Al rev.mo clero secolare e
regolare, alle religiose, al venerabile Terz'ordine carmelitano,
alle associazioni religiose e di apostolato e a tutti i fedeli della
diocesi di Campos, salute, pace e benedizione in Nostro Signore Gesù
Cristo.
Zelanti collaboratori e amati figli,
Il
21 novembre dell'anno scorso, in una circolare diretta ai nostri
carissimi sacerdoti, abbiamo cercato, una volta di più, di ravvivare
in loro e nei fedeli la vigilanza contro i pericoli a cui un falso «
aggiomamento» espone l'integrità della fede e la purezza dei costumi
cristiani
. Già in documenti precedenti ci
siamo occupati delle tentazioni a cui è esposta la vostra fede,
amati figli, e vi abbiamo esortato alla vigilanza e alla preghiera.
Nella circolare del 21 novembre ci riferivamo, in modo speciale, al
rispetto dovuto ai santi sacramenti, con cui diamo pubblica
testimonianza della nostra fede nei misteri che adoriamo.
Sottolineavamo, in tale occasione, l'importanza della vigilanza, dal
momento che la fede è indispensabile per la salvezza: infatti, senza
di essa è impossibile piacere a Dio, «sine fide impossibile est
placere Deo »
.
L'8
dicembre dello stesso anno testè trascorso, in occasione del quinto
anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II, il Santo
Padre, Paolo VI, in una memorabile esortazione, raccomandava ai
vescovi cattolici del mondo intero l'obbligo di avere cura della
ortodossia nell’insegnamento della dottrina cattolica.
Vedete dunque, amati figli, che non erano vani i nostri timori. I
mali che temiamo per la nostra diocesi, infatti, minacciano i fedeli
del mondo intero. Altrimenti non avrebbe senso l'esortazione
pontificia, che è stata diretta a tutti i vescovi cattolici della
terra.
I
DOVERE CHE SPETTA AL VESCOVO:
VEGLIARE SULLA ORTODOSSIA
Data limportanza capitale
della materia - la purezza della fede - e 1'obb1igo che ci tocca di
pascere bene le pecore di Cristo che ci sono state affidate,
giudichiamo nostro dovere tornare sull'argomento, comunicando al
nostro gregge le apprensioni e gli ammonimenti del Papa. A questo
ci
invita lo stesso Pontefice, poiché ricorda che, a tutti quelli che
hanno ricevuto « con l’imposizione delle mani, la responsabilità di
conservare puro e integro il deposito della fede e la missione di
annunciare incessantemente il Vangelo ››
, è fatto obbligo di testimoniare la
loro fedeltà al Signore nella predicazione, nell’insegnamento, nella
condotta della vita.
D'altra parte, al diritto imprescrittibile del fedele a ricevere la
parola di Dio, corrisponde nei vescovi il «grave e urgente dovere di
annunciargliela instancabilmente, perché esso cresca nella fede e
nella intelligenza del messaggio cristiano››.
PROFONDA CRISI DELLA FEDE NEL SENO DELLA CHIESA
Tale
dovere della carica episcopale è oggi più imperioso, poiché lavora
nel seno della Chiesa una crisi generalizzata e senza precedenti,
come attesta la presente esortazione apostolica, crisi, come la
denomina il Papa, di autodemolizione, perché, guidata da membri
della Chiesa, scuote in profondità
la
coscienza dei fedeli, in quanto li confonde in ciò che hanno di più
essenziale nella religione.
Afferma, infatti, Paolo VI, nel documento che stiamo. presentando,
che oggi « molti fedeli sono turbati nella loro fede da un cumulo di
ambiguità, di incertezze e di dubbi che la toccano in quel che essa
ha di essenziale. Tali sono i dogmi trinitario e cristologico, il
mistero dell'Eucaristia e della presenza reale, la Chiesa come
istituzione di salvezza, il ministero sacerdotale in mezzo al popolo
di Dio, il valore della preghiera e dei sacramenti, le 'esigenze
morali riguardanti, ad esempio, l’indissolubilità del matrimonio o
il rispetto della vita umana. Anzi, si arriva a tal punto da mettere
in discussione anche l'autorità divina della Scrittura, in nome di
una radicale demitizzazione ››.
Come
vedete, amati figli, la crisi nella Chiesa non potrebbe essere più
profonda. Leggendo le parole del Papa, ci chiediamo: che cosa è
rimasto intatto nel cristianesimo? Infatti, se non vi è certezza sul
dogma trinitario, mistero fondamentale della Rivelazione cristiana;
se aleggiano ambiguità sulla Persona adorabile dell'Uomo-Dio, Gesù
Cristo; se si è titubanti di fronte alla Santissima Eucaristia; se
non si concepisce la Chiesa come istituzione di salvezza; se non si
sa che posto occupa il sacerdote in mezzo ai fedeli e non vi è
neppure sicurezza per ciò che concerne gli obblighi morali; se la
preghiera non ha valore e neanche la sacra Scrittura, che cosa resta
del cristianesimo, della Rivelazione cristiana? Comprendiamo che il
Papa si senta spinto a eccitare lo zelo dei vescovi, custodi della
fede, consacrati per essere autentici Pastori che pascono con
affetto, vigilanza e fermezza, le pecore del divino Pastore delle
anime.
IMPEGNO NELLA COSTRUZIONE DI UNA NUOVA CHIESA PSICOLOGICA E
SOCIOLOGICA
Tanto più, in quanto l'esortazione del Santo Padre lascia
intravedere che è in atto una autentica cospirazione per demolire la
Chiesa. E quanto si deduce dal passo seguente a quello sopraccitato,
in cui il Pontefice osserva che i dubbi, le ambiguità e le incertezze
nella ,esposizione positiva del dogma, si aggiungono al silenzio su
« alcuni, misteri fondamentali del cristianesimo» e alla « tendenza
a ricostruire, partendo dai dati psicologici e sociologici, un
cristianesimo ›› su cui si fondi «una vita cristiana priva di
elementi religiosi ››
(6) .
Vi è
perciò, in mezzo ai fedeli, un movimento, dall'azione duplice, ma
convergente nella formazione di una nuova Chiesa, che può essere
soltanto una nuova falsa religione: da un lato, si generano
incertezze sui misteri rivelati; dall'altro, si struttura una vita
cristiana secondo i gusti dello spirito del secolo.
II
OCCASIONE E CAUSE DELL’ATTUALE CRISI RELIGIOSA
Come
è stato possibile giungere a questo stato di cose? Paolo VI fa, a
questo proposito, due considerazioni. La prima, sulla finalità
speciale che Papa Giovanni XXIII propose al Concilio Vaticano II,
come appare chiaramente dall'allocuzione con cui aprì la prima
sessione del grande Sinodo: « Occorre che, rispondendo al vivo
desiderio di quanti sono sinceramente attaccati a tutto ciò che è
cristiano, cattolico e apostolico, questa dottrina [cristiana] sia
più largamente e profondamente conosciuta, che le anime ne siano
più intimamente penetrate e trasformate. Occorre che questa
dottrina, sicura e immutabile, la quale deve essere fedelmente
rispettata, sia approfondita e presentata in modo che risponda alle
esigenze della nostra epoca ››. E, meglio esplicitando il suo
pensiero, Papa Roncalli prosegue: « Altro, infatti, è il deposito
della fede in sé stessa, cioè le verità contenute nella nostra
veneranda dottrina, e altro è la forma con la quale queste verità
sono enunziate, conservando loro, tuttavia, lo stesso significato e
lo stesso valore »
.
Il
Concilio, e di conseguenza il Magistero ecclesiastico, avrebbe
dovuto, con il concorso dei teologi, cercare di ottenere due
risultati: trasmettere, senza equivoci o diminuzioni, la dottrina
rivelata; e fare uno sforzo per presentarla in modo tale da poter
essere accettata, integra e pura, dagli uomini del nostro tempo.
Beninteso dagli uomini di spirito retto, cioè da « quanti sono
sinceramente attaccati a tutto ciò che è cristiano, cattolico e
apostolico », come dice Giovanni XXIII. Quindi, dagli uomini
realmente desiderosi di giungere alla verità; infatti, a quelli che
preferiscono le massime di questo mondo e che percio rigettano la
croce di Cristo, si applicano le parole di san Paolo: è impossibile
una unione fra la luce e le tenebre, fra la giustizia e l'iniquità,
tra Cristo e Belial.
Ecco
in che cosa consisteva l' << aggiornamento ›› di Papa Roncalli,
nella sua migliore interpretazione: in un adattamento nel modo di
esporre la dottrina cattolica, che la renda attraente per l'uomo
moderno di spirito retto.
Tale
impegno, nota Paolo VI, ed è la sua seconda osservazione, non è
facile. Egli dice: « In realtà, se l’esercizio del magistero
episcopale era relativamente facile quando la Chiesa viveva a
stretto contatto con la società del suo tempo, ispirava la sua
cultura e le partecipava le sue forme di espressione, a noi oggi è
richiesto un serio sforzo perché la dottrina della fede conservi la
pienezza del suo contenuto e del suo significato, esprimendosi in
una forma che le permetta di raggiungere la mente e il cuore di
tutti coloro ai quali essa è diretta >>.
CARATTERISTICA DELLA NUOVA CHIESA: LA RELIGIONE DELL'UOMO
O
per la difficoltà dell'impresa, oppure per una concessione allo
spirito del tempo, il fatto e che, nell'esecuzione del piano
tracciato dal Concilio, in molti ambienti ecclesiastici lo sforzo di
adattamento è andato oltre la semplice espressione più adeguata alla
mentalità contemporanea. Ha toccato la sostanza stessa della
Rivelazione. Non si mira a una esposizione della verità rivelata, in
termini tali che gli uomini la comprendano facilmente; si tenta, più
propriamente, per mezzo di un linguaggio ambiguo e ricercato, di
presentare una nuova Chiesa, consona ai gusti dell'uomo formato
secondo le massime del mondo di oggi. Così si diffonde, più o meno
ovunque, l'idea che la Chiesa deve passare attraverso un mutamento
radicale, nella sua morale, nella sua liturgia, e anche nella sua
dottrina. Negli scritti, come nella prassi, comparsi in ambienti
cattolici dopo il Concilio, si inculca la tesi che la Chiesa
tradizionale, come esisteva fino al Vaticano II, non è più
all'altezza dei tempi moderni. Di conseguenza, deve trasformarsi
totalmente. E una osservazione rapida su quanto succede in ambienti
cattolici porta alla convinzione che davvero, dopo il Concilio,
esiste una nuova Chiesa, essenzialmente distinta da quella
conosciuta, prima del grande sinodo, come l'unica Chiesa di Cristo.
Infatti, si esalta, come principio assoluto e intangibile, la
dignità umana, ai cui diritti si sottomettono la verità e il bene.
Questa concezione inaugura la religione dell'uomo; e fa dimenticare
l’austerità cristiana e la beatitudine celeste. Nei costumi, il
medesimo principio dimentica l'ascetica cristiana, ed è
assolutamente indulgente anche con il piacere sensuale, dal momento
che l'uomo deve cercare la sua pienezza sulla terra. Nella vita
coniugale e familiare, la religione dell'uomo esalta l'amore e
antepone il piacere al dovere, giustificando, a questo titolo, i
metodi anticoncezionali, diminuendo l’opposizione al divorzio, e
rivelandosi favorevole alla omosessualità e alla coeducazione, senza
temere la sequela di disordini morali a essa inerenti, come
conseguenza del peccato originale. Nella vita pubblica, la religione
dell'uomo non comprende la gerarchia e propugna l’ugualitarismo
proprio dell'ideologia marxista e contrario all'insegnamento
naturale e rivelato, che attesta l'esistenza di un ordine sociale
esigito dalla natura stessa. Nella vita religiosa, lo stesso
principio preconizza un ecumemsmo che, a beneficio dell'uomo, metta
d'accordo tutte le religioni; preconizza una Chiesa trasformata in
istituto di assistenza sociale e rende inintelligibile il sacro,
comprensibile soltanto in una società gerarchica. Da, ciò la
preoccupazione eccessiva per la promozione sociale, come se la
Chiesa fosse soltanto un più esteso organismo di assistenza sociale.
Da ciò, e allo stesso modo, la secolarizzazione del clero, il cui
celibato viene considerato qualcosa di assurdo, così come si
considera strano il genere di vita del sacerdote, intimamente legato
al suo carattere di persona consacrata, in modo esclusivo, al
servizio dell'altare. Nella liturgia, si riduce il sacerdote a
semplice rappresentante del popolo, e i mutamenti sono tali e tanti
che essa cessa di presentare adeguatamente, agli occhi del fedele,
l'immagine della Sposa dell'Agnello, una, santa e immacolata.
Evidentemente il rilassamento morale e la dissoluzione liturgica non
potrebbero coesistere con l’immutabilità del dogma. D'altronde, gia
quelle' trasformazioni indicavano mutamenti nel modo di concepire le
verità rivelate. Una lettura dei nuovi teologi, considerati come
portavoce del Concilio, evidenzia come, di fatto, in certi ambienti
cattolici, le parole con cui si enunciano i misteri della fede,
comportano concetti totalmente diversi da quelli che risultano dalla
teologia tradizionale.
IMPORTANZA DELLA FILOSOFIA SCOLASTICA
L’esortazione di Paolo VI parla della diflicoltà di ottenere il
rinnovamento della veste, nella quale si trasmettano agli uomini di
oggi i misteri di Dio. E riconosce che sono state le nuove
espressioni delle verità di fede a comportare l'angustia delle
incertezze, delle ambiguità e dei dubbi. Come sono stati i nuovi
termini che hanno facilitato, ai fautori di una nuova Chiesa, la
diffusione di una concezione nuova e inusitata della religione
cristiana.
È di
san Pio X l’affermazione secondo cui l’abbandono della scolastica, e
specialmente del tomismo, è stata una delle cause dell'apostasia dei
modernisti.
Dopo il Concilio Vaticano II, ritorna in ambienti cattolici il
medesimo errore, la medesima antipatia verso la filosofia che Leone
XIII ha chiamato « singolar presidio ed onore della Cattolica
Chiesa>>
.
Di
fatto, uno dei sofismi dei teologi del nuovo cristianesimo consiste
nell'accusare di aristotelismo la formulazione dogmatica
tradizionale, mentre la Chiesa non deve essere infeudata a nessun
sistema filosofico. Aggiungono che tale formulazione è stata utile e
valida ai suoi tempi, cioè nell'ambiente culturale del Medioevo.
Oggi, però, in un ambiente culturale totalmente diverso, essa non ha
più valore. Anzi, è dannosa. Impedisce il progresso dei fedeli, ed è
responsabile della scristianizzazione del mondo Contemporaneo. La
Chiesa, se vuole rivivere, se vuole conservare la sua perennita,
deve abbandonare le formule antiche e adottarne altre, in accordo
con la filosofia di oggi, con il pensiero e la mentalità
contemporanei. Soltanto così realizzerà l'ideale proposto da
Giovanni XXIII e dal Concilio Vaticano Il. E, per non essere
ritenuti negligenti nella loro parte di teologi, passano
all'applicazione del principio da loro stessi stabilito e stanno
dando nuove formulazioni alla verità rivelata, coerenti con le
concezioni della filosofia contemporanea.
L’inganno non e nuovo. Nell'antichità gli gnostici non fecero altro
che deturpare la Rivelazione per inquadrarla negli schemi della
filosofia neoplatonica; nel secolo scorso, l'hegelismo ha fatto
impazzire certi teologi cattolici. I partigiani della nuova Chiesa
desiderano servire il marxismo, l’esistenzialismo e le altre
filosofie antropocentriche, che pullulano nell'angustia
intellettuale caratteristica della nostra epoca.
IL
VALORE DEL TOMISMO
L'inganno, amati figli, dei mentori del nuovo cristianesimo consiste
nell'abbandono a cui votano una verita di senso comune, senza la
quale la conoscenza è inspiegabile, la scienza e la stessa vita
umana sono impossibili. Questa verità di senso comune sta alla base
di ogni filosofia, che non sia semplice costruzione arbitraria dello
spirito; e consiste nella convinzione che la conoscenza è
determinata dall'oggetto esterno. Essa è vera, quando coglie la cosa
com'è; ed è falsa, quando discorda dalla realtà. I sistemi filosofici
possono variare. Essi saranno più o meno veritieri, nella misura in
cui le loro conclusioni si attengono al principio di senso comune
sopra enunciato.
Nell'attaccamento a tale principio, il tomismo trova tutto il suo
valore. Lo sottolinea Leone XIII, quando dice che il tomismo è una
filosofia solidamente fondata « nelle intime ragioni delle cose ».
Ossia, non è un sistema arbitrario, fruito dellfimmaginazione o della
creazione soggettiva del
filosofo. Esattamente al contrario, la filosofia tomista si piega
sulla realtà per coglierla com'è.
Quando enuncia i suoi dogmi, servendosi dei termini usuali nella
scolastica, la Chiesa non lo fa perché tali espressioni siano
proprie di un sistema filosofico particolare, bensì perché
appartengono alla filosofia di tutti i tempi.
RELATIVISMO RELIGIOSO E MODERNISMO NEI TEOLOGI DELLA NUOVA CHIESA
Ma
non si comportano allo stesso modo i teologi della nuova Chiesa.
Essi non sono attenti alla realtà, la cui espressione può variare,
purché, tuttavia, la rappresenti qual è. Essi desiderano soddisfare
la mentalità moderna. Per loro, l’attualizzazione della Chiesa
consiste nell'adattamento della sua dottrina a questa mentalità. E
siccome l'uomo moderno ha formato il suo pensiero in un ambiente
culturale tutto rivolto verso le apparenze, verso i fenomeni e,
inoltre, avverso alla metafisica, la Chiesa, dicono i nuovi teologi,
per non sprofondare ha bisogno di accordare la sua dottrina a tale
modo di pensare. Non si capisce come questo atteggiamento possa
sfuggire all'errore modernista, per cui il dogma si evolve dall'uno
all'altro significato, secondo le esigenze culturali dell'epoca in
cui viene enunciato.
IMMUTABILITÀ E SVILUPPO DELLA VERITA RIVELATA
Ricordiamo che la verità rivelata si comunica al mondo in un
linguaggio umano. Questo linguaggio, per quanto inadeguato, non è
semplice simbolismo; esso deve esprimere, oggettivamente, ciò che è
il mistero di Dio, benché non lo manifesti nella sua ricchezza
inesauribile. Ecco la ragione per cui le formule dogmatiche non
possono evolversi mutando di significato. La fede, una volta
trasmessa, dice san Giuda Taddeo, la è « una volta per tutte ».
Essa è immutabile e invariabile. Non patisce addizioni, sottrazioni,
o alterazioni. Può essere illuminata, non può trasformarsi. E come
un essere vivente, che si sviluppa e si perfeziona, mantenendo
tuttavia la medesima natura, che fa si che l’individuo sia sempre lo
stesso.
IMPORTANZA DELLE FORMULE DOGMATICHE TRADIZIONALI
Per
questo, è di somma importanza mantenere le formule che, costituite
nella Chiesa con l'assistenza dello Spirito Santo, la Tradizione e i
concili hanno fissato, per esprimere con esattezza il concetto
rivelato. Tale linguaggio dogmatico può subire alterazioni
accidentali, ma non può essere
modificato da cima a fondo.
Ora,
ciò a cui, sotto il segno dell'« aggiornamento ››, assistiamo dopo
il Concilio, in vari ambienti cattolici, è il disprezzo tanto dei
costumi come delle formule tradizionali. Facciamo qualche esempio.
Il
Concilio di Nicea, dopo anni di lotte contro gli ariani, ha fissato,
nella parola consustanziale, il concetto della unità di essenza
delle Tre Persone Divine. Oggi, in certi ambienti cattolici, quel
termine viene coscientemente abbandonato. Da ciò l'incertezza, il
dubbio che il Papa lamenta riguardo ai dogmi della santissima
Trinità e del divino Salvatore. Il Concilio di Trento, contro il
simbolismo protestante, consacrò il vocabolo transustanziazione, per
indicare il mutamento totale della sostanza del pane e della
sostanza del vino nel Corpo e nel Sangue di Gesù Cristo. Tale parola
ci dà l'idea di quanto avviene, oggettivamente, sull'altare, al
momento della consacrazione nella santa Messa, e ci assicura della
presenza reale e sostanziale di Gesù Cristo nel santissimo
Sacramento, anche dopo che è terminato il santo Sacrificio. In quanto
termine aristotelico, che non concorda con le correnti filosofiche
attuali, la parola transustanziazione viene rigettata dai teologi
della nuova Chiesa. La sostituiscono con un'altra - «
transignificazione ››, « transfinalizzazione ›› dando ragione
all'affermazione del Papa che si pone in dubbio «il mistero
dell'Eucaristia e della presenza reale ››.
Nella pratica, si eliminano i segni di adorazione, di rispetto al
santissimo Sacramento, come la comunione in ginocchio, con il velo,
la benedizione col Santissimo, la visita al Tabernacolo, ecc.
SOVVERSIONE DOTTRINALE
Se
la parola muta, e non si tratta di un sinonimo, si modifica
naturalmente anche il concetto. Sono compresi in questo caso i nuovi
termini dei teologi «aggiornati ››, la cui conseguenza è il
vacillare della stessa fede. Ecco che la nuova terminologia, di
fatto, introduce una nuova religione. Non ci troviamo più nel
cristianesimo autentico. D'altronde, le innovazioni non consistono
soltanto in un cambio di parole. Vanno più lontano. In realtà,
eccitano una sovversione totale nella Chiesa. Dal momento che la
filosofia moderna sopravvaluta l'uomo, che rende giudice di tutte le
cose, la nuova Chiesa stabilisce, come abbiamo detto, la religione
dell'uomo. Elimina tutto quanto può significare una imposizione alla
libertà o una repressione della spontaneità umane. Misconosce, così,
la caduta originale e attenua la nozione di peccato. Non comprende «
il senso della rinunzia evangelica ››
, e propugna una religione naturale
fondata sui dati «psicologici e sociologici ››.
III
RIMEDIO PER IL MALE: FEDELTÀ ALLA TRADIZIONE
a.
Indicazione di Paolo VI
Come
causa 'dello stordimento che soffrono i fedeli, angustiati perché
ormai non sono più certi di quello che devono credere e di come
devono agire, Paolo VI indica l'abbandono della Tradizione. Quindi,
l'antidoto a una crisi tanto profonda di linguaggio, di pensiero e
di azione, lo incontriamo soltanto nella fedeltà' alla Tradizione.
Il documento di Paolo VI insiste sopra questo punto. Le attuali
circostanze, dice il Papa, esigono. da noi un grandissimo sforzo, «
perché [...] [la] parola [di Dio] nella sua pienezza giunga ai
nostri contemporanei, e le opere compiute da Dio siano ad essi
mostrate senza alcuna adulterazione, con tutta l'intensità d'amore
della verità che li salva ››.
Un
compito tanto nobile è assolvibile soltanto attraverso la fedeltà
alla « Tradizione ininterrotta che [...] ricollega [il nostro
cristianesimo] alla fede degli Apostoli ».
Ciascun vescovo, quindi, nella sua diocesi, deve stare attento
affinché i nuovi studi « non tradiscano mai la verità e la continuità
della dottrina della fede ››.
D'altronde, tutto il lavoro dei teologi deve essere nel senso della
«fedeltà alla grande corrente della Tradizione cristiana ››,
dal momento che «la vera teologia si basa come su un fondamento
perenne sulla parola di Dio scritta, inseparabile dalla sacra
Tradizione ».
Riassumendo, Paolo VI sintetizza la norma del Magistero
ecclesiastico nella parola di san Paolo: « anche se noi stessi o un
angelo del Cielo venisse ad annunziarvi un Vangelo diverso da quello
che vi abbiamo annunziato noi, sia egli anatema »;
e il Papa prosegue: « Infatti, non siamo noi, i giudici della parola
di Dio: è essa che ci giudica e che mette in luce il nostro
conformismo alla moda del mondo. Le manchevolezze dei cristiani,
anche di coloro che hanno la missione di predicare, non saranno mai
nella Chiesa un motivo per attenuare il carattere assoluto della
parola. Il filo tagliente della spada non potrà mai essere smussato
(cfr. Heb. 4, 12; Apoc. 1, 16; 2, 16). «Essa mai potrà parlare della
santità, della verginità, della povertà e dell’ubbedienza
diversamente da Cristo ››.
b.
Esempio storico: Nestorio e la santa Madre di Dio
Le
parole del Papa non potrebbero essere più chiare né più incisive,
come pure sono tassative le parole del1'Apostolo da lui citate.
D'altronde, esse non sono che un eco del modo di agire della Chiesa,
sotto l'impu1so vivificatore dello Spirito Santo. Un fatto ampiamente
commentato in ogni corso di formazione religiosa, è quello avvenuto
con Nestorio, patriarca di Costantinopoli. Lo riportiamo qui,
seguendo la narrazione che ne fa dom Prosper Guéranger nella sua
nota opera L'Année Liturgique, quando commenta la festa di san
Cirillo di Alessandria, il 9 febbraio: « [...] nello stesso anno
dell'esaltazione dell'ipocrita pastore, il giorno di Natale del 428,
Nestorio, approfittando dell'immenso concorso di fedeli venuti a
festeggiare il parto della Vergine-Madre, dall'alto del soglio
episcopale lanciò quella blasfema parola: "Maria non ha generato
Dio: il Figlio suo non è che un uomo, strumento della divinità". « A
queste parole la moltitudine fremette inorridita: interprete della
generale indignazione, Eusebio di Doriles, un semplice laico, si
levò in mezzo alla folla a protestare contro l'empietà. [...]
Generoso atteggiamento che fu allora la salvaguardia di Bisanzio e
gli valse l'elogio dei Concili e dei Papi! ».
c.
Norma generale
Dom
Guéranger enuncia, allora, il principio generale: « Quando il
pastore si cambia in lupo, tocca soprattutto al gregge difendersi.
Di regola, senza dubbio, la dottrina discende dai vescovi ai fedeli;
e non devono i sudditi giudicare nel campo della fede i capi. Ma nel
tesoro della rivelazione vi sono dei punti essenziali, dei quali
ogni cristiano, perciò stesso ch'è cristiano, deve avere la
necessaria conoscenza e la dovuta custodia. Il principio non muta,
sia che si tratti di verità da credere che di norme morali da
seguire, sia di morale che di dogma. I tradimenti simili a quelli di
Nestorio non sono frequenti nella Chiesa; tuttavia può darsi che
alcuni pastori tacciano, per un motivo o per l'altro, in talune
circostanze in cui la stessa religione verrebbe ad essere coinvolta.
In tali congiunture, i veri fedeli sono quelli che attingono solo
nel loro battesimo l'ispirazione della loro linea di condotta; non i
pusillanimi che, sotto lo specioso pretesto della sottomissione ai
poteri costituiti attendono per aderire al nemico o per opporsi alle
sue imprese un programma che non è affatto necessario e che non si
deve dare loro ››.
d.
Importanza della Tradizione
Vogliamo spiegare il criterio ricordato da Paolo VI, data
l’importanza speciale che esso assume nei giorni che stiamo
attraversando, come è ben noto a chi osserva quello che succede in
certi ambienti cattolici. D'altronde, il valore della Tradizione è
tale che anche le encicliche e gli altri documenti del Magistero
ordinario del Sommo Pontefice, sono infallibili soltanto negli
insegnamenti confermati dalla Tradizione, cioè da un continuo
insegnamento della dottrina, svolto da diversi Papi e per un ampio
lasso di tempo. Di conseguenza, l'atto del Magistero ordinario di un
Papa che contrasti con l'insegnamento garantito dalla Tradizione
magisteriale di diversi Papi e attraverso un considerevole lasso di
tempo, non dovrebbe essere accettato'.
Fra
gli esempi di fatti del genere indicati dalla storia, risalta quello
di Onorio I. Questo Papa visse nel tempo in cui l'eresia monotelita
faceva stragi nella Chiesa d'Oriente. Negando l'esistenza di due
volontà in Gesù Cristo, i monoteliti rinnovavano l'assurdo che
Eutiche introdusse nel dogma, quando pretese che in Gesù Cristo ci
fosse soltanto una natura, composta dalla natura divina e da quella
umana. Il patriarca di Costantinopoli, Sergio, insinuò nello spirito
di Onorio I, abilmente, che la predicazione delle due volontà del
Salvatore causava soltanto divisioni nel popolo fedele.
Accondiscendendo ai desideri del patriarca, che erano anche quelli
dell'irnperatore, Papa Onorio I proibì che si parlasse delle due
volontà del Figlio di Dio fatto uomo. Il Pontefice non si rese conto
che il suo gesto lasciava il campo libero alla diffusione
dell'eresia. Per questa stessa ragione non si doveva prestare a esso
attenzione. Fra coloro che biasìmarono l'atto di Onorio I, vi sono
il VI Concilio Ecumenico, che fu il terzo riunito a Costantinopoli,
e san Leone II, Papa, che confermò gli atti di quel concilio. Fra
quanti avevano continuato a insegnare le due volontà presenti in
Gesù Cristo, vi è il grande san Massimo, detto il Confessore, perche
sigillò con il martirio la sua fedeltà alla dottrina cattolica
tradizionale.
e.
Norma per giudicare le novità
Custodiamo, quindi, con il massimo rispetto e con la massima
attenzione, il criterio di verifica nei confronti delle novità che
sorgono nella Chiesa:
-
Si accordano con la Tradizione?
-
Sono frutto di una buona legge?
-
Non si conformano, ma si oppongono alla Tradizione, oppure la
sminuiscono? - Non devono essere accettate.
Tradizione, certo, non è immobilismo. È crescita, ma nella stessa
linea, nella stessa direzione, nello stesso senso, crescita di
esseri vivi, che si conservano sempre gli stessi. Per questo stesso
motivo, non si possono considerare tradizionali forme e costumi che
la Chiesa non ha incorporato nella esposizione della sua dottrina, o
nella sua disciplina. La tendenza in questa direzione, fu definita da
Pio XII « eccessivo archeologismo».
Detto questo, prendiamo come norma il seguente principio: quando è
evidente che una novità si allontana dalla dottrina tradizionale, è
certo che non deve essere ammessa.
VARI
MODI DI CORROMPERE LA TRADIZIONE.
Si
può collaborare in diversi modi alla distruzione della Tradizione.
Vi è anche, fra essi, una scala che va dalla opposizione aperta alla
deviazione quasi impercettibile. Abbiamo un esempio di chiara
opposizione nei diversi atteggiamenti assunti da teologi, e perfino
da autorità ecclesiastiche, di rifiuto della decisione dell'enciclica
Humanae vitae. Infatti, l'atto di Paolo VI, che dichiara illecito
l'uso degli anticoncezionali, si inserisce in una tradizone
ininterrotta del Magistero ecclesiastico. Non accettarlo, insegnando
l'opposto di ciò che esso prescrive, oppure consigliando pratiche da
esso
condannate, costituisce un tipico esempio di negazione di un
insegnamento tradizionale.
Più
sottile è l'inganno, quando si colpisce la Tradizione, attraverso
delucidazioni dogmatiche che, senza negare i termini tradizionali,
di fatto sono incompatibili con i dati rivelati; per esempio,
continuare a fare professione di fede nel mistero della santissima
Trinità, ma sostituire sistematicamente il termine consustanziale
con un altro che non ha lo stesso significato, come la parola natura.
Vi
sono ugualmente deviazioni verso l'eresia, in deduzioni che ampliino
il Contenuto delle premesse. Così, affermare che il Papa, in virtù
della collegialità, non può decidere nulla senza avere udito il
collegio episcopale, significa cadere nel conciliarismo che sovverte
la Chiesa di Cristo.
Più
sottili sono i nuovi usi, specialmente in campo liturgico, che
sostituiscono gli antichi, e che non solo non sono dotati della
stessa ricchezza, ma insinuano altri concetti religiosi. Nella
nostra pastorale del 19 marzo 1966, abbiamo sottolineato
l'importanza che posseggono gli usi e i costumi, tanto nel rendere
più fervorosa_la fede, come, in senso contrario, nel rovinare questa
stessa fede, dal momento che il comportamento presuppone, e pertanto
diffonde, concetti erronei sulle verità rivelate.
Evidentemente la responsabilità personale presente in questi diversi
modi di contestare la Tradizione non è la stessa. Tuttavia, nelle
circostanze attuali, tutti presentano un pericolo per la fede, e
forse più quanti sembrano meno opposti alla Chiesa tradizionale. Ne
consegue che da parte
nostra si richiede una attenta vigilanza, afiìnché non giungiamo ad
assimilare quasi inconsapevolmente il veleno. Se vi è gente in buona
fede che, per ignoranza o ingenuità, nelle novità che va accettando,
ha soltanto l'intenzione di ottenere una nuova espressione della
vera Chiesa, vi è anche e soprattutto, l'astuzia del demonio che si
serve di queste stesse intenzioni per allontanare i fedeli dalla
ortodossia cattolica.
I
FALSI PROFETI E I NUOVI CATECHISMI
Nella esortazione apostolica, che suggerisce queste considerazioni,
il Papa insiste sull'azione dei falsi dottori che, vivendo in mezzo
al popolo di Dio, corrompono la fede e la religione. Cosi afferma
che è « per noi, Vescovi», l'avvertimento che si incontra in san
Paolo: « verrà un tempo in cui gli uomini non sopporteranno più la
sana dottrina della salvezza. Condotti dalle proprie passioni e dal
prurito di ascoltare novità, si circonderanno di maestri secondo i
propri gusti. Allontaneranno gli orecchi dalla verità e si
volgeranno alle favole »;
e più avanti Paolo VI ripete lo stesso grido di allarme, ancora con
le parole dell'Apostolo: « anche in mezzo a noi - come al tempo di
San Paolo - sorgono uomini che insegnano delle dottrine perverse
per trascinar dietro a sé dei discepoli (Atti 20, 30) ».
Quando i nemici sono dentro la casa, come denuncia a questo punto il
Papa, è sommamente sciocco chi non raddoppia la vigilanza.
Nell'attuale crisi della Chiesa, possiamo dire che la nostra
salvezza è condizionata all'impiego di tutti i mezzi che preservino
l'integrità della nostra fede. Pertanto, oggi è necessaria una
grandissima attenzione per evitare le insidie preparate contro
l'autenticità del nostro cristianesimo.
Nella nostra istruzione pastorale sulla Chiesa, del 2 marzo 1965,
abbiamo posto le basi di tale attenzione, mostrando come lo spirito
modernista, infiltrato negli ambienti cattolici, introduce in mezzo
ai fedeli il relativismo e il naturalismo religiosi, sovvertendo il
dogma e la morale rivelati.
Della diffusione di tale spirito si incaricano, attualmente, i nuovi
catechismi. Ecco che ci tocca il dovere di attirare la vostra
attenzione, amati figli, su queste nuove opere di insegnamento e
formazione religiosa che, sotto veste di fede per gli adulti o per
l'uomo moderno, distruggono la dottrina tradizionale, ora con il
silenzio, ora attraverso omissioni, ora in modo positivo, per mezzo
di concetti contrari alla verità sempre insegnata dalla Chiesa. I
nuovi catechismi sono il mezzo per inoculare nella mente dei fedeli
la nuova religione, in consonanza con le correnti evoluzionista e
razionalista del pensiero moderno.
Non
formuliarno nessun giudizio sulle intenzioni degli autori dei nuovi
catechismi. Non dimentichiamo, tuttavia, che « l'uomo nemico ››,
cioè il demonio, che fa di tutto per perdere le anime, approfitta dei
turbamenti causati nella Chiesa dai pruriti di novità, e insinua in
esse i sofismi con cui corrompe la fede e perverte i costumi. Siccome
i catechismi sono strumenti per formare nella religione le nuove
generazioni, sarebbe ingenuo pensare che l'angelo delle tenebre non
cercasse di servirsene, per realizzare la sua opera sinistra. Di
fatto, poi, obiettivamente, i nuovi catechismi devono essere
collocati tra gli agenti dell'autodemolizione della Chiesa, di cui
parla il Papa.
Non
si esagera mai nel sottolineare l'importanza del catechismo. E, di
conseguenza, non sarà mai eccessivo mettere in guardia i fedeli
contro i testi di catechismo che sovvertono la religione di Nostro
Signore Gesù Cristo.
IV
LA
PROFESSIONE DI FEDE NELLE PRATICHE LITURGICHE E RELIGIOSE
Nella sua esortazione apostolica, Paolo VI vincola gravemente la
coscienza dei Vescovi, a vigilare perché la dottrina sia trasmessa
pura non solo nell'insegnamento, ma anche nell'esempio che deve
vivificare le parole.
Il
Papa fa riferimento a quanti collaborano con i vescovi nella
diffusione della sana dottrina. Di conseguenza, la sua affermazione
comporta una interpretazione più ampia, dal momento che, negli atti
di pietà, facciamo viva professione della nostra fede. In altre
parole: ciò che crediamo con l'intelligenza, questo realizziamo
nella nostra vita cattolica, specialmente nelle pratiche religiose.
In senso inverso, è attraverso gli atti quotidiani che, o
alimentiamo la nostra fede, oppure la intiepidiamo, a seconda che il
nostro comportamento si conformi a quello che crediamo, oppure se ne
distacchi.
A
questo punto comprendete, amati figli, tutta l'importanza delle
pratiche tradizionali di pietà. Di esse si è nutrita la fede delle
generazioni passate, che con il loro esempio ci hanno trasmesso
l'amore a Gesù Cristo, alla sua dottrina e ai suoi precetti. Esse
fortificheranno, anche oggi, la nostra fede, e ci daranno le energie
per seguire l'esempio dei nostri fratelli che ci hanno preceduto nel
santo timore di Dio. In questo medesimo ordine di idee dobbiamo
prevenire i nostri amati figli contro le pratiche religiose, in cui
si incarna lo spirito della nuova Chiesa, oppure si illanguidisce
l'adesione ai misteri rivelati. Trattandosi di una questione
capitale, che interessa la salvezza eterna, raccomandiamo vivamente
ai nostri carissimi figli che si mantengano fedeli agli esercizi
ascetici raccomandati dalla Chiesa: meditazione, esame di coscienza,
atti di mortificazione, visite al Santissimo, confessione e comunione
frequente, preghiera continua, e, in modo speciale, la recita
quotidiana del rosario della Madonna.
IL
CULTO VERSO LA SANTISSIMA EUCARISTIA
In
modo particolare ricordiamo nuovamente ai nostri amati figli il
rispetto che, tradizionalmente, si deve alla santissima Eucaristia,
rispetto con cui facciamo professione di fede nella presenza reale e
sostanziale del Dio fatto uomo nel Sacramento dell'Altare. In
conformità al costume tradizionale che, secondo la Sacra
Congregazione per il Culto Divino, dove esiste, deve essere
conservato, i fedeli ricevano la santa comunione sempre in
ginocchio, e le donne e le ragazze con il capo coperto, e non si
accostino mai ai santi Sacramenti in abiti che contrastino con il
rispetto e la riverenza dovuti alle cose sacre.
DESACRALIZZAZIONE
Si
abbia sempre tutto il rispetto per il luogo sacro. Una delle
caratteristiche della Chiesa nuova è la desacralizzazione. Essa
condanna gli edifici riservati solo al culto, e desidera che la
religione si dissolva nella vita comune dell'individuo. Sotto il
pretesto che tutto è sacro, in realtà riduce tutto al
profano. Gesù Cristo badava molto alla distinzione tra il sacro e il
profano. Commentando il passo di san Giovanni, in cui il divino
Maestro scacciò i venditori dal Tempio, sant'Agostino afferma che il
male non consisteva nel fatto di vendere gli animali, in quanto si
vende lecitamente ciò che lecitamente si offre al Tempio. Il male
consisteva nel fatto che la vendita si faceva, per puro interesse,
in un luogo sacro, di per sé destinato alla preghiera e al culto
divino.
PROTEZIONE E MEDIAZIONE DI MARIA SANTISSIMA
Abbiamo fatto cenno, amati figli, ad alcune pratiche, attraverso le
quali cerca di instaurarsi nella Chiesa un cristianesimo nuovo,
discordante da quello che Gesù Cristo è venuto a portare sulla
terra. Nella nostra pastorale del 19 marzo 1966, sull'applicazione
dei documenti conciliari, abbiamo sottolineato il grande pericolo
per la fede che nasce da tali pratiche, intossicate come sono
dall'eresia diffusa, che trova connivenza nella mentalità
relativista del mondo moderno.
La situazione è tanto grave e il male tanto profondo che oggi, più
che nei tempi passati, è necessario fare appello ai mezzi
soprannaturali della grazia. Abbandonati a noi stessi, siamo
incapaci di resistere alla marea sollevata dai falsi profeti, e meno
ancora di farla rifluire, in modo che le anime possano continuare
serenamente sulle vie della imitazione del divino Salvatore.
Ricorriamo, quindi, alla preghiera, e specialmente alla devozione a
Maria Santissima, nostra Signora. La Tradizione è unanime nel
presentarla come Mediatrice di tutte le grazie, come Madre
tenerissima dei cristiani, impegnata nella salvezzadei suoi figli, in
quanto interessata alla integrità dell'opera del suo divino Figlio.
Nelle situazioni diflìcili in cui si è trovata, la Chiesa ci ha
abituati a supplicare il valido ed eflicace ausilio della santa Madre
di Dio, sia per debellare eresie, sia per impedire che il giogo
degli infedeli pesasse sopra i cristiani. Possiamo dire che la
Chiesa non si è mai trovata in una crisi tanto grave e tanto
radicale, come quella che oggi scuote le sue fondamenta alla base. E
segno che la protezione di Maria Santissima si rende più che mai
necessaria. A noi tocca renderla effettiva, mediante le nostre
suppliche alla santa Madre di Dio. In questo senso, rinnoviamo
l'esortazione che abbiamo fatto alla recita quotidiana del santo
Rosario, il cui valore aumenteremo con l'imitazione delle virtù di
cui la Vergine Maria ci dà particolare esempio: la modestia, il
pudore, la purezza, l'u1niltà, lo spirito di mortificazione nella
rinuncia a noi stessi, e la
carità con cui, attraverso il buon esempio, come discepoli di Cristo
impregnamo «del suo spirito la mentalità, i costumi, e la vita della
città terrena ››.
Confidiamo che la protezione della santa Madre di Dio ci conserverà
la fedeltà alla Tradizione nella nostra professione di' fede' e
nelle nostre
pratiche religiose, come nelle consuetudini della nostra vita
cattolica.
Nella certezza che una così eccelsa protezione non ci mancherà mai,
inviamo ai nostri zelanti collaboratori e amati figli la nostra
cordiale benedizione pastorale, nel nome del Pa+dre, del Fi+glio e
dello Spirito+Santo.
Amen.
Data
e pubblicata nella nostra citta episcopale di Campos, col sigillo e
l'ímpronta del nostro stemma, addì 11 aprile 1971, nella santa
Pasqua del Signore.
†
ANTONIO, vescovo di Campos
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