristiana” quale partito politico di maggioranza
(già condannato da Leone XIII nel 1901 e da S. Pio X nel 1903 e
1910), che dal 1945 al 1995 ha scristianizzato le masse una volta
realmente cattoliche; mentre in America latina si è scivolati verso
il catto-comunismo radicale, rivoluzionario e armato della
Teologia della Liberazione.
Come si vede questo
coacervo di aberrazioni dottrinali del XIV-XVI secolo ha prodotto
due errori teologici: il cattolicesimo-liberale dell’Ottocento e il
modernismo del Novecento, che fanno del soggettivismo e
dell’individualismo il loro campo di battaglia per rendere veramente
l’homo faber fortunae suae, liberandolo dalla dipendenza da
Dio, dalla religione e da ogni autorità (liberalismo) e sino a
giungere a renderlo talmente “onni-potente” da farlo “creatore” di
Dio o meglio dell’Idea di Dio (modernismo), poiché Dio non
esiste realmente, ma è soltanto il prodotto del pensiero
dell’individuo. Ogni errore teologico presuppone un errore
filosofico: la libertà come fine e bene assoluto, il soggetto umano
come creatore della realtà extramentale e spirituale. Il mondo
contemporaneo è sommerso dal soggettivismo teoretico e morale, per
cui è vero ciò che mi pare esserlo ed è bene ciò che mi piace. A
partire da queste premesse si può giungere solo al caos, che oramai
ha invaso ogni ambiente: naturale e spirituale, individuale,
familiare e sociale. Se la dottrina cattolica insegna la regalità
sociale di Cristo, il mondo moderno e attuale vuole e vive, invece,
il regno sociale di satana, che prepara la venuta
dell’Anticristo finale, di cui i vari neo-teologi conciliari sono
‘anti-cristi iniziali’ o figurativi. Umanamente parlando possiamo
solo cercare di salvarci l’anima e di aiutare il prossimo più vicino
a salvare la propria, infatti siamo soltanto una goccia in un
oceano. Quindi affinché la civiltà europea e la Chiesa possano
uscire da questa “notte buia” è necessario l’intervento della
giustizia di Dio, che sarà molto pesante, proporzionatamente alla
gravità del male da correggere e castigare, che è quasi immenso, “a
mali estremi, estremi rimedi”, recita il proverbio popolare.
Tuttavia “alla fine il mio Cuore immacolato trionferà!”, ci ha
assicurato nel 1917 la Madonna a Fatima.
d. CURZIO NITOGLIA
28 maggio 2011
http://www.doncurzionitoglia.com/liberalismo_e_modernismo.htm
Note
Gaudium et spes
n° 24 specifica che «L’uomo su questa terra è la
sola creatura che Dio ha voluto per se stessa (propter
seipsam)». Questo errore va letto alla luce del pancristismo
teilhardiano di Gaudium et spes n° 22: «per il fatto
stesso che il Verbo si è incarnato ha unito a Sé ogni uomo».
Durante “l’omelia
nella 9a Sessione del Concilio Vaticano II”, il 7 dicembre
del 1965, Papa Montini
giunse a proclamare: «la religione del Dio che si è fatto uomo
s’è incontrata con la religione (perché tale è)
dell’uomo che si fa Dio. Cosa è avvenuto? Uno scontro, una
lotta, un anatema? Tale poteva essere; ma non è avvenuto. […].
Una simpatia immensa verso ogni uomo ha pervaso
tutto il Concilio. Dategli merito almeno in questo,
voi umanisti moderni, che rifiutate le verità, le quali
trascendono la natura delle cose terrestri, e riconoscete il
nostro nuovo umanesimo: anche noi, più di tutti, abbiamo il
culto dell’uomo».
Karol Wojtyla
nel 1976 da cardinale, predicando un
ritiro spirituale a Paolo VI e ai suoi collaboratori, pubblicato
in italiano sotto il titolo Segno di contraddizione.
Meditazioni, (Milano, Gribaudi, 1977), inizia la meditazione
“Cristo svela pienamente l’uomo all’uomo” (cap. XII, pp.
114-122) con Gaudium et spes n.° 22 e asserisce: «il
testo conciliare, applicando a sua volta la
categoria del mistero all’uomo, spiega il carattere
antropologico o perfino antropocentrico della
Rivelazione offerta agli uomini in Cristo. Questa Rivelazione
è concentrata sull’uomo […]. Il Figlio di Dio, attraverso la
sua Incarnazione, si è unito ad ogni uomo, è diventato -
come Uomo - uno di noi. […]. Ecco i punti centrali ai quali
si potrebbe ridurre l’insegnamento conciliare sull’uomo e
sul suo mistero» (pp. 115-116).
Papa Giovanni Paolo II
afferma nella sua seconda enciclica (del 1980) “Dives in
misericordia” n.° 1: «Mentre le varie correnti del pensiero
umano nel passato e nel presente sono state e continuano ad
essere propense a dividere e persino a contrapporre il
teocentrismo con l’antropocentrismo, la Chiesa [nel Concilio
Vaticano II, ndr] […] cerca di congiungerli […] in maniera
organica e profonda. E questo è uno dei punti fondamentali, e
forse il più importante, del magistero dell’ultimo Concilio».
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