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Reverendo Padre Giovanni Cavalcoli,
rispondiamo volentieri alla sua lettera inviataci per il Santo
Natale 2011.
●Il
Concilio Vaticano II non ha voluto “definire ed obbligare a credere”
(cfr. Concilio Vaticano I, DB 1800)
e quindi non ha voluto impegnare l’infallibilità, perciò può essere
fallibile. La Chiesa è indefettibile e Dio non permette che nel suo
insegnamento dogmatico o infallibilmente assistito vi possano essere
errori.
●Il
soggetto Chiesa è sempre uno, Ella è e sarà sempre “colonna e
sostegno di verità”, anche se l’oggetto o dottrina da Lei insegnata
può essere molteplice quanto al ‘modo’ e alla ‘materia’. Ora il
Concilio Vaticano II è “pastorale” (come hanno detto esplicitamente
papa Giovanni XXIII e papa Paolo VI,
diversamente da certi teologi, i quali non sono la Chiesa docente e
che invece lo dogmatizzano). Quindi la dottrina del Vaticano II è
diversa quanto al ‘modo’ da quella dei XX Concili precedenti ed in
alcuni casi se ne allontana anche quanto alla ‘sostanza’.
●Noi
crediamo all’indefettibilità del soggetto Chiesa ed anche
all’infallibilità della dottrina insegnata da Essa, ma alle
condizioni poste dal Concilio Vaticano I, non a quelle poste dai
teologi. Ora la volontà di definire una dottrina come divinamente
rivelata e di obbligare i fedeli a crederla di Fede per la salvezza
eterna è insegnata infallibilmente dal Concilio Vaticano I (DB,
1800).
●Quando
la Chiesa insegna verità di Fede il Soggetto insegnante e l’Oggetto
insegnato sono divinamente e infallibilmente assistiti. Su questo
non abbiamo mai avuto nessun dubbio. Come lei scrive giustamente
nella sua lettera in questione “l’oggetto insegnato di Fede è regola
del soggetto Chiesa”. Quindi il Magistero non è un Assoluto e deve
trasmettere la dottrina rivelata da Dio, senza cambiarla. La
Rivelazione è la regola del Magistero. Mentre lei, Reverendo Padre,
tende a fare del Magistero anche non infallibilmente assistito un
Assoluto, indipendente dalla Fede.
●Quando, alcune linee dopo, lei scrive che “negare l’infallibilità
del Magistero è contro la Fede e quindi eretico”, contraddice quel
che ha scritto sopra e che abbiamo appena citato e non completa la
definizione del Magistero infallibile. Secondo il Vaticano I la
volontà di definire e di obbligare a credere è necessaria per
l’assistenza infallibile de parte di Dio al Magistero (DB, 1800).
Lei in alcuni casi tende a sostituirsi, in buona fede, al Magistero
e scomunica o dichiara eretico a destra e a manca, promulgando nuove
definizioni dogmatiche in rottura con quelle della Chiesa.
●Cristo
non ha ingannato la Chiesa quando Le ha promesso di assisterla “sino
alla fine del mondo”, ma vi sono vari tipi di assistenza e non tutti
sono infallibili.
●Alcune
dottrine del Concilio Vaticano II ci sembrano erronee, ma la parola
ultima autoritativamente spetta alla Chiesa docente, non a noi e
nemmeno a lei.
●Infine
lei scrive: “è assolutamente indimostrabile che la continuità non
c’è”. Per cortesia ci spieghi - senza negare il principio di non
contraddizione - dove sta la continuità tra la Fede cattolica e
l’insegnamento del Concilio Vaticano II e del post-concilio nei
seguenti quattro punti:
1°)
Gaudium et spes n° 12: «tutte le cose che esistono su questa terra
sono ordinate e finalizzate all’uomo come al loro centro e fine», si
potrebbe intendere questa pericope in maniera ortodossa, qualora
tutte le cose inanimate, vegetali ed animali fossero ordinate
all’uomo e questi a Dio, ma Gaudium et spes n° 24 specifica che
«L’uomo su questa terra è la sola creatura che Dio ha voluto per se
stessa (propter seipsam)». Questo errore va letto alla luce del
pancristismo teilhardiano di Gaudium et spes n° 22: «per il fatto
stesso che il Verbo si è incarnato ha unito a Sé ogni uomo». Si badi
bene: ogni uomo non ogni natura umana.
2°)
Durante “l’omelia nella 9a Sessione del Concilio Vaticano II”, il 7
dicembre del 1965, Papa Montini giunse a proclamare: «la religione
del Dio che si è fatto uomo s’è incontrata con la religione (perché
tale è) dell’uomo che si fa Dio. Cosa è avvenuto? Uno scontro, una
lotta, un anatema? Tale poteva essere; ma non è avvenuto. […]. Una
simpatia immensa verso ogni uomo e non verso la natura umana, ha
pervaso tutto il Concilio. Dategli merito almeno in questo, voi
umanisti moderni, che rifiutate le verità, le quali trascendono la
natura delle cose terrestri, e riconoscete il nostro nuovo
umanesimo: anche noi, più di tutti, abbiamo il culto dell’uomo».
Attenzione! “Tutto il Concilio”, dice Paolo VI, non il solo ‘spirito
del Concilio’, non la sola ermeneutica radicale della rottura con la
Tradizione cattolica. Ora l’interpretazione ‘autentica’ del Concilio
Vaticano II la dà papa Paolo VI e non Tizio, Caio o Sempronio o don
Cantone e neppure io. Inoltre Paolo VI chiama a “dar merito” a
“tutto il Concilio” di questa “religione dell’uomo che si fa Dio”
con le sole sue forze e senza il dono gratuito della grazia
santificante gli “umanisti moderni”, cioè gli atei i quali
“rifiutano le verità” di Fede soprannaturale, che trascendono
l’umana ragione. Ma se “tutto il Concilio”, e non la sua
interpretazione azzardata o il suo ‘spirito’, può e deve piacere
agli atei o panteisti, non può piacere ai cristiani, che credono
alle verità soprannaturali rivelate da Dio e distinguono la creatura
dal Creatore. Come si evince da ciò che ha detto Paolo VI è il testo
stesso del Concilio che è in rottura con la Fede cattolica e come
tale non può essere accettato. Il cuore del “problema dell’ora
presente” è propriamente la velleità di conciliare l’inconciliabile:
teocentrismo e antropocentrismo, Messa romana e ‘Novus Ordo Missae’,
Tradizione divino-apostolica e Vaticano II.
3°)
Karol Wojtyla nel 1976 da cardinale, predicando un ritiro spirituale
a Paolo VI e ai suoi collaboratori, pubblicato in italiano sotto il
titolo Segno di contraddizione. Meditazioni, (Milano, Gribaudi,
1977), inizia la meditazione “Cristo svela pienamente l’uomo
all’uomo” (cap. XII, pp. 114-122) con Gaudium et spes n.° 22 e
asserisce: «il testo conciliare, applicando a sua volta la categoria
del mistero all’uomo, spiega il carattere antropologico o perfino
antropocentrico della Rivelazione offerta agli uomini in Cristo.
Questa Rivelazione è concentrata sull’uomo […]. Il Figlio di Dio,
attraverso la sua Incarnazione, si è unito ad ogni uomo, è diventato
- come Uomo - uno di noi. […]. Ecco i punti centrali ai quali si
potrebbe ridurre l’insegnamento conciliare sull’uomo e sul suo
mistero» (pp. 115-116). In breve questo è il succo concentrato dei
testi del Vaticano II: culto dell’uomo, panteismo e antropocentrismo
idolatrico. Non lo dico io, ma Karol Wojtyla, alla luce di Paolo VI
e del Concilio pastorale da lui ultimato, ossia gli interpreti
‘autentici’ del Vaticano II. Karol Wojtyla parla di uomo e non di
natura umana.
4°)
Giovanni Paolo II afferma nella sua prima enciclica (del 1979)
‘Redemptor hominis’ n° 9: «Dio in Lui [Cristo] si avvicina ad ogni
uomo dandogli il tre volte Santo Spirito di Verità» ed ancora
‘Redemptor hominis’ n° 11: «La dignità che ogni uomo ha raggiunto in
Cristo: è questa la dignità dell’adozione divina». Sempre in
‘Redemptor hominis’ n° 13: «non si tratta dell’uomo astratto, ma
reale concreto storico, si tratta di ciascun uomo, perché […] con
ognuno Cristo si è unito per sempre […]. l’uomo – senza eccezione
alcuna – è stato redento da Cristo, perché, con l’uomo – ciascun
uomo senza eccezione alcuna – Cristo è in qualche modo unito, anche
quando l’uomo non è di ciò consapevole […] mistero [della
redenzione] del quale diventa partecipe ciascuno dei quattro
miliardi di uomini viventi sul nostro pianeta, dal momento in cui
viene concepito sotto il cuore della madre». Nella sua seconda
enciclica (del 1980) “Dives in misericordia” n.° 1 Giovanni Paolo II
afferma: «Mentre le varie correnti del pensiero umano nel passato e
nel presente sono state e continuano ad essere propense a dividere e
persino a contrapporre il teocentrismo con l’antropocentrismo, la
Chiesa [conciliare, ndr] […] cerca di congiungerli […] in maniera
organica e profonda. E questo è uno dei punti fondamentali, e forse
il più importante, del magistero dell’ultimo Concilio». Nella sua
terza enciclica (del 1986) Giovanni Paolo II in ‘Dominum et
vivificantem’ n° 50 scrive: «Et Verbum caro factum est. Il Verbo si
è unito ad ogni carne [creatura], specialmente all’uomo, questa è la
portata cosmica della redenzione. Dio è immanente al mondo e lo
vivifica dal di dentro. […] l’Incarnazione del Figlio di Dio
significa l’assunzione all’unità con Dio, non solo della natura
umana ma in essa, in un certo senso, di tutto ciò che è carne: di…
tutto il mondo visibile e materiale […]. il Generato prima di ogni
creatura, incarnandosi… si unisce, in qualche modo con l’intera
realtà dell’uomo […] ed in essa con ogni carne, con tutta la
creazione».
Con i
migliori auguri di un felice anno nuovo ricco di ogni grazia
Sì Sì No No
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