|

*
● L’ultimo numero della “Rivista Italiana di
Geopolitica” Limes (n. 1°, 2012) è intitolato “Protocollo
Iran”. Vale la pena di studiarne alcuni saggi, che mi
sembrano molto interessanti in quanto approfondiscono le tematiche
affrontate dalla informazione alternativa, che ho citato nei
precedenti articoli sulla questione iraniana e siriana.
● Particolarmente interessante è l’intervista
concessa alla succitata Rivista da MATTEW KROENIG (già consigliere
del Pentagono sull’Iran e membro attuale del Council Foreign
Relations). Il titolo parla da sé: “Washington deve colpire
adesso, o sarà tardi” (p. 39). Kroenig esordisce: «Se Washington
non colpirà nell’immediato futuro, presto si troverà a fronteggiare
una situazione ben più pericolosa dell’attuale. […]. La resa dei
conti diverrebbe a quel punto inevitabile, ma assumerebbe la forma
del conflitto nucleare. Uno scenario funesto, nettamente peggiore di
uno strike preventivo, limitato e convenzionale. […]. Un
attacco americano libererebbe la comunità internazionale da una
minaccia insidiosa. […]. Contenere un Paese dotato dell’atomica è di
gran lunga più dispendioso di un’operazione militare dalla durata di
pochi giorni» (p. 39). Secondo Kroenig gli Usa hanno la capacità di
compiere una «missione lampo: l’aviazione colpirebbe in notturna e
in maniera chirurgica i siti nucleari, la macchina militare si
occuperebbe di assorbire la risposta del nemico e la politica di
raffreddare in fretta la crisi» (p. 40). Inoltre il Pentagono «ha
ricevuto da pochi mesi gli ordigni nucleari bunker-buster di
ultima generazione – il cosiddetto Massive Ordinance Penetrator
– che, sono in grado di penetrare le installazioni fortificate e
abbattere sino a 60 metri di cemento armato» (p. 41). Secondo
Kroenig Israele non ha da solo le forze sufficienti per sconfiggere
l’Iran e Netanyahu lascerebbe fare tutto all’America se Obama fosse
pronto ad agire (p. 41). Ma la Casa Bianca non ha ancora optato per
il raid e siccome l’Iran non ha ancora le capacità di affrontare una
guerra, questo è il momento migliore per distruggere il suo
potenziale bellico e indurlo a scendere a patti, accettando
veramente la via diplomatica (p. 43). Quindi per Kroenig l’attacco
aereo americano all’Iran nel futuro prossimo è “il male minore” (p.
44).
● JOHN HULSMAN (membro del Council Foreign
Relations) spiega che il 2012 sarà l’anno decisivo e che a
decidere non sarà Washington, ma Gerusalemme (p. 31). Infatti se
«Netanyahu pensa che l’aviazione israeliana non possa finire il
lavoro e che vi sia il supporto degli Usa per bombardare a tappeto
gli obiettivi, quest’anno presenta le condizioni ideali in tal
senso. Un presidente democratico politicamente indebolito, in lotta
per la sopravvivenza contro sfidanti repubblicani che hanno fatto
del supporto incondizionato a Israele il perno del dibattito
elettorale sulla politica estera, difficilmente si opporrà ad
un’azione di forza israeliana. […]. A Netanyahu non può sfuggire che
premere sull’America nel 2013 – specialmente se Obama viene
riconfermato – sarà molto più difficile rispetto ad ora» (p. 35).
● ROBERTO TOSCANO (diplomatico e scrittore) scrive
che «Obama oggi risulta sempre meno in grado di dire ‘no’ a
Netanyahu. In altre parole, quello che ritenevamo impossibile,
assurdo, catastrofico, oggi è diventato possibile» (p. 48).
● ERIC TERZUOLO (diplomatico e professore presso il
Dipartimento di Stato americano) sostiene anche lui che «alla
fine deciderà Israele» (p. 51). Infatti «qualsiasi presidente
americano dovrà adattare la propria politica verso l’Iran a quella
di Israele. […]. Per capire cosa vorranno e potranno fare gli Stati
Uniti rispetto alla minaccia nucleare iraniana, bisogna pertanto
chiedersi cosa farà Israele» (p. 57).
● La conclusione mi pare ovvia. Il 2012 sembra
essere veramente l’anno della guerra almeno per due ragioni assai
valide: 1°) l’Iran adesso non ha capacità militari
offensive né deterrenti. Invece tra non molto potrebbe avere
la deterrenza della bomba atomica e risulterebbe più difficilmente
attaccabile, come la Corea del Nord. Quindi bisogna non perdere
tempo. 2°) Inoltre nel novembre 2012 vi sono le elezioni
presidenziali americane e in Usa il presidente ha bisogno del voto
dell’elettorato ebraico. Perciò quest’anno l’America non può dir di
no a Israele. Tuttavia c’è pur sempre la grande incognita del
libero arbitrio umano, che difficilmente è prevedibile con
certezza nei suoi dettagli. Infine non bisogna dimenticare che “l’uomo
propone e Dio dispone”. Dunque possiamo emettere un giudizio
probabile, ma non assolutamente certo sulla imminenza di una grande
guerra in Medio Oriente. Continuiamo a seguire gli avvenimenti
facendo sempre il nostro dovere quotidiano e soprattutto
cerchiamo di vivere in grazia di Dio, “non abbiate paura di chi può
uccidere il vostro corpo, ma di chi uccide la vostra anima e la
getta nella Geenna di fuoco”. Nos cum prole pia, benedicat Virgo
Maria!
d. CURZIO NITOGLIA
19 marzo 2012
http://www.doncurzionitoglia.com/limes__iran.htm
|