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Nel Suo
articolo “Il peccato contro la carità” apparso sulla rivista
nordamericana “Culture Wars” e pubblicato in italiano dal sito
Effedieffe.com,
Michael Jones afferma che il problema del Concilio Vaticano II
non è dottrinale ma soltanto disciplinare e che la volontà di non
accettarlo da parte dei tradizionalisti li porterebbe allo scisma, il
quale è un “peccato contro la carità”.
Ora vari
teologi non “tradizionalisti” in senso stretto hanno constatato
recentemente che gli errori e le ambiguità si trovano nella lettera
dei Documenti conciliari e non solo nella interpretazione o
spirito del Concilio, datane da alcuni teologi ultra progressisti (Küng,
Schillebeeckx, Rahner e Metz).
Per
esempio il Vescovo di Albenga, mons.
Mario Oliveri, ha scritto
un articolo su “Studi Cattolici” (giugno 2009) in cui ammette
chiaramente che la lettera del Vaticano II contiene errori teologici, ma
che ciò non intacca l’infallibilità del Papa e l’indefettibilità della
Chiesa, poiché Giovanni XXIII e Paolo VI hanno espresso apertamente la
loro intenzione che il Concilio Vaticano II non fosse dogmatico e quindi
infallibilmente assistito, ma soltanto pastorale e quindi senza alcuna
voluntas definiendi, che è conditio sine qua non
per l’esercizio della infallibilità.
Perciò
il cattolico non è obbligato ad accettare le ‘novità’ del Vaticano II e
può restare perfettamente cattolico, senza correre verso lo scisma.
Sua
Eccellenza Oliveri è Vescovo titolare di una Diocesi italiana e non ha
ricevuto alcun monitum per quanto ha scritto e neppure nessuna
accusa di spirito scismatico.
A sua
volta mons. Brunero Gherardini, direttore della rivista “Divinitas”
della Città del Vaticano, ha scritto "Concilio Ecumenico Vaticano II.
Un discorso da fare" (Frigento, 2009), in cui espone le
contraddizioni tra dottrina cattolica tradizionale e innovazioni
conciliari e chiede rispettosamente e fermamente al Papa di rispondere e
dirimere la questione impegnando l’infallibilità, tramite un
insegnamento dogmatico che definisca e obblighi a credere come
divinamente rivelato quanto insegnato.
Non ha
ricevuto alcuna risposta, ma neppure nessun rimbrotto o accusa di
peccato contro la carità o di spirito scismatico.
Lo
stesso Gherardini ha
scritto un secondo volume nel 2010 "La Tradizione. Vita e giovinezza
della Chiesa" (Frigento), in cui ritorna sulle ‘novità’ conciliari e
le mette a confronto col concetto cattolico, definito a Trento, di
Tradizione divina e divino-apostolica.
Idem
ut supra: né risposta né reprimenda.
Nel
passato prossimo Romano Amerio
in Iota unum (Milano-Napoli, 1984) sviscerò le anomalie e le
innovazioni della dottrina conciliare rispetto a quella cattolica
tradizionale. Anche qui nessuna risposta ufficiale e nessuna censura.

Infine,
ed è il caso più eclatante, il card.
Alfredo Ottaviani, quando Paolo VI presentò la sua ‘Nuova
Messa’, gli scrisse una lettera, assieme al card.
Antonio Bacci, di presentazione del “Breve Esame Critico
del Novus Ordo Missae”, nella quale invitava il Papa ad “abrogare”
la sua riforma liturgica in quanto nociva per la Fede, poiché “si
allontanava impressionantemente dalla definizione dogmatica ed
infallibile data a Trento del Sacrificio della Messa”.
Tale
lettera dell’allora Prefetto del S. Uffizio, che si era avvalso - nel
redigere la suddetta lettera di presentazione - del lavoro e della
collaborazione degli esperti della Sacra Congregazione del S. Uffizio,
attende ancora risposta, come dichiarò il card.
Alfons Stickler, forse il
maggiore esperto di storia del Diritto canonico a livello mondiale,
qualche anno fa, e nessuno si è mai sognato di accusare i cardinali
Ottaviani, Bacci e Stickler di “peccato contro la carità”.
Nel mese
di dicembre del 2010 si terrà a Roma, vicino Piazza del S. Uffizio, un
incontro teologico di tre giorni per discutere sul significato di
“pastoralità” del Vaticano II e per chiedere al Papa una risposta chiara
che definisca tale concetto e le sue conseguenze
giuridico-morali-dogmatiche, le quali sono ancora molto vaghe.

Vi
parteciperanno anche numerosi vescovi con Diocesi o cariche in Curia
romana oltre a qualificati teologi. Come si vede la questione del
Vaticano II e della sua obbligatorietà è ancora dibattuta ufficialmente
in seno alla Chiesa romana.
Ora il
dr. Jones, che stimo per i libri di polemica anti-moderna e
anti-rivoluzionaria da un punto di vista storico e politico-filosofico,
dovrebbe prendere in considerazione anche queste fonti, prima di
lanciare anatemi di scisma a destra e a manca, mettendosi al posto del
Papa e della sua Suprema Sacra Congregazione e soprattutto dovrebbe
lasciare al teologo la teologia: “a ciascuno il suo mestiere”.
Se un
cronista, un polemista, un politologo o un “filosofo-politico” si mette
a fare teologia, che è la più alta e difficile delle scienze in quanto
ha come oggetto Dio sub ratione deitatis, rischia i prendere
“lucciole per lanterne”, soprattutto se non esprime dubbi, domande,
opinioni, ma emette censure irrevocabili e certe, poiché non ha studiato
in maniera sistematica e scientifica filosofia e teologia scolastica e
non sa esattamente di cosa stia parlando, pur essendo animato da ottime
intenzioni.
D. CURZIO NITOGLIA
28 settembre 2010
Link a questa pagina:
http://www.doncurzionitoglia.com/scismi_e_michael_jones.htm
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