Il professor Agostino
Sanfratello, che risiede in Libano e può seguire da vicino lo
svolgersi delle rivoluzioni “primaverili” del medio oriente, ha
scritto tre articoli molto interessanti per potere capire cosa sta
succedendo realmente in Libia (Tunisia, Egitto e Siria).
*
Prima Parte
Libia, un avvenire
incerto e pericoloso
●Il primo articolo (molto
corposo di 41 pagine) è stato ripreso dal Centre Français de
Recherche sur le Renseignement (www.cf2r.org)
e dal Centre international de recherche t d’études sur le terrorisme
et d’Aide aux victime du terrorisme (www.ciret-avt.com)
e risale al 30 maggio del 2011. Esso s’intitola: "Libia, un avvenire
incerto" ed è stato scritto in cooperazione da varie personalità: per
esempio madame Sayda BenHabyles (un ex Ministro dell’Algeria);
madame Roumiana Ougartchinska (una famosa giornalista ungherese),
monsieur Yves Bonnet (un ex Prefetto ed ex Deputato francese).
●Esso constata, in primo luogo, pur non
parteggiando per la rivoluzione del 1969 che portò il colonnello
Gheddafi al potere in Libia, che l’attuale “rivoluzione” libica non
è ‘democratica’ e neppure spontanea. Innanzitutto è un sollevamento
della Libia nord orientale (Cirenaica, con Bengasi come “capitale”)[1],
confinante con l’Egitto e affacciantesi sul Mar Mediterraneo (porto
di Tobruk), contro la Libia nord occidentale (Tripolitania), con
Tripoli come capitale, affacciantesi sul Mediterraneo col porto di
Tripoli stessa, confinante con la Tunisia e più al sud con
l’Algeria. La parte meridionale della Libia è quasi interamente
desertica (Saara) e confina a sud est col Ciad e a sud ovest con la
Nigeria.
●In secondo luogo l’attuale “rivoluzione”
pilotata dagli Usa, dalla Francia e dalla Gran Bretagna, dietro la
regia occulta di Israele[2],
è una sorta di revanscismo della monarchia Senoussita abbattuta
dalla rivoluzione nazional-popolare di Gheddafi. Infine essa
contiene fermenti che vorrebbero instaurare in Libia un islam
radicale combattuto da Gheddafi, come è avvenuto nell’Irak baathista
di Saddam Hussein. La Cirenaica è stata dal 2003 il Paese arabo che
ha inviato il maggior numero di combattenti jadisti in Irak contro
gli Usa. Le forze ribelli a Gheddafi in sé sono inconsistenti e sono
state armate e difese dai bombardamenti a tappeto della Nato per sei
mesi consecutivi, protrattisi notte e giorno, anche su civili
innocenti sia della Tripolitania sia della Cirenaica, come ha
dichiarato più volte l’Arcivescovo di Tripoli mons. Martinelli.
Quindi non è azzardato
prevedere che il futuro libico sarà molto simile a quello irakeno:
caos, integralisti che si combattono a vicenda, anarchia,
sfruttamento del petrolio e gas locale da parte dell’America &
satelliti…
La Libia e la
‘liberazione della Palestina’
Gheddafi (come Saddam,
Assad e Nasrhallah) ha sempre sostenuto, sin dal 1969, la causa
della liberazione della Palestina di Arafat e poi di Hamas dal giogo
sionista. Quindi egli è stato avversato da Usa e Israele come
anti-sionista. Ora, questo “crimine” non cade in prescrizione e
prima o poi lo si sconta in maniera cruenta o meno.
Lo ‘Stato
sociale’ ben funzionante in Libia
Come l’Italia, la Germania, la Spagna e il
Portogallo, che negli anni Trenta-Quaranta avevano realizzato uno
‘Stato sociale’ ben funzionante, il quale dava fastidio sia al
collettivismo comunista sovietico dell’est, sia all’individualismo
liberista anglo-americano dell’ovest, furono annientate (le prime
due in maniera cruenta nel 1945 e le altre due in maniera più
soffice negli anni Sessanta-Settanta) così la Libia è
pericolosa
oggi per la demo-plutocrazia occidentale (essendo venuto meno il
giogo giudaico-sovietico alla fine degli anni Ottanta), la quale
cerca di annientare un progetto e un sistema sociale ben
funzionante, unito ad un governo forte, che garantisce la pace e
tranquillità interna: due elementi (socialità e fortezza) aborriti
dal liberalismo. Nel 1969, sotto la monarchia Senoussita, il popolo
libico era uno dei più poveri al mondo (Libia un avvenire incerto,
www.cf2r.org e
www.ciret-avt.com, 30 maggio del 2011, p. 8). Oggi, grazie allo
Stato sociale gheddafiano, i cittadini dell’Africa bianca o
mediterranea libica gioiscono (o meglio gioivano) di uno dei più
alti livelli di benessere socio-economico del mondo arabo e il più
alto dell’Africa intera. Ogni libico è proprietario della sua casa,
di una vettura; il sistema pubblico sanitario è gratuito ed è uno
dei migliori del mondo arabo, l’educazione pubblica è gratuita ed
aperta anche alle donne, cosa impensabile in un Paese islamico
radicale. Certamente tale sistema sociale dà fastidio, oggi più che
mai, all’America, ove pochi hanno una casa e chi ha cercato di
comprarla con un mutuo ha perso il denaro e l’abitazione, la sanità
è solamente privata e non gratuita, per cui chi non ha i dollari può
anche morire senza nessuna cura da parte dello Stato, l’educazione è
a carico dello studente, le strade in molti Stati
degli Usa hanno
perso l’asfaltatura, poiché i Governi locali non sono più in grado
di mantenerla. In più e soprattutto il petrolio e il gas libico
fanno gola a molti, tra cui i “padroni” attuali del mondo; fra di
essi anche la Francia comincia a ri-sgomitare per contendere la
grandeur europea all’Inghilterra e alla Germania, ma invano. Infatti
la Germania molto più realisticamente si è tenuta fuori da questo
brutto e sporco affare, l’Inghilterra gode sempre dell’appoggio
“filiale” americano, mentre l’Italia ha dovuto cedere alle pressioni
americane e rimetterci di tasca propria, poiché aveva stipulato dei
contratti con Gheddafi sia per quanto riguarda il gas che il
petrolio e sia per arginare l’emigrazione, che dall’Africa si
riversa soprattutto in Sicilia[3]
e nel resto dell’Italia, non volendo la Francia gli emigranti, ma
desiderando il petrolio ed il gas del loro Paese (ivi). Sarkozy, che
aveva promesso all’America di “spezzare le reni alla Libia” in tre
giorni ha dovuto farsi aiutare dall’Inghilterra e cosa assai
umiliante per la Sua Grandeur anche dall’Italietta di Silvio
Berlusconi per poter invadere Tripoli dopo 1800 giorni circa.
Un recente
‘tentativo di apertura’ rifiutato
Gheddafi e soprattutto suo figlio
Saif-al-Islàm già dal 2003 (con l’invasione americana dell’Irak),
poi nel 2009 mediante rapporti bilaterali con i Paesi occidentali
(Usa[4],
Francia[5],
Inghilterra[6],
Italia[7])
e soprattutto in questi ultimi tempi, dopo le “rivoluzioni” pilotate
in Tunisia ed Egitto, che ancora non avevano lambito la Libia, ha
cercato, schierandosi ancora più marcatamente contro Al Queida, di
prevenire una possibile contestazione etero-diretta tentando di
ammorbidire la forma autoritaria del suo regime ma la “rivoluzione”
primaverile ha “restaurato” il clima invernale.
La Cina contro
l’America in Libia
Secondo gli analisti l’era
americana sta per finire in Africa e sta per essere sorpassata (si
dice al massimo entro 5 anni) dalla Cina (Ib, p. 32). Perciò
Washington vuole cacciare subito Gheddafi per evitare il sorpasso
cinese.
Seconda Parte
*
Il Secondo articolo
ripreso dal professor Sanfratello è quello di Éric Denece “Le
rivoluzioni arabe sono soltanto colpi di Stato militari mascherati”,
in La Tribune, 1° giugno 2011 (www.latribune.fr).
Denece che è il Direttore del Centre français de recherche sur le
reinsegnement afferma che le “rivoluzioni” arabe del 2011 sono state
preparate a partire dal 2007-2008. Il procedere della “rivoluzione”
(in realtà ‘restaurazione’) “araba” (in realtà ‘giudaico-americana’)
della primavera 2011 – secondo l’Autore – è lo stesso di quello che
ha preceduto negli anni Novanta lo smembramento della Russia, la
rivoluzione ucraina e quella della Georgia. «La settimana precedente
gli avvenimenti [della primavera araba del 2011] i più alti gradi
dell’esercito della Tunisia e dell’Egitto si sono recati a
Washington, che ha assicurato il finanziamento della rivolta
“popolare”» (Ib., p. 2). L’Autore nota come durante le
manifestazioni non sia apparso nessuno slogan anti-israeliano nelle
piazze del Cairo e di Tunisi. Infatti il nuovo regime egiziano
avrebbe promesso agli Usa l’accettazione degli accordi di Camp David
II (2000) , che Arafat rifiutò in quanto avrebbero concesso a
Israele l’80% della Palestina e il 20% ai Palestinesi. In Tunisia lo
stesso. Si è trattato solo di far posto ad una classe dirigente più
giovane, ma sostanzialmente eguale alla vecchia, che in più fosse
pienamente allineata ai diktat di Washington in favore dello Stato
d’Israele (Ib., p. 3).
Terza parte
*
Il terzo articolo ripreso
da Sanfratello è di Joseph Kishore si intitola La politica degli
omicidi mirati degli Stati Uniti d’America in
www.wsws.org. Risale al 1° luglio del 2011. L’Autore sostiene
che la “strategia degli Usa e della Nato ha come scopo sempre di più
“l’omicidio politico mirato” (Ib., p. 1). Ciò si è verificato
specialmente con Gheddafi (come avveniva per Arafat), quando la sua
residenza è stata bombardata ed alcuni membri della sua famiglia
(anche bambini di pochi mesi) sono stati assassinati assieme ad
altre 1300 persone in poche ore. La Nato ha impiegato la forza aerea
per uccidere il leader libico e cambiare regime. Obama per
giustificare il tentativo di assassinare Gheddafi ha sostenuto che
questi, prima ancora di Osama bin Ladèn, ha ucciso molti più
americani di qualsiasi terrorista esistente sulla faccia della terra
(Ib., p. 3). Nel 2003 la Libia aveva fermato il suo sistema di
armamento nucleare. Nel 2009 il figlio di Gheddafi è stato ricevuto
in Usa da Hillary Clinton. “Si vis pacem para bellum”… L’esempio
libico spingerà sempre di più molti Paesi a dotarsi di armamento
atomico come deterrente difensivo. Infatti sarebbe una follia
intraprendere una guerra atomica offensiva, date le conseguenze di
essa. È quello che aveva capito Saddam, ma gli è stato impedito ed è
ciò che sta realizzando Akhmadinejead.
●La Rivista Military
Technology diretta da Ezio Bonsignore nel giugno del 2011 ha
spiegato che tutto è cominciato quando Gheddafi ha disarmato la
Libia attorno al 2003 e che la disfatta di Tripoli è stata dovuta
non all’avanzata dei ribelli della Cirenaica, ma all’attracco via
mare dei militari Italiani, Francesi ed Inglesi il sabato 13 agosto,
trasportati da due navi italiane (v. Fabio Mini, Guerra dopo la
guerra,
Torino, Einaudi, 2006; Id., Soldati, Torino, Einaudi, 2009).
L’Italia avrebbe contribuito più di tutti all’attacco, poiché
geograficamente più vicina alla Libia. Infatti la Francia della
Corsica è troppo fuori mano ed ha una sola porta aerei per di più
obsoleta. L’Inghilterra non ha porta aerei in loco e da Cipro può
raggiungere balisticamente solo la Cirenaica e non la Tripolitania.
Resta l’Italia, che dalla Sicilia si trova a 400 Km soltanto dalla
costa di Tripoli ed ha imbarcato francesi, inglesi ed italiani per
abbattere “democraticamente” il “tiranno”, con il quale appena
qualche mese prima aveva stipulato trattati di affari. “Pecunia non
olet”.
*
2°) LA SIRIA
Justin Raimondo ha scritto
un interessante articolo intitolato D-Day for Damascus? sul sito
www.originalantiwar.com il 18 agosto 2001 e tradotto in italiano
da
www.comedonchisciotte.org. L’Autore scrive che gli Usa e Israele
si stanno servendo di alcuni gruppi islamismi radicali per omicidi
mirati di agenti di polizia siriani al fine di suscitare una
reazione forte del regime di Assad e di giustificare un intervento
straniero, come è successo in Libia. La manovalanza assassina dei
poliziotti siriani (9 il 10 aprile e un centinaio il 14) sarebbe composta
dagli stessi combattenti islamismi radicali anti baathisti che in
Irak hanno combattuto prima Saddam Hussein e poi gli Usa ed ora
rivolgono i loro fucili contro i baathisti siriani (Ib., p. 2). «Si
tratta di una replica dello scenario libico, dove la fazione dei
ribelli […] presenta numerosi componenti islamisti, alcuni dei quali
avevano realmente combattuto in Irak» (Ib., p. 3). Ma quel che sta
succedendo in Siria potrà avere conseguenze molto più gravi di
quello che è successo in Libia. Infatti la Siria geograficamente è
il cuscinetto tra Libano, Israele, Palestinesi, Iran. Quest’ultimo
sembra essere l’obiettivo finale di tutte le “rivoluzioni”
primaverili arabe. «Il piano sarebbe quello di far cadere l’Iran nel
trabocchetto di sostenere la Siria sino al punto di non potersi più
tirare in dietro ed essere aggredito assieme ad essa e permettere a
Israele ed Usa di bombardare Teheran» (Ib., p. 3). L’Irak,
l’Afghanistan e il Pakistan, ove già si trova l’esercito americano e
della Nato, sarebbero la zona limitrofa alla Persia dalla quale
scagliare l’attacco. Tale azione di guerra inizierebbe con un
attacco aereo, come in Libia, soprattutto contro la marina siriana,
poi sulle installazioni militari fondamentali di terra. «Israele
sarebbe il primo beneficiario di questa politica» (Ib., p. 4). Il
progetto è nato già dai tempi di Bush jr. il quale dopo l’11
settembre 2001 aveva lanciato la campagna contro l’Irak, l’Iran, la
Siria e la Libia (gli “Stati canaglia”). Inoltre oggi con la grave
crisi economico-finanziaria, che ha portato gli Usa sull’orlo del
“fallimento”, una guerra mondiale potrebbe aiutare Keynesianamente[8]
(come nel post 1929) l’economia americana a risollevarsi (come
successe nel 1945) e distogliere l’attenzione del popolo
statunitense dai problemi di casa propria, che sono abbastanza
gravi.
*
Conclusione
La lezione libico-siriana
ci insegna che:
1°) le recentissime
rivoluzioni arabe, come quasi tutti i movimenti storici importanti
che decidono le sorti del mondo, non sono spontanei, non nascono
dalla protesta popolare, ma sono pilotati dai “poteri forti”
(economici, bellici e geopolitici).
2°) La rivoluzione libica
è stata pilotata da Israele e Usa, che si son serviti come
piattaforma della Nato e sul luogo da elementi islamismi radicali,
per abbattere un regime socialmente funzionante e politicamente
stabile e forte. I “padroni di questo mondo” vogliono esportare l’instabilità,
il caos, il disordine dappertutto. Il mondo arabo ancora resisteva
ed ora si cerca di abbatterlo. Il fatto che ci si serva di islamisti
radicali contro regimi baathisti nazional-popolari significa che il
nemico del teoconservatorismo israelo-americano non è l’islam
teologico, ma il mondo arabo non ancora corrotto dai principi della
Rivoluzione inglese (1642), americana (1776) e francese (1789).
3°) L’anti-sionismo è
diventato il male assoluto che va punito immancabilmente, presto o
tardi. Gheddafi lo sta sperimentando assieme ad Assad sulla propria
pelle. I “ribelli” vincitori, invece, ottengono i loro “trenta
denari” poiché accettano il piano dell’accordo di Camp David,
rifiutato da Arafat e dal suo alleato più fidato Saddam Hussein, il
quale prevedeva la concessione dell’80% del territorio palestinese a
Israele.
4°) I veri Stati canaglia
sono quelli che portano avanti la politica degli omicidi mirati (Usa
e Israele). Senza per questo far della Libia un secondo “paradiso
terrestre”. Ogni manicheismo è sempre ridicolo e irreale, ma nel
male e nel bene ci sono pur sempre delle sfumature. “Vae victis!”.
5°) “Si vis pacem para
nuclearem”. L’unico deterrente difensivo che possa oggi come oggi
tenere a bada gli “Stati canaglia” con la “pistola fumante” ancora
in pugno. Sarebbe pazzesco pensare all’atomica come arma offensiva,
date le conseguenze realmente catastrofiche del suo utilizzo.
6°) La Siria non è il
termine dell’ondata “rivoluzionaria” primaverile. Infatti il fine
prossimo è Assad, ma il fine remoto è l’Iran, che viene spinto a
cadere nella trappola di difendere militarmente la Siria per poter
essere bombardato e distrutto.
7°) Questo piano risale
all’immediato post 11 settembre 2001, è stato realizzato
inizialmente nel 2003 con l’invasione dell’Irak e perfezionato nel
2009 col disarmo accettato dalla Libia. Guai ad arrendersi. Boia chi
molla e chi mollerà!
8°) Il fallimento
economico degli Usa, che sta travolgendo anche l’Europa, può essere
sanato come diceva Keynes mediante la conflagrazione di una guerra
mondiale, che faccia vendere armi all’America, faccia indebitare i
co-belligeranti (come successe alla GB di Churchill) e strozzi
usuraiamente i perdenti.
●Siamo giunti alla soglia
di una terza guerra mondiale? Temo di sì.
[1]
La Cirenaica con Bengasi è un focolaio di estremisti musulmani
(La Libia un avvenire incerto,
www.cf2r.org;
www.ciret-avt.com, p. 13).
[2]
Israele sarà riconosciuta dai ribelli del CNT (Comitato
Nazionale Transitorio).
[3]
La stampa di “regime democratico” non ci dice che in Libia
lavorano circa tre milioni di immigrati (Ibidem, p. 9).
[4]
Nel 2009 i servizi segreti libici hanno cooperato contro il
terrorismo qaidista assieme alla Cia (Ib., p. 11). Inoltre
durante la “rivoluzione” attuale numerose unità della Cia sono
state paracadutate il Libia per istruire gli “insorti” (Ib., p.
30).
[5]
La Francia ha inviato molti cannoni da 105 mm e batterie
antiaeree ai ribelli di Bengasi (Ib., p. 31).
[6]
Idem con l’Mi-5 e l’Mi-6 britannici, cercando di infiltrare
agenti del controspionaggio negli ambienti islamici radicali di
Londra (ivi). Circa una quindicina di membri del Secret
Intelligence Service (SIS) sono stati inviati recentemente in
Cirenaica (Ib., p. 31).
[7]
L’Italia avrebbe fornito istruttori militari ai rivoltosi ed
aerei bombardieri alla Nato.
[8]
John Maynard Keynes (1883-1946) economista inglese, che addolcì
il liberalismo puro, ammettendo un certo intervento dello Stato
nelle materie economiche.