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●I teoconservatori italiani (Ferrara, Pera, ‘Alleanza Cattolica’,
‘Lepanto Foundation’ ed affini) amano ripetere che la massoneria
anglosassone e specialmente quella americana non hanno
(quasi) nulla che le distanzino dal cattolicesimo e che la
civiltà degli Usa rappresenta una sorta di nuovo ‘Sacro Romano
Impero’, il quale fa da antemurale alla Chiesa contro il pericolo
del comunismo e dell’islamismo,
dimenticando volutamente il giudaismo talmudico o addirittura
cercando di conciliarlo col Cristianesimo, come facevano i
“giudaizzanti” condannati dal I Concilio di Gerusalemme (50 d.C.)
sotto San Pietro papa (cfr. la giornata di conferenze sul
giudeo-cristianesimo tenuta da Roberto De Mattei, da Giorgio Israel
e Emanuele Ottolenghi, presso l’Università Regina Apostolorum
dei ‘Legionari di Cristo’ nel 2008 in Roma).
●Ora la Costituzione nord-americana stabilisce per principio la
separazione assoluta tra Chiesa e Stato.
Principio che il Magistero ecclesiastico cattolico romano ha
costantemente riprovato da papa Gelasio (496) sino a Pio XII (1958).
Inoltre papa Leone XIII
ha dedicato un’intera enciclica (Longinqua oceani, 6 gennaio
1895) alla critica esplicita dell’ordinamento del diritto pubblico
americano sui rapporti tra Stato e Chiesa data la separazione
assoluta tra i due poteri.
●Anche se la massoneria americana non è atea ed anticlericale come
quella latina, essa è pur sempre relativistica e
soggettivistica. Gli Usa non hanno fatto null’altro che mettere
in pratica i princìpi della massoneria americana ed hanno così
eretto uno Stato fondato sulla libertà assoluta di pensiero e
religione, separato totalmente dalla Chiesa romana. Questo non è
certamente il modello o l’ideale dello Stato come lo concepiscono la
Rivelazione, la Tradizione apostolica e il Magistero costante della
Chiesa. Quindi non si riesce a capire dove i teoconservatori fondino
la loro teoria del primato americanista - nel mondo odierno - quanto
ai rapporti col cattolicesimo romano.
●Il programma del conservatorismo americanista coincide con
quello della massoneria statunitense: vaga credenza in una
Divinità non meglio specificata, la libertà di religione, la
religiosità civile o laica, la lotta contro i grandi nemici degli
Usa: comunismo e islamismo. Difesa ad oltranza delle tre componenti
della civiltà statunitense: massoneria, fondamentalismo calvinista
iper-liberista e giudaismo. L’America crede alla sua missione
divina, che sarebbe quella di esportare la Rivoluzione americana nel
mondo intero globalizzato e retto da una ‘Repubblica’ e da un
‘Tempio’ universali.
●Questi principi sono antitetici al cattolicesimo romano e fanno pensare
più che al neo ‘Sacro Romano Impero’ al Regno dell’Anticristo (v. Orwell, Il Padrone
del mondo e
Benson, 1984 su questo stesso sito -
link1 -
link2-). Purtroppo col
concilio Vaticano II il principio della libertà religiosa (Dignitatis
humanae, 1965) è entrato sin nelle menti degli uomini di Chiesa
e nel postconcilio, specialmente col pontificato di Benedetto XVI, che su
questo punto è peggiore di quello di Giovanni Paolo II, il
mondialismo è stato recentemente canonizzato dal ‘Pontificio
Consiglio per la Giustizia e la Pace’. Infatti il 24 ottobre 2011 il
card. Peter Turkson
prefetto del suddetto ‘Pontificio Consiglio’ ha emanato un Documento
intitolato Per una riforma del sistema finanziario e monetario
internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a
competenza universale in cui si esorta il mondo intero a “non
rinchiudersi nei vecchi egoismi nazionali” ma ad aprirsi alla
“globalizzazione”. Oramai anche gli uomini di Chiesa insegnano
pubblicamente che le Nazioni e le Patrie hanno cessato di esistere e
che un “Nuovo Ordine Mondiale” (di tipica forma massonica) le ha
rimpiazzate o deve finire di rimpiazzarle totalmente là ove
risultino rigurgiti anti-mondialistici o anti-globalistici. Questo
Documento del 24 ottobre si rifà esplicitamente all’enciclica di
Benedetto XVI Caritas in Veritate (2009). Alessandro Speciale su L’Osservatore Romano del 24 ottobre 2011 ha scritto:
«Benedetto XVI, sulle tematiche economiche, è molto più “a sinistra”
non solo rispetto a Barak Obama, ma anche di quasi tutti i politici
d’Oltreoceano, e probabilmente anche del resto del mondo». È triste,
ma purtroppo è vero. La verità non è ciò che piace, ma ciò che è
reale.
●Come si faccia ad illudersi ancora oggi sulla dottrina e le aspirazioni oggettive di Benedetto XVI in ambiente antimodernista è un
mistero avvolto nell’enigma. L’unica certezza è che tutto è incerto
e l’unica chiarezza è che tutto è oscuro e confuso. Nel luglio 2007
si poteva sperare (senza illudersi) in un ravvedimento di Ratzinger;
oggi non si può sperare che colui il quale assieme al card. Frings
fece il colpo di Stato al Concilio Vaticano II, eliminando
fisicamente gli schemi preparatori proposti dal S. Uffizio, che
aveva interpellato l’episcopato universale sparso nel mondo,
sia disposto a rivedere e correggere la sua creatura. I suoi ultimi atti dal 2009 sino ad oggi parlano chiaro e se noi tacessimo
“lo grideranno le pietre”. Contra factum non valet argumentum!
d. CURZIO NITOGLIA
7 novembre 2011
http://www.doncurzionitoglia.com/masson_americ_mondial_teocon.htm
La fase ante-preparatoria
del Concilio iniziò il 25 gennaio del 1959, giorno in cui
Giovanni XXIII, nella Basilica di S. Paolo fuori le mura,
annunciò l’idea di convocare un Concilio Ecumenico a Roma e
terminò il 1° aprile 1960. Durante questa fase,
esattamente il 17 maggio 1959, fu istituita la
“Commissione ante-preparatoria”, che tenne la sua prima seduta
il 30 giugno 1959 per iniziare a rispondere ai “vota”
dei vescovi. Infatti il 18 giugno 1959 fu preparato in
Vaticano un questionario inviato a tutti i vescovi per avere i
loro pareri o “vota” sui temi da trattare e in quale
ottica. Sin dall’inizio dell’estate del 1959 tornarono in
Vaticano circa 200 “vota” espressi da circa 1. 900 su 2.
500 vescovi su vari temi. Lo spoglio delle risposte date dai
vescovi iniziò in Vaticano nei primi giorni del settembre del
1959 e terminò verso la fine del gennaio 1960. La sintesi dei “vota”
fatta in Vaticano raggiungeva circa 1. 500 pagine, le quali
furono esaminate da Giovanni XXIII dal 13 febbraio al
1° aprile del 1960. La
fase preparatoria iniziò il 5 giugno del 1960 e
durò sino al 20 giugno del 1962. Frattanto il 2
febbraio del 1962 Giovanni XXIII annunziò che il Concilio
sarebbe cominciato l’11 ottobre del medesimo anno, in essa si
partorirono circa 70 progetti da discutere al Concilio, redatti
in massima parte dai cardinali, vescovi e teologi ortodossi
della scuola romana e antimodernista, che rispondevano ai “vota”
dei vescovi, i quali erano in massima parte di orientamento
teologicamente conservatore. Il Concilio iniziò l’11 ottobre 1962 e terminò l’8
dicembre 1965, sin dal 20 novembre 1962 si assisté al
tentativo del colpo di mano del rifiuto della fase
preparatoria riuscito ufficialmente l’8 novembre del 1963 dietro
l’intervento di Frings/Ratzinger.
●Inoltre storico è lo scontro (8 novembre 1963) che ebbe il card.
Frings con Ottaviani sulla collegialità, che indurrà «Paolo VI a
chiedere a Jedin, Ratzinger e ad Onclin alcuni pareri sulla
riforma della Curia» (H.
Jedin, Storia
della mia vita, Brescia, 1987, pp.
314-315; J. Ratzinger, Das Konzil auf dem Weg. Rückblick auf die zweite
Sitzungperiode, Köln,
1963-66, tr. it., 1965-67, 4 voll., pp. 9-12.).
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