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Il
caso “S. Simonino”: un fatto storico
●«Simonino di Trento, Santo, Martire» (I. Rogger, voce Simonino,
“Enciclopedia Cattolica”, Città del Vaticano, 1953, vol. XI, col.
640). La S. Sede, con papa Sisto IV, ha permesso il culto privato di
Simonino come Martire il 10 ottobre 1475, soli sette mesi dopo il
suo martirio. Mentre per l’iscrizione di Simonino col titolo di
“Santo” al “Martirologio Romano”: «San Simonino da Trento
crudelissimamente trucidato dai Giudei in odio alla Fede» bisogna
attendere il 1584 e per il culto liturgico pubblico a Simonino
bisogna attendere il 1588 con papa Gregorio XIII. Ora il
“Martirologio Romano” è un Libro Liturgico della Chiesa Universale
ed ha un’importanza dogmatica e magisteriale enorme, che secondo
alcuni confina con l’infallibilità, poiché rappresenta la “Fede
pregata” secondo l’adagio “lex orandi, lex credendi”. In senso
stretto anche se Simonino è chiamato “Santo” nel Martirologio non si
tratta di canonizzazione, ma solo di Beatificazione, tuttavia è una
Beatificazione sui generis poiché concede al Beato non solo un culto
locale nella Diocesi di Trento, ma un culto universale in tutta la
Chiesa, come al canonizzato. I teologi spiegano che Simonino pur se
non è stato canonizzato de facto è canonizzabile de jure (cfr.
Divinitas 2/2003, “Canonizzazione e infallibilità”).
●Annibale Bugnini alla voce “Martirologio” sulla “Enciclopedia
Cattolica” (Città del Vaticano, 1953, vol. VIII, coll. 244-258)
spiega che «Il Martirologio è un Libro liturgico della Chiesa
universale e ne ha tutto il valore dogmatico». Ossia rientra
nell’oggetto secondario dell’infallibilità in quanto Legge
ecclesiastica universale.

●Simonino fu martirizzato il 23 marzo 1475 ed il 23 giugno 1475 il
processo contro gli omicidi era terminato. Appena un mese dopo la
fine del processo, il 20 luglio, papa Sisto IV nominò una
‘Commissario pontificio’ per esaminare accuratamente l’operato del
Vescovo di Trento e del processo contro gli assassini di Simonino.
Per andare ancora più a fondo il Papa, cinque mesi dopo, dovette
nominare una ‘Commissione cardinalizia’, che lavorò dal dicembre del
1475 sino al 20 giugno del 1478. I sei cardinali che componevano la
‘Commissione’ nominata da Sisto IV emisero la seguente sentenza,
approvata dal Papa stesso con una ‘Bolla pontificia’: “il processo
si è svolto giuridicamente bene e correttamente”.
●Papa
benedetto XIV con la Bolla “Beatus Andreas” del 22 febbraio 1755
dichiara Simonino da Trento e Andreas da Rinn canonizzabili come
Santi universali, anche se sono stati soltanto dichiarati Beati con
beatificazione ‘equipollente’ il primo e ‘formale’ il secondo.
●Leone XIII dopo un lungo studio del S. Uffizio (4 dicembre/26 marzo
del 1900) approvò una ‘Risoluzione’ il 27 luglio del 1900 in cui,
rispondendo agli ebrei della Gran Bretagna, che avevano chiesto alla
S. Sede di dichiarare l’infondatezza dell’omicidio rituale ebraico,
asseriva: «Non può essere concessa la dichiarazione di infondatezza
dell’omicidio rituale, poiché vari omicidi rituali sono realmente
accaduti» (cfr. G. Miccoli, Storia d’Italia, Annali, XI*, Torino,
Einaudi, 2003, “Gli ebrei in Italia”, p. 1544).
●Nel
1964 il Vescovo di Trento Alessandro Gottardi fece chiudere la
Cappella di S. Simonino, ove riposava il corpo del Beato, e proibì
la processione che ogni anno si teneva in Trento in onore del
Martire. Il fatto più grave è che il corpo del Beato fu tolto dalla
chiesa che lo aveva esposto alla venerazione dei fedeli per circa
cinquecento anni e fu nascosto non si sa dove. Giuridicamente si
chiama “occultamento di cadavere” ed è un reato punibile penalmente.
●1965
l’occultamento del corpo del Martire. Un’ingiustizia giuridica da
riparare. Infatti il Codex Iuris Canonici del 1917 al canone 1284
spiega: “Gli Ordinari del luogo se appurano con certezza che una
reliquia ritenuta autentica invece risulta essere falsa bisogna
rimuoverla dal luogo ove è esposta alla venerazione con prudenza,
senza scandalo dei semplici”. Ora il corpo di S. Simonino non solo
non è stato ritenuto essere una falsa reliquia, ma addirittura,
secondo il canone 1286 del Diritto Canonico, solo la certezza e non
il dubbio o la probabilità può far impugnare l’autenticità di una
reliquia. Ora la Beatificazione è “un giudizio pubblico e certo” (F.
M. Cappello, Summa Juris Canonici, Roma, Gregoriana, 1962, 6a
edizione). Quindi per quanto riguarda S. Simonino, che è stato
beatificato, si è certi della autenticità del suo corpo. Ma esso era
una “pietra d’inciampo” al dialogo ebraico-cristiano. Perciò andava
rimosso “tolle eum!”. Sempre il ‘CIC’ insegna che per quanto
riguarda una vera reliquia insigne (una gran parte del corpo o il
corpo intero) per spostarla da un altare ad un altro della stessa
chiesa occorre il permesso del Vescovo, invece se si trasferisce da
una chiesa ad un’altra ci vuole il permesso della S. Sede (canone
1281, §1). Qui siamo di fronte al caso di occultamento di un corpo
di un Beato venerato per cinquecento anni in una chiesa, che ora sta
per diventare sinagoga, ossia il luogo ove egli fu martirizzato.
●Ariel Toaff, nella prima edizione del suo libro intitolato Pasque
di Sangue (Bologna, Il Mulino, 2007) ha provato la veridicità
storica dell’omicidio rituale ebraico. Lo
storico e rabbino israelita scrive: «Occorre indagare sulle credenze
di quegli uomini […], che erano stati accusati […], di crocifissione
rituale».
Toaff pensa che oltre a studiare la mentalità degli inquisitori
occorra basarsi anche su quella degli accusati di omicidio rituale,
i quali non sono solo “schegge impazzite” o casi “psichiatrici”,
come vorrebbe la storiografia “politicamente corretta”. Da questa
disamina, il Toaff ha dedotto – con certezza storica – che vi sono
molti elementi nei protocolli processuali rifacentesi a concetti,
riti liturgici «esclusivi di un mondo ebraico particolare, che in
nessun modo possono essere attribuiti alla suggestione dei giudici e
prelati»,
poiché gli askenaziti li tramandavano oralmente, o, se li
scrivevano, li “criptavano” in modo da renderli inintelligibili ai
non-askenaziti. Quindi i giudici non solo non li potevano mettere in
bocca agli accusati, ma non ne capivano neppure il significato,
infatti «il loro discorso era inzeppato di formule ebraiche […],
pronunciate alla tedesca […], che neppure gli ebrei italiani
[centro-meridionali] avrebbero potuto intendere».
Inoltre il Toaff, per suffragare la sua tesi (non semplice indizio,
ma vera e propria prova), cita un passaggio “problematico” del
Talmud (Ketubot 102b) esso «potrebbe essere interpretato come una
conferma indiretta del fenomeno […] dei sacrifici umani in epoca
antica [e non solo rinascimentale]».
Il testo recita: «lo hanno scannato (shachatuhu) alla vigilia di
Pasqua», Toaff commenta: «Il verbo ebraico shcahat ha il significato
di “uccidere”, ma anche di “immolare”, nel caso si tratti di
sacrifici […]. Se nel caso in questione si trattasse della semplice
uccisione del bambino […], del tutto pleonastica risulterebbe la
precisazione che il fatto di sangue si sarebbe compiuto alla vigilia
della Pesach. […]. Più tardi, senza dubbio allo scopo di difendersi
dalle accuse di omicidio rituale, lanciate da chi nel frattempo [XVI
secolo] aveva scoperto le potenzialità di questo testo imbarazzante,
gli editori ebrei del Talmùd, lo sostituivano con una lezione più
anemica e meno problematica: “Lo hanno scannato alla vigilia di
Capodanno”».
Da tutto ciò Toaff conclude: «In sostanza, le cosiddette
“confessioni” degli imputati ai processi di Trento […], si rivelano
precise e veritiere […]. I riscontri sono sempre puntuali».
Lo stesso Sergio Luzzatto (Corriere della Sera, 6. II. 07) commenta:
«Alcune crocifissioni di putti cristiani – o forse molte – avvennero
davvero».
●Come si vede, non siamo
nel campo delle ipotesi o congetture, ma delle certezze basate sullo
studi dei riti e costumi ebraici askenaziti, (e non di qualche
squilibrato askenazita) condotta da un israelita, professore
universitario di storia, rabbino in Israele e recensito da un altro
israelita (Luzzatto), professore all’Università di Torino. Mi sembra
riduttivo relegare il tutto a una questione di indizi o possibilità.
*
L’ora
di Barabba: la chiesa diventa sinagoga
●Il
quotidiano L’Adige dell’11 novembre 2011 ci informa che la chiesa di
San Simonino, detta anche “Cappella San Pietro”, diverrà ben presto
una sinagoga. Un gruppo di rabbini a Trento per un contatto con le
autorità provinciali. Venduta la ex cappella, sarà centro di
ebraismo. La trattativa tra la ‘Domonet srl’ e un importante
imprenditore ebreo, di cui ancora non è dato sapere il nome, si è
conclusa: la ex cappella del Simonino, all’interno di Palazzo
Salvadori che era la allora sinagoga di Trento, dove Simonino fu
martirizzato, passa di proprietà. E diventerà un centro importante
di religiosità e cultura ebraica. Per questo ieri a Trento c’era un
gruppo di rabbini venuto da Bruxelles per prendere accordi con
l’assessore alla Cultura della Provincia circa l’inaugurazione del
nuovo luogo di culto . Ieri 10 novembre, presso la Fondazione Bruno
Kessler, sede di via S. Croce, gli invitati hanno potuto notare la
presenza di alcuni rabbini, che per un certo tempo si sono anche
appartati con l’assessore alla Cultura della Provincia Franco
Panizza. «Si tratta di personalità di spicco della comunità ebraica
europea, in particolare dell’European Jewish Development Fund».
Perché questa loro visita in Trentino? «Ora che l’acquisto della ex
cappella del Simonino è cosa fatta – si lascia scappare l’assessore
– hanno voluto cercare questo primo contatto per iniziare a definire
alcuni contorni dell’inaugurazione di quella che sarà di nuovo una
sinagoga. Ma anche un centro di studio della cultura ebraica». A
detta di Panizza i religiosi che si sono recati a Trento hanno
manifestato l’idea che il nuovo centro di culto debba avere una
risonanza internazionale e quindi che la sua inaugurazione debba
essere all’altezza di questo fatto. Hanno chiesto quindi la
collaborazione della Provincia in questo senso, chiedendo anche che
il luogo di culto possa diventare sede di una programmazione
culturale di livello. «Si è parlato di programmarvi degli eventi
culturali a cui la Provincia potrebbe essere interessata» taglia
corto Panizza.
●La
Cappella del Simonino era stata l’abitazione di Samuele da
Norimberga, quindi sinagoga della comunità ebraica della città di
Trento. Una comunità che era stato di fatto azzerata nel 1475 a
seguito dei fatti che portarono alla morte del bambino, il Simonino,
il cui omicidio fu attribuito agli ebrei. Il Simonino divenne un
martire e come tale celebrato. Solo dopo più di cinque secoli quella
comunità ebraica sarà infine riconosciuta «innocente» rispetto a
quel presunto martirio. “Tra Gesù e Barabba, la folla aizzata dai
Sommi Sacerdoti, scelse Barabba”.
●La
European Jewish Development Fund è sorta a Bruxelles nel 1993 e tra
i suoi scopi dichiarati ha quello di «promuovere l’orgoglio ebraico,
assicurare continuità alle tradizioni ebraiche e cercare di
compattare la voce degli ebrei per combattere l’antisemitismo,
sostenere e difendere «i grandi valori ideali e morali di Israele».
In questo senso (vedi il sito HYPERLINK "http://www.ejdf.eu" www.ejdf.eu
) l’associazione si spende per ridare vigore ad una autentica
cultura ebraica, anche nell’educazione giovanile e in contatto con
il complesso mondo della comunicazione.
*
Il
“trionfo” apparente del Sinedrio
●
“Tenebrae factae sunt ”. È buio, il più totale. La chiesa che
diventa una sinagoga a Trento è l’immagine della Chiesa universale
che è stata infiltrata dalla “Sinagoga di Satana” (Apoc., II, 9)
durante il Vaticano II. Gesù al Getsemani esclamò di fronte alle
guardie del Sinedrio inviate da Anna e Caifa per arrestarlo e farlo
crocifiggere: “Questa è l’ora vostra e del potere delle tenebre”,
ossia dal Giovedì Santo sino al Sabato Santo al Sinedrio e al potere
infero o tenebroso è stato concesso di poter tentare, quasi
abbattere gli Apostoli ed apparentemente “sconfiggere”, con la morte
di Croce, Gesù stesso, il quale, però, dopo tre giorni risuscitò e
rivolse la sconfitta apparente in vittoria reale contro il demonio,
la morte, il peccato e la “Sinagoga di Satana”. La Chiesa universale
è “Cristo continuato nella storia”, anch’essa deve conoscere il
tradimento di Giuda, dei suoi, le tenebre, l’ora di Barabba,
l’abbandono, ma alla fine di quel lasso di tempo, risorgerà “senza
macchia e senza ruga”. S. Simonino gode in Cielo una pace
inalterabile, anche se i “Giuda” di ieri e di oggi lo hanno tradito,
lo hanno gettato in una fossa sconosciuta preferendogli Barabba ed
hanno trasformato la sua chiesa in una sinagoga, che secondo S.
Giovanni Crisostomo è diventata dopo la morte di Cristo “la casa dei
demoni” (Omelie contro i Giudei). Di fronte a tanto strazio non ci
resta che pregare come Gesù nel Getsemani “se è possibile passi
lontano da Me questo calice amaro, però non sia fatta la Mia, ma la
Tua volontà!”, sicuri al tempo stesso della vittoria finale e della
risurrezione del “Corpo mistico di Cristo”.
d. CURZIO NITOGLIA
27 dicembre 2011
http://www.doncurzionitoglia.com/sacrilegio_s_simonino_a_trento.htm
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