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Introduzione
●La Chiesa - come abbiamo visto - ha voluto che si raccogliessero in una
specie di ‘Sillabo’ le Tesi genuine della filosofia tomistica. ‘Le
XXIV Tesi del Tomismo’ composte da p. Guido Mattiussi e approvate dal Magistero ecclesiastico (S.
Pio X e Benedetto XV) contengono l’essenza della dottrina tomistica
genuina.
●Per aiutare soprattutto i giovani, che vengono disorientati dal
relativismo filosofico insegnato nelle scuole, mi accingo a
commentare brevemente le XXIV Tesi, una alla volta. Rinvio ai
commenti classici di p. G.
Mattiussi, Roma, Gregoriana, 1917 e di p. E. Hugon (in francese), Parigi, Tequi, 1922 coloro che
volessero approfondire quanto scritto in questo “sillabario”. Chi
volesse approfondire maggiormente lo studio del tomismo può
acquistare la ‘Somma Teologica’ delle Edizioni Studio
Domenicano di Bologna, ve ne sono 2 tipi: il 1° consiste nella sola
traduzione in italiano con note in 6 volumi, che può essere
integrata dalla Summa Theologiae in latino delle Edizioni
Paoline in un solo grande volume; il 2° è una ricca e magistrale
raccolta in 36 volumi con testo latino e italiano a fronte,
arricchita da introduzioni specifiche e da varie note a cura dei
Domenicani italiani, sotto la direzione di p. Tito Sante Centi (+ 18
maggio 2011).
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I Tesi: la potenza e l’atto
«La potenza e l’atto
compongono l’ente di modo che ogni ente o è Atto puro o è composto
di potenza e atto».
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L’esperienza e il buon senso o la sana ragione ci attestano che vi sono
enti i quali esistono già in atto ed altri i quali possono essere,
ma non esistono ancora in atto. Ora ciò che può essere (capacità di
essere) è la potenza, mentre ciò che già esiste è l’atto.
Per
esempio il neonato è uomo in potenza non lo è ancora in atto, lo
sarà quando avrà circa 18/20 anni. Il marmo può diventare una
statua, non lo è in atto ma solo in potenza.
Potenza ed atto sono
correlativi, ossia si definiscono l’uno per rapporto all’altro.
Potenza dice capacità di ricevere l’atto o di diventare un ente
esistente in atto. Atto dice la perfezione, che compie la capacità
della potenza e la fa giungere all’atto.
La potenza può essere
attiva: capacità di dare (per esempio l’occhio ha la capacità di
vedere, se lo apro) oppure passiva: capacità di ricevere o di
perdere (il legno ha la capacità di ricevere la forma di statua o di
diventare segatura).
L’atto dice
perfezione e la potenza imperfezione.
Quindi Dio è solo
Atto o per di più ‘Atto puro’ da ogni potenza o imperfezione.
Mentre ogni creatura è composta di
potenza e atto o ‘atto misto a potenza’, anche l’Angelo, che ha
un’essenza, la quale è distinta dall’essere o lo riceve per
partecipazione dall’Essere per essenza che è Dio.
Quindi in Dio non
vi è divenire o fieri, ma Egli è il Motore immobile, Actus
irreceptus et irreceptivus, Atto che non è ricevuto in nessun
altro (come invece, per esempio, l’anima è ricevuta nel corpo) e che
non riceve nulla (come al contrario l’essenza dell’Angelo riceve
l’essere da Dio), che sia fuori da Sé.
Dio è l’Esse ipsum
subsistens o Aseitas cioè Essere a se ipso e non ab alio.
Egli è illimitato e infinito. Potenza dice ciò che
riceve o ciò che è mosso/perfezionato, mentre atto dice ciò che dà,
perfeziona e muove.
Ora il movimento è un fatto reale, che
costatiamo tutti i momenti: il bambino che cresce e diventa uomo,
l’uomo che invecchia e muore, così il chicco di grano, l’erba,
l’embrione, il sole, l’acqua dei fiumi… La distinzione reale tra
potenza e atto non è una teoria inventata a tavolino da un
intellettualoide, ma è qualcosa di reale, costatato per primo da
Aristotele e perfezionato da S. Tommaso con l’analogia tra
potenza/atto, essenza/essere.
Se non ci fossero l’atto e la potenza
non ci sarebbe il movimento o passaggio dalla potenza all’atto.
Ora
il movimento esiste e cade sotto i nostri sensi (“sensu constat”),
quindi l’ente è realmente composto di atto e di potenza.
d. CURZIO NITOGLIA
30 dicembre 2011
http://www.doncurzionitoglia.com/sillabo_tomista_commento_xxiv_te.htm
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