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Introduzione
●In
un articolo apparso sul «Corriere della Sera» del 15 febbraio 2011, a
cura di Sandro Gerbi[1],
intitolato Quel sogno divinatorio di Raffaele Mattioli. In una telefonata
emerge una qualità poco nota del Presidente della Comit, viene narrato un
episodio intercorso agli inizi del 1973 tra
Gianluigi Gabetti (ex Presidente
della Finanziaria della FIAT) e Mattioli, il quale chiama a casa sua Gabetti,
nel febbraio del 1973 e, davanti a Sandro Gerbi, che era andato a fargli visita,
gli chiede: «Stanotte ho fatto un sogno. In prossimità della tua villa osservavo
ai bordi della strada dei grossi mucchi di ghiaia. Allora mi sono domandato:
‘Che
ci stanno a fare?’.
Gabetti: ‘In
effetti, dottor Mattioli, il vialetto di accesso era piuttosto malandato, così
ho deciso di sistemarlo, sostituendo il vecchio pietrisco; e i lavori sono
cominciati proprio in questi giorni!’.
Mattioli: ‘Grazie
avevo proprio bisogno di sapere se le mie capacità stregonesche erano
rimaste intatte’».
Mattioli morì cinque mesi dopo tale episodio (esattamente il 27 luglio del
1973), che è stato narrato anche dallo stesso ing.
Gianluigi Gabetti (Corriere
della Sera, 25 novembre 2007).
●Tale
episodio mi fa tornare alla mente un articolo che scrissi circa 10 anni fa su
Mattioli/Cuccia (si può consultare su questo sito) e che mi sembra utile
riproporre sulla figura del banchiere-mecenate in maniera assai rissuntiva e
aggiornata. Infatti proprio nel 2010 il libro di
Romano Amerio Iota unum, che
fu stampato nel 1985 dalla ‘Casa
Editrice Ricciardi’
di Raffaele Mattioli (Napoli-Milano) passata a suo figlio Maurizio nel 1973[2],
è stato ripubblicato dalla ‘Lindau’
di Torino e da ‘Fede
& Cultura’
di Verona. Ora è ottima cosa che Iota unum sia ripubblicato, ma non
mi trovo d’accordo
con chi vanta un’affinità
spirituale tra Amerio e Mattioli
(voglio sperare che non sia mai esistita) e non un semplice contratto o
collaborazione tra scrittore ed editore. È del tutto lecito
pubblicare con una Casa Editrice di prestigio anche se non se ne condividono le
idee, ma non è affatto decoroso avere gli stessi sentimenti del Proprietario
di essa, quando esso risulti essere in odore di eresia e di esoterismo come lo
era Mattioli.
Chi era Mattioli?
●Il
famoso giornalista dell’Avvenire
e saggista
politico-economico milanese Giorgio Galli
scrive: «In un incontro all’Hotel
Pierre di New York, nell’estate
1976, Sindona mi disse: “Mattioli ha creato Mediobanca per
togliersi dai piedi Cuccia che è persona pericolosa. Lavora per portare la
finanza italiana sotto il dominio della Grande loggia”.
Innanzi alla commissione parlamentare d’inchiesta
sulla loggia massonica P2, Clara Calvi ha dichiarato:
‘Quando
gli [al marito Roberto, n.d.a.] domandavo perché Cuccia e Sindona, pur essendo
massoni, non andavano d’accordo’,
mi rispondeva: ‘Appartengono
a due logge diverse’»
(1).
●Raffaele
Mattioli,
amministratore delegato della Comit, assunse Enrico Cuccia,
col rango di dirigente, a Milano, nell’ufficio
della Comit in piazza Scala, dove gravitavano Ugo La Malfa, Giovanni Malagodi,
Cesare Merzagora, Adolfo Tino, vale a dire una buona fetta della futura classe
dirigente liberale.
●Sempre
Giorgio Galli, riguardo alla morte
di Mattioli, scrive: «personalmente ritengo che
‘don
Raffaele’
abbia voluto, financo nei pressi del suo capolinea terreno, esaltare la sua
vocazione di ‘eretico’:
uscendo dalla scena come protagonista di un’avventura
umana assolutamente unica»[3].
Infatti Mattioli volle essere sepolto nel sarcofago svuotato molti secoli fa,
per decreto dell’Inquisizione,
poiché in esso giacevano i resti di una eresiarca, Guglielmina la boema, morta
nel XII secolo.
Mattioli e Guglielmina la boema
Guglielmina
nacque nel 1210 da Costanza d’Ungheria
e dal re di Boemia Premislao I. Tra il 1260-70 arrivò a Milano ove morì nel
1281. Guglielmina si considerava Dio. «Lo Spirito Santo era presente ed
incarnato in lei» (2). Tale dottrina ereticale, creduta in segreto da Guglielma,
fu insegnata da Andrea Saramita, un
gioachimita millenarista. Essa può essere riassunta così:
a) Guglielma è Dio Spirito Santo
incarnato;
b) essa è venuta a portare la salvezza
a coloro che sono fuori della Chiesa, specialmente agli Ebrei, (oltre che ai
musulmani), indipendentemente dalla Mediazione di Cristo.
Se la prima tesi può essere
attribuita, in senso stretto, solo al Saramita (mentre Guglielma non la
professava pubblicamente, ma la lasciava circolare); la seconda (salvezza dei
non cristiani, specialmente dei non ebrei) è attribuita direttamente a
Guglielma. Dopo la morte di Guglielma (incarnazione femminile dello Spirito
Santo, che avrebbe dovuto
risuscitare, come Gesù), i guglielmiti furono guidati da due maestri:
1) Andrea
Saramita:
il “teologo” gioachimita e
millenarista.
2) Suor
Maifreda (o Manfreda)
da Pirovano: (delle suore
Umiliate), imparentata ai Visconti.
Suor Maifreda «benedisse delle ostie
che erano state deposte sul sepolcro di Guglielma, e le distribuì ai presenti»
(3). Il culto della divinità di Guglielma era tenuto segreto e si svolgeva
discretamente nell’Abbazia di Chiaravalle dei cistercensi milanesi, ove
Guglielmina era stata sepolta e donde avrebbe dovuto risorgere. Suor
Maifreda era il capo religioso dei guglielmiti (i credenti nella divinità di
Guglielma). Maifreda insegnava magisterialmente e amministrava i sacramenti.
Essa era il vicario di Guglielma, come Pietro (o il Papa) lo è di Cristo.
Papa Bonifacio VIII condannò il
guglielmismo, sia dottrinalmente che moralmente (a causa delle orge sessuali che
vi si praticavano). Nel 1300 (il 10 aprile) suor Manfreda celebrò messa
«assistita da diaconi e suddiaconi, rivestì gli abiti sacerdotali» (4). Maifreda
«prima del 1284 [data del primo processo inquisitoriale, nda] credeva che
Guglielma fosse la terza persona della SS. Trinità, venuta in terra a liberare
gli ebrei» (5). Naturalmente - secondo i guglielmiti - Guglielmina, essendo Dio,
era superiore alla Madonna. Secondo alcune fonti storiche Guglielma conviveva “more
uxorio” con Andrea Saramita; essi vivevano in una sinagoga sotterranea (6),
ove si abbandonavano a disordini sessuali con i loro seguaci, secondo
l’aspirazione dei fratelli del Libero Spirito (7). Altri autori non ritengono
storicamente fondata questa notizia. Comunque è certo che Guglielma, Spirito
Santo incarnato, ha scelto come sua “papessa” Maifreda e che «il Papato, con la
curia romana, devono cedere la loro autorità a Maifreda, la quale deve
battezzare gli ebrei e tutti gli altri che sono fuori dalla Chiesa» (8). Inoltre
«attraverso Guglielma dovevano venire alla fede e alla salvezza ebrei e
musulmani» (9). Infatti «il Sacrificio di Cristo non è bastato; una parte
dell’umanità è rimasta simbolicamente “incarcerata”. Ebrei e musulmani sono il
simbolo di tutto quello che rimane sulla terra di “non libero” (10). Qualche
storico vede un legame tra il Saramita, i francescani millenaristi e il
movimento del “Libero Spirito”. Questa squallida vicenda si concluse nel 1300,
quando l’inquisitore Guido da Cocconato, «successore di S. Pietro Martire», aprì
un processo contro i guglielmiti e mandò al rogo il Saramita e Maifreda assieme
al cadavere dissotterrato di Guglielmina.
●Quel che colpisce è che Raffaele
Mattioli abbia scelto come sua tomba il sepolcro che aveva occupato per nove
anni circa Guglielmina.
Giorgio
Galli scrive: «L’ultima
volta che ho stretto la mano ad Enrico Cuccia è stato il 27 luglio 1995,
nell’abituale
scenario dall’Abbazia
cistercense di Chiaravalle, per il ricordo di Raffaele Mattioli.
È arrivato puntuale come al solito a testimoniare una dimensione umana, che il
cinismo professionale non ha intaccato. Era in splendida forma fisica, e
dimostrava almeno vent’anni
in meno. Gliel’ho
detto, e mi ha sorriso: “Sì, la forma c’è.
Come potrei, altrimenti, continuare?”» (11).
●Le
qualità «stregonesche» che Mattioli stesso riconosceva di possedere
combaciano perfettamente con l’affinità
elettiva del medesimo verso Guglielmina. Ora, se è lecito distinguere la
‘Casa
Editrice Ricciardi’
da Mattioli, non è corretto tessere le lodi del banchiere in persona. Anzi,
tesserne le lodi e presentarlo amico di Amerio (come fa, penso ingenuamente,
qualche cultore del filosofo luganese) significa screditare Amerio stesso.
‘Lindau’,
‘Fede
& Cultura’
ed esoterismo
●Appena
due anni fa con la editrice ‘Lindau’
di Torino, che ha ripubblicato nel giugno 2009 Iota unum, si è
ripresentato un problema analogo a quello della
‘Ricciardi’
nel 1985. Ora, fermo restando il principio della distinzione tra Editore
e Autore, che sono due enti realmente diversi, onde non si può lecitamente
attribuire all’Autore
il sentire dell’Editore,
è sempre utile sapere e tenere a mente, senza fare indebite illazioni, che il
Direttore della ‘Lindau’
Ezio
Quarantelli è anche Direttore
responsabile di ‘Confini.
Temi e voci dal mondo della cremazione’
della ‘Socrem’
o ‘Società
per la cremazione’
e della collana ‘L’età
dell’Acquario’
filo ‘New-Age’
della medesima ‘Lindau’.
●Idem
per ‘Fede
& Cultura’
di Verona, che dopo aver ripubblicato nel 2007 l’ottimo
libro Metafisica della sostanza. Partecipazione e analogia entis di padre
Tomas Tyn (Bologna, ESD, 1991), ha
ripubblicato Iota unum di Amerio nell’aprile
del 2009 ed infine nel 2011 ha dato alle stampe l’interassantissimo
libro di mons. Brunero Gherardini
Quaecumque dixero vobis. Parola di Dio e Tradizione a confronto con la storia
ela teologia, di cui tratterò in un articolo a parte . Il
Direttore è Giovanni Zenone, che ha
scritto nel 2005 (quando ‘Fede
& Cultura’
era ancora in gestazione) per la
‘Cavinato
Editore’
di Brescia Il chassidismo. Filosofia ebraica. In esso Zenone scrive: «L’albero
della cultura occidentale torna a trarre linfa da una delle sue radici più
profonde e vitali: l’Ebraismo.
[…]. In questa miniera spicca per ricchezza e profondità di pensiero Martin
Buber» (p. 19). La religiosità o filosofia proposta da Zenone è lo chassidismo,
ossia la cabala di massa e non più riservata a pochi iniziati (p. 23 e 30).
Fondatore dello chassidismo fu il rabbi polacco
Israel Baal Shem Tov [1698-1760]
(pp. 45-54). Nella ‘prefazione’
al libro di Zenone, Massimo Introvigne
ci spiega che «alle origini remote del chassidismo» cui si abbevera Zenone c’è
Sabbatai Zevi [+ 1676] (p. 5), Jakob Frank [+ 1791] (p. 6), poi Shem Tov [+
1760] e quindi Reb Dov Baer [+ 1772] (p. 9), per arrivare a Martin Buber [+
1965] (p. 10), a Abraham Joshua Heschel [+ 1972] (p. 11), e alle varie sette
chassidiche odierne dei Lubavitcher di Brooklin, degli Stamar di
Anversa e dei Belzer in Israele (p. 13). È interessante notare come la
cabala chassidica di massa sia il fondamento della psicanalisi freudiana.
Jiri Langer (nato a Praga nel 1894
e morto a Tel Aviv il 1943), che è più chassidico dello stesso Buber, scrisse
nel 1923 Die Erotik der Kabbala, ove sostenne e spiegò ancora più
approfonditamente di Zenone-Introvigne che la «divinità indefinita» o En Sof
si manifesta tramite le 10 Sefirot, di cui alcune sono maschili e altre
femminili. La Sefirah Yesod o
‘Eros’,
che costituisce il fondamento di tutta la natura, provoca l’unione
dell’En
Sof con la sua amante o
Shekhinah Malkhut. L’erotismo
cabalistico chassidico pervade i mondi superiori (come per gli Dèi greci) e,
riletto poi da Freud, anche il nostro mondo terrestre. La cabala ci è stata
trasmessa prima da Eros e solo poi da Mosè. La sessualità secondo i
cabalisti e gli psicanalisti non è rivolta solo al diverso o
‘etero’
(maschio/femmina), come volevano Tzevi e Frank, ma anche all’eguale
o ‘omo’
come voleva
Shem Tov. Quindi Tov aggiunge l’omosessualismo
all’errore
cabalistico classico. Lo
chassidismo trasuda di cabala erotica e, nel caso di Tov, deviata o omosessuale[4].
Questi pensatori, di cui Zenone tratta lungo le 140 pagine del suo libro, sono
in evidente contrasto con la Fede cattolica, la morale e la retta filosofia
realistica. Ma ciò non toglie nulla alla ortodossia di padre Tyn e di Romano
Amerio (o di mons. Gherardini, che è realmente distinto da Quarantelli e
‘Lindau’).
Tuttavia è sempre meglio sapere con chi si ha a che fare. Molti Autori sono
tanto profondi quanto ingenui e spesso i loro nomi sono poi tirati in ballo da
persone poco corrette, che vedono «tutto il mondo in collusione» e cercano di
denigrarli ingiustamente.
d. CURZIO NITOGLIA
5 marzo 2011
http://www.doncurzionitoglia.com/mattioli_e_amerio.htm
Note (a):
1)
G. Galli, Il Padrone dei
Padroni. Enrico Cuccia, il potere di Mediobanca e il capitalismo italiano,
Garzanti, Milano, 1995, pag. 30, nota 11.
2)
L. Muraro, Guglielma e Maifreda.
Storia di un’eresia
femminista, La Tartaruga,
Milano, 2a ed. 2003, pag. 31.
3) Ibid., pag. 53.
4) Ibid., pag. 69.
5) Ibid. pag. 88.
6) Ibid., pag.125.
7)
La setta del
“Libero
Spirito”:
l’eresia del Libero Spirito consiste
in un falso misticismo che esagera la libertà sino a renderla assoluta, negando
così ogni freno o limite all’uomo. Il fratello del Libero Spirito si riteneva
così assolutamente perfetto «da essere incapace di peccato» (N.
Cohn, I fanatici dell’Apocalisse, Comunità, Milano, 2000, pag.
182). Egli riteneva di avere il diritto di fare quanto era comunemente proibito.
Le orge sessuali erano la pratica comune di tale setta (come di ogni setta). Per
il Libero Spirito «tutti i membri del clero [erano] ingannatori di
anime e strumenti del diavolo» (Ibid., pag.184). Ognuno di essi si
considerava l’incarnazione dello Spirito Santo ed esercitava il ruolo di
profeta della “Terza Alleanza” gioachimita. Oltre la lussuria, costoro si
facevano notare per l’ostentazione di lusso ed eccessiva ricchezza
(Ibid., pag. 191). «Le donne [cfr. Guglielma e Maifreda, nda] svolsero una parte
di rilievo nel movimento del Libero Spirito» (Ibid., pag. 195), assai diffuso in
Boemia. Il nucleo di tale eresia era più che una teoria, un’aspirazione:
«l’appassionato desiderio di superare la condizione umana e diventare
Dio» (Ibid., pag. 213). Anzi essi pretendevano di «aver superato Dio»
(ibid., pag. 215). Tali deviazioni sono continuate sino ai nostri giorni, sotto
forma di esoterismo o “metafisica tradizionale” (cfr. Guénon, Evola, Schuon).
8)
L. Muraro,
Guglielma e Maifreda,
cit., pag.138.
9) Ibid., pag.154.
10) Ibid., pag. 156.
11)
G. Galli, Il Padrone dei Padroni,
cit., pag. 248.
Note (b):
[1]
Figlio di
Antonello Gerbi, eminente
studioso livornese di Machiavelli e Giordano Bruno, di cui pubblicò le opere
per la ‘Casa Editrice Ricciardi’ di Raffaele Mattioli, compagno di
studi al Tasso di Roma di Giovanni Malagodi, il futuro leader del PLI,
allievo di Ernesto Buonaiuti, di Benedetto Croce e amico intimo di Raffaele
Mattioli, che fu il suo vero maitre à penser.
Sandro Gerbi è un famoso
scrittore e giornalista; interessante il suo libro Raffaele Mattioli e il
filosofo domato, Milano, Rizzoli, 2002.
[2]
La ‘Casa Editrice
Ricciardi’ fu fondata nel 1907 da
Riccardo Ricciardi di Napoli. Dal 1919 subì l’influsso
filosofico-politico (idealista, storicistico e liberale) di Benedetto Croce
sino al 1943, quando Riccardo Ricciardi in sintonia con Raffaele Mattioli a
Milano lanciarono la “nuova Ricciardi”. Nel 1951 l’impronta di Mattioli
prevalse su quella di Riccardo Ricciardi e si dettero alle stampe sette
volumi sul Quattrocento italiano e quindici sul Cinquecento
(Pico, Ficino, Bruno, Machiavelli, Campanella). Nel 1973 la ‘Ricciardi’ fu
diretta dal figlio di Raffaele Mattioli, Maurizio, successivamente è stata
gestita ed assorbita dalla Einaudi. Nel 1985 pubblicò il famoso libro di
Romano Amerio Iota unum,
ristampato nel 2009 da ‘Fede & Cultura’ di Verona e quasi
contemporaneamente da ‘Lindau’ di Torino.
[3]
G.
Galli, Il banchiere
eretico. La singolare vita di Raffaele Mattioli,
Milano, Rusconi, 1998, p. 22.
[4]
Cfr.
J. Langer, Le nove porte. I
segreti del Chassidismo, Milano, Adelphi, 1995;
Id., Eros nella Cabbalà. Il
mistero dell’amore: mistica e psicologia del profondo, Roma, La parola,
2007; M. Morselli , I passi
del Messia. Per una teologia ebraica del cristianesimo, Milano-Genova,
Marietti 1820, 2007. Attenzione! Secondo M. Morselli il mea culpa dei
cristiani nei confronti dell’ebraismo è il preludio alla venuta del ‘messia’
e perciò il Sionismo è una categoria messianica e interreligiosa, quale
ritorno a Sion non solo di Israele ma di tutta l’Umanità noachide (v. Elia
Benamozegh e Aimé Pallière). Sempre secondo Morselli l’antigiudaismo
teologico cattolico è il vero Katéchon o l’ostacolo alla
venuta del ‘messia’ ebraico, ostacolo o “colui che lo trattiene” che,
invece, per la teologia cattolica tradizionale è l’Anticristo. Solo quando
il cristianesimo farà teshuvhà ossia mea culpa vi sarà
riparazione o tiqqun e attraverso il modo diverso, cioè giudaizzante,
di interpretare il cristianesimo verrà il ‘messia’ atteso da Israele. Tutto
ciò si è realizzato a partire dalla fondazione dello Stato d’Isralele
(1948), poi col Concilio Vaticano II (Nostra aetate, 1965) e col
post-Concilio (da Giovanni Paolo II sino a Benedetto XVI), con l’ossessione
dei mea culpa, che erano stati abbondantemente preordinati dal
chassidismo di cui alcuni ‘utili idioti’ sono gli araldi.
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