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a) GEORGE ORWELL “1984”
Prologo
Nel 1903 Eric
Arthur Blair, vero nome di
George Orwell, nasce nel Bengala, dove il padre è funzionario
statale del Regno Unito. Nel 1904 torna in Inghilterra con la madre. Nel
1922 si arruola nella Polizia imperiale indiana in Birmania. Nel 1936 si
iscrive al Partito socialista inglese e parte volontario per aiutare i
“rossi” nella guerra civile spagnola. Lì però è perseguitato dai
comunisti stalinisti, poiché egli è trotzkista; nel 1939 è espulso dalla
Spagna dai “rossi” e non da Franco, in quanto anarchico. Nel 1946 inizia
la stesura del suo ultimo romanzo “1984” che avrebbe voluto
intitolare “L’ultimo uomo in Europa”; lo finisce poco prima di
morire a Londra il 21 gennaio del 1950. La sua formazione socialista
idealistica e utopistica lo ha accompagnato per tutta la vita. Lo stile
stesso del romanzo ne risente: non è molto brillante, anzi è
paragonabile alle periferie delle grandi metropoli odierne, manca di
speranza, è tetro e angosciante. Tuttavia egli ha intuito che la società
si stava avviando verso una omologazione e omogeneizzazione mondialista
e globalizzante, per lui compiuta, però, dal comunismo reale sovietico o
stalinista e non dal liberalismo massonico come per Benson e Newman. Il
romanzo è interessante, ma gli manca la visione teologica della storia;
coglie solo la dimensione socio-economica e il lato disumano e
totalitario dell’assolutismo comunista sovietico. I tratti che per
Orwell caratterizzano la società mondialista del futuro “1984”
(Benson si è spinto al “1989”) sono il totalitarismo, la perdita della
memoria storica, la falsificazione di ogni traccia storica, la perdita
del contatto col reale, la corruzione del linguaggio tramite barbarismi
e neologismi di pessimo gusto, l’annullamento della identità
dell’individuo, che si perde nella società universale. Tuttavia resta un
ultimo uomo libero, che però verrà annientato senza alcuna speranza (di
cui come socialista l’Autore era totalmente privo) dal potere anonimo
del “nuovo ordine mondiale” e dalla massificazione totalitarista.
La prima edizione italiana del suo romanzo risale al
1950 a cura della Mondadori di Milano e l’ultima è del 2009 sempre a
cura della Mondadori.
La trama:
globalizzazione collettivista
La prima figura del romanzo è quella del “Grande
Fratello”, che si trova affissa in forma di gigantografia in ogni
parte del mondo e scruta coi suoi occhi che si muovono tutti i movimenti
dei cittadini. La figura è accompagnata dalla scritta “Il Grande
Fratello vi guarda” (p. 5). Inoltre in ogni casa vi è una specie di
teleschermo che spia ogni movimento, ogni respiro dei suoi
abitanti. Nulla sfugge al potere centrale del “Grande Fratello”, il
quale si serve di una “psicopolizia” per perseguire soprattutto i
reati di opinione anche non espressi esplicitamente, ma intuiti
tramite lo schermo onnipresente e dalle “spie” che occupano quasi ogni
spazio del “nuovo mondo”(p. 6). Il pensiero o la filosofia della società
globalizzata è un inno alla guerra continua, alla schiavitù e alla
ignoranza, contro la pace, la libertà e la fortezza d’animo (p. 9).
Tuttavia il personaggio principale del romanzo, Winston Smith, o
“l’unico uomo libero in Europa”, inizia a scrivere un diario, che lo
porterà a prendere coscienza della sua realtà individuale, intelligente
e libera. Tutto ciò lo condurrà alla persecuzione e alla distruzione da
parte del Partito, che vuol schiacciare ogni uomo intelligente, libero e
responsabile dei suoi atti, che voglia mantenere un granello di
personalità umana per renderlo un automa agli ordini del Partito (p.
10). Vi è anche un nemico del “Grande Fratello”, un certo Goldestein,
che ha tradito gli ideali totalitaristici del Partito ed è il “Nemico
del Popolo” per eccellenza, da abbattere costi quel che costi (p. 15).
Il mondo è diviso, ancora per poco, in tre immensi super-Stati:
l’Oceania (Stati Uniti e Impero Britannico), l’Eurasia
(Europa e Russia) e l’Estasia (Cina e India). L’Oceania, con
capitale Londra, è governata dal “Grande Fratello” secondo i principi
del socialismo inglese (“Socing”, nella neo-lingua), per il quale
tutto è apparentemente permesso, nulla è esplicitamente proibito, tranne
pensare col proprio cervello. Il “Grande Fratello” è presentato come una
sorta di nuovo “Salvatore” (p. 19), ma malvagio, che fa pensare
vagamente all’Anticristo di Benson, del quale non ha nessuno dei tratti
umanitaristici. La caratteristica dei personaggi del “nuovo mondo”
globalizato è la «stupidità sconfortante, l’entusiasmo imbecille, la
cieca obbedienza al Partito» (p. 25). Solo così possono vivere
indisturbati in un mondo tanto piatto e contraddittorio, che non ha di
mira la salvezza eterna nell’aldilà, ma unicamente l’instaurazione di un
regno messianico terreno e materiale nell’aldiquà. Cercare di pensare e
di volere essere liberi e responsabili delle proprie azioni umane è
considerato uno “psicoreato”, punibile prima con la tortura
psicologica atta ad annientare la coscienza personale e poi con la morte
fisica (p. 37). Winston Smith avendo iniziato a scrivere un diario
personale è già un uomo morto psicologicamente e, fisicamente, prossima
preda della “psicopolizia”. La propaganda del Partito è volta a
sconfiggere la memoria individuale per controllare la realtà e indurre
l’uomo ad una sorta di “bipensiero”: credere fermamente di dire
la verità, mentre pronunciano le menzogne più artefatte, ritenere valide
due affermazioni che si contraddicono e si annullano a vicenda, fare uso
sofistico della logica contro la logica, negare la morale proprio
nell’atto stesso di affermarla (p. 38). Il passato, la storia non solo
sono stati modificati, ma distrutti completamente. La “menzogna di
Ulisse” è costante e continua, senza termine. L’unico spazio in cui ci
si può rifugiare è la propria memoria, la quale però è messa a
dura prova dagli schermi onnipresenti attraverso i quali il “Grande
Fratello” osserva ogni minimo gesto che possa riflettere un pensiero
autonomo: il minimo guizzo negli occhi è un “voltoreato” e come
tale può essere fatale (p. 39). L’importante è non pensare, essere
“persone al di sotto di ogni sospetto” poiché al di sotto della
natura umana, intelligente e libera. Questo è l’unico modo di poter
continuare a vivere nella “Repubblica universale”. Per distruggere le
capacità intellettive dell’uomo il Partito ha inventato una “neolingua”
ridotta all’osso, che aiuta a non avere opinioni proprie veicolate,
invece, dall’ “archeolingua” troppo ricca di sfumature e quindi
psicologicamente e socialmente pericolosa. L’ortodossia del Partito
significa non pensare, non aver bisogno di pensare, ossia totale
inconsapevolezza ed ebetudo mentis (p. 57): “Chi capisce troppe
cose, parla con troppa chiarezza, non piace al Partito e un giorno
sparirà” (p. 57). L’ortodossia di Partito impone mancanza assoluta di
autocoscienza; quindi è meglio non leggere e tacere. In mezzo a un mondo
di lobotomizzati, Winston è attanagliato da qualche dubbio sporadico: “possibile
che solo io abbia la memoria? Non è questo l’inizio della pazzia?”.
In effetti in un mondo anormale, in un mondo al contrario o sottosopra,
il normale è un pazzo, un pericolo da eliminare. Tuttavia Winston riesce
ad uscire da questo atroce dubbio in quanto “non lo disturba il pensiero
di essere pazzo o eccentrico in tale mondo appiattito, sarebbe più
orribile non esserlo, non poter avere opinioni personali: poter ancora
pensare che 2 + 2 = 4 anche se il Partito dice che fa 5 oppure 3” (p.
85). Il senso comune, il buon senso costituiscono la grande eresia, non
bisogna credere ai propri occhi, alle proprie orecchie, né all’evidenza,
ma solo alla voce del “Partito” o del “Grande Fratello”: “Bisogna
difendere tutto ciò che è ovvio, sciocco” (p. 86). Persino la
predilezione per una certa solitudine, fare due passi da soli, è
pericoloso, è segno di “vitimprop” (vita in proprio, in
“archeolingua”), ossia di individualismo, eccentricità, senso della
realtà (p. 87). Infatti la “neolingua”, che veicola il “bipensiero”,
deve aiutare a negare “ogni realtà oggettiva”; l’incapacità di
comprendere aiuta a vivere in tranquillità col Partito e la mancanza
della più pallida idea di cosa sia l’ortodossia aiuta a mantenersi
perfettamente ortodossi ossia acefali; la perdita del senso della realtà
è propedeutica all’accettazione pacifica della enormità di quanto viene
chiesto dal “Grande Fratello”, per non entrare in conflitto con la
propria coscienza è necessaria l’incapacità di comprendonio: guai a
porsi domande, a chiedere spiegazioni! (p. 163). Alla fine Winston è
scoperto dalla “psicopolizia”: egli è “l’ultimo uomo” (p. 277)
che ha cercato di ragionare e volere liberamente e razionalmente, quindi
va liquidato. “Tu sei fuori dalla storia, non esisti” gli dice il capo
della “psicopolizia”, che, dopo averlo “psicotorturato”,
lo annienta “vaporizzandolo” affinché di lui non resti nessuna traccia,
nessun ricordo, nessuna memoria. La “psicopolizia” non vuole far
martiri, vuole annichilare l’uomo libero.
La fine del romanzo è disperata e sconsolante: Winston
viene non solo liquidato fisicamente con un colpo alla nuca, ma prima
c’è la liquidazione psicologica. Non ci si accontenta del corpo , si
vuole il pensiero e - diabolicamente - anche l’anima del “reo”. La
confessione estorta dalla “psicopolizia” mira proprio alla
confessione totale: “non soltanto io sono colpevole, ma sono disgustoso
e merito un castigo esemplare!”. Infatti le ultime parole del romanzo
sono: “ora [Winston] ama il Grande Fratello.
Fine” (p. 305).
*
b) NEWMAN E
IL LIBERALISMO
La trappola
mortale per il cattolicesimo
Il 12 maggio del 1879 don
John Henry Newman,
dell’Oratorio di San Filippo Neri, fu informato che Leone XIII lo aveva
eletto cardinale. Il 13 don Newman si recò in Vaticano per ricevere dal
Papa la porpora cardinalizia. Newman rispose con un discorso detto del
“biglietto”, poiché annotato su un piccolo foglietto a mo’ di scaletta.
Il testo integrale del discorso venne trasmesso al The Times di
Londra e il 14 maggio anche L’Osservatore Romano lo pubblicò
integralmente, esso è stato ripreso e ripubblicato da L’Osservatore
Romano del 9 aprile 2010. Il neo cardinale disse che la sua vita
apostolica era tutta tesa a lottare contro “una grande sciagura”
e una “trappola mortale: lo spirito del liberalismo nella
religione”. In breve il cattolicesimo liberale condannato già da
Gregorio XVI nella Mirari vos del 1832, da Pio IX nel Sillabo
e nella Quanta cura del 1864 e poi da Leone XIII nella
Immortale Dei del 1885 e nella Libertas praestantissimum del
1888, era considerato anche da Newman (1879) il pericolo principale per
il cattolicesimo, poiché «il liberalismo cattolico è la dottrina secondo
la quale non c’è alcuna verità positiva nella religione, ma un ‘credo’
vale quanto un altro, e ciò è contro al riconoscimento di una religione
come unica vera. Esso insegna che tutte devono essere
tollerate per principio e non de facto, perché si tratta di
una questione di opinioni. La religione rivelata non è una verità, ma
un sentimento e una preferenza personale». Newman anticipa la
condanna del modernismo come esperienza o sentimento religioso, fatta
circa trenta anni dopo nel 1907 da san Pio X (Pascendi). Da
questi errori: il sentimentalismo, la tolleranza, l’opinionismo. e dal
principio fondamentale del liberalismo, che fa della libertà soggettiva
un Assoluto e che conduce inevitabilmente all’ateismo, mettendo la
libertà dell’uomo al posto del Dio trascendente, secondo Newman, sarebbe
potuta scaturire la “grande apostasia”. Il liberalismo, infine,
secondo Newman, si presenta sotto le apparenze di umanitarismo
filantropico e inganna facilmente gli ingenui con il richiamarsi ai
princìpi di giustizia, tolleranza, onestà naturale. In realtà esso cerca
di mettere da parte e, se possibile, di cancellare totalmente il
cristianesimo. Non vi è stato mai piano così abilmente congegnato dall’inimicus
homo e con maggiori possibilità di riuscita. È lo stesso pensiero
che ha espresso Benson nel suo Il padrone del mondo. Tuttavia se
il futuro prossimo della Chiesa e del mondo suscitavano nel cardinale
pensieri tristi e preoccupati, mai gli è venuta meno la fiducia nel
futuro remoto, in cui Cristo trionferà del male e dell’apostasia
generale. La Chiesa uscirà, secondo Newman, salva da questa “calamità
orrenda” del liberalismo. Newman distingue bene la massoneria latina
o francese da quella anglo-americana, le quali sono essenzialmente
una sola cosa con diversità del tutto accidentali e contingenti,
come sono distinti per intensità di malizia e non sostanzialmente il
liberalismo illuminista francese (la ragione senza la fede e la natura
senza la grazia) e quello sensista inglese (individualismo che riduce la
ragione a sensibilità e la religione a sentimento, senza negare
quest’ultima radicalmente come l’illuminismo francese). Perciò anche il
liberalismo e la massoneria anglo-americani agiscono, in maniera più
soffice e suadente, sul piano della tolleranza per principio,
dell’agnosticismo e della separazione tra religione e politica, Chiesa e
Stato. Tale filosofia liberal-immanentistica non può non provocare uno
scontro, anche se non cruento come quello della rivoluzione francese,
con il cattolicesimo romano. Purtroppo, lamentava già nel 1879 il card.
Newman, il liberalismo - pur se conservatore o inglese - è
penetrato anche in ambiente cattolico e potrebbe inquinarlo sino a
renderlo intriso di scetticismo teoretico e di indifferentismo etico.
Tutto ciò si è realizzato a partire dal secondo dopo-guerra e
specialmente, in maniera parossistica, nel 1963-65 col Vaticano II e nel
1968 con la rivoluzione culturale, vere strade maestre verso il regno
dell’Anticristo finale quale è stato descritto da Benson.
Conclusione
Partendo dall’analisi fatta nel 2010 da Ida Magli sul
pericolo che rappresenta per il cattolicesimo una Europa o un
super-Stato tendente al mondialismo, siamo passati attraverso la
descrizione del mondialismo umanitario e liberale fatta da Benson (1907)
e dal card. Newman (1879) e di quello totalitario comunista fatta da
Orwell (1948), che conducono al Regno dell’Anticristo. Ora la situazione
del 2010, che - mentre scrivo - sta finendo con un’Europa unita e
mondialista in grave crisi economico-finanziaria e una tensione molto
acuta in estremo oriente (Corea del nord contro Corea del sud,
supportate dalla Urss-Cina la prima e dagli Usa-Eu la seconda), ci fa
domandare se le descrizioni romanzate di Benson-Orwell e le analisi
sociologiche fatte dalla Magli non siano oramai prossime all’avverarsi
completamente. La crisi che attanaglia la civiltà greco-romana e
l’ambiente cattolico, i passi avanti fatti dal “Nuovo Ordine Mondiale” a
partire dall’11 settembre 2001 sembrano veramente anticristici. Se si
considera poi il conflitto latente il medio oriente tra Libano,
Palestina, Iran ed Israele, il quadro diventa ancora più fosco. Tuttavia
la speranza non deve abbandonarci. Alla nostra invocazione “Veni
Domine Jesu!” Egli risponde, col detto e col fatto, “Ecce venio
cito!”. Ci affacciamo al 2011 con trepidazione e assieme con una
enorme fiducia: “Ego vici mundum!”.
d. CURZIO NITOGLIA
28
dicembre 2010
http://www.doncurzionitoglia.com/mondialismo_orwell_e_newman.htm
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