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ULTIME DALLA SIRIA |
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d. CURZIO NITOGLIA
30 giugno 2012
http://www.doncurzionitoglia.com/ultime_dalla_siria.htm |
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Il Patriarca Gregorio III Laham
(foto gentilmente concessa dall'agenzia stampa
SyrianFreePress.net) |
● Gregorios III – il patriarca greco-cattolico di
rito melchita, la cui sede è Damasco – lancia il suo grido di
allarme: «Ma quale rivoluzione, non c’è rivoluzione, non ci sono
più manifestazioni; c’è solo criminalità e il mondo intero rifiuta
di riconoscerla».
● Il patriarca Gregorios esclama: «Nel Paese
sono entrati elementi stranieri, ed hanno anche cominciato a
colpire i cristiani; questi hanno dovuto abbandonare Homs a causa
del pericolo». Homs, la città «liberata», è sotto pulizia
etnico-religiosa, nel silenzio dei media occidentali. «Quando
vado in Francia, mi sento dire che io scuso il regime; ma io faccio
presente solo la realtà», denuncia il patriarca: «I giornali
sono stereotipati, riportano fonti uniche e non sono disposti ad
ascoltare nessuno, nemmeno me»; non esita a parlare di una «dittatura
della stampa al servizio degli Stati Uniti».
● «C’è la volontà internazionale di nuocere alla
Siria», ha detto Gregorios, non celando la sua insoddisfazione
per l’atteggiamento del Vaticano. Il regime siriano non è
senza macchia sul piano della legalità, ma «nessuna sanzione
è mai stata elevata contro le colonie israeliane nei Territori
Occupati, ancorché illegali». Quanto al suo giudizio
sull’intervento delle forze armate siriane, Gregorios lo giudica
persino «troppo lieve e tardivo» per sperare di mettere
fine alle violenze ribelli.
● Il 28 aprile, l’esercito libanese ha bloccato
una nave che portava 140 tonnellate di armamenti, provenienti dalla
Libia e destinati ai gruppi ribelli siriani. La nave ha seguito
la sua rotta sotto gli occhi dell’Unifil, i Caschi Blu (sotto
comando francese e italiano) stanziati nel Sud del Libano e di
Israele, passando all’interno della zona sotto protezione
occidentale e internazionale. Poco prima ribelli su gommoni hanno
attaccato un naviglio militare siriano e ci sono stati morti da
entrambe le parti.
Il patriarca Gregorios III
parla, solo e inascoltato, mentre il Vaticano tace.
Nella foto a
lato: interno Patriarcato Melchita-Cattolico in Damasco
(foto gentilmente concessa dall'agenzia stampa
SyrianFreePress.net)
● Il 24 giugno Eric Schmitt del New York Times aveva scritto che «la Cia stessa ammette di armare l’opposizione
in Siria. […]. Le armi sono canalizzate soprattutto attraverso la
frontiera turca, mediante i Fratelli Musulmani, pagati da Turchia,
Arabia Saudita e Qatar. […]. L’America, non potendo attaccare
direttamente, aiuta i ribelli armandoli per togliere di mezzo Assad.
[…]. Il Presidente americano Obama e i suoi assistenti stanno
cercando di far pressione (“lobbyng”) sulla Russia affinché
limiti la sua spedizione di armi alla Siria».
● Frattanto in Egitto dopo la caduta di Hosni
Mubarak (1981-2011) hanno vinto le elezioni i Fratelli Musulmani e
il nuovo Presidente egiziano è Mohamed Morsì (24 giugno 2012). A
Gaza Hamas ha festeggiato. Israele si dice preoccupato anche se vuol
continuare a sperare che la situazione non precipiti. Un segnale
allarmante è venuto dall’apertura del nuovo Governo dell’Egitto
all’Iran tramite un’intervista di Morsì, in cui “chiedeva di
normalizzare i rapporti” tra i due Paesi, mentre Mubarak li aveva
ingessati. “Il trattato di pace con Israele va rivisto e le
relazioni con l’Iran rafforzate”; l’intervista è stata smentita,
tuttavia “la ripresa con l’Iran, dopo 30 anni di gelo, è nell’aria
da mesi in Egitto anche tra i Militari. […]. Non è solo Israele ad
essere in allarme. Nella regione mediorientale lo sono pure le
Monarchie che rimpiangono un Egitto ‘debole’ , come in fondo fu con
Mubarak” (Cecilia Zecchinelli, Corriere della Sera, 26. VI.
2012, p. 19).
● Tuttavia “Damasco non è Tripoli. Nessuno vuole
la guerra. Lo storico Jeremy Salt dice che un intervento armato
sarebbe disastroso […], non solo per la Siria, ma a livello globale.
[…]. Russia e Cina non permetterebbero mai che si violi la sovranità
della Siria. […]. Ahmadinejad sa benissimo che l’agenda dell’Arabia
Saudita ha come primo obiettivo Assad e subito dopo l’Iran” (Marta
Ottaviani, La Stampa, 26. VI. 2012, p. 16).
● La Nato mostra i muscoli assieme alla Turchia,
dopo l’abbattimento dell’F-4, “lungo i 910 chilometri che separano
Siria e Turchia sono arrivate truppe, armi a lungo raggio, 15
blindati. Recep Tayyip Erdogan ha annunciato di aver cambiato le
regole d’ingaggio: ‘ogni elemento armato in avvicinamento sarà
considerato come una minaccia e sarà trattato come un obiettivo
militare’. […]. Assad risponde: ‘posso trasformare la regione in un
attimo in una palla di fuoco, stiamo vivendo una vera situazione di
guerra’. […]. Comunque nessuno sembra volere per ora un
conflitto con la Siria, benché con le nuove regole d’ingaggio
basterebbe poco, anzi pochissimo, per innescare un conflitto. E,
come ha detto Erdogan al Corriere della Sera all’inizio di
maggio: ‘se la Siria commetterà ancora degli errori alla frontiera
questo sarà un problema della Nato come recita l’articolo 5’. A quel
punto la guerra, evocata ieri da Assad, diventerebbe una realtà”
(Monica Ricci Sargentini, Corriere della Sera, 27. VI. 2012,
p. 16).
● Tuttavia la situazione sta degenerando. Infatti
il 27 giugno i ribelli hanno assaltato la TV di Stato siriana
“Un’operazione ‘di alto profilo’, che segna un’ulteriore svolta.
[…]. Il quartier generale della TV siriana è stato bombardato con
obici, gli edifici poi sono stati minati e distrutti. […]. Le
Nazioni Unite hanno ammesso che la natura dello scontro è
profondamente cambiata negli ultimi tre mesi” (Cecilia Zecchinelli, Corriere della Sera, 28. VI. 2012, p. 16).
● La Siria è davvero molto importante per tutti e
nessuno vuole rinunciarvi. Infatti “Damasco è un vero hub
strategico. Le ambizioni iraniane, turche e saudite, l’irrisolto
conflitto arabo/israeliano, il precario equilibrio del Libano, le
aspirazioni russe a un ruolo mediorientale: tutto questo fascio di
relazioni passa attraverso la Siria. […]. Mosca non consentirebbe
un’azione militare contro il suo alleato, neppure se questa
avvenisse nella forma di escalation di scontri di confine” (Vittorio
Emanuele Parsi, Avvenire, 27. VI. 2012, p. 1).
● In breve siamo seduti su una polveriera,
la situazione bellica mondiale, con centro in Siria, è foriera di
una possibile terza guerra mondiale; la situazione religiosa in
Vaticano e in ambiente “tradizionalista” è in ebollizione; la
situazione socio-economica europea e italiana lascia prevedere
disordini sociali, che potrebbero diventare una vera e propria
rivolta. In questo mare di sbandamenti dottrinali e deviazioni
morali solo Dio può esserci di aiuto, ogni istituzione sembra
venire meno o perlomeno essere in grave difficoltà. Ma “non
abbiamo paura!”, è proprio nei momenti più bui che l’Onnipotenza e
la Provvidenza di Dio agiscono fortiter suaviterque, con
giustizia e misericordia. Sta a noi cercare di vivere bene per
ottenere misericordia, mentre se ci ostiniamo a vivere male
glorificheremo la giustizia vendicatrice di Dio.
d. Curzio Nitoglia
30 giugno 2012
http://www.doncurzionitoglia.com/ultime_dalla_siria.htm
Nota:
maggiori e aggiornate informazioni
sulla situazione in Siria sul Syrian Free Press Network
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