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Nel sentimentalismo si
ricerca la “consolazione sensibile”, ossia il “piacere” e si può
cadere facilmente nel disordine ascetico (apparizionismo) e morale.
Questa è la conseguenza pratica dell’errore ascetico
dell’Americanismo o teoretico del sentimentalismo (o esperienza
religiosa) del Modernismo.
● Abbiamo già visto che l’Uomo
è composto di anima e di corpo e che le sue facoltà superiori
(intelletto e volontà) devono procedere assieme nel raggiungimento
del suo Fine ultimo, educando, innalzando (pars contruens) e
non soltanto mortificando (pars destruens) la sua sensibilità
(passioni e istinti). La sola repressione o “mortificazione”
negativa degli istinti, senza uno scopo positivo,
finirebbe per ossessionare e tormentare la fantasia umana e per
riaccendere e rafforzare le passioni disordinate. Quindi è
necessaria, oltre la mortificazione dei sensi, anche la loro
sublimazione o innalzamento vero un Fine superiore naturale e
soprannaturale. Gli autori di ascetica e mistica
insegnano che nella “guerra dei sensi vincono i poltroni” (Don
Bosco), ossia non bisogna lottare faccia a faccia contro le
tentazioni sensuali, ma distogliere la fantasia, l’immaginazione e
il pensiero da esse per volgerli positivamente su un altro oggetto,
preferibilmente soprannaturale (“atto anagogico”,
San Giovanni della Croce).
Così pure quando “il sangue sale al cervello” per la collera è
meglio tacere e rinviare ogni tentativo di spiegazione a quando è
tornata la calma, altrimenti l’ira s’infiamma sempre di più e prende
il sopravvento sulla ragione. Perciò
La Mortificazione O
“Repressione” Costituisce La Fase Iniziale E Negativa
Dell’Educazione Umana, come il ‘timor servile’ di Dio
è inizio della Sapienza che è il ‘timor filiale’ è amoroso.
Come il timor servile non è cattivo in sé ma è imperfetto, così la
mortificazione o “repressione” non è cattiva ma va ultimata e
perfezionata dalla sublimazione dell’istinto. Non fare il male è
conditio sine qua non per fare il bene, ma non è ancora agire
positivamente bene in atto. “Evita il male e fa il bene.
Questo è tutto l’uomo”, dice la S. Scrittura. Essa non si ferma alla
pars destruens, ma ci invita anche a quella construens.
● Per Vivere Bene E Stabilmente Il
Matrimonio (unione di un uomo e una donna sino a che morte
non li separi, in vista della pro-creazione e dell’amore mutuo) è
necessario che chi lo contrae (i due coniugi) sia maturo, ossia sia
divenuto veramente in atto ciò che è in potenza: “essere umano,
intelligente e libero”, che ha saputo - durante il corso della vita
prematrimoniale - imparare ad acquisire un controllo sulla propria
sensibilità, ossia sul proprio istinto concupiscibile ed irascibile.
Già dall’adolescenza si deve insegnare ai giovani che l’istinto
concupiscibile o sessuale è ordinato alla pro-creazione nel
Matrimonio e che l’istinto irascibile o aggressività, è ordinato a
difendere sé e il prossimo da un ingiusto aggressore (giustizia) e a
sormontare gli ostacoli al raggiungimento del proprio Fine (felicità
o beatitudine).
● La Retta Ragione e la
Dottrina Cristiana
hanno sempre insegnato che l’uomo è padrone di se stesso e
responsabile dei suoi atti, che il peccato originale ha ferito
ma non distrutto la natura umana e il libero arbitrio. Il
Freudismo, che
purtroppo oggi è prevalente anche in ambiente catto-progressista,
insegna tutto il contrario, anzi spinge l’uomo a dipendere dai
propri istinti, che non vanno educati e neppure innalzati o
nobilitati, ma soddisfatti in maniera sfrenata e parossistica. Tale
ideologia psico-analitica rovina l’uomo e quindi il Matrimonio, la
famiglia e la Società che non trovano un terreno stabile su cui
fondarsi e perdurare, ma un coacervo di istinti i quali prevalgono
sulla ragione libera e rendono l’uomo simile ad una “pecora matta”.
Se il Matrimonio oggi è in crisi lo si deve alla mancanza di
stabilità dei soggetti che lo contraggono, i quali sono stati
annichilati dalla cultura contemporanea predominante (freudismo e
neo-modernismo), che “costruisce sulla sabbia e non sulla roccia”.
● Pertanto per affrontare e vivere sino alla fine il Matrimonio è
indispensabile l’educazione naturale e soprannaturale del corpo e
dell’anima umana (sensibilità, intelletto e volontà). Occorre che
l’uomo sappia Ordinare,
Incanalare e Trasporre
verso il suo Fine le proprie energie o passioni. Questo lavoro di
sottomissione delle potenze inferiori a quelle superiori, dello
spostamento o Innalzamento
Dell’Energia Dell’Inferiore Verso Il Superiore deve essere
diretto dalla buona volontà e illuminato dalla sana ragione. Se
l’uomo riesce a nobilitare le facoltà inferiori o sensibili verso il
Fine ultimo, mediante la ragione e la volontà, giungerà ad essere
padrone o non schiavo degli interessi verso gli oggetti sensibili
(piaceri sensibili e aggressività). L’uomo, a differenza
dell’animale, può indirizzare l’energia sensibile o inferiore verso
un Fine naturalmente e soprannaturalmente superiore.
● Occorre sapere insegnare che
L’Istinto Sessuale O Riproduttivo Nell’Uomo Si Trova Sempre
Associato Al Bisogno Di Amore
Razionale (volere il
bene dell’altro, all’altro ed essere riamati dall’altro)
E Di Donazione. Quindi
è erroneo disgiungere il piacere dall’amore di benevolenza o
di altruismo, sarebbe puro egoismo, naturalmente parlando, e peccato
mortale da un punto di vista soprannaturale. Dio ha voluto unire il
piacere sensibile agli atti ordinati al mantenimento dell’individuo
(nutrizione) e della specie (riproduzione). Se il piacere è
subordinato al fine (mantenersi in vita o pro-creare) allora è
lecito, ma se lo si vuole per se stesso (ob solam voluptatem)
come fine ultimo e non come mezzo, allora vi è il disordine e il
peccato. L’uomo deve vivere il Matrimonio non solo fisicamente,
ma anche e soprattutto nella sfera dell’anima e dello “spirito”
(che è l’anima in Grazia di Dio). Ossia i due sposi debbono fondare
la loro unione non solo sull’attrazione fisica, ma anche sulle
qualità intellettuali, morali e spirituali che li accomunano.
Infatti se tra loro non v’è nulla in comune di duraturo (e solo
l’anima e lo spirito durano in eterno), col passar del tempo e
l’appassire del corpo, che per definizione è corruttibile, il legame
verrà fatalmente meno e il Matrimonio crollerà.
● Matrimonio e Unione Mistica.
Chi vive nello stato religioso di castità perfetta deve
trasporre l’amore umano al livello soprannaturale e vivere il
Matrimonio con Dio (‘Unione trasformante’ o ‘terza via mistica’ dei
‘perfetti’, vedi San Tommaso
D’Aquino, S. Th., II-II, q. 24, a. 9). Si tratta
dell’amore di benevolenza o del bene dell’Altro e non del
proprio (egoismo o concupiscenza), che comporta reciprocità e
convivenza. Solo vivendo soprannaturalmente la vita della Grazia
assieme a Dio, il religioso potrà essere fedele ai suoi voti,
altrimenti la natura lo travolgerà e gli farà amare la creatura più
del Creatore. Ora la definizione del peccato mortale è proprio
questa: “Aversio a Deo et conversio ad creaturas” (San
Tommaso).
I medici (radiologi e psichiatri) hanno recentemente studiato le
attività del cervello sia nell’amore naturale che in quello
spirituale ed hanno sperimentato che nell’amore naturale o sessuale
è l’ipotalamo che agisce maggiormente, mentre nell’amore
spirituale o durante la meditazione è il lobo frontale che
lavora di più e in questo secondo stato il benessere psicologico
e la salute psichica sono ben superiori al primo stato.
● I Limiti Dell’Amore Umano.
Occorre essere realisti e sapere che ogni conoscenza e amore
puramente umano è limitato, caduco, contingente e finito come l’uomo
stesso. Perciò bisogna evitare l’illusione dell’amore ideale,
assoluto, romantico, perfetto tra marito e moglie. La conseguenza è
che non ci si deve meravigliare dei limiti del proprio coniuge e
neppure dei propri. Infatti è impossibile realizzare umanamente la
Felicità assoluta. Molti Matrimoni falliscono poiché fondati su
questa illusione, che non tiene conto della finitezza della natura
umana. Solo Dio visto faccia a faccia in Paradiso può darci questa
felicità perfetta. Anche la Fede è vissuta soprannaturalmente quanto
alla sostanza, ma quanto al modo nel chiaro oscuro (Fides est de
non visis) e presenta, così, il “rovescio della medaglia”, ossia
la paura delle difficoltà da affrontare e delle rinunce da compiere
per vivere coerentemente la Fede informata dalla Carità. Onde il
religioso deve saper accettare i limiti della sua vita spirituale su
questa terra e anche le deficienze delle persone (fedeli e
confratelli) che lo circondano e soprattutto le sue, per
vivere soprattutto in ordine a Dio, che sarà pienamente raggiunto
solo con la morte, la quale è l’inizio della vera vita. Non si deve
mai attendere la felicità piena su questa terra, ma solo nell’al di
là. Se il consacrato s’illude su se stesso, sui confratelli, sui
fedeli, pensando che gli possano dare la pace dell’animo e felicità
perfetta, va incontro alla rovina della sua vocazione, come pure se
s’illude di poter avere un’unione perfetta e stabile con Dio su
questa terra, la quale s’intravede alla fine della vita spirituale
(terza via dei perfetti o mistica), che è un avangusto della Visione
Beatifica del Paradiso, la quale soltanto ci dà la Felicità o
Beatitudine perfetta ed eterna. È inutile e dannoso immaginare
l’anima gemella, il principe azzurro, il confratello o il fedele
ideale su questa terra, non si vive assieme a una “Idea”, ma a
una persona concreta in carne e ossa con tutti i suoi limiti e pregi.
Essa la incontriamo nello stato in cui Dio ci fa vivere, il marito
nella moglie e viceversa, con tutti i suoi difetti, e il religioso
nei confratelli e fedeli, che Dio gli fa avvicinare e viceversa
(anche i fedeli debbono sopportare il sacerdote).
● Bisogna Vivere Positivamente Le
limitazioni Nel Matrimonio. Se si riesce a far tesoro dei
propri limiti e degli altrui - grazie alla virtù di umiltà, che
coincide con la verità e la realtà creaturale - finita dell’essere
umano - allora le sofferenze, i disagi, le imperfezioni della
convivenza di due persone limitate, che col passar del tempo diventa
difficile, aiutano i coniugi a perfezionarsi e a santificarsi.
Infatti li rendono più maturi e consapevoli della finitudine della
natura umana. Per vivere stabilmente assieme all’altro occorre
capirlo e farsi capire da lui e quindi penetrare più a fondo (intus-legere)
se stessi e il prossimo. Se l’uomo resta solo con se stesso prende
più difficilmente coscienza dei propri difetti e sopporta più
difficilmente quelli degli altri e gli imprevisti della vita (è il
pericolo degli “scapoloni”, delle “zitellone” e dei “religiosoni”).
È il rischio della duritia cordis, che corrono i religiosi o
i “signorini”, i quali vedono nella vita ritirata solo un rifugio
dalle sofferenze di questa vita e di questo mondo. Invece la vita
religiosa o celibataria serve a darsi totalmente a Dio e al prossimo
per amor di Dio e quindi rende più altruisti e compassionevoli verso
le miserie proprie e altrui. Per una vita vera occorre sacrificio,
comprensione, perdono, aiuto reciproco e altruismo.
● Unione Delle Volontà e Non
Sentimentalismo. Nel Matrimonio come nella vita religiosa,
bisogna che il sentimento sia subordinato alla volontà e alla
ragione e non abbia il primato, come vorrebbero i modernisti che
fanno del sentimentalismo e dell’esperienza la parte principale
della vita umana e spirituale. Si può dire che il modernismo è,
come la Rivoluzione francese, “satanico nella sua essenza”,
rivoltato e rivoltoso. Perciò il vero amore tra marito e moglie è un
atto della volontà più ancora che del sentimento, il quale non deve
essere distrutto, ma subordinato alla parte superiore dell’anima
spirituale. Nel sentimento si ricerca la “consolazione sensibile”
ossia il “piacere” e si può cadere facilmente nel disordine morale.
Questa è la conseguenza pratica dell’errore teoretico del
sentimentalismo. Bisogna amare l’altro in Dio, uscendo da se
stessi, “trascendendosi” con l’aiuto della Grazia divina. Uscire da
sé senza annichilarsi, senza esaurirsi, bisogna acquistare
perfezione spirituale donando amore a Dio e al prossimo.
Seneca diceva: “Io ho
quel che ho donato”. San
Bernardo di Chiaravalle raccomanda: “Esto conca, non canal,
sii un serbatoio non un semplice canale”. Infatti il serbatoio si
riempie di acqua e quella che sopravanza la dà al canale, mentre
l’acquedotto o canale trasmette l’acqua ricevuta dal serbatoio al
suo termine e non mantiene per sé nulla, invece il serbatoio è
sempre pieno. Così deve essere nella vita matrimoniale e spirituale,
dare senza perdere tutto. In questa ottica se i coniugi hanno
delle divergenze, anche profonde, di carattere possono sormontarle
“trascendendosi” ossia uscendo da sé, dal proprio comodo o punto di
vista per tendere a Dio amando l’altra parte propter Deum.
Tutto ciò presuppone spirito di sacrificio e di abnegazione, senza
il quale la vita è sterile poiché egocentrica ed egoistica, ossia il
contrario della definizione di vita, che come diceva
Aristotele est in
motu, seu movere seipsum, ossia la vita consiste nel movimento
di crescita e di arricchimento e non nell’esaurimento o nella
limitazione egoistica. Fondare tutto sull’Io, che è caduco e
perituro, significa costruire sul nulla. Ma ex nihilo, nihil fit.
Ergo ipsum fieri est impossibile.
● È Meglio Un Matrimonio Burrascoso
Che Una Separazione Dolorosa E Definitiva. I medici hanno
dimostrato, con statistiche alla mano, che i figli di divorziati
soffrono di più e presentano danni psicologici maggiori dei
figli di una coppia stabile ma in “lotta continua”.
Infatti dopo il divorzio non c’è più speranza di ricominciare, di
perdonare, di capirsi per amore reciproco e dei figli, mentre una
coppia litigiosa può far tesoro delle diversità e apprendere l’arte
di imparare dall’altro, con la capacità di sopportazione, di
sacrificio, di rinuncia, di perdono e la voglia di ricominciare, che
sono le stesse virtù le quali si trovano alla base della vita
spirituale dei laici e dei religiosi. San
Stanislao Koska diceva:
vita communis, mea maxima penitentia! Ora senza penitenza c’è
la rovina spirituale. “Se non farete penitenza perirete tutti alla
stessa maniera” ci ha insegnato il Vangelo. Quindi analogamente
senza sacrificio c’è anche la rovina del Matrimonio.
● Non Si Deve Fissare Sul Coniuge
La Tendenza Umana Verso L’Assoluto. Ogni uomo anela a Dio e
“il nostro cuore è inquieto sino a che non riposa in Lui” (S.
Agostino). Se ci si illude di trovare riposo in un essere
umano si fallisce e il Matrimonio o la vita di comunità viene meno.
Il cuore diventa inquieto e cerca un “paradiso” artificiale o
in relazioni extra-matrimoniali o nell’alcool o peggio nella droga.
È lo stesso rischio che si corre spiritualmente nell’apparizionismo
o ricerca smodata di apparizioni e rivelazioni private, che
potrebbero essere soprannaturali o meno, in quanto si cerca di avere
un “dio” tangibile, che si sente, si vede, si ascolta, senza
bisogno della Rivelazione pubblica (S. Scrittura e Tradizione
apostolica) presentata e interpretata dalla Gerarchia ecclesiastica,
che sola è garanzia di Verità divina.
● La Distinzione Dei Sessi.
“Maschio e femmina Dio li creò”, recita la S. Scrittura. Purtroppo
l’ideologia femminista, che ha tolto alla donna ogni caratteristica
femminile, materna e sponsale ha prevalso e ha disgregato le
famiglie. Infatti senza distinzione di sesso, divisione di compiti,
il Matrimonio, la famiglia sono un caos: la moglie fa il marito, il
marito fa la moglie e i figli diventano sbandati. Già
Mao Tse Tung aveva
detto: “Rendi l’uomo una mezza donna, la donna un mezzo uomo e così
governerai facilmente su mezze cose”. Da ciò si vede anche
L’Importanza Della Forma
Cristiana Dei Governi. Infatti un Governo che si fonda sulla
Morale naturale, non vìola la Rivelazione e i primi princìpi per sé
noti della retta ragione, renderà più facile vivere virtuosamente
nella Società, nella famiglia e singolarmente. L’uomo è “animale
socievole per natura” (Aristotele),
non può non vivere in Societas o Polis. Se la Polis
o Societas nella quale vive lo aiuta ad agire virtuosamente
tutto sarà più facile per lui, la famiglia e lo Stato stesso. Ma se
la Polis lo ostacola nella vita virtuosa allora tutto si
complica. È per questo che Pio
XII ha detto: “Anche dalla forma data agli Stati dipende in
gran parte la salvezza della anime”. Quindi occorre evitare i due
errori opposti per difetto (laicismo) e per eccesso (esagerato
spiritualismo o clericalismo angelistico). Infatti il primo -
separando lo Stato dalla Religione - porta il caos nelle famiglie e
negli individui, che sono separati indirettamente anche da Dio. Il
secondo fa dell’uomo non “un animale naturalmente” socievole, che
vive in Societas, Polis e Stato e che, quindi, non può non
fare politica, vita comune o “virtù di prudenza applicata al vivere
in Società” (San Tommaso
D’Aquino). Ma vorrebbe renderlo – per un esagerato e insano
spiritualismo o angelismo – un animale disincarnato “naturalmente
conventuale” (contraddictio in terminis), invece la vita
religiosa dipende da una chiamata divina e soprannaturale e non è
iscritta nella natura umana, la natura non esige la Grazia. La “vocazionite
acuta o cronica” è una deformazione dell’intelletto
clericalista, che vorrebbe rendere il mondo un seminario. Ma
la vocazione è un Consiglio divino e non un Precetto. Per costoro è
sempre valido il motto di
Pascal: “chi vuol far l’angelo finisce per fare la bestia”.
Occorre “distinguere per unire”, e non per contrapporre, sia il
ruolo del marito che quello della moglie, per unirli armonicamente
nel Matrimonio, ognuno al suo posto; sia il ruolo del sacerdote e
del laico, il quale non è un chierichetto del primo, ma deve portare
Gesù nella sua famiglia, nel suo ambiente di lavoro e nella Società.
Questa è la Regalità sociale - ossia politica - di Cristo (cfr.
Pio XI, Quas primas,
1925). San Pio X ha
detto: “Noi non possiamo non fare politica”, il suo motto era:
“Instaurare e restaurare tutto [anche la Polis] in
Cristo”. Pio XI ha
detto che “il trono confina con l’altare”. La sana dottrina e la
retta ragione insegnano che come “la Grazia non distrugge la natura,
ma la perfeziona”, così la Religione non distrugge la Polis o
Societas, ma la perfeziona. Il laicismo vorrebbe
separare ed estinguere la Grazia e la Religione (pan-statismo),
lo spiritualismo esagerato o angelismo clericalista vorrebbe
distruggere la natura e la Società (pan-vocazionismo/conventualista)
per rendere il mondo una immensa “frateria”. Se la moglie sta sempre
fuori casa e non si occupa amorevolmente dei figli e del marito, si
va verso il divorzio, se invece sta troppo prepotentemente dentro e
tirannicamente sopra la casa si ha il dispotismo “mammista”,
che rovina soprattutto i figli e allontana il marito da casa. Così
se il sacerdote si allontana troppo dal santuario va verso il
divorzio con Dio, mentre se vuol rendere il mondo un convento e
dominare tirannicamente i fedeli allora o rovina coloro che lo
seguono come automi, chiamandoli lui e non Dio, oppure li allontana
dalla Religione, disgustandoli col suo modo di fare eccessivamente
angelista.
● “Senza di Me non potete fare nulla” ci ha detto Gesù nel Vangelo. Ciò
vale nella vita del singolo, in quella matrimoniale e in quella
religiosa. “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, dice il
proverbio. Ora noi abbiamo detto tante belle cose sul Matrimonio
(col coniuge e con Dio), ma ci resta da metterle in pratica. Che Dio
ci conceda la forza di portare a termine ciò che abbiamo iniziato.
Nos cum prole pia, benedicat Virgo Maria!
d. CURZIO NITOGLIA
27 giugno 2011
http://www.doncurzionitoglia.com/matrimonio_bellezza_e_serieta.htm
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