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IL
CARATTERE
Natura
del carattere
● Il carattere è
il modo d’essere abituale di un uomo, che lo distingue dagli altri e
gli dà una personalità intellettuale, morale e psicologica
sua propria. Il carattere è distinto dal temperamento. Infatti il
carattere indica le disposizioni intellettuali, morali, psicologiche
e anche spirituali dell’uomo; mentre il temperamento indica le
tendenze, che nascono dalla sua costituzione organica e fisiologica.
● La
Divisione del carattere contiene tre elementi:
-
quello
razionale (intelletto e volontà);
-
quello
sensibile (conoscenza dei sensi interni ed esterni/ appetito
sensibile: irascibile e concupiscibile);
-
e quello
sociale o di relazione con gli altri.
a)
L’elemento razionale comporta: lo speculativo puro [cerebrale
arido] o l’intellettuale che tende all’amore del fine [contemplativo
saggio].
b)
L’elemento sensibile si suddivide in apatia indolente [egoismo,
ma non cattiveria] o apatia energica [lentezza
metodica e costanza lavorativa]/. Affettività emotiva [estro
immaginativo e leggerezza o instabilità emotiva] o
affettività passionata [passioni ardenti e profonde: collera
e impulsività; passioni ben ordinate e durevoli].
c)
La vita
sociale distingue il riservato [mancanza di autostima o
timidezza] dall’attivo, che a sua volta può essere irrequieto
[tende all’azione eccessiva e frenetica senza scopo] o
uomo d’azione [agisce dopo aver riflettuto e non demorde nel
conseguire il proprio fine].
●
L’Educazione del carattere comporta i seguenti
consigli:
L’apatico
deve sforzarsi di acquistare maggiore sensibilità.
L’intellettuale
deve coltivare la forza di volontà.
L’affettivo
deve stabilizzare le proprie emozioni e ordinare le proprie passioni
al Fine ultimo.
Il timido
deve acquistare maggior sicurezza interna e fiducia in Dio.
● L’Ambiente
Familiare
gioca un certo ruolo sul carattere dell’uomo, poiché egli riceve il
corpo dai genitori e l’anima da Dio. Ora anche se il carattere
riguarda soprattutto l’anima, che è infusa direttamente da
Dio, tuttavia essa informa un corpo, il quale costituisce
co-essenzialmente la natura dell’uomo, il quale è “unione
sostanziale di anima e corpo” (Aristotele). L’uomo non è sola anima
né solo corpo, ma anima e corpo. Quindi nel carattere rientrano
anche fattori somatici, che tuttavia non sono determinanti.
L’ereditarietà in quanto riguarda il corpo è correggibile dall’anima
ben educata, che informa e attua il corpo e quindi è superiore e più
nobile di esso. L’anima è l’elemento o co-principio sostanziale
determinante il corpo, mentre il corpo è il co-principio
sostanziale determinato dall’anima, come la materia dalla
forma, la potenza dall’atto e l’essenza dall’essere.
● L’Ambiente
Esterno
in cui l’uomo è nato e cresciuto esercita a sua volta un certo
influsso sul suo carattere, aggiungendosi e sovrapponendosi a quello
già ricevuto dai genitori. Il clima, la terra in cui si è nati e
cresciuti incidono ma non determinano il carattere umano, così pure
l’alimentazione e l’igiene. È ovvio che un clima sano, una buona
igiene, un nutrimento completo assicurano una tendenza positiva al
buon carattere umano; mentre un ambiente cattivo, malsano, una
nutrizione deficiente, un’abitazione sporca non aiutano la
positività del carattere, anzi favoriscono, ma non determinano, una
tendenza negativa.
● L’Educazione
Buona o Scarsa
che si
riceve col crescere, l’ambiente familiare sereno o no in cui si
vive, le amicizie virtuose o viziose che si hanno influiscono
anch’esse sul carattere.
Tuttavia una buona
volontà, una sana educazione intellettuale, morale e soprattutto
spirituale riescono a colmare le lacune ereditarie e ambientali che
si sono ricevute. Basta volere efficacemente, correggersi dai propri
difetti e si ottengono grossi miglioramenti. Ma ci vuole la buona e
seria volontà, non basta la velleità sentimentalistica ed insincera.
Però la volontà umana, specialmente dopo il peccato originale, non è
onnipotente e nemmeno ha un “potere dispotico” ma solo “diplomatico”
sulla sensibilità, le passioni e gli istinti che appartengono al
corpo. Quindi oltre la buona volontà ci vuole la Grazia
soprannaturale e la vita spirituale per migliorare il carattere
umano e renderlo il meno deficiente possibile.
L’elemento psicologico e morale del buon carattere
● Psicologicamente
il carattere buono è quello equilibrato, ossia quello
composto di tutti gli elementi essenziali della natura umana: l’intelligenza
profonda, la volontà forte ed anche la sensibilità
ben ordinata. Infatti l’intelletto è servito dalla memoria e dalla
fantasia, che sono due facoltà della conoscenza sensibile interna (“nihil
in intellectu quod prius non fuerit in sensu”). La volontà deve
essere illuminata dall’intelligenza (“nihil volitum, nisi
praecognitum”) e a sua volta deve dirigere l’intelletto verso il
vero (“voluntas ex se sola flectit intellectus quo vult”) e
non verso il capriccio umano (“doctus cum pietate et pius cum
doctrina”). Infine la sensibilità, che accomuna l’uomo
all’animale, non può né deve essere distrutta o repressa nell’uomo,
il quale deve fare i conti anche con il corpo che è co-principio
sostanziale della natura umana composta di anima e corpo, onde egli
non può fare a meno del suo corpo altrimenti sarebbe un fantasma, ma
la sensibilità deve essere educata e sottomessa all’intelligenza e
alla volontà, infatti “l’uomo è animale razionale” (Aristotele) e
non puramente istintivo, passionale e sensibile (“un porcellino del
gregge di Epicuro”), né puro spirito, né bestia, né angelo, ma un
misto misterioso dei due elementi, che devono essere messi in unione
di collaborazione subordinata (“chi vuol far l’angelo fa la
bestia”). Così si avrà un uomo di intelletto profondo, di volontà
forte e costante e di sensibilità ordinata e subordinata alla parte
nobile dell’animo umano: intelletto e libera volontà ed infine
sublimata o finalizzata a Dio.
● Moralmente
il buon carattere deve essere fornito di coscienza retta la
quale è la voce interna che approva le azioni buone e condanna
quelle cattive. Essa ci aiuta a compiere il nostro dovere (“fa il
bene, evita il male: questo è tutto l’uomo”), ci rende liberi dal
rispetto umano o vano timore del giudizio degli uomini mondani e ci
preserva dal fariseismo di una doppia vita. Poi dà forza di
volontà che ci rende padroni di noi stessi; infatti la sola
intelligenza non ci dà questo controllo sulle nostre azioni morali.
Infine occorre la bontà di cuore per armonizzare la coscienza
con la volontà ed evitare che la prima diventi uno spietato giudice
degli altri e anche di se stessi e la seconda la testardaggine
ostinata e fredda. È grazie alla bontà di cuore o benignità che il
carattere sarà positivamente e rettamente umano: intelligente/
libero/ sensibile, ma non spietato, testardo, freddo o “disumano” (S.
Th., II-II, q. 114, a. 2). Occorre saper evitare i due errori
per eccesso (freddezza disumana/ ostinazione cieca) e per
difetto (sentimentalismo disordinato e non educato o subordinato/
insensibilità estrema).
La
formazione del carattere
È la fatica e il
lavoro difficile di tutta la vita nella lotta contro il
proprio “io” ferito dal peccato originale e tendente all’egoismo o
amor proprio: all’orgoglio intellettuale o all’ignoranza bruta; alla
debolezza di volontà o all’ostinazione cieca; alla eccessiva
sensibilità o alla durezza di cuore. Occorre quindi conoscere noi
stessi sino in fondo non rifiutando di vedere anche le pieghe e
le piaghe più recondite della nostra personalità, per poterle
premunire contro il male ed educare positivamente.
IL
TEMPERAMENTO
Natura
del temperamento
Il temperamento
è l’insieme delle tendenze e inclinazioni che sgorgano dalla
costituzione fisiologica dell’uomo. Nello studio del
temperamento prevale la parte corporea dell’uomo, senza negare
quella razionale o spirituale, come nel carattere prevale l’elemento
razionale o spirituale dell’anima umana, senza negare quello
sensibile e corporeo. Il temperamento è l’indole naturale e innata
dell’uomo.
I
quattro temperamenti fondamentali
Nessun
temperamento esiste allo stato puro, ma coesiste con gli altri anche
se predomina sugli altri. La classificazione classica, che risale ad
Ippocrate, è - secondo i maestri di spiritualità - quella più
corrispondente alla realtà, essa enumera quattro temperamenti
fondamentali: il sanguigno, il nervoso, il
collerico e il flemmatico. Vediamoli assieme.
● Il Temperamento
Sanguigno è quello che predomina nell’eccitarsi facilmente e
fortemente, reagisce immediatamente e bruscamente, ma
l’impressione o l’eccitazione non è durevole e viene presto
dimenticata.
a)
Qualità:
il
sanguigno è affabile, allegro, aperto, entusiasta, simpatico,
compassionevole con i bisognosi e sottomesso davanti ai superiori,
è anche spontaneo e franco (sino all’inconvenienza). Se è
ingiuriato risponde ingiuriando, ma dimentica subito e non serba
rancore. Egli è fondamentalmente ottimista, non si scoraggia
facilmente di fronte alle difficoltà e spera sempre nella buona
riuscita. Accetta le battute e gli scherzi non malevoli, ha lo
spirito dell’umore. È portato all’amicizia e alle relazioni sociali,
ha un’intelligenza viva, brillante ma non molto profonda.
È portato per le attività pratiche piuttosto che per quelle
speculative, non ha la stoffa del “sapiente”, ma ha buona memoria,
fantasia, oratoria. Il difetto che occorre colmare con la buona
educazione è la superficialità e la faciloneria la
quale dovrebbe essere corretta con la profondità e la
sottigliezza.
b)
Difetti:
la
superficialità, l’incostanza e una certa tendenza alla sensualità e
alla pigrizia. Infatti siccome è molto rapido e brillante, gli
sembra di aver capito tutto e subito, quando invece ha afferrato
solo la punta dell’iceberg. Da qui deriva la facilità al
pressappochismo, ad emettere giudizi affrettati, inesatti,
incompleti, anche se non totalmente privi di fondamento. Inoltre
poiché le sue impressioni non durano molto, è portato anche all’incostanza
nel bene e nello sforzo. Egli non ama l’abnegazione, il
sacrificio, lo sforzo. Può soffrire di sbalzi di umore, può cadere
facilmente davanti alle tentazioni, ma si pente subito (per esempio
S. Pietro Apostolo), però altrettanto facilmente potrebbe ricadere
per fragilità non per malizia consumata. Infine siccome ha una
natura ardente o infuocata è portato alla sensualità o
passionalità.
c)
Educazione:
normalmente la buona educazione o correzione si basa sulla
diminuzione dei difetti e l’incremento delle qualità.
Quindi il sanguigno deve dare alla sua indole tendenzialmente
esuberante e volitiva un fine nobile. Più che reprimere occorre
sublimare o nobilitare le tendenze che si ritrovano nella natura
umana. Principalmente sublimazione e secondariamente
mortificazione, la quale però non va mai esclusa anche se non
deve occupare il primo posto: l’acqua impetuosa travolge ogni diga,
se prima non è correttamente incanalata e indirizzata.
● Il Temperamento
Nervoso all’inizio non si scalda facilmente, ma dopo è
portato a ricordare a lungo i torti commessi contro di lui, è
assai profondo anche se non appariscente o brillante.
a)
Qualità:
il
nervoso è meno vivo e brillante, ma più profondo e costante.
Egli è inclinato naturalmente alla riflessione, alla
solitudine, alla quiete e alla vita interiore e
contemplativa (per esempio S. Giovanni Apostolo).
Normalmente è sobrio e padrone di sé, non è attratto
troppo dalle passioni.
b)
Difetti:
tendenza esagerata alla tristezza
e alla
sensibilità estrema, al pessimismo, alla timidezza,
alla sfiducia e disistima.
c)
Educazione:
occorre
perfezionare la profondità del nervoso, la sua
concentrazione intellettuale e volgerla verso Dio distraendola
da se stesso. Infondergli fiducia, speranza in Dio e in se
stesso. Occorre fargli evitare la suscettibilità, la
diffidenza corretta da un ottimismo coraggioso e realistico.
● Il Temperamento
Collerico s’infiamma subito e con violenza, ma a
differenza del sanguigno non scorda facilmente.
a)
Qualità:
l’attività
costante e intensa, l’intelletto acuto, la volontà
forte, la magnanimità e bontà. L’intelligenza profonda
del collerico è tendenzialmente volta all’azione pratica e svelta.
Ciò lo rende un buon superiore o capo e apostolo (per esempio S.
Ignazio da Loyola).
b)
Difetti:
la
tenacia o forza di carattere lo espone ad una certa durezza nei
modi, all’ostinazione, all’insensibilità, all’iracondia.
Può essere vittima del volere la vendetta, della
crudeltà, del desiderio di comandare e prevalere, dell’eresia,
dell’azione.
c)
Educazione:
bisogna
rendere il collerico padrone di se stesso, soprattutto non deve
agire precipitosamente, ma rinviare, riflettere e agire con
flemma. Inoltre si deve portare il collerico alla sopportazione
dei deboli e molesti, a non umiliare nessuno, a non
esercitare l’autorità tirannicamente, ma dolcemente ed
educatamente.
● Il Temperamento
Flemmatico o Apatico non si eccita facilmente e se lo fa è
in maniera debole e placida. Dimentica subito le
impressioni ricevute.
a)
Qualità:
il
flemmatico lavora adagio, ma costantemente. Non deve essere
sottoposto ad uno sforzo troppo grande. Se offeso non si risente,
resta tranquillo e giudizioso. Non è soggetto a forti
passioni o tentazioni. Ha la pazienza del certosino, ma
gli manca la creatività del genio o dell’artista,
l’entusiasmo. Tuttavia se è ben determinato, pian piano arriva
immancabilmente e con ottimi risultati al suo scopo (per esempio S.
Tommaso D’Aquino, il “bue muto”).
b)
Difetti:
la
lentezza eccessiva, la tendenza all’egoismo, alla
mancanza di ideali.
c)
Educazione:
se si
inculcano all’apatico convinzioni profonde e se lo si
sprona all’azione costante, metodica e non violenta o rapida,
poco a poco giungerà molto in alto.
Conclusione
La realtà è sempre
più complessa degli schemi speculativi. In un individuo si trovano
mischiati vari elementi di tutti e quattro i temperamenti. Tuttavia
ve ne è uno che predomina e che ci permette di “catalogarlo” o
meglio individuarlo senza schedarlo definitivamente.
Il Temperamento
Ideale è quello che unisce le doti del sanguigno (simpatia/vivacità/altruismo),
del nervoso (profondità/sensibilità), del collerico (attività
inesauribile/tenacia e forza di volontà), del flemmatico (dominio
di se stesso/prudenza/perseveranza).
Facile a dirsi,
difficile ma non impossibile a farsi, con l’aiuto di Dio.
“Omnia
possum in Eo qui me confortat” (San Paolo).
d. Curzio Nitoglia
21 maggio 2011
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