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«Senza le “verità immutabili” nemmeno il problema politico può essere
risolto. Esso nasce, sì, dal contingente e mutevole, ma per esser
ispirato ed inverato e risolto alla luce del vero che è il bene e del
bene che è il vero.
È la ragione di fondo che viene analizzata nel primo
capitolo: Le basi metafisiche della politica. Il secondo compie
un passo avanti nell’empireo metafisico della persona, difendendone il
primato non già assoluto ma puramente relativo nei riguardi della
società, e quindi del bene comune, oggi disperso nel permissivismo,
nell’edonismo, oltre che nell’assurdità di quell’ “assoluto” che non può
coincidere con la finitezza dello spirito umano.
Gli altri capitoli si
susseguono agilmente per mettere a fuoco la società internazionale (cap.
III), l’origine del potere ed il suo decadere nella tirannide e nel
tirannicidio (cap. IV), le tre forme di governo (monarchico,
oligarchico, democratico) e l’individuazione tomasiana della migliore
nel loro temperarsi a vicenda (cap. V), la regalità sociale che spetta a
Cristo come Creatore e Redentore, titolare perciò del triplice potere di
legislatore, amministratore e giudice (cap. VI), i rapporti fra Stato e
Chiesa (cap. VII), il confronto fra il pensiero tomasiano e quello di
Dante (cap. VIII), tra il principe moderno – Machiavelli – e il
nichilismo di Nietzsche (cap. IX con il suo seguito e la sua conclusione
nel cap. X).
Non c’è dubbio che questa nuova pubblicazione di Curzio
Nitoglia ha un’attualità incisiva. Riprende il tema della
post-modernità, ne analizza gli esiti storici che soffocarono la loro
stessa matrice illuministico-liberale, divincola il pensiero e la
politica dai tentacoli della “filosofia del nulla” per preparare il
ritorno alla “filosofia dell’essere”.
Il discorso dell’Autore non è
soltanto teoretico, ma è concretamente attratto dal pericolo che la
vecchia Europa, dimentica di sé e delle sue radici.
Senza le quali non
potrà mai avere più un domani. […]. A noi l’itinerario di Nitoglia
interessa in sé e per il grido che lancia nel percorrerlo: “Ad Thomam”.
Voglia Dio che sian in molti ad ascoltarlo».
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