●Nicolas Sarkozy, il neoconservatore
“spinto”, di ascendenza ebraico-ungherese, americanizzante ed
“astro” emergente - in questi ultimi mesi - quale “Generalissimo”
della nuova Francia di De Gaulle e futuro “Imperatore” del
restaurando Impero napoleonico, nonché Presidente dell’attuale
Repubblica francese, è in preda ad una forte ‘sindrome napoleonica’
(la grandeur è ciclotimica in Gallia). Sarkozy cerca di sgomitare
sempre più per conquistare una leadership in Europa volendo
scipparla alla Germania (il maggio del 1940 non gli ha insegnato
nulla). Dopo aver capitanato (dietro input dell’America) nella
primavera scorsa l’invasione della Libia, dalla quale non si sa
ancora come la Nato ne uscirà (forse come dall’Iraq e
dall’Afghanistan, vale a dire con le ossa rotte), ha rilasciato
un’intervista, il 31 agosto 2001, parlando di fronte agli
ambasciatori di Francia, durante la preparazione del summit dei 60
Paesi che debbono “aiutare” la Nuova Libia a farsi dare
“spontaneamente” il petrolio, il gas e l’acqua. In questa conferenza
egli ha dichiarato che «le ambizioni militari, nucleari e balistiche
dell’Iran rappresentano una minaccia crescente [per Israele], che
potrebbe condurre ad un attacco preventivo contro i siti nucleari
iraniani»[1].
Sarkozy ha detto anche che questo attacco non sarà condotto dalla
Francia e dalla Nato (l’Iran non è la Libia e il piccolo “Napoleone”
si sente un po’ depresso in certe circostanze), ma ha lasciato
capire che sarà portata avanti dagli Usa e Israele. Infatti secondo
il Presidente francese “un eventuale attacco preventivo
provocherebbe una crisi grave”[2],
leggi una probabile guerra [mini]-atomica, ma pur sempre atomica
(inoltre “parvum bellum in principio fit magnum in fine”), in cui la
Turchia dal nord, l’Iran dal vicino sud-est, l’Afghanistan e il
Pakistan dal lontano est e la Russia e Cina dall’oriente lontano ed
estremo del nord e del centro[3],
quasi sicuramente non resterebbero a guardare. Certamente un
conflitto mondiale nucleare di alta intensità distruggerebbe 2/3
dell’umanità ed è per questo che si tenterebbe l’opzione di
bombardamenti lampo sull’Iran con “mini” bombe atomiche, per
renderlo inoffensivo. Ma in queste vicende la storia ci insegna che
si sa da dove si comincia e non si sa dove si arriva.
La Siria come trampolino
di lancio
●Per quanto riguarda Damasco Sarkozy ha
detto che oramai Assad non può tornare più indietro, “ha commesso
l’irreparabile”, essendosi spinto troppo oltre nella repressione
della rivoluzione siriana e che perciò la Nato “farà tutto ciò che è
possibile [non che “è lecito”, si badi bene] perché trionfino le
ispirazioni del popolo siriano e della democrazia”, come ha fatto in
Libia, anche se non c’è ancora una fretta urgente d’intervenire
stando così le cose[4].
La Siria non è potente come l’Iran e quindi Sarkozy pensa di farcela
da solo come (auto proclamatosi) “Comandante in capo della Nato”. «A
Sopot, in Polonia, l’Ue ha imposto un embargo contro il petrolio
siriano, per convincere il regime di Assad a bloccare la
“repressione” [leggi “legittima difesa”] delle opposizioni [inviate
da al-Qaeda, come in Libia]. L’embargo sarà operativo da oggi (3
settembre 2011)»[5].
In pratica la Unione europea ha “messo al bando il petrolio siriano”[6].
20 settembre 2011
Creazione di uno Stato palestinese indipendente
●La Nato e gli Usa dicono
(ma, “non si crede a tutto quel che si dice”, Aristotele,
Metafisica) che occorre garantire uno Stato indipendente
palestinese. Israele ha già risposto no ed ha dotato i coloni
israeliani di bombe assordanti, che possono far saltare i timpani e
gli occhi di coloro che le ricevono come regali di pace democratica.
●Come si vede - dopo l’Africa bianca - il
vicino oriente: Palestina, Siria, Libano, Israele, e il
prossimo-estremo oriente: Russia e Cina, sono in allerta e
potrebbero reagire fortemente ad un attacco “mini” nucleare contro
l’Iran[7].
In questo caso saremmo in pieno nella terza guerra mondiale e “mini”
atomica, la quale non è così campata in aria, ma neppure vicinissima
e certissima.
Turchia e Israele
●Proprio ora (1° settembre) è giunto a
temine il rapporto sull’attacco “preventivo” del 31 maggio 2010 da
parte dei militari israeliani contro la nave turca che portava dei
pacifisti (nove dei quali vennero uccisi) nella striscia di Gaza,
dopo l’operazione israeliana “preventiva” (“piombo fuso”) contro le
“armi di distruzione di massa” degli abitanti del deserto di Gaza.
Ebbene il risultato del rapporto è stato che vi fu un impiego
sproporzionato e non necessario della forza, tendente non a
neutralizzare, ma a ferire e persino uccidere. Erdogan ha preteso le
scuse israeliane, ma Netanyahu le ha rifiutate, limitandosi ad un
laconico “ci dispiace”. La Turchia, perciò, il 2 settembre ha
cacciato l’ambasciatore d’Israele da Ankara ed ha richiamato il
proprio da Tel Aviv. Inoltre ha inviato delle navi da guerra ad
ispezionare i mari e specialmente il Mediterraneo, che lambisce la
Palestina. Addirittura il 7 settembre la Turchia ha “sospeso i
rapporti militari e commerciali con Israele”[8]
ed «ha annunciato l’avvio di una procedura di fronte alla Corte di
Giustizia per contestare la legalità del blocco navale israeliano su
Gaza. […]. Erdogan ha detto che “Israele si è sempre comportato come
un bambino viziato”»[9].
●È evidente il fatto che
ogni giorno si aggiunge una notizia nuova e preoccupante, la quale
va verso una probabile direzione: “il guerrone” come nel 1913 lo
chiamava San Pio X. Chissà forse era un complottista maniaco anche
lui, che vedeva “sciagure” dappertutto? Qualcuno lo direbbe, anche
se “il guerrone” è realmente scoppiato nel 1914, ma questo non ha
molta importanza agli occhi dei “profeti di ventura” o “apostoli
dell’ottimismo”, che portano più sciagure dei “profeti di sventura”,
i quali annunziavano le sventure affinché i fedeli facessero
penitenza e allontanassero la collera divina, mentre i primi
illudono i semplici dicendo loro che tutto va bene e li conducono
verso la catastrofe. “I neutrali fanno scoppiare le guerre”, recita
un proverbio popolare.
Come si è arrivati a
tanto?
●Ezio Bonsignore in un
interessante articolo apparso sulla rivista Military Technology (n.
5/2011) spiega che tutto risale al “Trattato di non-proliferazione
nucleare” (“Tnpn”), stilato tra il 1987-88 tra Bush senior e
Gorbachiov. Questo “Trattato” prevedeva de jure la fine della corsa
al riarmo nucleare per i Paesi già in possesso di armi atomiche e la
non-proliferazione dell’atomica per quanto riguarda i Paesi ancora
privi di essa, a condizione di poter usufruire della tecnologia
nucleare civile solo a scopi energetici. Invece de facto il “Tnpn” è
servito a far mantenere le armi atomiche all’America, alla Nato e ai
Paesi che già la possedevano, i quali non hanno proceduto verso il
disarmo, mentre de jure è servito ad impedire che i Paesi emergenti
si dotassero d’energia atomica sia a scopi energetici sia come
deterrente bellico.
●Si pensi al caso
dell’Iraq bombardato il 7 giugno 1981 dall’aviazione israeliana, il
cui Stato possiede circa 300 testate nucleari
(in quell'occasione, con l'Operazione Babylon,
o Operazione Opera, Israele condusse un attacco a sorpresa contro
l'unico reattore nucleare iracheno situato a 17 km. sud-est di
Bagdad. Si trattava di un reattore nucleare della classe Osiris,
denominato Osirak, acquistato dalla Francia nel 1976 e progettato
per scopi civili. Israele dichiarò di avere agito per
leggitima-difesa. L'attacco, condotto con caccia F15 ed F16 classe
A, avvenne tre settimane prima delle elezioni della Knesset. In
quell'occasione persero la vita 10 militari iracheni ed un civile
francese. Le Risoluzioni che lONU sancì successivamente contro
Israele non impedirono comunque che questa azione facesse scuola per
una nuova concezione di legislazione bellica, quella della "guerra
preventiva": vedi in merito
"The Bush doctrine makes nonsense of the UN
charter" -e-
"S-RES-487(1981) Security Council
Resolution 487 (1981)"). Saddam nonostante il bombardamento del 1981, è
caduto nella trappola di invadere il Kwait - col tacito permesso
americano, che poi è stato negato di essere stato concesso dagli Usa
stessi – ed ha subito l’invasione del 1991, che si è fermata alle
porte di Baghdad, a condizione che Saddam facesse entrare i tecnici
per constatare che veramente avesse rinunciato allo sforzo di
dotarsi della bomba atomica come deterrente. Gli ispettori hanno
accertato che l’Iraq realmente non possedeva né bomba atomica, né
armi di distruzioni di massa e quindi ha dato il via libera agli Usa
e GB di invadere l’Iraq nel 2003 e di farsi impiccare. Come si vede
la politica della “mano tesa” è servita soltanto per mettere il
cappio al collo di Saddam.
●Lo stesso è stato fatto
alla Libia nel 2011 e in ambito religioso si procede, dal 1979-1984
e dal 2005 in maniera sempre più intensa, a fare un’operazione
simile verso il mondo antimodernista (infatti la globalizzazione e
il mondialismo prevedono la erezione di una “Repubblica universale”
ed assieme di un “Tempio universale”). Una volta che il potere
sinarchico e mondialista civile e “religioso” ha constatato che il
nemico è inoffensivo, allora lo strozza. “Saddam docet”. Infatti nel
2003 Gheddafi, dopo la caduta di Baghdad, ha cominciato a temere di
fare la stessa fine di Saddam, ma invece di premunirsi fornendosi di
materiale nucleare deterrente e non offensivo (“si vis pacem para
bellum!”), nel dicembre del 2003 ha rinunciato ai programmi nucleari
libici, che già erano in corso e che lo avrebbero salvato dalla
“rivoluzione” della “primavera araba” del 2011, pilotata da Israele,
Usa e Nato ed eseguita dalla manovalanza qaedista proveniente, in
massima parte, dall’Africa nera, coadiuvati e finanziati dall’Arabia
Saudita, dagli Emirati arabi e dal Qatar. Bush junior e Tony Blair
gli hanno teso il tranello e il colonnello libico c’è cascato in
pieno. Ha disarmato, ha fatto entrare il “cavallo di Ulisse” dentro
“Troia”. Usa e GB hanno proposto Gheddafi come esempio da imitare
all’Iran e alla Corea del nord, le quali non hanno raccolto
l’invito, altrimenti ora si troverebbero nella stessa situazione di
Gheddafi, che all’inizio della “rivoluzione” circa sei mesi fa,
assieme ai suoi figli avrebbe voluto trattare una “resa
condizionata”, ma gli è stata imposta come all’Italia, Giappone e
Germania nel 1943-45 la “resa incondizionata”. Gheddafi ha la scelta
di morire in combattimento o di essere assassinato dal Tribunale
dell’Aja, che continua quello di Norimberga del 1946. Ezio
Bonsignore commenta: «Gheddafi ha stupidamente dato via l’unico
asset che avrebbe protetto il suo Paese dall’intervento armato della
Nato» (Military Technology, ibidem, p. 3). Se avesse mantenuto le
pochi ma sufficientemente deterrenti armi nucleari e i missili a
lungo raggio, lo scenario attuale sarebbe da incubo. Un incubo che
rischiamo di vivere tra poco, quando si passerà all’aggressione
della Siria e dell’Iran.
●Purtroppo se la “Storia è maestra di
vita”, quasi nessuno la vuole ascoltare. Gheddafi è stato uno di
questi (e il mondo legato alla Tradizione cattolica rischia di fare
una fine simile, anche se meno cruenta e più soft, secondo lo stile
paludato clericale ed ecclesiastico[10]).
L’America ha prima blandito con parole dolci e incoraggianti la
Libia a disarmare, facendole balenare un futuro di pace e
tranquillità nel seno dell’Occidente e fuori del ghetto
pan-arabista, poi – invece – ha inghiottito Gheddafi e il suo Paese,
dopo essersi assicurata che essi stessi si erano auto-disarmati.
VIDEO - Saif
al-Islam Gaddafi:
"il nostro più
grande errore è stato di aver interrotto, o ritardato, l'acquisto di
nuove armi...
eravamo in
pace...e l'altro errore è stato quello di aver creduto ai nostri
nemici"
Morale della favola
●Oggi 9 settembre sento
alla radio (GR1) che al-Qaeda (finanziata dagli Usa prima, durante e
dopo l’11 settembre 2001, come dimostrano gli avvenimenti libici),
starebbe preparando un grande attacco a New York per il 10°
anniversario dell’11 settembre. È, forse, l’ennesima auto-strage
giudaico-americanista per lanciare una III guerra mondiale “mini”
atomica?
●Perciò non bisogna
disarmare né militarmente (Iran), né teologicamente (antimodernisti
ed “ermeneutica della continuità”). Anzi, proprio l’aggressione alla
Libia si rivelerà alla lunga un boomerang, che spingerà i Paesi
nell’occhio del mirino a dotarsi di mini testate nucleari e di
missili deterrenti a lunga gittata per portarle a destinazione in
caso di aggressione. Le cinque lettere del general Cambron sono oggi
più attuali che mai.
●Lo stesso vale in campo religioso,
l’antimodernismo - con la tattica dell’ermeneutica della continuità
- sta subendo lo stesso accerchiamento, che lo porterebbe alla resa
spontanea, nella speranza di una pace duratura. Invece sarebbe
soltanto l’inizio della fine. “Chi ha orecchie per intendere,
intenda”. Ma “numerus stultorum infinitus est”. Mi ricordo un
piacevole episodio (che ritorna attuale) svoltosi a Torino, circa 28
anni or sono, quando morto mons. Attilio Vaudagnotti, il quale aveva
mantenuta la Messa tradizionale nel Capoluogo piemontese, presso la
Chiesa della Misericordia, vi furono dei “colloqui” tra
l’Arcivescovado ed alcuni notabili “tradizionalisti”, legati più al
canto gregoriano che alla Messa romana, i quali avrebbero accettato
il diktat dell’Arcivescovo Ballestrero di poter continuare ad
usufruire della Messa in lingua latina e cantata gregorianamente, ma
secondo il Novus Ordo Missae. Un dottore degli alpini, Renato
Carnaghi, oramai morto, quando nel corso della riunione il
Segretario dell’Arcivescovo ed i notabili conservatori del canto
gregoriano e della lingua latina stavano per concludere la pace,
ossia la Messa nuova in latino, si alzò e disse: “Signori, qui
caliamo la braghe. Ma se io mi calo le braghe è per mostrarvi il
deretano!”[11].
Ebbene questa semplice frase fece naufragare il tranello. La Messa
tradizionale a Torino è continuata grazie ad una frase breve ma
“forte”, “chi è breve è bravo”, la fortezza è una virtù “cardinale”
(non “sacerdotale”). Facciamone tesoro!
[3]
Vladislav Gulevitch, un analista del sito russo Strategic
Culture Foundation, ha citato un ex vice segretario di Stato al
Tesoro americano Graig Roberts, il quale ha dichiarato: «Noi
americani dobbiamo rovesciare Gheddafi e Assad perché vogliamo
espellere Cina e Russia dal Mediterraneo».
[5]
Ivo Caizzi, Corriere della Sera, 3 settembre 2001, p. 20. Su la
Repubblica del 3 settembre 2011 a pagina 1, Bernardo Valli, ha
intervistato il nuovo rais di Tripoli e della “nuova” Libia, “lo
jiadhista che guida Tripoli […]. Abdel Hakim Belhaj […] ex
diretto interlocutore di Bin Laden e del Mullah Omar. […]. Gli
americani lo avevano arrestato nel 2004, all’aeroporto di Kuala
Lumpur in Malesia, […] trasferito in una prigione a Bangkok
torturato dagli uomini della Cia e poi consegnato ai libici. […]
Ha partecipato all’insurrezione contro Gheddafi e potrebbe
rivelarsi col tempo un “cavallo di Troia” di al-Qaeda».
[10]
Mi riferisco soprattutto alla penetrazione ed occupazione -
voglio sperare in buona fede e con le migliori intenzioni - di
questo mondo antimodernista, ricco di una buona dose di
ingenuità, da parte dei neo e teo/conservatori italiani, atei
devoti, stile Marcello Pera, Giuliano Ferrara, ed alcuni membri
di ‘Alleanza Cattolica’ e ‘Lepanto Foundation’… “Timeo
cripto-modernistas et dona ferentes”.
[11]
In realtà da buon alpino usò un termine più “colorito”, che fece
arrossire il Segretario dell’Arcivescovo e i notabili del canto
gregoriano.